Author: Marinella, Lucrezia (1571-1653)



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de Gracchi? che lascioò scritte Epistole piene di somma dottrina. Onde Quintiliano dice. Nam Gracchorum eloquentiae (inquit) multum contulisse accepimus Corneliam matrem, cuius doctissimus sermo in posteros quoque est epistolis traditus. Leontia giouinetta Greca fù molto chiara nelle filososfiche discipline, & non dubitò con sua gran laude di scriuere contra Theoophrasto filosofo lodatissimo. Dottissima fù Dafne figliuola di Tirescial, laqual compose molti libri di poesia, delli cui versi si seruì Homero nel suo dotto Poema, come afferma Diodoro Siculo. Damone figliola di Pitagora fece cosi gran frutto nella filosofia, che il suo proprio Padre le deidcò alcuni suoi commentarii, & doppo la morte di lui successe per publico lettore nella schuola. Dottissima etiandio fù Demofila nella poesia, laquale compose alcuni Poemi amorosi, & alcuni altri in lode della casta Diana. Ne merita silentio Femonoea, che fù tanto illusre, & famosa nelle lettere, che meritò che Eusebio Cesariense, Lucano, Statio Plinio, Strabone, 6 altri facessero di lei mentione ne’ libri loro; & antistene dice, che ella lasciò scritto quel gran detto, come di lui inuentrice, Nosce te ipsum: Zenobia Reina de Palmereni, come scriue Pollio trebellio fù dottissima in tutte le lingue, scrisse l’Epitome, & ridusse in compendio l’Historie delle cose Alessandrine. Hidelgao d’Alemagna non scrisse molto dottamente quattro libri delle cose naturali? Elena Flaua Augusta figliola di Celio Re di Bretagna non scrisse vn libro della diuina prouidentia? & vn altro della immportalità dell’anima, & molti altri libri ch’io per breuità tralasciò? Vna nobile Bresciana detta Laura scrisse molte eleganti epistole a Frate Geronimo savonarola. Ne voglio che rimanga a dietro Aganice, che Plutarco celebra monto nel libro delli precetti connubiali: perche haueua singular cognitione nella scienza d’Astronomia. Ma doue rimane Delbora? che hebbe tanta cognitione delle sacre lettere? Doue Caterina consorte di Enrico Ottauo Re d’Inghilterra? laqual compose vn libro di Meditationi sopra i Salmi. Doye Anita? che lasciò scritto nobilissimi poemi come scrive Tutiano nel libro contra le genti. Doue Aretafila? che fù moglie di Nicostrato Tiranno di Cirene, per cagione della sua eloquenza. Doue Brigida Santa? che lasciò scritto vn libro delle sue reuelationi. Doue Santa Caterina da Siena le cui lettere & dialogi dimostrano di quanto sapere fosse dotata, oltre che orò appresso Gregorio vndecimo, & Vrbano sesto sommi Pontefici facondissimamente. Doue Erinna Teia? la quel hebbe tanta dolcezza, & maestà ne’ suo versi, che di età di tredici anni fù pari al grande Homero, come scriue Plinio, Stobeo, & Eusebio. oda molto Santo Geronimo nelle sue Epistole Eustochio, & Fabiola per cognitione delle sacre lettere. Theana fù eccellentissima ne’ versi Lirici, & una altra Theana di Metaponto, ouero

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Cresa scrisse il commentario della uirtù della filosofia, & molti preclari Poemi. Hipatia Alessandrina, la moglie d’Isidoro filosofo fece alcuni commentarii d’Astronomia. Heptachia figliuola di Teone gran Geometra diuenne tanto grande e gli studii di filosofia, che successe à Pltoino, & nella istessa scola, & catedra lesse. & come scriue Suidia su dotta nella scienza d’Astronomia, & fece professione in pubblico di molte altre scientie, & haueua grandissima quantità di scolari alle sue lettioni. Lambe non fu inuentrice del uerso nominato Iambico? Diotima fù nelle filosofiche discipline tanto eprita, che Socrate non si arrossì a chiamarla maestra, & andua alle sue dotte lettioni come dice Platone nel Simp. Laura Veronese figliuola di Nicolò compose cose mirabili, fece uersi saphici, scrisse Epistole, & orationi in lingua Greca, & Latina; oue rimane la gloria della poesia cioè Sapho, Lesbia; laquale fiorì à i tempi di Alceo, & di Stesichore Poeti. costei scrisse xi. libri lirirci, oltre quel d’Epigramici, elegie & i Iambi. & fu inuentrice del uerso Saphico; prendendo il nome di lei & tanto dolcemente & si copiosamente cantò, che i Cieli ne presero stupore. Onde si può dire in gloria sua quei bellissim uersi delle Meditationi intitolate de Christi cruciatibus di Fabio Pulini Lettor Publico della Signoria di Venetia.



Copia Nestorei, cui cedat gloria mellis

Cedat, & ipse pater linus, concedat, & Orpheus

Et qui Thebanas cantanto condidid arces.

Parua loquor, caeli hunc, & sidera saepe loquentem

Obstupuere, suum mira dulcedine captus

Sol tenuit cursum, tenuerunt Flamina uenti,

Nec uaga precipites agitarunt flumina cursus.

Saepius immotis uolucris supe aere pennis.

Substitit,

Che diremo noi del grande ingegno, & della profonda memoria della Damigella Triultia? miracolo di natura, laqual recitmolte uolte orationi fatta da lei alla presenza di Pontefici in lingua Latina. imparò lettere Greche, & quando sentiua recitare vna oratione da alcuno, benche una sola uolta, la sappeva tutta a mente a parola, per parola. & leggendo una uolata, ò due un libro lo sappeua recitar tutto. Margherita sorella del Re di Francia moglie del Re di Nauarra fù dottissima nelle sacre lettere. Marta Proba Regina de’ Brittani in tutte l’arti liberali fù peritissima. Pinthi compose vn libro della temperanza delle donne. Polla argentaria moglie di Lucano fù eccellentissima nel comporre versi, & finì con somma elegantia i versi incominciati dal marito. Temistoclea insegnò molte cose ingegnosissime a Pitagora, suo fratello, come scrive Aristoxeno. Theselide donna Argiua

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fù molto dotta nella Poesia. Cassandra fedele etiandio dottissima era, disputò publicamente in Padoa, & scrisse uno elegante libro nell’ordine delle scienze. Et faceua bellissimi uersi Lirici. degno di gran merauiglia fu il profondo sapere di Lucretia da Este Duchessa d’Vrbino nella Filosofia, & nella Poesia. La qual cosa si può vedere in un sonetto, che à lei fece Giulio Camillo.



Ben uoi, uoi sola con l’eccelsa mente

Alle cagion passando in ogni cosa,

Leuate alla natura i suoi secreti.

E stando Apollo e le sue muse intente

Al vostro fotto, stil, già gloriosa

Auanzate i Filosofi, e i Poeti.

Solipatra fù indovina, & adorna di molte scienze, onde credeuano le gente, che qualche Dio le fosse stato maestro. Anastagia discepola di Chrisostomo, scrisse molte Epistole degne di laude. Passilla nel comporre epigrammi pochi auanzorno, come testificano molti scrittori, che di lei honoratamente parlorno. Praxilla fù Poetessa di Scitione, la quale ne suoi uersi fa, che sia interogato Adonide nell’inferno quel,à che hauea lasxiato al mondo di bello, & di degno, egli rispose il sole, i cucumeri, & i pomi. Disse il sole, non perche li paresse bello, ma perche col suo dolce calore maturiua i pomi, & i cucumeri. Corinna Thebana fù una altra Corinna, laquale al tempo di Ouidio fù gran Poetessa. Non uoglio, che addietro rimagna Cornificia, la qual scrisse elegantissimi epigrammi, & altre belle opere. Ne Giouanna d’Anglia uoglio, che sotto silentio rimagna, che tanto dotta era nelle Sacre lettere, che non u’era in Roma alcuno homo, che l’agguagliasse. Ne rimanerà à dietro Lastrenia Mantinea, & Ariothea Phlisia, le quali uestite da huomo seguiuano Platone, & andauano ad udirlo come scriue Plutarco. Piena di Filosoficha dottrina era Thargelia, come l’istesso Autore nella uita di Pericle. Veronica da Gambara era dottissima nella Poesia, come si può uedere anchora ne’ suoi scritti, & ciò mostra l’Ariosto in questi uersi dicendo.



Veronica da Gambara è con loro

Si grata a phebo, e al Santo Aonio choro

Et Vittoria Colonna fù dottissima, & compose molti sonetti bellissimi. Però dice l’Ariosto di lei.



Questa una ha non pure se fatta immortale

Col dolce stil di che’l miglior non odo,

Ma puo qualunque di cui parli, ò scriua

Trar del sepolcro, e far ch’eterno viua.

Le Sibille furno donne dottissimi, & piene di spirto profetico, le quali

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fecero i libri, che si chiamauano Sibillini, ch’erano tenuti in sommo pregio, & riuerenza. La prima nacque in Persia, & è detta Persica, di lei ne racconta quel Nicanore, che scrisse l’historie di Alessandro Magno. La seconda fù di Libia, & è detta Libica da Euripide celebrata. La terza in Delfo, & è detta Delfica. La quarta fù da Cuma d’Italia, & è detta Cumana. La quinta fù Eritrea, che predisse la ruina di Troia, & Apollodoro di Eritre si vanta ch’ella fosse della sua Patria. La sesta fù da Samo, & perciò è detta Samia, & vogliono, che costei al tempo di romulo dosse. La settima Amaltea. L’ottaua fù l’Ellespondia, laqual nacque su quel di Troia al tempo di ciro. Di lei racconta eraclito Pontico. La nona fù di Frigia. La decima Tiburtina. Cosi chiamata per essere nata a Tiburo. et come dice Lattantio tutte queste donne profetarono molte cose. Ma spetialmente della incarnatione del Verbo eterno: ma lasciamo queste dotte Sibille, & raccontiamo di Isota Nouarella Veronese, laquale di filosofiche dottrine era adorna, faceua vita filosofica contentandosi di poco. Scrisse a Nicolao Pontefice, & a Pio. Sempre si conseruò vergine. Cassandra figliuola di Priamo fù illustre per dottrina & per il vaticinio molto chiara. Non voglio, che rimanga sotto silentio Claudia consorte di Statio Papinio, che per le sue molte scienze diede merauiglia all’età sua. Ne Istrinia Regina de’ Scithu, la qual era nella lingua Greca peritissima, & insegnà a Sile suo figliolo, come scriue Herodoto. Ne Elisabeta Abbatessa di Alemagna, laqual scrisse molte belle, & eleganti oration alle sorelle de’ suoi conuenti, & altre opere degne di laude. Ne Dama figliuola di Pitagora nella filosofia dotta. Ne Mirte Autedonia, laquale fù maestra di Pindaro Poeta chiarissumo. Ne Rossuita Monaca di Sassonia, che molti libri lasciò in prosa, & in verso. Hidria fù donna di tanto alto sapere, che non bastò l’animo ad ercole à far resistenza, & contradire alle sue dotte, & subite risposte. Onde il diuin Platone in vn suo Dialogo la celebra altamente. Hilda Erenica lasciò scritto molte pie Meditationi, & scrisse vn libro contra Agilberto Parisino Vescouo de Sassonii. Hildegarde Vergine che fu della Città di Magontia, molti libri compose. Onde Santo Bernardo, che ne’ suoi tempo viuea le scrisse molte Epistole. Caterina Vergine figliuola di Costo Re di Alessandria disputò con dottissimi filosofi, che la persuadeuano alla Idolatria. & ella con viuacissime ragioni lor tirò alla fede di Christo essendo perita nelle filosofiche scienze allequali attese & come dice Marco Filippi detto il Funesto nella vita di lei volendo mostrare quello ch’essendo pargoletta imparasse, lasciando da parte la tela, & l’ago.



Ma le scienze, che tanto alto vanno

E portan seco i sensi agri, e terrestri,

Che poi rinchiusi nel corporeo uelo

Sappiamo come stia la terra, e’l Cielo.

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Constantia moglie di Alessandro Sforza è celebrata fra le chiarissime donne, & essendo fanciulletta diede opera a buoni studii come alla filosofia, & Poesia. Costei è fatta chiara, & celebre da Politiano. Minerua figliuola di Gioue per niuna altra causa è posta fra il numero de Dei, se non per le buone arti, delle quali ella è stata inuentrice. Onde per la sua Dottrina fù chiamata Dea della sapientia, scientia, prudenza, studio, maturità, senno, legge, & d’ogni virtù, onde Athene madre de studii ha preso il nome da lei; perche Athene significa Minerua. Le noue Muse non sono elle altro che noue giouinette, come dice Diodoro Siculo in ogni sorte di discliplina eccellentissime, & specialmente nell’arte del cantare. Clio fù delle Satire inuentrice. euterpe trouò le tibie. Lalia è Dea delle commedie. Melpomene mise in vso le Tragedie. Polinnia è sopra i gesti bellici, & trouò la Thetorica. Inuentrice fù della Geometria erato. Tersicore è la Dea de Poemi. Calliope fù ritrouatrice delle lettere, & tutte queste giouinette furno dottissime nelle cose da loro inuentate. scriue Clemente alessandrino, che fù una Artemisia tanto dotta nella dialettica, che dialettica si nominaua. Et Amalasunta Regina, fu molto erudita nelle lettere Greche. Celebrano Clemente, & Didimo ambedui Alessandrini Anassandra; perche hebbe mirabile cognitione dell’arte della pittura. Di molte altre potrei dire, che mi Laura Terracina dottissima nell’arte della Poesia, & di geneura Veronese, laquale fu chiarissima nelle Epistole: & di Manto fgliola di Tiresia, & di molte altre,c he per breuità tralascio. Ma da queste poche, che ho scritte, poche a comparatione delle molte ch’io lascio, ciascun potrà conoscere, quanto profitto habbino fatto le donne ne gli studii, & in tutto quello in che si hanno essercitate.

Delle Donne Temperate, & continenti.

Capit. II.

Sono chiamati quegli huomini continenti, & temperati, che si oppongono con la ragione a’ diletti, & a’ piaceri, & a’ piaceri de’ sensi, & in particolare si come habbiamo, da Aristotile, sel senso del gusto, & del tatto: & quali sieno i continenti ce lo insegna nell’Ethica al cap. 14. dicendo. Temperatus est, qui absentia voluptatem non dolet, & presentibus se abstinet: ma se per auuentura egli desidera tali piaceri, vsa vna certa mediocrità & si serue di tempo, e di modo, & di tutte le circostanze conuenienti. Et però lasciò scritto Aristotile nel medesimo luogo queste parole. Cupit mediocriter ea, & sicur decet, & ea tantummodo

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iucunda quae uel ad sanitatem, uel ad bonam habitudinem faciunt: recta enim ration sic praescribit. Et però diffinendo la temperantia disse, ch’ella è vna mediocrità intorno a’ piaceri del gusto, & del tatto. Diffinitione anche di Speusippo, ilquale dice. Temperantia est moderatio animi circa naturales concupiscentias. Ouero come dice Claudiano. Temperies, vt casta petas. Et Cicerone nel quarto delle Tuscolane. Temperantia sedat omnes appetitiones, & efficit, vt recte haec rationi pareant. Et però fù da lui chiamata moderatrice di tutti gli empiti della concupiscenza: & anchor che sia ad ogn’uno cosa notissima, che le donne sono continenti, & temperate; perche non si vede, è legge, che si vbbriachino, & stieno nelle Tauerne tutto il giorno, come fanno gli vitiosi maschi, ne meno che sfrenatamente si dieno ad altri piaceri, anzi in tutte le cose sono moderate, & piu tosto parchissime. Nondimento voglio porre dinanzi a gli occhi de’ lettori non pochi essempi, & il primo sarà quelle di Zenobia Reina de Palmereni, laquale dopo la morte del suo marito Odenato resse connmolta laude l’Imperio de l’Oriente: nelle guerre mostrò valore di nobilissimo Capitano, & di prode guerriero. Era ornata di una gran bellezza, era giouine, & pudicissima, & mai non piegò l’animo a lasciuie , & a vanità, & quello che le diede gran lode fu la costanza, & fermezza di animo. Fece molte guerre, & a l’ultimo con Aureliano, & per quanto alla virtù humana s’appartiene vincitrice, era Zenobia, & quelli di Aureliano andauano in fuga: Ma intanto che fuggiuano, lor apparue vn Dio, & lor diede animo. Onde essendo essi poi ritornati in battaglia, furno vincitori, & cosi non per il proprio valore vinsero la fortissima donna, ma per l’aiuto di quel Nume, che loro apparue. Mentre ella regnò, pochissimi haueuano ardire di prendere l’armi contra lei, & però il Petrarca dice di lei ragionando.

Zenobia del suo honore assai piu scarsa

Bella era nell’età fiorita, e fresca

Quanto in piu giouentute, e’n bellezza

Tanto par c’honestà sua laude accresca.

Nel cor femmineo fù tanta fermezza,

Che col bel viso, e con l’armata coma

Fece temer chi per natura sprezza:

Io parlo de l’Imperio alto di Roma. & cet.

Non voglio, che il silentio inuoli la memoria di Soffronia nobilissima matrona Romana, laquale mentre, che Massentio era Imperator da lui fù molto sollicitata volendo godere di lei, & talmente era astretta, che s’ella di suo volere non consentiua a Massentio chiaramente vedeua, che le sarebbe stato fatto violenza. Costei raccontò al marito tutta la cosa, & perche consentiua il marito a questa dishonestà ò per paura, ò per viltà d’animo, ella conoscendo la volontà del marito, si adornò di gioie, et d’oro, & accompagnata

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da una fante entrò nella camera dello Imperatore; dove poi che con lungha oratione si scusò uerso Dio; perche ella inanzi il giorno ordinato da lui usciua di questa uita, prese un coltello e si uccise per non macchiare di alcuna macchia il corpo, ò l’animo suo pudico. E che diremo noi di Lucretia Romana chiarissimo essempio di honestà? la quale essendo uiolata da Sesto Tarquinio figliuolo del Re, & non potendo sopportar tanta infamia conuocò Spurio Lucretio Padre suo: & il marito: il padre menò seco Publio Valeria, & il marito Lucio Iunio Bruto, à cui Lucretia narrò tutto il fatto; & benche da i suoi fosse consolata, dimostrandole, che doue non hauea consentita la uolontà, non poteua essere peccato; nientedimeno col coltello, il quale per questo hauea occultato sotto la ueste si amazzò, dicendo che non uoleua che da lei alcuna Romana prendesse cattiuo essempio, & cosi finì la uita, la piu casta donna, che fosse al mondo, & però dice il Petrarca nel trionfo della castità.



Ma d’alquante dirò, che’n su la cima

Son di vera honestate, in frà le quali

Lucretia da man destra era la prima.

Monima Milesia fù tanto amica dell’honestà, che mai si uolse pieghare à voleri di Mitridate Re de gl’Armeni per gran copia d’oro, che li fosse offerto da lui. Essendo stata gettata à terra Thebe, il crudel Nicanore fù preso d’amore di una uergine Thebana, credendosi ch’ella douesse gloriarsi di un tale amante, & hauer di gratia à farli piacere; nondimeno poi che lungo tempo ebbe con preghi, & con minaggie tentato; & non hauendo operato nulla; dubitando la Vergine che non le fosse fatto oltraggio, si uccise per conseruarsi intatta. non merita silentio la castissima Penelope moglie d’Ulisse, da Homero nell’Odissea per tale hauuta, & come egli ne dice era molto da Proci molestata, perche tutti à gara la uoleuano per moglie, essa rifiutando ogn’un di loro uiueua casta, & pudica aspettando il suo marito Ulisse: & però Homero sempre quando la noma le dà questa aggiunto ò di casta, ò di prudente, ò di saggia, come la saggia Penelope; cotei l’aspettò uenti anni, non sapendo oue fosse, & però il Petrarcala pone nel triompho della castità dicendo.



L’altra Penelope queste gli strali

Et la pharetra, e l’arco hanno spezzato

A quel proteruo, e spennacchiate l’ali.

Et l’Ariosto considerando di quanto conto sia l’honestà dice.



Sol perche casta visse

Penelope non fù minor d’Ulisse.

Grande fù la pudicitia di quelle cinquanta Vergini Spartane; perche; perche essendo elle per cagion d’alcune feste uenute alla Città de Messiniile tentorno d’amore, & le pudiche donzelle per fuggire la lor uiolenza, & preponendo l’honestà alla uita si amazzorno da lor medesime. Ma che diremo

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noi della Regina Didone, alla quale essendo stato ucciso dal fratello Pigmalione Sicheo suo carissimo marito? & uiuendo in continua doglia con grand’odio uerso il fratello, quando ella si avide, ch’egli cercaua anco di far morir lei, fingendo che le fosse cessato il dolore, & l’odio che hauea uerso il fratello, secretamente si mise in punto per douer fuggire, & per far la fuga più sicura, finse di uolere andare dal fratello, ma prima hauea fatto à molti principali huomini intendere il suo disegno, & furno molti quelli, che fuggirno con lei: percicoche odiauano il Tiranno, & doppo molto nauigare Didone giunse in Africa, doue edificò Cartagine, & con molta piaceuolezza attrasse à conuersar seco i paesani, & riempì in breue la Città di popolo: tante genti da ogni parte ui concorreuano, che gran piacere ne sentiua la regina co’ suoi. Onde Iarba Re di Mauritania, che uedeua cosi bene le cose de Tirii andare innanzi, & hauea gia hauuto nuiua della molta bellezza di Didone, fece uenire in Mauritania dieci de’ principali di Cartagine; &impose loro, che oprassero di sorte con la lor regina, che fosse sua moglie, altrimenti minacciaua loro una cruda guerra. costoro, che sapeuano quanto fosse lungi da questo pensiero Didone, erano dolenti, ma quando giunsero in Cartagine fecero intendere à lei come Iarba la uoleua, & chiedeua per moglie, altrimenti una crudele guerra aspettasse; quando ella udì questo, ne senti un graue affanno, & cominciò lagrimando à chiamare il suo caro Sicheo; & poi uolgendosi a i suoi disse, che andarebbe doue il suo destino, & quello della sua Città la chiama, tolto quattro mesi di tempo fece alzare una pora nell’ultima parte della città, come uolse placare l’anima di Sicheo prima, che andasse al nuouo sposo: quiui ella fece ammazzare molte vittime, & montata sopra la pira con una spada ignuda in mano, disse di uolere andare a trouare il marito, come promesso hauea, & cosi in presenza di tutto il popolo ammazzò se stessa, & fù mentre durò Cartagine adorata per Dea, & questa ueramente è stato un chiarissimo specchio di honestà, & di fedeltà: benche Vergilio finga, che si uccidesse per amore di Enea, la qual cosa è falsa; & il petrarca biasma una tal opinione dicendo.



Taccia il vulgo ignorante, i dicò Dido

Cui studio d’honestade à morte spinse,

Non quel d’Enea, com’è publico grido.

Ma doue rimane Verginia figliuola di Verginio Romano, ma plebeo? costui haueua promessa la figliuola à Itilio Lucillo; essendo egli in campo insieme con gli altri Romani: Claudio il quale era uno de’ dieci, che ministrauano quasi mezzo il dominio di Roma, tentò piu uolte con lusinghe & con doni di guidare Verginia à fare quanto à lui piaceua, le quali cose furno uane; perche ella non acconsentiua à suoi uoleri, essendo saggia, & casta, quanto imaginar si possi. hauendo ueduto il buon Appio Claudio che non potea fare cosa alcuna, si accordò con un suo liberto huomo audacissimo, che douesse rapire la fanciulla, mentre andaua per la uia, come fuggitiua

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serua, & cosi presa, la menasse al tribunale, ch’egli la giudicasse. Et fece il liberto quanto Appio Clandio li hauea comandato, & un giorno ritrouando Verginia la pigliò, & ella diffendendosi, & diffendendola le donne che erano seco, in questo mezo ui corse il popolo, & fra gli altri il marito; intesa adunque la difensione fù annuntiata al Giudice, il quale disse di uolere dar la sentenza il giorno dietro; intanto Verginio intesa la nouella, subito venne à Roma; ma non venne cosi presto, che prima Claudio non hauesse dato la sentenza, che Virginia fosse serua di quel liberto. laqual cosa sentendo il Padre della fanciulla, pregò Claudio, che lo lasciasse parlare alla figliuola, & alla nutrice in presenza del popolo. acconsentì il perverso Giudice alla domanda, & egli tirata da parte Verginia, disse. figliuola mia per questa sola uia che m’è concessa ti ritorno nella tua libertà, & preso un coltello alla presenza del Giudice le diede nel petto, il quale essa intrepida, & generosa offriua alla percossa volontariamente: & conosciuta la iniquità di Claudio fù preso, e messo in prigione, oue morì miseramente. Mi souiene di Orithia figliuola di Erichtheo Re di Atene, che fù una di quelle Amazoni, questa fù somamente lodata per sua castità; perche sempre si serbò uergine. Le figliuole di Aristotimo Tiranno di Edile piu tosto che essere uiolate, s’impiccorno; essempio ueramente di una uera honestà. Ma Iudit oue rimane, castissima, e bellissima donna? la qual tronchò il capo ad Oloferne Capitano di Nabucodonosor con il suo ualore, & però di lei dice il Petrarca nell’trionfo della castità.


Iudit Hebrea la saggia, casta, e forte

Mi souiene etiandio d’Isabella che si fece tagliar la testa hauendosi bagnata col succho di herbe, & questo fù uerissimo in Brasilla da Durazzo per conseruar la sua honestà; & l’Ariosto tolse l’essempio, ma in cortesia si potea imaginar la piu bella inuentione per conseruarsi castà contra il sfrenato Rodomonte di quella, che trouo questo essempio di castità dandoli ad intendere, che quel liquor d’herbe, bagnandosi tre uolte, indurasse cosi fortemente il corpo, che l’assicuraua dal fuoco, & dal ferro, & hauendo cotte le herbe bagnossi il candido collo, & il seno, & al feroce, & incauto Rodomonte porse il collo come dice l’Ariosto nel can. 29. accioche lo troncasse dal busto, con tai parole.

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