Author: Marinella, Lucrezia (1571-1653)



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Regina di Zenno Isola, tutte le donne si consigliorno di vccidere i loro padri, et quella, che ad alcun huomo perdonasse, ammazzare. Ad Hisiphile dolente, & lagrimosa per pietà del vecchio padre Thoante, che già hauea vedute Alcimede portar la testa del padre proprio, si arricciaro i crini. come la fa dir Statio nella sua Thebaide, che fatta in volgar dal Valuasone, così suona.

Il crin mi s’arricciò, tremar le piante

Mi venne in mente il mio padre Thoante.

Et tosto corse al padre, & lo fece fuggire, & poi fingendo di hauerlo vcciso, accomodò un Rogo con il manto, lo scettro, & l’armi del genitore. & hauendo tinto vn coltello nelle ferite, si assise appresso il Rogo; perche se stata fosse scoperta, quelle altre donne, ch’vccisi haueuano i suoi l’haurebbono uccisa. Non fù grande amore verso il padre quello di quelle cinquanta figliuole di Danao, le quali per vbbedire à lui vccisero quei miseri giouini lor sposi? grandissimo fù l’amore, & beniuolenza di Althea verso i fratelli, che furono vccisi dal suo proprio figliuolo, il quale nascendo, si dice, che la Parche tolsero un legno, & lo missero nel fuoco, & dissero; tanto durerà la vita di questo fanciullo, quanto si mantenerà il legno:

Althea, partite le Parche, prese il legno, & con gran custodia lo guardò, essendole da lui morti i fratelli, spinta da fraterno amore lo gettò nel fuoco, come dice Ouidio nel lib.8. per priuarlo di vita.

Me miseram, male vincetis, sed vincite fratres:

Dummodo quae dedero vobis solatia, vosque

Ipsa sequar: dixit: dextraque aversa dementi

Funereum torrem medios coniecit in ignes.

Et cosi vinse l’amor fraterno quello del figliuolo. Ma doue rimane Drusilla, che tanto amò il marito, che con animo forte, & generoso vccise il suo nemico, facendo attosicare il vino, che volse, che il sacerdote porgesse à Tanacro. ma ella prima fece fare l’essequie al morto marito, come dice l’Ariosto nel canto 37.



Tosto, ch’al fin le sante essequie foro,

E fù col tosco il vino benedetto,

Il sacerdote in vna coppa d’oro

Lo versò, come hauea Drusilla detto:

Ella ne bebbe quanto al suo decoro

Si conuenia, e potea far l’effetto;

Poi diè à lo sposo con viso giocondo

Il nappo, e quel li fe apparire il fondo.

Et cosi fece vendetta del Tiranno. & certo anchor grande era la beneuolenza di Gildippe verso il caro Odoardo, come ben dice il Tasso nel primo libro di lei ragionando.



Ne le scole d’amor, che non s’apprende?

lui si fe costei guerriera ardita

[Page 81]



Va sempre affissa al caro fianco, e pende

Da vn fato solo l’una, e l’altra vita

Colpo ch’ad un sol noccia, vnqua non scende;

Ma indiuiso è il dolor d’ogni ferita:

E spesso è l’ un ferito, e l’altra langue,

E versa l’alma quel, se questa il sangue.

Le donne furno etiandio colme d’amore uerso i figliuoli; percioche alcune morirno d’allegrezza come raconte Tito Liuio dicendo, che dopo che i Romani hebbero, una rotta sopra il lago Trasimeno assai genti stauano alle porte, ma piu donne, che huomini; & aspettauano le nouelle, fra queste ve ne era una, a cui falsamente la morte del figliuolo era stata rapportata, & standosi dolente la souragiunse il figliuolo, & ella subito per souerchia allegrezza caddè morta: & una altra, che hauea già lagrimato per morto il figliuolo, & impensatamente caminando lo incontrò, uinta da un gaudio insetimabile subito spirò. Ne meno si mostrano affabili, & benigne le donne verso mariti Et Argia figliuola di Adrasto Re di Argo sempre chiamaua Polinice da lei quanto imaginar si possi amato sposo, che era stato vcciso da suo Padre nominato Laio; & perche hauea Creaonte vietata la sepoltura ai morti, Argia con la sorella del marito nominata Antigona, senza paura del commandamento, andò di notte, & riconosciuto Polinice, con molte lagrime li diero sepoltura, & il crudel Creonte inteso questofece l’una, & l’altra morire. Ma Deidamia doue resta? laqual fù tanto amoreuole uerso il marito, che poi che fù morto a Troia, visse sempre vedoua, sconsolata, pascendosi solo della memoria di lui. Merauiglioso senza dubbio fù l’amore d’Alceste verso il caro marito Admeto, poi che diede la sua uita in preda a morte per conseruarlo in vita. Essendo vnhuomo chiamato Eraclito, il quale chiedendo a l’oraculo se haueua a uiuere lunto tempo, tosto li rispose, che in pochissimo tempo finirebbe la sua vita, quando egli non ritriuarà alcuno che morire per lui uolesse: egli dolente per la uicina morte, domandò al Padre se per lui morire volesse, alla Madre, a figliuoli, a fratelli; & ogn’uno di loro ricusò il morire per lui. Ma la cortese moglie, come questo intese, volontariamente alla morte si offerse, & saluò la vita al marito. Conoscete etiandio da quello che dice l’Ariosto se grande era l’amore ch’al marito portaua Vittoria Collonna in queste stanze.



Se Laodamia, se la moglier di Bruto;

S’Arria, s’Argia, s’Euadne, & altre molte

Meritar laude per hauer voluto

Morti i mariti esser con lor sepolte,

Quanto honore a Vittoria è più douuto

Che di Lete, e del Rio che noue volte

L’ombre circonda, ha tratto il suo consorte

Mal grado de le Parche, e de la morte?

[Page 82]



Se al fero Achille inuidia de la chiara

Meonia tromba il Macedonica hebbe

Quanto inuitto Francesco di Pescara

Maggior a te, se viuesse hor l’haurebbe?

Che si casta mogliere, e a te si cara

Canti l’eterno honor, ch’a te si debbe

E che per lei si’l nome tuo rimbombe

Che da bramar non hai piu chiare trombe.

Dell’amore delle donne verso la Patria. Cap. XI.


Hanno etiandio le donne anteposto al proprio bene l’honore, & l’amore della Patria; ne in questo hanno portato punto d’inuidia a gli huomini, anzi molte uolte hanno lor preuenuti, ò li hanno superati, ò lor hanno inanimiti, & incittati alle diffese, & alle uittorie; & ueramente, come disse Cicerone ne gli offici, cari sono gli amici, cari i Parenti: ma l’amor della Patria contiene tutte le altre cose. Et on si può se non con uerità affermare il detto di quel filosofo, Nihil est dulcius quam libera Patria fuit, & molte donne esposero il petto inuitto per liberar l’amate mura da l’insolenza de’ nemici. Essendo dunque assediati gli Sparani, haueuano gli huomini determinato di mandar tutte lke donne in Creta, allaqual cosa tutte contraddissero, fra le quali u’era una donna chiamata Archidamia ualorosa, & forte, che prendendo una spada in mano andò in Senato, & riprendendo gli huomini, disse se pensauano, che le donne uolessero uiuere, quando Sparta fosse presa, & ruinata. Onde stupefato il Senato di tanto ardire, rispose che tutto quello a lei piacesse, l’altre facessero. Subito le corraggiose donne andorno, & mandorno a cauar fosse, & a fare altri ripari, & uolsero, che i soldati si riposassero: & molte di loro combattendo fecero loro inuidia. Hauendo gli Efori condannato a morte Agide Spartano con inganno ordito da loro; & essendo menato in una prigione doue si soleuano strangolare coloro, che erono condannati a morire, uenne alla prigione l’auola, & la Madre di Agide, pregando & domandando con gridi, ch’egli potesse dir la sua ragione dinanzi a’ suoi Cittadini; Per questo i nemici d’Agide spauentati, affrettorno allor la morte, temendo che non fosse cauato di prigione la notte da le donne, subito fù strangolato. Ma Anfare, ilquale era una di quelli, che condannorno a morte Agide, uide in terra la madre di lui, che hauea nome Agesistrata, che per lo smiserato dolore non hauea pace, & presela per mano la leuò in piedi, & dissele non temere di Agide; perioche non u’è alcuno, che li usi forza, ne crudeltà alcuna, & se ti piace puoi entrare a uederlo, & ella pregollo che lasciasse anco entrare la made sua, laqual era auola di

[Page 83 / 38R]

Agide. disse Anfare crudelissimo menala, che non c’è alcuno, che te’l uieti. Le prese per mano, menolle dentro, & fece serrar la porta della prigione, & fece uccidere Archidamia gia dalla uecchiezza consumata, laquale era tenuta in grandissima reputatione, & riuarenza nel saper le cose publiche. Doppo chje fù amazzata costei, disse Anfare ad Ageisstrata, che andasse a uedere il figliuolo, & subito entrò dentro, & uide il figliuolo morto, & la madre, che haueua anchora il laccio al collo: ella dolente, ma forte, ne sorse mostrando il dolore, che premea nell’animo, aiutò a leuare il capestro dal collo alla Madre, & la distese appresso ad Agide, e l’uno, & l’altra con una ueste coperse, & poi gettandosi sopra il figliuolo lagrimando disse. la tua charità uerso la Patria figliuol mio ha ruinato te medesimo, & noi insieme. Ma Anfare, che vdiua queste parole, disse con voce empia. Agesistrata, perche tu persuadeui il tuo figliuolo a far questo, tu hai da morire con lui, & l’animosa Agesistrata acconciandosi il laccio al collo, disse, dolce è la morte pu che gioui alla mia Patria Sparta, & cosi subito fù morta. Amatrice veramente della Patria fù vna Madonna Paola della famiglia de Buti degna d’eterna memoria: perche essendo assediata Pisa laquale era piena d’ogni commodità circa il combattere, & il nutrirsi ma le mancauano solamente persone, che facessero dosse, & i ripari alla Città. Ne poteua il senato per la poca copia d’huomini a questo bisogno prouedere. Ella si appresentò al Senato; & promise di voler saluar la Città con le ceste, se mille Asine simili alle sua dete le fossero, mostrando loro Gineura, & lucretia sue figliuole. Missessi il partito, & fù vinto, et subito fùr ritrouate le ceste, & le pale, & cosi le donne fecero la Città inespugnabile. Racconta il Conte Giouanni Castiglione di una giouine Pisana, laqual valorosamente diffese la patria, nella cui morte fu fatto questo bellissimo Epigramma.

Semianimem in muris mater pisana puellam

Dum fouet, & tenero pectore vulnus hiat:

Nata tibi has, dixit, thedas, atque hos Hymeneos

Haec defensa tuo maenia marte dabunt.

Cui virgo haud alias thedas, aliosue Himeneos

Debuit nec nobis grata reprendere humus.

Hanc ego sola meo seruaui sanguine terram

Haec seruata meos terra tegat cineres.

quod si iterum ad muros accedet Gallicus hostis

Pro patria arma iterum ossa haec cinisque dabunt.

Et questo leggiadro Epigramma fù poi tradotto dal Domenichi in lingua uolgare, & è questo.



Mentre abbracciaua la Pisana Madre

La valorosa, e quasi morta figlia,

Et l’ampia piaga il tener petto apriua

Queste le nozze fien, questo il marito

Disse ella, che tu haurai da queste mura

[Page 84 / 38V]



Diffese col valor della tua mano.

Cui la donzella; & altre già non uoglio

Pompe, ò marito hauer dal patrio nido,

Sola difesi col mio proprio sangue,

Coprà ei difeso dunque il corpo mio;

Che se mai torneranno à queste mura

I nemici Francesi, vn’altra volta

L’ossa mie prenderan l’armi per lui.

Ne manco grande fù l’amore della madre di Pausania verso la Patria; percioche hauendo Pausania tenuto da Persi contra la Patria, & per questo richiamato nella Città da gli Ephori, & conoscendo che essi ogni cura mettauano per ritenerlo, fuggì nell’Asilo di Pallade. questo luogo era sacro, & molto reuerito; Onde sarebbe stato fatto ingiuria a’ Dei, chi l’hauesse di lì cauato: & perche determinorno gli ephori di chiuderlo dentro, & farlo morire di fame, la Madre di lui corse, & innanzi a tutti portaua la materia di chiudere le porte del tempio, tenendolo per nemico; perche haueua operato contra la Patria. Cruda uerso il figliuolo fù Danatriona Spartana per amor della Patria; perche essendo il figliuolo andato alla guerra, intese che era timido, & vile ne i pericoli, & poi ritornando ella si sua mano l’uccise. & fece ponere questa sentenza sopra il sepolcro; DAMATRIONA fù la Madre, che qui ripose il suo figliuolo: & eprche ella lo vide timido, & indegno della Madre, & di Sparta sua Patria, ella medesima di sua propria mano l’uccise. Et un’altra Madre non meno amorosa verso la Patria vedendo venire il figliuolo, subito li domando in che stato fossero le cose della Patria; & egli rispose, che tutti gli altri erono morti; prese ella vn tegolo, l’auentò di gran furia nella testa al figliuolo dicendo: dunque sei rimaso vivo per portare si dolorosa nouella alla Patria? & egli intanto morì. Guereggiando i Latini con i Romani; i Latini domandorno a’ Romani alcune fanciulle vergini: i Romani non sapendosi in questo risoluere temeuano a prendere una guerra grande, non hauendo alhora troppo gran forza, & temeuano che i Latini fingendo di uolersi apparentar con loro, malitiosamente cercassero di hauere gli Statichi in mano; ma vna fante, che hauea nome Tutola, ò come dicono alcuni Filoti, auisò il Senato, che facessero vestire di pretiose vesti molte serue delle piu belle, & piu uaghe, che fossero a guisa di nouelle spose, & le mandasseo a’ Latini. Del rimanente lasciassero il carico a lei. Accettaro i Senatori il partito, fecero la scelta delle seue, le vestirno, 6 ornorno benissimo, & le mandorno a’ Latini, che poco lontani dalla Città accmpati s’erano: come fù la notte, le serue leuorno le spade a nemici, & a Tutola salendo sopra un fico, gettandosi la uesta su le spalle alzò una fiamma verso Roma, come haueua dato ordine a’ Senatori, i quali affrettando i soldati, presero gli alloggiamenti de’ nemici, & molti ne tagliorno a pezzi, et in premio di questo fù ordinata in Roma una festa, che si chiamaua delle serue,

[Page 85]

Non cadono a queste donne di Smirna; perciche hauendo i Sardiani posto l’assedio alla Città di Smirna, fecero intendere a’ Cittadini, che non so voleuano mai partir dall’assedio fino che non li dauano in mano tutte le lor mogli: onde aspettauano gli Smirnei vna gran vergogna. Ma vna serua li persuase, che mandassero a’ nemici tutte le lor serue vestite con le stesti delle Padrone, & cosi gl’ingannassero: cosi fecero, onde i Sardiani ebri, & stanchi dal beuere, & ridere con le serue, stauano prigli, & lenti: gli Smirnei vscendo li fecero prigioni, et così liberò la Patria da vna grande ingiuria. Essendo messi in fuga i Pesiani da Medi nella guerra di Ciro, le donne inanimandoli li fecero ritornare indietro; & cosi hebbero vittoria. Ma doue rimane la bellissima Regina ester? che per amor della Patria andò contra il decreto a ritrouar Assuero, & doppo hauerli mostrato la verità del inuidioso aman, & hauerlo pregato, liberò la Patria per lei Assuero Re. Grande senza dubbio fù l’amore di Vetturia verso la cara Patria Roma; perche hauendo Martio Coriolano suo figliuolo assediata Roma, & non si volendo placare, ne per ambasciatori, ne per sacerdoti; ella menando seco Volumina moglie di Martio Coriolano con duoi figliuolini, andò nel campo nemico; & vno huomo disse a Martio, ecco qui tua Madre. come egli vdì questo venerabil nome, scese dal tribunale per abbracciar la Madre: fa, disse ella, prima, che mi abbracci, ch’io sappia se son venuta a visitare il figliuolo, ò il nemico: s’io son prigioniera, o serua nel tuo campo, ò Madre: Dunque m’ha riseruato la mia lunga vecchiezza per vederti prima essule, e poi nemico? Hai dunque tu potuto ruinare, & saccheggiare questa terra, che ti ha generato e nutrito? Come non ti cessò ogni odio, quando entrasti dentro questi confini? come quando Roman s’offerse a gli occhi tuoi non ti tornò egli a mente, dentro a quelle mura è la mia casa, li miei Dei fimigliari, la Madre, la donna, & i figliuoli? Adunque, s’io non hauessi partorito, Roma non sarebbe combattuta. & s’io non hauessi hauto figliuoli, mi sarei morta librera nella mia patria libera. Ma horamai io non posso patire cosa alcuna, ò a me piu misera, ò a te più brutta, & vitupereuole. Ma se ben sono infelicissima, non posso cosi durare molto tempo; pensa tut a costoro, i quali se cosi vai seguitando tosto saranno oppressi da morte acerba, o da lungua seruitù. La moglie poi l’abbracciò, & i figliuoli; & cosi si piegò Martio, ilquale tosto ritirando l’essercito, si partì del contado di roma. Questo sono le parole di Tito Liuio; onde si po’ ben dire a ragione, che questa gran donna era degna di Poema chiarissimo, & d’Historia. Nella guerra di Enea con Turno non vi sono le donne che diffendono la Patria? Come dice Vergilio nel libro undecimo in questo modo?



Ipsae de muris summo certamine matres

(Monstrat amor verus Patriae) vt videre Camillam

Taela manu trepide iaciunt, acrobore duro

[Page 86]



Stipitibus ferrum, Isudibusque imitatur obustis

Praecipites, primaeque mori pro moenibus audent.

Et questi uersi fatti in uolgare da Annibal Caro cosi suonano



  • In sui i ripari

Ancor le donne, (che le donne anchora

Il vero della Patria amore infiamma)

Come giunte à l’estremo, alhor che morta

Vider Camilla, il femenil timore

Volgono in sicurezza, & sassi, & dardi

Lanciando, & con aguzzi inarsicciati

Pali, il fero imitando; osano anch’elle

Gir le prima a morir morte honorata.

Et il Tasso nel Canto undecimo dice che molte donne diffendeuano Icrusalem in questo modo.



E mirando la Vergine gagliarda:

Vero amor de la Patria, arma le donne.

Correr le vedi, e collocarsi in guarda.

Con chiome sparse, e con succinte gonne;

E lanciar dardi, e non hauer paura

D’esporre il petto per l’amate mura.

Hauendosi Aristodemo fatto Tiranno di Elide, sbandì quasi tutti i Cittadini, ch’erono intorno a ottocento, et tutti insieme se ne andorno a saluarsi in Etolia, & poi fecero pregare il Tiranno, che li piacesse mandar a loro i figliuoli, et le mogli: ma questo non poterno impetrar dal Tiranno. Poi fingendo di essere mitigato, mandò un bando che in certo giorno determinato douessero tutte le mogli de sbanditi con i figliuoli, et con tutto quello, che piaceua loro andare a ritrouare i mariti. tutte credendo, che fosse uero, allegre aspettauano il giorno assignato: uenuto il giorno tute si ritrouorno alla porta della Città, onde haueuano a uscire con le lor cose. Alcune haueuano i piccioli figliuolini in braccio, et i più grandicelli per mano, altre andauano sopra i carri portando in seno i lattanti pegni, et aspettaua l’una l’altra. Reccolte tutte per partirsi, subito fù loro dietro i ministri del Tiranno, che salendo sopra i carri, li uoltorno indietro con grande uccisione de fanciullini; percioche alcuni cadeuano da i carri; ad alcuni altri, che erano su la strada, le ruote delle carette andaua lor sopra, & infrangeuano, et a l’ultimo con molta crudeltà le cacciò in prigione. Questa cosa mosse molto i petti de gli Eliensi. Onde le sacerdotesse di Bacco sacerdotalmente ornate andorno dal Tirranno a pregar per le donne con le cose sacre in mano per mouere piu l’ostinato cuore di lui. Il crudele, comele uide, staua cheto ad ascoltare, ma come udì, che erano uenute a pregar per le donne, subito salì in grandissima rabbia, et commandò, che fussero mandate uia con molte bastonate et pagassero due talenti per una, et cosi fu fatto. In questo messo gli Eliensi, ch’erano riuerati in Etolia



[Page 87]

con quelle poche genti che haueuano potuto mettere insieme, haueuano occupato vna perte del territorio di Elide, vicino alla Città, doue sicuramente poteuano starsi, & far guerra al Tiranno. Ogni giorno fuggiua della Città qualch’uno per non vedere il tiranno. Altri erano da lui sbanditi, tutti costoro si andauano volontariamente ad vnire con coloro, che haueuano occupato il territorio; onde fecero un’essercito grande. Il Tiranno di ciò impaurito andò alla prigione dalle donne, & con gridi, e minaccie comandò loro, che scriuessero a i mariti, & i pregassero, che leuassero l’assedio alla Città, altrimenti egli hauerebbe vccisi i lor tenersi bambini dinanzi a gli occhi, & dopo diuersi, & strani tormenti ancora. Le donne vdendo questo si guardauano in viso l’una con l’altra, mostrando di non temere punto le sue crudeli minaccie. Quando Megistona moglie di Timoleonte, laquale per la nobiltà del marito, & per natio era la prima, alla venuta del Tiranno sdegnò leuarsi in pieti, & il medesimo haueua ordinato, che facessero tutte le altre, rispose al crudel in questo modo, se tu hauessi vn poco di ceruelo, non ci comandaresti, che scriuessimo a i mariti; ma noi stesse come a nostri Signori mandaresti a negotiare in miglior modo, & piu lealmente, che non facesti dianzi, quando c’ingannasti. Ma perche ti troui fuori di speme di poter fuggire dalle lor mani, voresti per il mezo nostro ingannare anch’essi: tu sei in errore, se credi, che di nuouo ci vogliamo lasciare far inganno, & che essi lasciassero l’assedio per liberar da morte i figliuoli, quanto acquisteranno liberando dalle tue mani la Patria loro. Seguiua la corraggiosa Megistona, quando il Tiranno non potendo piu soportare, comandò, che li fosse portato dinanzi il fanciullo di lei per volerlo vccidere dinanzi a gli occhi della madre. I ministri non sapeuano ritrouare fra tanti fanciulli il suo. Essa lo chiamo dicendo vieni figliuolo mio: acciò che sii primo a prouare la crudele asprezza del Tiranno; perche maggiore è il mio dolore a uederti seruo contra la tua dignitàm che morto. Il Turanno vdendo il parlare di lei cosi animoso, con furia messe mano alla spada, & si mosse per andare ad vcciderla; ma vn suo famigliare lo tenne con ragioni efficaci, & con preghi, & si partì di prigione: essendo poi in camera con la moglie, & con gli figliuoli, volando vn’aquila lasciò andare vn gran sasso sopra la parte della casa, che rispondeua alla camera del Tiranno, & leuandosi vn gran strepito, sparì da gli occhi a tutti. Egli pieno di spauento chiamo vno indouino, & li dimandò, che volesse significare questo, & egli rispose confortandolo, che questo era vn segno, che gioue gli voleua gran bene, & lo uoleua aiutare ne’ suoi bisogni. Cosi disse al Tiranno, & in vno altro modo disse a’ Cittadini; percioche quello era segno, che’l Tiranno doueua correre vn gran pericolo; onde essendosi vniti certi huomini che haueuano congiurato contra lui, fra quali era vno chiamato Hellanico, non volsero piu aspettare a ponere la Patria

[Page 88]

in libertà, & uedendo il Tiranno venirsene in piazza senza guardia gridò Hellanico, ò fratelli mostrate hora vn bellissimo spettacolo alla vostra Città; & Chilone uno de’ congiurati messe mano alla spada, & uccise uno, che accompagnaua il Tiranno. Ma esso fuggì nel tempio di Gioue, & fù da coloro, che lo seguitauano morto. La moglie del detto Tiranno s’impicco per la golla come udì la morte di lui: et due figliuole, che u’erano fecero il medesimo inuitando l’una l’altra; perche i Cittadini uoleuano far loro uergogna. Ma megistona ch’era uscita di prigione con le altre donne la difese dicendo, che pazzia è la uostra ò Cittadini? odiate le tiranniche crudeltà, & poi uoi uolete far peggio assai? & per la sua difesa morirno case, & inuiolate le figliuole, & pregorno Megistona, che doppo la lor morte, non le lasciasse in terra dihonestamente giacere, & cosi fù liberata la cara Patria dall’ingiusto Tiranno. Che ui pare per uostra fè ò fratelli dell’animoso petto di Megistona, & di tutte quelle altre donne, ueramente degne d’honorato poema. Grande certamente sempre dfù nel cuore donnesco l’amore della Patria, come oltre tanti essempi si può conoscere nelle donne d’Aquileia; perche essendo assediata Aquilea da Massimino, & mancando le funi per gli archi, le donne sprezzando la bellezza de’ capelli se li tagliorno per amore della Patria: & il simile fecero le Romane, & quelle di Marsilia. Da questi pochi essempi, pochi a comparatione di quelli, che lascio, si può uedere con quanta uehementia, & ardore esposero le magnanime donne il petto per forte scudo alle care, & amate mura, & non solamente offriro uolontariamente la uita alla morte per loro, ma uccisero i gliuoli, a’ quali ognu’uno per se stesso sa quanto amore, portino le pietose madri: & epr dirlo in poche parole si porgliorno del proprio hauere, della bellezza, de figliuoli, & della uita, che pur è cara; sapendosi che la morte est vltimum terribilium per amore della Patria. Grande senza dubbio fù l’amore, che portò alla Patria una donna Spartana, laquale hauendo cinque figliuoli masci, tutti li mandò alla guerra: doppo alquanto tempo uenne un huomo dal campo a Sparta, & ella li domandò, come andauano le cose, egli rispose, che erano morti nelle battaglie tutti cinque i suoi figliuoli, & ella disse, io non ti domando questo, ma come stanno le cose della guerra per utilità commune, egli le disse, uanno bene, & ella rispose, a me poco importa la morte de’ figliuoli, già che la patria resterà honorata, & non suddita.


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