La nobiltà et l’eccellenza delle donne, co’ diffetti et mancamenti de gli huomini



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Title: La nobiltà et l’eccellenza delle donne, co’ diffetti et mancamenti de gli huomini

Author: Marinella, Lucrezia (1571-1653)

Date of publication: 1600

Edition transcribed: Venice: Giovanni Battista Ciotti, 1600

Source of edition: Scaffali Online, Biblioteca dell’Archiginnasio

< http://badigit.comune.bologna.it/books/marinelli/scorri.asp >

Transcribed by: Marco Piana, Lara Harwood-Ventura and Tanya Ludovico, McGill University

Transcription conventions: Page numbers have been supplied by transcribers.
Status: Completed and corrected, version 1, 2016.
 

 

 



Produced as part of Equality and superiority in Renaissance and Early Modern pro-woman treatises, a project funded by the Social Sciences and Humanities Research Council of Canada.

 

 



TEXT BEGINS FOLLOWING THIS LINE

[Page 1]


LE NOBILTA

ET ECCELLENZE

DELLE DONNE:

ET I DIFFETTI, E MANCAMENTI

DE GLI HUOMINI.

Discorso di Lucretia Marinella

In due parti diuiso.

CON PRIVILEGIO


IN VENETIA
Appresso Giouan Battista Ciotti Senese. MDC

Con licentia de i superiori.

[Page 2]

BLANK


[Page3]

ALL’ECCELLENTISS.

SIGNORE, IL SIGNOR

LUCIO SCARANO,

Medico et Filosofo Nobilissimo.
Se colui uien ripudiato, et tenuto da ogn’uno ingrato, et discortese, che hauendo riceuuto da alcuno qualche segno di honore, non li rende contracambio, ouero almeno con infinite, et innumerabili gratie non si scusa della sua impotenza. Sarò io senza alcun dubbio fin’hora stata per l’ingratitudine degna di riprensione, già che da Vostra Signoria Eccellentissima in una sua Lettione fatta nella Libraria della Serenissima Signoria di Venetia fui con le sue lodi inalzata fino al Cielo nelle cose di Poesia; ma ella da ne ringratiata, ne con altro cortese segno punto fù riconosciuta. Hora desiderando di emendar il già commesso fallo, le dedico questa mia fatica della Nobiltà delle Donne,

[Page 4]


Per sgrauarmi in parte dell’obligo, ch’io tengo con lei: et se il dono è picciolo à rispetto delle lodi grandi da lei à me date; faccia ella, che in qualche parte lo pareggi à loro la singolare amicitia, ch’ella hebbe con l’Eccellentissimo Signor Giouanni mio Padre, et con quella, che hora tiene con l’Eccellentissimo Signor Curtio mio fratello, et insieme accetti il pronto animo della debitrice: et Dia la rendi felice.

Di casa, il dì 9 d’Agosto 1600.

Di V.S.Eccellentissima

Come figliuola

Lucretia Marinella
[Page 5]

TAUOLA DE CAPI

PRINCIPALI

Che nella prima parte si contengono.


Della nobiltà de’ nomi con i quali è adornato il donnesco sesso. Cap. j carte I

Delle cause, delle quali dipendono le donne. C. ij carte 4

Della natura, et essenza del sesso donnesco. Ca. iij carte 5

Delle nobili attioni, et uirtù elle donne, le quali quelle degli huomini di gran lunga trapassano, come con ragioni et essempi si proua. Cap iiij. 11

Delle donne scientiate, et di molte arti ornate. Cap. j. 13

Delle donne temperate, et continenti. Cap. ij. 16

Delle donne forti, et intrepide. Cap iij 20

Delle donne prudenti, et nel consiglio perite. Cap. iiij. 24

Delle donne giuste et leali. Cap v. 26

Delle donne magnifiche, et cortesi. Cap vj. 26

Delle donne nel guerreggiare, et nell’arte militare famose. Cap vij 29

Della sofferenza et tolleranza delle donne. Cap viij. 32

Delle donne del corpo forti, et della delicatezza disprezzatrici. Cap ix. 33

Dell’amor delle donne uerso i Padri, Mariti, Fratelli et Figliuoli. Cap x. 35

Dell’amor delle donne uerso la patria. Cap xj. 37

Risposta alle leggierissime, et uane ragioni addotte da gli huomini

in proprio fauore. Cap. ultimo 41

TAVOLA DE’ CAPI PRINCIPALI CHE NELLA

Seconda parte si contengono
CHE gli huomini senza alcuna proposiione sono piu uitiosi delle donne, si come con ragion, et essempi si proua. Car. 46

De gli huomini auari, et desiderosi de danari. Cap j. Car. 48

De gli huomini inuidiosi. Cap ij. 51

De gli incontinenti, gioè golosi, ubbriachi, et sfrenati. Cap iij. 53


[Page 6]

De gli iracondi, bizzarri, et bestiali. Cap iiij. 56

De superbi, et arroganti. Cap v. 58

De gli otiosi, negligenti, et sonnacchiosi. Cap vj. 56

De gli huomini tiranni, et usurpatori de stati. Cap vij. 60

De gli ambitiosi, et cupidi di gloria. Cap viij. 62

De uanagloriosi, et uantatori. Cap ix. 64

De gli huomini ingiusti, fieri et homicidiali. Cap x. 65

De gli huomini fraudolenti, ingannatori, perfidi, et spergiuri.

Cap xj. 70

De gli ostinati, et pertinaci. Cap xij. 72

De gl’huomini ingrati, et discortesi. Cap xiij. 73

De gl’huomini incostanti, et uolubili. Cap xiiij. 74

De gl’huomini maligni, et che portano odio. Cap xv. 75

De gl’huomini ladri, assassini, corsari, et rapaci. Cap xvj. 75

De gl’huomini uili, paurosi et di poco animo. Cap xvij. 77

De gli bestemmiatori, et sprezzatori di Dio. Cap xviiij. 79

De gl’huomini incantatori, magi, et indouini. Cap xix. 81

De gl’huomini bugiardi, et mendaci. Cap xx 83

De gl’huomini gelosi. Cap xxj. 84

De gl’huomini ornati, politi, bellettati, et biondati. Cap xxij. 86

De gl’huomini heretici, et inuentori di nuoue sette. Cap xxiij. 89

De gl’huomini lagrimosi et teneri al pianto. Cap xxiiij. 89

De gl’huomini giucatori. Cap xxv. 90


Il fine della Tauola
[Page 7]

SONETTO


DEL MOLTO

ILLUSTRE SIGNOR

IL SIG. ORATIO VISDOMINI.

ALLA MOLTO MAGNIFICA SI.

LA SIGNORA LUCRETIA

MARINELLA.


POCO è il mostrar, ch’a noi risplende il

Sole.


Ch’arde il foco, il Ciel gira, e bagnan l’onde.

Che di Febo al venir l’horror s’asconde,

E che Flora habbia in sen rose, e uiole.
Meno è scoprir, che l’eccellenza inuuole,

La donna à l’huom con sue uirtù profonde,

Ch’uopo non è mostrar quel, che diffonde,

Luce per se d’alte bellezze sole.


Sai tu, che saria l’huom priuo di questo,

Di Natura, e del ciel gran merauiglia,

Donna, gran don di dio, luce del mondo?
Una bestia seluaggia, et un molesto,

Peso alla terra, ch’al mal sol s’appiglia.

Forsenato, crudel, uile, et immondo.
[Page 8]

DEL MAGNIFICO

SIGNOR ANTONIO

SABELLI


Alla Medesima.

TU che con uerità scopri, e riueli,

Del crudel sesso maschio i uitii horrendi,

Con dotte prose, e chiare e illustri rendi,

Le nobil donne, e le lor glorie sueli.
E fra’l suo horror, chi in parte copri, e celi,

Lo donnesco splendor fai, ch’arda, e splendi.

Facile impresa, e più fatica prendi,

a far, ch’alquanto il uitio d’huom si celi.


Facile il tutto è à te, che di Colomba

Già cantasti la moste, e’l uoler giusto,

Con dolce stil, che’l mondo egual non ode.
Del Serafico Heroe per te rimbomba,

(Vergine Gloriosa) il nome augusto,

Tal che in rime, et in prose eterna hai lode.
[Page 9 / 1R]

DELLA


NOBILTA

ET ECCELLENZA

DELLE DONNE

ET DE GRAVISSIMI

Diffetti de gli Huomini.

DISCORSO DI LUCRETIA

MARINELLA.

DIVISO IN DUE

PARTI.

DIVISIONE DI TUTTO



Il Discorso.
SOLGIONO tutti coloro, che di alcuna materia, ò uer soggetto trattano essere spinti, et mossi da qualche determinato fine: percioche molti sono, che desiderosi, che la uerità di quello, che scriuono, sia da tutti conosciuta, si affaticano, uigilando dies noctesque serenas. Et ogni diligenza usano non solamente nella inuentione della materia, manchora di renderla con polito modo di dire chiara, et aperta ai diligenti lettori. Alcuni altri sprezzando la uerità delle cose, ma solo spronati da uiuacità, et prontezza d’ingegno cercano con ogni studio possibile di far credere al mondo, che il uero sia falso, il bene male, et il brutto sia bello, et amabile, et con ragioni apparenti ben spesso ottengono il tanto da loro desiato fine. Non pochi si ritrouano, che mossi dall’inuidia, che portano alle nobili attioni d’alcuno con la mordace penna cercano d’offuscarle, et anco d’annullarle, lequali nondimeno ben spesso ad onta loro piu sormontano, et al Cielo piu s’inalzano. Et finalmente non mancano scrittori, che stimolati da odio, ò da fero sdegno con copiose menzogne uanno detrahendo l’altrui fama, et honore. Sono i primi per

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Loro sessi degni di lode. I secondi non sono in tutto da essere uituperati, gia che di cosi nobili ingegni ornati sono. Ma ben degni di biasmo reputano tutti gli huomini coloro, che ò da inuidia, ò da particolare odio si muouono. Io in questo mio discorso uoglio seguire i primi, come quella, che è desiderosa, che questa uerità risplenda appresso a ogn’uno, la quale è, che il sesso femminile sia più nobile, et eccellente di quello de gli huomini; et spero cosi manifestarla con ragioni, et esempi, che ogni huomo, ancor che pertinace, sarà sforzato con la propria bocca à confermarla. Si auicinnò alla cognitione di questa uerità Platone quel grande nel Dialogo settimo della Republica, et in molti altri libri; n’ quali mostra, che le donne sono di cosi alto ualore, et ingegno come i maschi. S’auicinò dissi; percio che non penetrò tanto oltre, che conoscesse le donne esser piu de gli huomini eccellenti, et nobili. Odio me, è uer sdegno non moue, et manco inuidia; o anzi da me ne sta lontanissima; percioche io non ho desiderato, ne desidero, ne mai desiderarò, anchor, ch’io uiuessi piu tempo di Nestore, di essere maschio; ma credo ben io, che ò sdegno, ò odio, ò inuidia mouesse Aristotile in diuersi libri a dir male, et à uituperare il sesso Donnesco; si come anco biasmò in molti luoghi il suo maestr Platone. Et similmente io penso, che si sia mosso à scriuere un libro intitolato i Donneschi diffetti Giuseppe Passi Rauennati Academico informe. Se inuidia, ò sdegno lo habbia mosso, io non lo saprei ben dire; ma Dio li perdoni. Diuiderò questo mio discorso in due parti principali: nella prima trattarò le nobiltà, et eccellenze delle donne, la qual sarà diuisa in quinque principali capi; ma il quarto contenerà sotto di se undeci capi particolari. Nella seconda parte spiegarò i Diffetti, et le brutture de gli Huomini, la qual sarà da me diuisa in uinticinque capi, et incominciando dalle Eccellenze delle donne, mostrarò, che quelle trapassano i maschi nella nobiltà de Nomi, delle cause, della propra natura, et delle operazioni. Et finalmente risponderò alle leggierissime ragioni, che tutto giorno sono da i poco prudenti, et poco saggi huomini addotte.

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Della Nobiltà de’ Nomi, con i quali è adornato il Donnesco sesso. Cap. I.

Non è dubbio alcuno, che i proprii nomi, con i quali si chiamano le cose, dimostrano, et fanno manifesta la natura, et essenza di quelle; se però à dotti Filosofi noi uogliamo alcuna fede prestare, i quali constantemente affermano, che i nomi ci guidano nella cognitione della cosa nominata. Onde è di mestieri, anzi è necessario il credere, che non à caso, come alcuni poco scientiati, et nell’arti poco periti credono; ma che con somma prudenza sieno in nomi proprii da gli huomini ritrouati, et poscia con grandissima ragione posti. Ma gli antichi Egittii, et i saui Chaldei non credeuano gia, che da gli huomini fossero ritrouati i nomi, con i quali si chiamano le ragioneuoli creature, ma che dal Cielo dipendessero, il quale non solamente piegasse l’animo di colui, che’l nome imponea, ma che con uno certa uiolenza lo sforzasse à nomar una tal particolar donna, ò huomo con un tal determinato nome: inguisa che non seli potesse in alcun modo un altro porre. Et da lor fatta con lunghissima esperienza una osseruazione, cio’ è tra nomi, et l’operationi delle cose nominate, fabricorno una nuoua arte, ò scienza chiamata Nomandia per mezzo della quale si presumevano di avere una sicura, et certa cognitione della natura, et operatione non solamente de gli huomini in particolare, ma di ciò, che nel mondo si ritrovava: la qual scienza fù presso i Theologi Hebrei molto stimata, et pregiata. Di quanta forza fossero i nomi, et siano lo dimostra Iamblico nel libro intitolato demysterijs Agyptiorum [sic], che afferma, che i nomi scuoprono, et dimostrano non solamente l’essenza, et potenza delle cose nominate; ma anchor di Dio; onde senza alcun dubbio noi affermaremo quella cosa esser piu nobile, et singulare, laquale sarà ornata di piu degno, et honorato nome. Il che lasciò etiandio scritto il ueridico Paolo nelle Epistole à Romani ragionando nel nostro trionfante Signore con queste parole. Egli è tanto migliore de gli Angeli, quanto egli ha conseguito un nome piu eccellente di loro. Ma chi dubiterà giamai che il donnesco sesso non sia ornato di piu degni, et chiari nomi del sesso de maschi? Niuno à giuditio mio, se noi andaremo considerando la forza de’ nomi, con i quali egli si noma. Sono i nomi che rendono degno di honore questo sesso cinque di numero, tratto da diuerse lingue, ciò è Donna, demina, Eua, Isciah, et Mulier, nomi tutti nobili, et pregiati. Et per incominciare dal primo. E cosa nota ad ogn’uno, che questo nomi di Donna deriua da Domina uoce latina, che significa Signora, et Patrona, nome pur d’Impero, e di potenza regia, il quale non solamente appresso di noi è in uso: ma etiandio fù da gli antichi usato. Chiamauano gli

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Spartani, come scriue Plutarco nella uita di Licurgo, le donne con una uoce, che significaua signore. Et epitetto nel suo Enchiridio à cap. 55. lasciò scritte queste parole. Mulieres à tertio decimo anno Dominae uocantur. Et Claudio Cesare conoscendo l’eccellenza delle donne chiamaua la moglie signora. il che fece anco Adriano Imperatore, et fino al tempo di Homero si honoraua questo sesso con si illustr nome. Onde nel libro terzo dell’Odissea parlando della moglie di Nestore nel latino cauato dal greco si legge. Cui Domina uxor lectum strauit. et nel settimo ragionando di Alcuno. Quem suis ipsa manibus Domina construerat. è tanto pieno di nobiltà questo nome di Donna, che non solamente i Duchi, ma i Regi piu grandi se lo usurpano, et attribuiscono. Onde si dice Don Cesare da este Duca di Modena. Don Vincenzo Gonzaga, et Don Filippo d’Austria Re di Spagna. et etiandio li Poeti considerando l’eccellenza di questo nome lo adattarno à Dei, et à qualunque cosa, che significa dominio, et signoria. Onde il Petrar. ragionando d’Amore disse.

Per inganni, e per forza è fatto Donno.

Et Dante.



Ch’ebbe i nemici del suo Donno in mano.

et torquato Tasso parlando del sonno nel canto decimo quarto, d stanza 64.

Quel serpe à poco, à poco, e si fa Donno.

Sopra i sensi di lui possente, e forte.

Et non contenti di hauer fatto questo gran nome mascolino, ne hanno fabricati, e uerbi, et aduerbi tutti denotanti signoria, et dominio. Onde uolendo il Boccaccio nella sue Nouelle dir signorilmente; disse quasi Donnescamente la Reina impose ad Elisa, che seguiss. usò il Petrar. indonnare per signoreggiare dicendo.



Fiamma d’Amore, che’n cor alto s’indonna.

Et Dante.



Per quella riuerentia, che s’indonna.

Da tutte queste chiarissime auttorità de Scrittori addotte si uede apertamente, che questo nome di Donna (inuero come dice il Guarini segretario del gran Duca di Toschana Don del Cielo) denota signoria, et imperio. ma placido dominio a punto corrispondente alla natura della Dominante. che s’ella signoreggiasse à guisa di Tiranno, come fanno li poco cortesi maschi, forse starebbono mutoli l’insolenti dettrattori di questo nobil sesso. Sono alcuni, che credono, che il nome di Donna non si conuenga à tutto il sesso feminile, et n’escludono le uergini: della quale opinone è Giuseppe Passi lasciatosi per auentura troppo trasportare ò dall’inuidia, ò dall’odio, ch’egli porta al sesso feminile, parendoli che un tal nome sia troppo nobile per adattarlo à uttto il sesso: ma io con le auttorità de’ Poeti, et de Prosatori dimostrerò chiaramente, che questo nome di Donna, etiandio

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alle Vergini conviene. diede l’Ariosto il nome di Donna ad Angelica nel primo can. pur Vergine dicendo.



La donna il palafreno à dietro volta.

Et parlando di Bradamante nel secondo canto dice.

La donna amata fù da vn caualiero,

Che d’Africa passò con Re Agramante.

Et altroue ragionando pur di Bradamante.

Cosi l’elmo leuandosi dal uiso

Mostrò la donna aprirsi il paradiso.

Et di Marfisa



Voglio seguir la bellicosa donna,

Laqual chiamò la Vergine Marfisa.

Et il Trissino parlando di Sofia pur Vergine, la chiamò mille volte donna nel lib.3. dell’Italia liberata: & Torquato Tasso mentre ragiona della Vergine Soffronia, la chiama altera donna: & di Clorinda, che guerreggiaua con Tancredi dice nel Canto 13. stan. 53.



La fortissima donna non diè crollo.

et nella stanza 66.



Passa la bella donna, e par che dorma.

Et cosi d’Erminia. & il Caualiero Guarino nel suo Pastor fido introducendo Mirtillo à lamentarsi di Amarilli dice.



La mia donna crudel piu dell’Inferno.

et parlando di Dorinda.



Gia che di donna in lupo si trasformi.

Et in altri infiniti luoghi, fra Prosatori non ui è il Bocca. nelle novelle, nel Laberinto, nella amorosa fiammeta, & in ogni libro? Ma à che mi affatico io in prouar quello, che ad ogn’uno è noto, & palese? ne punto è contraria à questa opinione quella rima del Petrarca oue dice.



La bella giouinetta, c’hora è donna.

Percioche il Petrar. hebbe riguardo à l’età, & non à l’esser Vergine; perche nella età di trenta anni, ò quaranta non si dirà giouinetta, ma donna, &questo si conosce apertamente dalle rime antedenti, oue egli cosi scrive.



Onde s’io ueggio in giovinil figura

Incominciarsi il mondo à vestir d’herba

Parmi uedere in quella etade acerba

la bella giouinetta, c’hora è donna.

Et questo basti quanto al nome di Donna. Il secondo nome dal latino deriuato è femina, il cui significato è cosi alto, & nobile, che pochi nomi à questo si possono agguagliare, ò uogliamo, che cosi si chiami à fetu, ò parto, come vuole Isidoro, ò ver che deriui da fos1 greco, che significa fuoco; percioche nel primo modo la femina dinota produttione, ò generatione, come lasciò scritto Platone nel Chratillo, che è attione dignissima fra tutte le

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operationi de’ uiuenti, che dipende a punto solamente da’ perfetti uiuenti, come sono le donne: se adunque cosi è, come si uede continuamente, come ardirà alcuno di negare, che il nome di femina non sia singolare, & grande? gia che da lei dipende cosi nobile attione, ch’è il generare. Nel secondo modo significa il fuoco tra tutte le cose forsi di questo mondo inferiore, e la piu utile, e bella. Onde uolendo alcuno dimostrare l’agilità, & la prontezza nell’operare, & la nobiltà d’alcuna cosa l’assomiglia al fuoco; essendo egli il piu attiuo fra gli Elementi, & de’misti la perfettione. anzi che molte persone pensorno, che l’anima istessa fosse calore, ò fuoco. Due cose merauigliose si scoprono nel fuoco, il calore, & lo splendore, mirabili eccellenze, che portano tanta utilità à uiuenti. Chi produce, e feconda piu del calore? che cosa piu bella, & utile si troua al mondo della luce? ò che mirabil nome è questo di femina molto piu nobile di quello di Donna; percioche il primo significa signoria, & domini, & questo secondo causa producente, & fuoco, senza il cui calore non è la uita, & leuata la luce si può dire che languirebbe il mondo, ò almeno la natura. O che doti eccellenti, ò che doti rare di tal nome, & io fra me stupisco, come questo nome di femina non sia piu in uso, che quello di donna. ma questo è accaduto per una verta mala consuetudine di parlare: ancor che il Bocca. usi souente questo nome di femina con aggiunto honorato, dicendo femina nobile, & virtuosa, & l’Ariosto parlando di due donne, lequali erano state cagione della morte de duoi ribaldi figliuoli di Marganore dice.

Due femine à quel termine l’han spinto.

Vsò etiandio la uoce di femina senza tristo aggiunto di Guarini introducendo à parlare il Satiro dicendo.



Maledetta Corisca, e quasi dissi

Quante femine ha il mondo.

E Torquato Tasso nel suo Torrismondo disse, le femine Noruegie. onde si uede che il nome di femina è con buono, & tristo aggiunto si come anco di donna. è il terzo nome Eua uoce antichissima, che dinota uita, dalla quale dipende l’essere di tutte le cose del mondo, & in particolare delle cose animate. anzi che molti uogliono, che il nome di uita solo alle cose animate si conuenga. la qual eccellenza quanto sia nobile, hora non mi estenderò à raccontarlo; dipendendo dalla uita l’essere, & tutte le operationi; & pero con ragione è attribuito questo nome al sesso femminile, si come quello: che dà l’essere, & la uita à maschi. che si puo dir piu? che dar l’essere, & la uita: & però questo nome trapassa gli antecenti, perciche il primodinota signoria, il secondo produttione, &fuoco; ma questo uita, et anima, suprema perfettione di tutte queste cose inferiori. Il quarto nome è Isciah, che significa fuoco, ma molto diverso dal fuoco primiero; perche questo nome dimostra un fuoco celeste, diuino, & incorruttibile, la cui natura è di perfetionare l’anima ne nostri corpi chiusa, di eccitarla, illustrarla, & in somma renderla partecipe di diuina perfettione, allontanandola da ogni bruttezza

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terrena. si vede risplendere questo celeste fuoco nella bellezza del corpo del sesso donnesco, come al suo luogo prouaremo. che si puo dire di questo nome? se non che si come le celesti cose sono piu nobili delle terrene, cosi che questo superi di gran lunga tutti gli altri gia che si rende partecipe di diuina eccellenza. Onde si puo ben chiamare infelice quell’huomo, che si troua hauer priua la casa d’un tal guoco, che lo ecciti, & fuegli à contemplare il Cielo. Il quinto, & ultimo nome è Mulier, uoce latina, che significa molle, & delicato se al corpo il nome applichiamo, ma se all’animo mansueto, & benigno. Onde all’uno, & all’altro modo sempre risulta in lode della donna; percioche le carni morbide, & delicate argomentano, che l’ingegno in quel tale sta piu atto ad intendere, che non farebbe fra carni ruuide, & aspr. Questo insegna Aristotile dicendo Molles carne apti mente. se all’animo, che è piu lodata della mansuetudfine, & clemenza? ma cosi sono unite insieme queste due eccellenze, che importano questo nome Mnlier, che non si può per modo di dire ritrouar l’una senza l’altra, percio che non si vede sotto un molle, & delicato corpo ascosa anima d’horrida fera, ne sotto ruuide, & horride spoglie celarsi un animo benigno, & mansueto. concluderemo adunque da tutte queste cose il nome Mulier non esser molto inferiore à tutti gli altri narrati, ma ancor egli essere di non poco valore, & pregio. sono questi i nomi, con i quali è adornato questo honorato à giuditio mio, si come io ho chiaramente prouato i piu illustri, & singolari nomi, che da bocca humana si potessero esprimere. O che nomi rari, merauigliosi, e degni: gia che dinotano, & significano tutte quelle merauigliose eccellenze che nel mondo si ritrovano, & ritrovar si possono. ceda pur à uoi ogni altro nome, gia che denotate produttione, & generatione; fuoco, & splendor del mondo; anima, & uita; Raggio diuino, & celeste; delicatezza; & clemenza: & finalmente dominio, & signoria. Onde si potrebbe dire ordinando insieme tutti questi nomi, che la donna produca poco cortese maschio, li dia anima, & uita; lo illumini con lo splendor della diuina luce; lo conserui in questa terrena spoglia con il calore, & con la luce; lo renda al contrario delle fiere d’animo affabile, & cortese; & finalmente lo signoreggi con un dolce, & non punto tirannico impero. Dio immortale, che piu chiari nomi adunque si ritrouano al mondo di questi? Che sono tanto nobili, e degni, che con l’istessi à punto io ardisco di dire, che si chiami, & nomi da gli huomini la Divina Prouidenza, essendo detta Vita, producente, fuoco, clemenza, & signore. Et questo uoglio, che basti intorno alla dichiaratione de’ nomi attribuiti al sesso feminile; & alle cagioni me ne passo.

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