Le nobiltà et l’eccellenza delle donne: co’ diffetti, et mancamenti de gli huomini



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Title: Le nobiltà et l’eccellenza delle donne: co’ diffetti, et mancamenti de gli huomini. Discorso di Lucretia Marinella, In due parti diviso

Author: Lucrezia, Marinella (1571–1653)

Date of publication: 1600

Edition transcribed: (Venice: Giovanni Battista Ciotti, 1601)

Source of edition: Gale Centage Learning, Nineteenth Century Collections Online

Transcribed by: Marco Piana, Martina Orlandi, Lara Harwood-Ventura, Tanya Ludovico, and Cassandra Marsillo, McGill University, 2016.

Transcription conventions: “Intervocalic v” transcribed as "u", as per the original. We decided, however, to normalize all initial "v" as "v", since they were sometimes v, sometimes u, no real logic or coherence in the original.

Status: Completed/ not yet proofread, version 0, December 2016.

 

 

 



Produced as part of Equality and superiority in Renaissance and Early Modern pro-woman treatises, a project funded by the Social Sciences and Humanities Research Council of Canada.

 

 



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LA NOBILTA, ET L’ECCELLENZA DELLE DONNE,

CO’ DIFFETTI, ET MANCAMENTI DE GLI HUOMINI

DISCORSO DI LUCRETIA MARINELLA,

IN DUE PARTI DIVISO.

Nella prima si manifesta la nobiltà delle Donne co’ forti ragioni, et infiniti essempi, et non solo si distrugge l’opinione del Boccaccio, d’amendue i Tasi, dello Sperone, di Monsig. di Namur, et del Pasi, ma d’Aristotile il grande anchora.

Nella seconda si conferma co’ vere ragioni, et co’ varii essempi da innumerabili Historici antichi, et moderni tratti, Che i Diffetti de gli huomini trapassano di gran lunga que’ delle Donne.

Ricorretto, et Accresciutto in questa seconda Impressione.

CON PRIVILEGIO, ET LICENZA DE’ SUPERIORI

IN VENETIA, M. DCI.

Appresso Gio. Battista Ciottu Sanese, AllInsegna dell’Aurora.

Gli Eccellentissimi Signori Capi dellEccelso Consiglio di X. Havuta fede dalli Signori Reformatori dello studio de Padova per relatione delli tre à ciò Deputati cioè del Rever. P. Inquisitor, del Cera Secretario, Gio. Maraveglia, et de Sier Lucio Scarano Lettor publico, che nel Libro intitolato la Nobiltà, et Eccellenza delle Donne et i Difetti, et mancamenti de gli huomini. Da essi veduto, et letto, non si trova cosa contra le leggi, et è degno di Stampa.

Dat. Die quarta Maii 1601.

Domino Zorzi Foscarini

Domino Andrea Minoto Capita Illustriss. Cons. Decem.

Domino Antonio Lando

Illustriss. Cons. Decem Secret.

Bonifacius Antelmo.



ALL’ECCELLENTISS.

SIGNORE, IL SIGNOR

LUCIO SCARANO,



Medico, et Filosofo Nobilissimo.

Se colui vien riputato, et tenuto da ogn’uno ingrato, et discortese, che havendo ricevuto da alcuno qualche segno di honore, non li rende contracambio, overo almeno con infinite, et innumerabili gratie non si scusa della sua impotenza. Sarò io senza alcun dubbio in fin’ hora stata per l’ingratitudine degna di riprensione, già che da Vostra Signoria Eccellentissima in una sua Lettione fatta nella Libraria della Serenissima Signoria di Venetia fui con le sue lodi inalzata in fino al Cielo nelle cose di Poesia; ma ella da me ne ringratiata, ne con altro cortese segno punto fu riconosciuta. Hora desiderando di emendar il già commesso fallo, le dedico questa mia fatica della Nobiltà delle Donne, per i sgravarmi in parte dell’obligo ch’io tengo con esso lei: et se il dono è picciolo à rispetto delle lodi grandi da lei a me date; faccia ella, che in qual che parte lo pareggi à loro la singolare amicitia, ch’ella hebbe con l’Eccellentissimo Signor Giovanni mio Padre, et con quella, che hora tiene con l’Eccellentissimo Signor Curtio mio fratello, et insieme accetti il pronto animo della debitrice: et Dio la rendi felice.

Di casa, il dì 9. d’Agosto. 1600

Di V.S. Eccellentissima

Come figliuola

Lucretia Marinella.



TAVOLA DE CAPI PRINCIPALI,

Che nella prima parte si contengono.

Della nobiltà de’ Nomi, co’ quali è adornato in Donnesco sesso. Cap. 1. c.3

Delle cause, dalle quali dipendono le Donne. Cap. 2. c.9

Della natura, et essenza del Donnesco sesso. Cap. 3. c.11

Delle ragioni tratte dalle nobili operationi, et da i detti de gli huomini verso le donne.

Cap. 4. c.24

Delle Nobili attioni, et Virtù delle Donne, le quali quelle de gli huomini di gran lunga superano, come con ragioni, et essempi si prova. Cap. 5. c.30

Delle donne scientiate, et di molte arti ornate. Cap. 1. c.37

Delle Donne Temperate, et continenti. Cap. 2. c.44

Delle Donne forti, et intrepide. Cap. 3. c.55

Delle Donne prudenti, et nel consigliate esperte. Cap. 4. c.64

Delle Donne giuste, et leali. Cap. 5. c.68

Delle donne Magnifiche, et cortesi. Cap. 6. c.69

Delle donne nell’arte militare, et nel guerreggiare illustri, et famose. Cap. 7. c.76

Delle sofferenza, et toleranza delle donne. Cap. 8. c.85

Delle donne di forti membra, et della dilicatezza sprezzatrici. Cap. 9. c.88

Dell’amor delle Donne verso i Padri, i Mariti, i Fratelli, et i Figliuoli. Cap. 10. c.92

Dell’amore delle donne verso la Patria. Cap. 11. c.98

Risposta alle leggierissime, et vane ragioni addotte da gli huomini in lor favore.

Cap. 6. c.108

Opinione di Ercole Tasso, et di Monsignor Arrigo di Namur narrata, et rifiutata. c.121

Opinione dello Sperone raccontata et distrutta. c.126

Parere di Torquato Tasso addotto, et rifiutato. c.128

Opinione del Boccaccio, qui addotta, et distrutta. c.131



TAVOLA DE CAPI PRINCIPALI, CHE

Nella seconda parte si contengono.

De gli huomini avari, et desiderosi di denari. Cap. 1. c.138

De gli invidiosi. Cap. 2. c.149

De gli incontinenti, cioè Golosi, Ubbriachi, et Sfrenati. Cap. 3. c.154

De gl’iracondi, bizzarri, et bestiali. Cap. 4. c.166

De’ Superbi, et Arroganti. Cap. 5. c.171

De gli Otiosi, Negligenti, et Sonnacchiosi. Cap. 7. c.174

De gli huomini Tiranni, et usurpatosi de gli Stati. Cap. 7. c.177

De gli Ambitiosi, et Cupidi di gloria. Cap. 8. c.181

Delli Vanagloriosi, et Vanatori. Cap. 9. c.185

De gli huomini crudeli, ingiusti, et micidiali. Cap. 10. c.189

De gli huomini Fraudolenti, Traditori, Persidi, et Spergiuri. Cap. 11. c.204

De gli Ostinati, et Pertinaci. Cap. 12. c.214

De gli huomini ingrati, et discortesi. Cap. 13. c.215

De gli huomini incostanti, et volubili. Cap. 14. c.218

De gli huomini maligni, et che agevolmente odiano altrui. Cap. 15. c.221

De gli huomini ladri, assassini, corsali, et rapaci. Cap. 16. c.222

De gli huomini vili, paurosi, et di poco animo. Cap. 17. c.230

De gli bestemmiatori, et sprezzatori di Dio. Cap. 18. c.236

De gli huomini Incantatori, Magi, et Indovini. Cap. 19. c.245

De gli huomini bugiardi, et mendaci. Cap. 20. c.254

De gli huomini gelosi. Cap. 21. c.256

De gli huomini ornati, politi, bellettati, e biondati. Cap. 22. c.262

De gli huomini Heretici, et inventori di nove fette. Cap. 23. c.271

De gli huomini lagrimosi, et teneri al pianto. Cap. 24. c.272

De gli huomini giucatori. Cap. 25. c.275

De gli huomini maldicendi, et falsi incolpatori. Cap. 26. c.279

De gli huomini loquaci, et cicaloni. Cap. 27. c.284

De gli huomini smemorati. Cap. 28. c.286

De gli huomini di poco ingegno, et pazzarelli. Cap. 29. c.288

De gli Ucciditori delle Madri, de Padri de Fratelli, delle sorelle, et de Nipoti.

Cap. 30. c.292

De padri, che uccisero i propri figliuoli. Cap. 31. c.297

De gli Hipocriti, et santoni. Cap. 32. c.302

De gli seditiosi, et tumultarii. Cap. 33. c.306

De gli huomini Ignoranti, et goffi. Cap. 34. c.318

De gli Adulatori. Cap. 35. c.321

DEL MAGNIFICO

SINOR ANTONIO

SABELLI


Alla Medesima.

Tu che con verità scopri, e riveli.

Del crudel sesso maschio i vitii horrendi,

Con dotte prose, e chiare, e illustriendi,

Le nobil donne, e le lor glorie sveli.

E fra’l suo horror, chin parte copri, e celi,

Lo donnesco splendor fai, charda, e splendi.

Facile impresa, e più fatica prendi,

A far, chalquanto il vitio d’huom si celi.

Facile il tutto è à te, che di Colomba

Già cantasti la morte, el voler giusto,

Con dolce stil, chel mondo equal con ode.

Del Serafico Heroe per te rimbomba,

(Vergine Gloriosa) il nome augusto,

Talche in rime, et in prose eterna hai lode.

SONETTO


DEL MOLTO

ILLUSTRE SIGNOR

IL SIG. ORATIO VISDOMINI



ALLA MOLTO MAGNIFICA SIG.

LA SIGNORA LUCRETIA

MARINELLA.

POCO è il mostrar, ch’à noi risplende il Sole.

Ch’arde il foco, il Ciel gira, e bagnan londe,

Che di Febo al venir l’horror s’asconde,

E che Flora habbia in sen rose, e viole.

Meno è scoprir, che leccellenza a invole,

La donne à l’huom con sue virtù profonde,

Ch’uopo non è mostrar quel, che diffonde

Luce per se dalte bellezze sole.

Sai tu, che faria lhuom privo di questo,

Di Natura, e del Ciel gran meraviglia,

Donna, gran don di Dio, luce del mondo?

Una bestia selvaggia, et un molesto,

Peso a la terra, ch’a; mal sol s’appiglia.

For senato, crudel, vile, et immondo.

P.1


DELLA

NOBILTA,

ET DELLECCELLENZA

DELLE DONNE,

ET DE GRAVISSIMI

Diffetti de gli Huomini.

DISCORSO DI LUCRETIA

MARINELLA.

Diviso in due Parti.

DIVISIONE DI TUTTO

il Discorso.

Sogliono tutti i coloro, che di alcuna materia, over soggetto trattano essere spinti, et mossi da qualche determinato fine: percioche molti sono, che desiderosi, che la verità di quello, che scrivono, sia da tutti conosciuta, si affaticano vigilando dies noctesque serena, et ogni diligenza usano non solamente nella inventione della materia: ma anchora di renderla con polito modo di dire chiara, et aperta a’ diligenti lettori. Alcuni altri sprezzando la verità in molte cose di Filosofia solo spronati da vivacità, et da prontezza d’ingegno cercano con ogni studio possibile di far credere al mondo, che il vero sia falso, il bene male, et il brutto sia bello, et amabile, et con ragioni apparenti bene speso ottengono il tanto da loro desiato fine. Non pochi si ritrovano, che mossi dall’invidia, che portano alle nobili attioni d’alcuno con la mordace penna cercano d’offuscarle, et anco d’annul-

P.2

-larle, lequali nondimeno bene spesso ad onta loro più sormontano, et al Cielo più s’innalzano. Et finalmente non mancano scrittori, che stimolati da odio, o da fiero sdegno con copiose menzogne vanno detrabendo l’altrui fama, et honore. Sono i primi per loro stessi degni di lode. I secondi non sono in tutto da essere vituperati, già che di cosi nobili ingegni ornati sono, ma ben degni di biasmo reputano tutti gli huomini coloro, che ò da invidia, ò da particolare odio si muovono. Io in questo mio discorso voglio seguire i primi, come quella, che è desiderosa, che questa verità risplenda appresso ad ogn’uno, la quale è, che il sesso feminile sia più nobile, et eccellente di quello de gli huomini; et spero cosi manifestarla con ragioni, et essempi, che ogni huomo, ancor che pertinace, sarà sforzato con la propria bocca à confermarla. Si avvicinnò alla cognitione di questa verità Plutarco, et Platone quel grande nel Dialogo settimo della Republica, et in molti altri libri, ne quali mostra che le donne sono di cosi alto valore, et ingegno, come i maschi. S’avicinò, dissi; percioche non pensarono tanto oltre, che conoscessero le donne esser più degli huomini eccellenti, et nobili. Odio me, ò ver sdegno non move, meno invidia; anzi da me se ne stà lontanissima; percioche io non ho desiderato, ne desidero, ne mai desiderò, anchor ch’io vivessi più tempo di Nestore, di essere maschio; ma credo ben io. Che ò sdegno, ò odio, ò invidia movesse Aristotile in diversi libri à dir male, et à vituperare il sesso Donnesco; si come anco biasmò in molti luoghi il suo Maestro Platone. Et similmente io penso, che si sia mossi à scrivere in libro intitolato i Donneschi diffetti Giuseppe Passi Ravennate Academico informe. Se invidia, e sdegno, ò altro lo habbia mosso, io non lo saprei ben dire; ma Dio gli perdoni. Dividerò questo mio discorso in due parti principali: nella prima tratterò le noblità, et l’eccellenza della donne, laqual sarà divisa in sei principali capi; ma il quarto contenerà sotto di se undeci capi particolari. Nella seconda parte spiegherò i Diffetti, et le brutture de gli Huomini, laqual sarà da me divise in trentacinque capi. Et incominciando dalle Eccellenze delle donne, mostrerò, che quelle trapassano i maschi nella nobiltà de nomi, delle cause, della propria natura, delle operationi, et de’ detti de’ maschi verso di quelle. Et finalmente risponderò alla leggierissime ragioni, che tutto giorno sono da i poco prudenti, et poco saggi huomini contra noi addotte.



P.3

Della nobiltà de’ Nomi, co’ quali è adornato il Donnesco sesso. Cap. 1.

Non è dubbio alcuno, che i propri nomi, co’ quali si chiamano le cose, dimostrano, et fanno manifesta la natura, et essenza di quelle, se però à dotti Filosofi noi vogliamo alcuna fede prestare, i quali costantemente affermano, che i nomi ci guidano nelle cognitione della cosa nominata, questo affermò fra gli alteri Averroe addotto però dall’auttorità d’Aristotile nel libro ottavo della Metafica. Onde è di mestieri, anzi è necessario il credere, che non à caso, come alcuni poco scientiati, et nell’arti poco periti credono; ma che con somma prudenza sieno i nomi propri de gli huomini ritrovati, et poscia con grandissima ragione posti. Ma gli antichi Egittii et i savi Chaldei non credevano già, che da gli huomini fossero ritrovati i nomi, co’ quali si chiamano le ragionevoli creature: ma che dal Cielo dipendessero, il quale non solamente piegasse l’animo di colui, che’l nome imponea, ma che con una certa violenza lo sforzasse à nomare una tal particolar donna, o huomo con un tal determinato nome: inguisa che non se li potesse in alcun modo un altro porre, et da lor fatta con lunghissima sperienza una osservatione, cioè tra nomi, et l’operationi delle cose nominate, fabricarono una nuova arte, ò scienza chiamata Nomandia per mezo della quale si presumevano di havere una sicura, et certa cognitione della natura, et operatione non solamente de gli huomini in particolare: ma di ciò, che nel mondo si ritrovava, laqual sicenza fu appresso i Theologi Hebrei molto stimata, et pregiata. Di quanta forza fossero i nomi, et siano lo dimostra Iamblico nel libro intitolato de mysteriis Aegyptiorum, che afferma, che i nomi scuoprono, et dimostrano non solamente l’essenza, et potenza delle cose nominate; ma anchor di Dio; onde senza alcun dubbio noi affermeremo quella cosa esser più nobile, et singulare, laquale sarà ornata di più degno, et honorato nome. Ma chi dubiterà giamai che il Donnesco sesso non sia ornato di più degni, et di più chiari nomi del sesso de’ maschi? Niuno à giuditio mio, se noi andaremo considerando la forza de’ nomi, co’ quali egli si noma. Sono i no-

P.4

-mi, che rendono degno di honore questo sesso, cinque di numero, tratti da diverse lingue, cioè Donna, Femina, Eva, Ischiah, et Mulier, nomi tutti nobili, et pregiati. Et per incominciare dal primo. E cosa nota ad ogn’uno, che questo nome di Donna deriva da Domina voce latina, che significa Signora, et Padrona, nome pur d’Imperio, e di potenza regia, ilquale non solamente appresso noi è in uso; ma etiandio fù da gli antichi usato. Chiamavano gli Spartani, come scrive Plutarco nella vita di Licurgo, le donne con una voce, che significava Signore, et Epitetto nel suo Enchiridion a cap. 55. lasciò scritte queste parole. Mulieres à tertiodecimo anno vocantur. Et Claudio Cesare conoscendo l’eccellenza delle donne chiamava la moglie signora. Il che fece anco Adriano Imperatore. Et fino al tempo di Homero si honorava questo sesso con si illustre nome. Onde nel libro terzo dell’Odissea, parlando della moglie di Nestore nel latino cavato dal greco, si legge. Cui Domnia uxor lectum suum stravit. Et nel settimo, ragionando di Alcinoe. Quem suis ipsa manibus Domina construerat. È tanto pieno di nobiltà questo nome di Donna: che non solamente i Duchi: ma i Regi più grandi so lo usurpano, et attribuiscono. Onde si dice Don Cesare da Este Duca di Modona, Don Vincenzo Gonzaga, et Don Filippo d’Austria Re di Spagna. Et etiandio i Poeti considerando l’eccellenza di questo nome lo addattarono a Dei, et a qualunque cosa, che significa dominio, et signoria. Onde il Petrarca, ragionando d’Amore, disse.



Per inganni, e per forza è fatto Donno.

Et Dante


Ch’hebbe i nemici del suo Donno in mano.

Et Torquato Tasso, parlando del sonno nel canto decimoquarto, a stanza 94.

Quel serpe à poco, à poco, e si fa Donno.

Sopra i sensi di lui possente, e forte.

Et non contenti di haver fatto questo gran nome mascolino, ne hanno fabricati, e verbi, et adverbi tutti denotanti signoria, et dominio. Onde volendo il Boccaccio nelle sue Novelle dir signorilmente, disse quasi Donnescamente la Reina impose ad Elisa, che seguisse. Uso il Petrarca Indonnare per signoreggiare, dicendo.

Fiamma dAmor, chen cor alto s’indonna.

P.5


Et Dante.

Per quella riverentia, che sindonna.

Da tutte queste chiarissime auttorità de Scrittori addotte si vede apertamente, che questo nome di Donna (invero come dice il Guarino, Secretario del gran Duca di Toschana, Don del Cielo) denota signoria, et imperio: ma placido dominio à punto corrispondente alla natura della Dominante. Che s’ella signoreggiasse à guisa di Tiranno, come fanno i poco cortesi maschi, forse starebbono mutoli l’insolenti detrattori di questo nobil sesso. Sono alcuni. Che credono, che il nome di Donna non si convenga à tutto il sesso feminile, et n’escludono le vergini; della quale opinione è Giuseppe Passi, parendoli che un tal nome sia troppo nobile per adattarlo à tutto il sesso; ma io con le auttorità de’ Poeti, et de’ Prosatori dimostrerò chiaramente, che questo nome di Donna, etiandio alle Vergini conviene. Diede l’Ariosto il nome di Donna ad Angelica nel primo can. pur Vergine dicendo.

La donna il palafreno à dietro volta.

Et parlando di Bradamente nel secondo canto dice.

La donna amata fu da un Cavaliero,

Che d’Africa passò col Re Agramente.

Et altrove ragionando pur di Bradamente.

Cosi l’elmo levandosi dal viso

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