Author: Marinella, Lucrezia (1571-1653)



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Iamque ascendebant collem qui plurimus vrbi

Imminet, aduersasque aspectat desuper arces,

Miratur molem aeneas magalia quodam,

Miratur portas, strepitumque, & strata viarum,

Instant ardentes Tyrij, pars ducere muros,

Molirique arcem, & manibus subuoluere saxa,

Pars optare locum tecto, & concludere sulco.

Iura magistratusque legunt, sanctumque senatum.

Hic effodiunt alii portus: hic alta theatri

fundamenta locant alii, immanesque columnas

Rupibus excidunt, scenis decora alta futuris.

Iquali versi tradutti in ottaua rima da Alessandro Guarnelli tali sono



Quindi la mole enea, ch’altera sorge,

Oue gia fur pouere case, e ville,

Le ricche porte, e le gran strade scorge,

E i Tirii intenti a l’opra a mille a mille.

Lo strepito, e’l rumor stupor li porge,

Che maggior sente che, di trombe o squille.

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Bramosi i Tirii di veder perfetta

La lor Città s’affanan lieti in fretta

Questi d’ergere al Ciel le salde mura.

E con le proprie man suolgere i sassi,

Quei di fortificar le rocche han cura

Qual ne i lochi eminenti, e qual ne’ bassi.

Altri le fosse caua, altri misura,

Altri il suo proprio albergo elegge, e fassi.

Forman le leggi, e formano il Senato,

E’l tribunale, e’l foro, e’l magistrato.

Magnifica, & splendida fù Cleopatra Regina d’Egitto, la quale sempre operò cose grandi, ne mai donò si poco, che’l suo dono non facesse largamente tutte le spese à quello, à cui donaua fino alla morte. ma che diremo di quel Nauiglio, che ella fece per andare da Antonio? ilquale l’hauea mandata à chiamare, che si appresentasse in giudicio; perche haueua dato aiuto à Cassio. Questo hauea la poppa tutta d’oro, i remi di purissimo argento, & le uele di rosseggiante porpora: i remi si moueuano à suon di flauti, di cethere, & di pifferi, & le cene, che fece ad Antonio, fur tanto magnifiche, che indarno egli si sforzò di superarle. Onde l’Ariosto parlando della mensa d’Alcina, la fa maggior di quella di Cleopatra come cosa quasi imposibile, che fù la piu sontuosa, che al mondo fatta si fosse, dicendo.



O qual mai tanto celebre, e famosa

Di Cleopatra al uincitor latino

Et altroue mostra ch’ella era splendida dicendo.



O la Regina splendida del Nilo.

Io non voglio piu spender tempo in raccontar della magnificenza delle donne, poiche quasi tutte sono d’animo cortese, magnifico, & liberale. in queste di sopra narrate era una uera, & grandissima splendidezza; in queste che seguitaranno liberalità, & cortesia. Narra Tito Liuio, che quelli, soldati Romani, i quali fuggirno à Cannusio, essendo stati da cannusini riscettati dentro le mura, una donna detta Dusa nobile di stirpe, & ricca de’ beni della fortuna lor souenne del uiuere, & loro in casa trattene, e diede lor vestimenti, & anco denari in honesta quantità, per la qual cosa il senato le fece grandissimi honori, che furno premio della sua cortesia. Cortese etiandio fù quella donna di Hiericho, la quale nascose i soldati Hebrei à i suoi proprii Cittadini. Ne senza animo cortese, & liberale apparecchiò la vecchiarella à Saul cena copiosa, anchor che da lui alcun premio non aspettasse. Le cortesi matrone Romane non portorno elle i proprii ornamenti d’oro alla camera del commune per satisfare al voto fatto da Romani?

per la qual liberalità fù conceduto alle donne questo honore, che andando a i giuochi, & à sacrifitii usassero le carette chiamate pilenti, & gli altri giorni ò festiui, ò non festiui i carpenti: & cosi i Romani di quell’oro fecero una tazza, & la mandorno ad Appoline. liberalissima era la Regina Dido

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uerso ogn’uno ma uerso i Troiani si può sentir la piu gran cortesia di quella, che si legge di lei nel primo libro dell’Eneide di Virgilio, & udite con che amoreuoli, e care parole consola i miseri, & da tutto quasi il mondo rifiutati Troiani, e sono queste, & dette furno da lei con uiso sereno.

Tum breuiter Dido vultu demissa profatur:

Soluite corde metum Teucri, secludite curas,

Res dura, & regni nouitas me talia cogunt

Moliri, & late fines custode tueri.

Et par che si scusi, se à loro fù fatta alcuna villania da Tirii, dicendo che la nouità del regno la sforzaua à far guardare i suoi confini, & dapoi dice.



Seu uos Hesperiam magnam Saturniaque; arua

Siue Ericis fines, regemque; optatis acestem,

Auxilio tutos dimittam, opibusque; iuuabo,

Vultis & his mecum pariter considere regnis?

Vrberm, quam statuo, uestra est, subducite naues.

Tros, Tiriusque; mihi nullo discrimine agetur.

Dio buono si può sentire la maggior liberalità di questa, ma udite che soggiunge.



Atque utinam rex ipse noto compulsus eodem

Afforet Aenea, equidem per littora certos

Dimittam, & Lybiae lustrare extrema iubebo,

Si quibus eiectus siluis, aut vrbibus errat.
Questa fù una liberalità, & cortesia grandissima, & questo non si può dire, ch’ella il facesse per amore di Enea; perche anchora non l’hauea ueduto, & per non esser lunga non uoglio raccontar i sacrifitii, ch’ella fece, i doni che mandò à i compagni d’Enea, & i sontuosi conuiti. dice il Passi nel suo libro, che Enea donò à Didone una veste, & che ella ne donò a lui una altra dopò come racconta Virgilio: forse vuol dire, ch’ella non fu la prima ad usare cortesia, & percio auara la uoglia chiamare: perche se non uolesse dire cosi, non l’harebbe posta con quelle sue donne auare, per dire come egli dice, ma non so appresso del Passi chi fosse prima a dire.

Auxilio tutos dimittam, opibusque; iuuabo.

Vultis, & his mecum pariter considere regnis?

Vrbem quam statuto, vestra est, subducite naues.

Et oltre tante cortesi proferte, ch’ella fece delle ricchezze, & della città condusse ancho quel sbandito d’Enea in regia tecta. & queste liberali proferte, & opere erano altro, che dare una ueste rapita, come dice Vergilio. Iliacis ruinis. Ma lasciamo da parte per hora questa cosa, che se’l Passi leggerà, & considerarà la cortesia di Didone, so che non discorderà dal commun parere. Ma doue rimane Olimpia tanto amoreuole, &

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liberale verso lo scortese, & infedel Bireno? conoscetelo da quelle parole, che l’Ariosto la fa dire ad Orlando.



Per lui quei pochi ben, che son restati

Ch’eran del viuer mio soli sostegno

Per trarlo di prigione ho dissipati

Ne mi resta hora in che piu far disegno

Se non d’andarmi io stessa in mano a porre

Di sì crudel nemico, e lui disciorre.

Et grande senza dubbio fù la cortesia di Arianna verso Teseo, ilquale era per essere diuorato dal Minotauro, & ella con amoreuole consiglio lo tolse, si può dire, di mano alla morte. Insegnandoli di vscire dell’intricato laberinto col filo. Anchor che da lui ne riportasse non degno pretio di tanta cortesia, & però la fa dire l’Anguillara nell’ottauo libro delle Metamorphosi di Ouidio, mostrando la sua cortesia, & la ingratitudine di lui in questo modo.



Quand’io Theseo col filo, e co’l consiglio

Tolsi alla Patria tua si dura legge,

Giurasti per lo tuo mortal periglio

Su’l libro pio, che su l’altrar si legge,

Che mentre non prendea dal corpo efiglio

Lo spirto, che’l mortal ne guida, è regge,

Sempre io la tua sarei vera consorte,

Ne a te mi potria torre altro, che morte.
Cortese etiandio fù Medea verso Giasone. Perche venuto egli per conquistare il vello d’oro, & essendo veduto da Medea figliuola del re Feta hebbe pietà di lui, sapendo che in quella impresa morebbe, s’ella con la sua virtù non lo soccorea. Però essendo incantratrice li diede aiuto; facendo che venissero mansueti, & piaceuoli quei terribili tori, che soffiauano fuoco, & haueuano i piedi di ottone, & le nari adamantine, come dice Ouidio con tai parole nel libro settimo.

Ecce adamanteis Vulcanum naribus efflant

Geripedes tauri: tactaeque vaporibus herbae

Ardent:

Et vn poco più sotto dice di loro, che erano diuenuti mansueti, & piaceuoli.



Pendulaque audaci mulcet palearia dextra:

Supposistosque iugo pondus graue cogit aratri

Ducere: & insuetum ferro proscindere campum.

E’ per la medesima virtù di lei vinse coloro, che nacquero de’denti viperini, & il vigilante Dragone guardiano del vello d’oro, & ella da lui altro, che ingratitudine non hebbe, come quello, ch’era di natura scortese, & volubile: i quali versi furno tradutti dall’Anguillara

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Compar di ferro intanto il piede’, e’l corno

Contra d’Esone il coragioso figlio.

La fiamma de’duo tori empia, e superba

Abbrucia l’aria, e strugge i fiori, e l’herba.

Et più sotto dice.



Verso il forte Giason veloci vanno,

E danno ogn’hor per via piu forza al corso,

Ma giunti appresso a lui fermi si stanno,

Che’l canto di Medea lor pone il morso.

Visto ei che non gli posson più far danno.

Lor palpa dolce la giogaia, e’l dorso,

E tanto ardito hor li combatte, hor prega,

Ch’a lodioso giogo al fin li lega.

Con lo stimulo i torri instiga, e preme,

E col vomere acuto apre la terra.
Delle donne nell’arte militare, & nel guerreggiare illustri, & famose. Cap VII.
Anchor che molti sappino, che vi sono state, & sono molte donne nell’arte militare, & nel combattere illustri, & famose, nientedimeno non ho voluto mancare di darne vari essempi, accioche alcuni, che tali state ve ne sieno, creder possino, & conoscendo la verità osseruino, & ammirino i loro gesti, & imprese grandi, & lodeuoli. Nelqual essercitio, come nel reggere gli esserciti, u’è bisogno di gran prudenza, di animosità, di stabilità di mente, di liberalità. Delle quali virtù sono state adorne le bellicose donne, che hanno retto esserciti, più forsi, che non sono stati molti Capitani, & senza queste virtù difficilmente potrebbe alcuno guidar esserciti, combattere, & spesso vincere l’inimico. Et però ne gli esserciti piu risplende la potenza, & il gouerno Regio nel comandar, nell’essere vbbedito, & nel antiuedere, che non fa nelle Città al tempo della quiete, & pur ui sonos tate molte donne che hanno condotto esserciti numerosi, & vinti i superbi, & trionfanti regi. Ma ueniamo a gli essempi. La prima, che venirà a far di se bella, & merauigliosa mostra, sarà Semiramis Regina de gli Assirii, laquale molte volte in battaglia combattendo, & reggendo soldati fù vincitrice, et nelle guerre, che mosse a Scaurobate Re dell’Indie mostrò gran valore, & prudenza. Hauendo mossa questa, raccolse da tutte le prouincie soggette quanti huomini atti a maneggiar armi si trouauano. Onde in poco tempo fece vno incredibile essercito di vn milione, & trecento milla fanti, e di ducento milla caualli. & quando vide, che l’inimico era superiore ne gli

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Elephanti. Fece secretamente di molti cuoi di vacche fare molti simulacri d’Elephanti, & dentro a quei finti animali faceua mettere vn Camello. Fece venirsi di Fenicia, di Cipro, & da altri suoi luoghi maritimi duo mila vasselli di mare, i quali in India sopra carri tirati da Camelli fece portare, & con animo coraggioso come solita era, & con prudenza venne a battaglia con Scaurobate, & hora fù perdente, hora vincente, ma sempre mostrò valore, prudenza, & ardire, & vna uolta questa eroicha donna intese, che Babilonia s’era ribellata, & quando questo intese si acconciaua il capo, e haueua i capelli in mano, & non ne hauea piu che una parte intrecciata, & tosto corse ne mai si uolse l’altra parte de capelli intrecciare, finche non rihebbe la Città. Però dice il Petrarca di lei.

Poi vidde la magnanima reina

Ch’una treccia riuolta, e l’altra sparsa

Corse alla Babilonica Ruina.
Ma doue lasciamo Amalasunta Regina d’Italia figliuola di Teodorigo & moglie d’Eutarico Visigoto? fù costei prode, & saggia nelle cose della guerra: scacciò i Burgundii, & gli Alemani, i quali noiauano la Liguria. Et doue riman Zenobia Regina de Palmireni, che dopo la morte del suo marito Odenato non solamente resse l’imperio giustamente, e prudentemente, ma nelle guerre vinse molte volte, & mostrò gran valore? Ne uoglio che questo mio ragionamento resti priuo di questa pretiosa gioia, ciò è di Giouanna Loteringia, della quale il Re Carlo si merauigliò vedendo tanto valore, & animo in età tenera. Costei combattendo co i nemici del re appresso Blesia ne tagliò tre millia a pezzi, & per costei recuperò Soissons, & molte terre. Ne di minor grido era Vittorina Armigera fortissima, & intrepida nelle battaglie, prudente & giusta nel gouernare esserciti; della cui prodezza si merauigliauano i piu gran Capitani, che fossero al mondo, & però la chiamauano Madre de gli esserciti, & ella fù cagione, che il figliuolo, & il nepote prendessero l’imperio, & lo diede anco a Tetrico. Valorosa, quanto imaginar si può, fù Thomiri Reina de gli Scithi, laqual con grand’essercito mando vn suo vnico figliuolo contra il crudo Ciro, ma Ciro vccise il figliuolo, & insieme l’essercito. Onde questa gloriosa regina di nuovo fece un’essercito, & andò contra Ciro, & l’assaltò, & vccise più di ducento, & venti mila Persi; vinse, & vccise Ciro, & dipoi li fece tagliare la testa, & la mise in un uaso pieno di sangue, & disse hai hauuto sete di sangue, beui hora, che dentro vi sei immerso. Bellicosa, & saggia fù nelle guerre & nel reggere gli esserciti Valasca Regina de Boemi, laqual hauendo un animo generoso, e grande sdegnò, che huomo al mondo commandar le potesse. hauendo adunque fatto una congiura con altre donne di scacciar gli huomini da l’imperio, & ucciderli; si ragunorno molte donne

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insieme, et hauendo fatto lor guida, et conduttrice Valasca, si come quella che più perita delle altre nelle cose belliche era, mossero guerra con sommo valore, et prudenza, et vccisero tutti gli huomini, et cosi molti, et molti anni vissero a similitudine delle amazzoni. Voglio ancho che aggiunga decoro a questo mio libro Buona moglie di Brunoro Parmense, laquale fù cosi illustre nelle cose della guerra, che ricuperò il castello Patione nel contado di Brescia a’ Signori Venitiani. Mi souiene etiandio di Orsina moglie di Guido Torello Parmigiano non meno delle altre degna di eterna fama: hebbe l’origine sua da i Visconti Duchi di Milano: costei era bella, animosa, humana nell’opere, et nelle parole. visse con ottimo nome appresso il marito, et sudditi suoi, ma fra molte cose, che fece degne di chiarissima fama, una sola scriuerò; percioche io amo la breuità. Essendo nata una guerra fra i Signori Venitiani, et Philippo Duca di Milano, uenne su per il Pò l’armata Venitiana fino a Bresciello castello del marito della ualorosa Orsina; lo prese, et mise le guardie. Poi pose l’assedio a un altro castello su la riua del fiume. Sendo giunta di ciò la nouella ad Orsina, laquale dieci miglia lontana era, subito con ualore piu che di generoso Capitano ragunò in fretta piu gente, che puote sudditi, et altri, et ella armatasi montò a cauallo, et andò a liberare il castello da l’assedio, et affrontata l’armata Venitiana la fracassò, et ruuinò tutta in poco tempo. In quel combattimento morirno più di cinquecento Schiauoni, et molti ella ne vccise di sua mano; volendo vendicare la morte d’alcuni suoi amici. Cosi leuò l’assedio, & racquistò Brisciello. Onde di ciò giunta la nuoua al duca Philippo, & al marito, fecero infiniti fuochi in segno d’allegrezza. Che ui pare, non fù questa vna donna valorosa? certo sì: ne credo, che si possi altrimenti dire. Antonia doue riman ella? figlia di Orsina, & di Torello Parmigiano? percioche essendosi solleuate le parti in Parma, & ribellatesi al Duca Francesco Sforza; partita da i suoi Castelli Antonia con molti huomini armati acchetò i tumulti, & recuperolla al Duca. Certo degna etiandio di eterna memoria è Margherita figliuola di Vuoldomaro Re di Suetia, laquale andò contra Alberto Duca di Monopoli, lo uinse, & lo fece prigione, & poi per maggior sua gloria lo menò in trionfo. Non voglio che resti a dietro Telesilide donna Argiua valorosa nell’armi. Priua essendo rimasa Argo di huomini, fece uno essercito di donne, & vinse Cleomene Re de’ Spartani, con somma fortezza, & prudenza. Et Pacecca figliuola del conte di Trendiglia essendole stato fatto morire Giouanni Padiglia suo marito dal Gran Contestabile di Spagna Don Igneo Velasco, & da Enrico Ammiraglio; perche hauea solleuati i popoli, alzò le bandiere, & solleuando i popoli in vendetta del marito, mantenne la guerra lungo tempo. Camilla fù si valorosa, che combattè in fauor di turno contro Enea, & resse essercito, come dice Virgilio nell’Eneide.

[Page 68]



Hos super aduenit Volsca de gente Camilla

Agmen agens aequitum, et florentes aere cateruas

Bellatrix.

Ne restarà a dietro Cleopatra Regina d’Egitto figliuola di Dionisio Aulete, laqual prese l’armi con Antonio contra Augusto essendo coraggiosa, et intrepida. Che diremo delle Amazzoni? la cui virtù sdegnò di essere imperata da gli huomini? queste furno donne di Scithia gagliarde, et forti, et più tosto superiori, che inferiori nelle armi a gli huomini. Ciro assaltandole con tutto lo essercito de Persi, restò vinto, et fù sospeso in croce. Et sotto una Regina bellicosa occuporno molti luoghi vicini; et doppo costei rimase una figliuola, che fù creduta di Marte per il sopra human valore. Costei aggrandì l’Imperio, et faceua cucire, et tessere agli huomini. Quando a loro nasceuano figliuoli maschi li stropiauano, ma le fanciulle attendeuano con ogni studio a maneggiar armi, et si stesero infino al Tanai, et vissero molti anni libere. Una delle lor Regine fù Hippolita, laquale prese l’armi contra Theseo, et Pantasilea, che fù creduta figliuola di Marte, venne in aiuto di Ettore con molte Amazzoni, e benche fosse morto Ettore quando giunse non rimase però di mostrar segni merauigliosi del suo valore, come dice Homero nell’Illiade, et ancho Vergilio dice di lei tai parole.

Ducit Amazzonidum Lunatis agmina peltis

Panthasilea furens, mediisque in millibus ardet.

Aurea subnectens exertae cingula mammae

Bellatrix; audetque viris concurrere virgo.

Nicandra fù Illustrissima etiandio nell’armi, venne in fauor di Bellisario contra goti, et di lei dice il Trissino nella sua Italia liberata

Con lui venia la vergine Nicandra

Sauia, gentile, e di bellezza immensa.

Questa non fece mai riccami, ò tele,

Ma fù nutrita fra caualli, et armi,

E tanto è destra, e si feroce, e forte,

Che non è alcun barone in quel paese,

Che ardisca aspettar lei con l’armi in mano.

Onde per far di se proua maggiore

Era venuta a la famosa corte

Con sei milla disposti, e buon guerrieri.

Clorinda nelle guerre non fù ella animosa, e feroce? Et per che tale era, Aladino le diede L’imperio sopra i suoi guerrieri, come si vede nel libro secondo del Goffredo del Tasso

Hor che s’è la tua spada a me congiunta;

D’ogni timor m’affidi, e mi console

Non s’essercito grande unito insieme

Fosse in mio scampo, haurei piu certa speme,

[69]


Già, già mi par, ch’è giunger qui Goffredo

Oltre’l deuer indugi; hor tu dimandi,

Ch’inpieghi te: sol di te degne credo

L’imprese malegeuoli, e le grandi;

Soura à i nostri guerrieri a te concedo

Lo scettro: e legge sia quel, che comandi.

Et faceua benissimo l’ufficio di conduttrice d’esserciti, & di valorosa guerriera, come veder si puote. Vittoria, come dice Lutio Gonzaga nel fido Amante, fù donna bellicosa, & guidaua essercito come si può conoscere in questa stanza.



Vien poi Vittoria, & la battaglia guida

Cui par che’l Cielo, e ogn’elemento arrida.

Scelse d’Italia ella la gente, & tolse

Quindici milla de’ suoi fanti eletti,

Et sei volte trecento insieme accolse

Caualli, & Cauallier buoni, & perfetti;

Et altrettanti in sella ancor ne volse

Di Grecia con quest’altri vnir ristretti;

Hauendo io scritto di alquante donne, che hanno guerreggiato, et condutto esserciti, voglio metterne alcune poche altre, lequali solamente combattendo si acquistorno etera gloria. La prima delle quali sarà Maria da Pozzuolo ornata di bellicosa virtù, et di somma castità. Costei vestita in habito di homo, et armata era la prima a entrar nelle battaglie, et l’ultima a ritirarsi, come scriue il Petrarca nelle Epistole. Ne uoglio, che rimagna a dietro Triaria moglie di L.Vitellio, questa se ne andò alla guerra, et col suo valore ammazzò molti. Ma ditemi di gratia, a chi non porge merauiglia l’inuitto ardire delle donne Saguntine? Hauendo Annibale determinato di mouer guerra a Romani, prima che giungesse in Italia, pose l’assedio a Sagunto Città di Spagna ricchissima. Onde impauriti i Saguntini vennero a patti di volersi arrendere, et pagarli trecento talenti d’argento, et dargli altretanti ostaggi. Ma quando Annibale leuò l’assedio, essi furno pentiti di hauer promesso tanto, et non volsero attenderli. Annibale entrato in collera ritornò ad assediar la Città, et la diede in preda a soldati, iquali i Saguntini strinsero ad arendersi salue le persone, et vna sola veste per ciascuno. Le donne accorte, essendo certe che il nemico non haurebbe consentito che i Saguntini fossero vsciti armati (et ciò era nelle conuentioni) tutte con animo forte, si nascosero il ferro sotto le gonne. essendo vsciti tutti i Saguntini pose Annibale vna squadra di caualli per guardia a una porta, et a gli altri diede licenza d’entrare nella Città. Ma coloro, che erano posto per guardia vedendo gli altri carichi di preda, furno mossi da inuidia. et da sdegno, et abbandonarono la porta, et si missero a rubbare, in questo le donne messero vn terribil grido date le armi in mano



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a gli huomini, & tutte insieme cosi loro si mossero contra il nemico, & vna di loro tolse la lancia di mano ad vn certo Hannone, & valorosamente lo inuestì per ammazzarlo; ma perche era armato non lo potè ferire. Cosi i Saguntini colti i nemici in disordine, & carichi di preda molti ne vccisero, & molti ne fecero fuggire. Ma non meno valorose furno le donne di Scio. Percioche Philippo figliuolo di Demetrio assediata che hebbe la città di Scio, mandò un superbo bando, accioce i serui si ribellassero; promettendo a tutti i serui di dar lor per moglie qual donna più a lor piacesse, credendo che tutti haurebbono dimandato la moglie del suo padrone. Le donne salirno per questo in tanto sdegno, che tutte insieme, con i serui portorno tante pietre, & altre cose da offesa, & da diffesa, & poi combatterno i padroni, i serui, & anco molte donne fino alla morte, ne si smarirno mai, fin che Philippo vedendo i suoi disegni riuscir vani, non leuò l’assedio. Mario doppo la rotta de’Cimbri fù necessitato a far vn’altro fatto d’arme con le donne, Onde molti soldati di Mario furono vccisi. Oue rimangono le donne di Malta? lequali in compagnia con gli huomini guerreggiando si portonro valorosamente, & fracassorno i Turchi come dice Mambrin Roseo; & con i gridi gli spauentorno. & mentre Mustafà combatteua aspramente Famagosta, le donne della Città con incredibile ardire mescolandosi fra soldati combatterno. Onde Mustafà, che grandissima strage vide de’suoi, disse che gli assediati erono grand’huomini da guerra: & scriue il Bottero che la gente piu guerriera del Principe Monopotapa sono le donne, lequali si gouernano a guisa delle antiche Amazzoni, vagliono assai con gli archi, & mandano i figliuoli maschi a i Padri fuori della Prouincia, & le femine tengono, & le auezzano a trar d’arco, & a far altre cose da guerra. sono animose, habitano verso Occidente non lungi dal Nilo. Delbora Regina de gli Israeliti fù valorosa guerriera, & molte volte difese i suoi popoli dalle insolenze de’ vicini, & accrebbe l’Imperio con supremi honori. Ma che diremo delle donne Lacedemonie? che, come scrive Lattantio, essendo restata la lor Città senza huomini, perche erano andati ad assediar Messene, & i Messenii vscendo della Città di nascosto andorno per saccheggiare i Lacedemoni, armandosi tutte andorno contra i nemici, & non solamente difesero la Città, & il Paese dal sacco, ma i nemici mandorno in rotta, & furno sforzati a ritornarsene. Ma in questo i Lacedemonii, auuedutisi dell’inganno, andorno loro dietro, ne potendo trouarli, trouorno le lor donne armate, & credendole essere i nemici si metteuano in ordinanza per combattere, ma le gagliarde donne si diero loro a conoscere; onde per memoria di questo illustre fatto delle donne posero vn tempio a Venere armata; sopra la quale Ausonio fà vn bello Epigramma. Finge Minerua vedendo Venere armata, che voglia di nuouo venire a contesa con lei sotto etiandio il giudicio di Paris. Ma Venere la schernisce, & la chiama temeraria, hauendo ardire di prouocarla, hora che la vede armata, se da lei fù vinta ignuda, & tale è lo Epigramma tradutto in volgar lingua.

[Page 71]


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