Le nobiltà et l’eccellenza delle donne: co’ diffetti, et mancamenti de gli huomini



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Bramosi i Tirii di veder perfetta

La lor Città s’affanan lieti in fretta.

[72]

Questi d’ergere al Ciel le salde mura,



E con le proprie man volgere i sassi,

Quei di fortificar le rocche han cura

Qual ne i lochi eminenti, e qual ne’ bassi.

Altri le fosse caua, altri misura,

Altri il suo proprio albergo elegge, e fassi,

Forman le leggi, e formano il Senato,

E’l tribunale, e’l foro, e’l magistrato.

Magnifica, et splendida fù Cleopatra Reina d’Egitto, la quale sempre operò cose grandi, ne mai donò si poco, che’l suo dono non facesse largamente tutte le spese à colui, à cui donaua fino alla morte. ma che diremo di quel Nauiglio, che ella fece per andare à ritrouare Antonio? ilquale l’hauea mandata à chiamare, che si presentasse in giudicio; perche haueua porto aiuto à Cassio. Questo hauea la poppa tutta d’oro, i remi di purissimo argento, et le vele di rosseggiante porpora: i remi si moueuano à suon di flauti, di cethere, et di pifferi: et le cene, che fece ad Antonio, fur tanto magnifiche, che indarno egli si sforzò di superarle. Onde l’Ariosto parlando della mensa d’Alcina, la fa maggior di quella di Cleopatra, come cosa quasi impossibile, che fùla cosa piu sontuosa, che al mondo fatta si fosse dicendo.

O qual mai tanto celebre, e famosa

Di Cleopatra al vincitor latino

Et altroue mostra, ch’ella era splendida dicendo.

O la Regina splendida del Nilo.

Io non vo piu spendere tempo in raccontar la magnificenza delle donne, poiche quasi tutte sono d’animo cortese, manifico, et liberale, s’è veduto in queste di sopra narrate una vera, et grandissima splendidezza; et in queste, che son per addurre si vedrà una liberalità et una non picciol cortesia. Narra Tito Liuio, che quelli soldati Romani, i quali fuggirono à Cannusio, essendo stati da cannusini accettati entro le mura, una donna, detta Dusa, nobile di stirpe, et ricca

[73]


de’ beni della fortuna, lor souenne il viue re, et in case gli trattenne, e dè lor vestimenti, et anco denari in honesta quantità, per la qual cosa il senato poi à lei fece grandissimi honori, che furono premio della sua cortesia? Le cortesi matrone Romane non portarono elle i propri ornamenti d’oro alla camera del commune per sodisfare al voto fatto da’ Romani? per la qual liberalità fù conceduto alle donne questo honore, che andando a’ giuochi, et à’ sacrificii usassero le carrette chiamate pilenti, et gli altri giorni ò festiui, ò non festiui i carpenti: et cosi i Romani di quell’oro fecero una tazza, et la mandarono ad Appoline. Liberalissima era la Reina Dido verso ogn’uno, ma verso i Troiani, non si può sentir la piu gran cortesia di quella, che si legge nel primo libro dell’Eneida di Virgilio; et udite con quali amoreuoli, e care parole consola i miseri, et da tutto quasi il mondo rifiutati Troiani, e sono queste dette da lei con viso sereno.

Tum breuiter Dido vultu demissa prosatur.



Soluite corde metum Teucri, secludite curas.

Res dura, et regni nouitas me talia cogunt

Moliri, et late fines custode tueri.

Et par che si scusi, se à loro fù fatta alcuna villania da Tirii, dicendo che la nouità del regno la sforzaua à far guardare i suoi confine, et da poi dice.



Seu vos Hesperiam magnam, Saturniaque arua

Siue Ericis fines, regemque optatis Acestem,

Auxilio tutos dimittam, opibusque iuuabo,

Vultis et his mecum pariter considere regnis?

Urbem, quam statuo, vestra est, subducite naues.

Tros, Tiriusque mihi nullo discrimine agetur.

Dio buono si può sentire la maggior liberalità di questa? ma udite ciò che, soggiunge.

Atque utinam rex ipse noto compulsus eodem

Afforet Aeneas, equidem per littora certos

Dimittam, et Lybiae lustrare extrema iubebo,

Si quibus eiectus siluis, aut urbibus errat.

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I quali versi furono tradotti co Superiori nella nostra lingua dall’Anguillara in tal modo.

O vogliate in Italia porre il piede.

O gir la doue al Ciel s’alza Peloro,

D’hauer da questo Regno habbiate fede

Arme, monitioni, huomini, et oro.

Volete voi far qui la vostra sede?

E dar grandezza al mio nuouo lauoro?

Se di fermarui qui fate disegno,

Questa cittade è vostra, e questo regno.

E questa fù una liberalità, et cortesia grandissima, et non si può dire, ch’ella cio facesse per amore di Enea; perche anchora non l’hauea veduto, et per non esser lunga non voglio raccontar i sacrificii, che ella fece, i doni che mandò à i compagni d’Enea, et i sontuosi conuiti. dice il Passi, tassandola di auaritia, nel suo libro, che Enea donò à Didone una veste, et che ella ne donò à lui un’altra dopò, come racconta Virgilio: forse vuol dire, ch’ella non fù la prima ad usar cortesia, et perciò auara la voglia chiamare: perche se non volesse dire cosi, non l’harrebbe posta con quelle sue donne auare, per dire, come egli dice, ma non sò appresso del Passi chi fosse prima à dire. 8

Auxilio tutos dimittam, opibusque iuuabo.

Vultis, et his mecum pariter considere regnis?

Urbem quam statuo, vestra est, subducite naues.

Et oltre tante cortesi proferte, ch’elle fece delle richezze, et della Città, condusse ancho quello sbandito d’Enea in regia tecta. et queste liberali proferte, et opere erano altro, che dare una veste rapita, come dice Virgilio. Illiacis ruinis. Ma lasciando da parte per hora questa cosa, che se’l Passi leggerà, et considrerà la cortesia di Didone, so che non discorderà dal commun parere. Ma doue rimane Olimpia tanto amoreuole, et liberale verso lo scortese, et infedel Bireno? conoscetelo9 da quelle parole, che l’Ariosto fa da lei dire ad Orlando.

[75]10

Per lui quei pochi ben, che son restati

Ch’eran del viuer mio soli sostegno

Per trarlo di prigione ho dissipati

Ne mi resta hora in che piu far disegno

Se non d’andarmi io stessa in mano a porre

Di sì crudel nemico, e lui disciorre.

Et grande senza dubbio fù la cortesia di Arianna verso Teseo, ilquale era per essere diuorato dal Minotauro, et ella con amoreuole consiglio lo tolse, si può dire, di mano alla morte. Insegnandoli di uscire dell’intricato laberinto col filo. Anchor che da lui ne riportasse non degno guiderdone di tanta cortesia: et però dice l’Anguillara nell’ottauo libro delle Metamorphosi di Ouidio, mostrando la sua cortesia, et la ingratitudine di lui in questo modo.



Quand’io Theseo col filo, e co’l consiglio

Tolsi à la Patria tua si dura legge,

Giurasti per lo tuo mortal periglio

Su’l libro pio, che su l’altar si legge,

Che mentre non prendea dal corpo essiglio

Lo spirto, che’l mortal ne guida, e regge,

Sempre io la tua sarei vera consorte,

Ne à te mi potria torre altro, che morte.

Cortese etiandio fù Medea verso Giasone, perche venuto egli per conquistare il vello d’oro, et essendo veduto da Medea figliuola del Re Eeta hebbe pietà di lui, sapendo che in quella impresa morrebbe, s’ella con la sua virtù nol soccorrea. Però essendo incantatrice gli diede aiuto, facendo che venissero mansueti, et piaceuoli quei terribili tori, che soffiauano fuoco, et haueuano i piedi di ottone, et le nari adamantine, come Ouidio nel settimo lib. dice. con tai parole.



Ecce adamanteis Vulcanum naribus efflant

Geripedes tauri: tactaeque vaporibus herbae

Ardent:

Et un poco più sotto dice di loro, che erano diuenuti mansueti, et piaceuoli.

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Pendulaque audaci mulcet palearia dextra:

Suppositosque iugo pondus graue cogit aratri

Ducere; et insuetum ferro proscindere campum.

E per la medesima virtù di lei vinse coloro, che nacquero de’ denti viperini, et il vigilante Dragone guardiano del vello d’oro, et ella da lui altro, che ingratitudine non hebbe, come quelli, ch’era di natura scortese, et volubile; i quali versi furono traslatati dall’Anguillara in questo modo.



Compar di ferro intanto il piede, e’l corno

Contra Giason il coragioso figlio.

La fiamma de’ duo tori empia, e superba

Abbruccia l’aria, e strugge i fiori, e l’herba.

Et più sotto dice.



Verso il forte Giason veloci vanno,

E danno ogn’hor per via piu forza al corso,

Ma giunti appresso à lui fermi si stanno,

Che’l canto di Medea lor pone il morso.

Visto ei, che non posson più dar danno,

Lor palpa dolce la giogaia, e’l dorso,

E tanto ardito hor li combatte, hor prega,

Ch’a l’odioso giogo al fin li lega.

Con lo stimolo i tori instiga, e preme,

E col vomero acuto apre la terra.

Delle donne nell’arte militare, et nel guerreggiare illustri, et famose. Cap. VII.

Anchor che molti sappiano, che ci sono state, et son molte donne nell’arte militare, et nel combattere illustri, et di gran grido: nondimeno non ho voluto mancare di darne vari essempi, accioche alcuni, creder possano, che di tali ce ne habbia hauuto. Et conoscendo la verità, ammirino i loro gesti, et notino le loro imprese grandi, et lodeuoli. Nel qual essercitio, come nel reggere gli esserciti, è bisogno di gran prudenza, di animosità,

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di stabilità di mente, et di liberalità. Delle quali virtù sono state adornate le bellicose donne, che hanno retto esserciti, più forsi, che non sono stati molti Capitani, et senza queste virtù difficilmente potrebbe alcuno guidar’ esserciti, combattere, et spesso vincere il nimico. Et però nel mezo de gli esserciti meglio apparisce, il valore, e’l reggimento del Rè nel commandar, nell’essere ubbedito, et nell’antiuedere, che non si fa nelle Città, et in tempo di pace, et pur ci sono state molte donne che hanno condotto esserciti numerosi, et vinti i superbi, et trionfanti Rè. Ma veniamo à gli essempi. La prima, che verrà à far di se bella, et merauigliosa mostra sarà Semiramis Reina de gli Assiri, laquale molte volte in battaglia combattendo, et reggendo soldati fù vincitrice: et specialmente nelle guerre, che mosse à Scaurobate Re delle Indie mostrò gran valore, et prudenza, Hauendo ella mossa cosi fatta guerra, raccolse da tutte le sue prouincie quanti huomini atti à maneggiare armi ui si trouauano. Onde in poco tempo fece uno marauigliosissimo essercito di un milione, et trecento mila fanti, e di ducento mila caualli. et quando vide, che’l nimico era superiore ne gli Elephanti, Fece secretamente di molti cuoi di vacche fare molti simulacri d’Elephanti, et dentro à quei finti animali fece mettere un Camello: Fece venirsi di Fenicia, di Cipro, et da altri suoi luoghi maritimi due mila vasselli di mare, i quali in India sopra carri tirati da Camelli fece portare, et con animo coraggioso, come are solita, et con prudenza venne à battaglia con Scaurobate, et hora fù perdente, hora vincente, ma sempre mostrò valore, prudenza, et ardire, come altresì dimostrò, quando ritrouandosi una volta tra le altre nella sua Città di Babilonia, che s’adornaua il capo, venne ad Intendere, come i di lei Cittadini si ribellauano solleuandosi, et auegna che l’una parte de suoi capelli hauesse già per le spalle sparti, et l’altra intreccia di già riuolti, corse nondimeno senza badare ad intrecciarli arditamente al rumore, ne giamai se gli volle intrecciare, se non dopo, che la Città hebbe achetata. Però ragionando di questa gran Donna il Petrarca dice.

Poi vidde la magnanima Reina

Ch’una treccia riuolta, e l’altra sparsa

Corse à la Babilonica Ruina.

[78]


Ma doue lasciamo Amalasunta Reina d’Italia, figliuola di Teodorigo et moglie d’Eutarico Visigoto? fù costei prode, et saggia nelle cose della guerra: scacciò i Burgundi, et gli Alemani, i quali noiauano la Liguria. Et doue riman Zenobia Reina de Palmireni? che dopo la morte del suo marito Odenato, non solamente resse l’imperio giustamente, e prudentemente; ma nelle guerre vinse molte volte, et mostrò gran prodezza. Ne voglio che questo mio ragionamento resti priuo della mirabil guerriera, ciò è di Giouanna Loteringia, della quale il Rè Carlo si marauigliò vedendo tanto valore, et animo in età cosi tenera. Costei combattendo co’ nemici del Rè appresso Blesia, ne tagliò tre mila à pezzi, et per costei ricouerò Soissons, et molte terre. Ne di minor grido era Vittorina Armiggera fortissima, et ardentissima ne’fatti d’arme; prudente et giusta nel gouernar’ esserciti; della cui prodezza si merauigliauano i più gran Capitani, che fossero al mondo, et però la chiamauano Madre de gli esserciti, et elle fù cagione, che il figliuolo, et il nepote prendessero l’imperio, et lo diede anco à Tetrico. Valorosa quanto imaginar si può fù Thomiri Reina de gli Scithi, la qual con grand’ essercito mandò un suo unico figliuolo contra il crudo Ciro: ma egli uccise il figliuolo, et insieme dissipò l’essercito. Onde questa gloriosa Reina di nuouo fece altre genti et andò contra Ciro, et l’assalì, et uccise più di ducento, et venti mila Persi; vinse et uccise Ciro, et dopo li fece tagliar la testa, et la mise in un vaso pieno di sangue, et disse. Hai hauuto sete di sangue, beui hora, che dentro vi sei immerso. Bellicosa, et sauia fù nelle guerre, et nel reggere gli esserciti Valasca Reina de’ Boemi, laqual hauendo un’animo generoso, e grande sdegnò, che huomo al mondo commandar le potesse. hauendo adunque fatto una congiura con altre donne di scacciar gli huomini dello’mperio, et ucciderli; ragunò molte donne insieme, et essendosi Valasca fatta lor guida, et condutrice, si come colei, che più isperimentata delle altre, nelle cose della guerra, era, mosse guerra con sommo valore, et prudenza, et uccise tutti gli huomini, et cosi molti, et molti anni visse con le altre à similitudine delle Amazzoni. Voglio ancho che aggiunga decoro à questo mio libro Buona, moglie di Brunoro Parmense, la quale fù cosi illustre nelle cose della guerra, che ricouerò il castello Patione nel contado di Brescia da Signori Venetiani. Mi souiene etian-

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dio di Orsina moglie di Guido Torello Parmegiano non meno delle altre degna di eterna fama: hebbe l’origine sua da Visconti Duchi di Milano: costei era bella, animosa, humana nell’opere, et nelle parole. Visse con ottimo nome appresso il marito, et appo i sudditi suoi, ma fra molte cose, che fece degne di chiarissima fama, una sola ne scriuerò; percioche io amo la breuità. Essendo nata, guerra trà la Signoria di Vinegia, et Filippo Duca di Milano, l’armata della Signoria sù per lò Pò fin sotto il castello di Bresciello montò, che al marito della predetta Orsina apparteneua, et da Venetiani pigliato, et di nuoue guardie guernito, incontanente andarono ad assediare un’altro suo castello, posto lungo la riua del medesimo fiume. La nobil Donna, che lungi di là ben dieci miglia si trouaua, udite cosi fatte nouelle incontanente, et con ualore piu che di generoso Capitano, ragunò in fretta quella piu gente, che puoto sudditi, et altri, et ella armatasi montò à cauallo, et andò à liberare il castello dall’assedio, et affrontata l’armata Venitiana la fracassò, et ruinò tutta in poco tempo. In quel combattimento11 morirono più di cinquecento Schiauoni, et molti ella ne uccise di sua mano; volendo vendicare la morte d’alcuni suoi amici. Cosi leuò l’assedio, et racquistò Brisciello. Onde di ciò giunta la nouella al Duca Philippo, et al marito, fecero infiniti fuochi in segno d’allegrezza. Che vi pare, non fù questa una donna valorosa? certo sì: ne credo, che si possa altrimenti dire. Antonia doue rimane ella? costei fu figliuola della predetta Orsina, e di Torella Parmegiano, percioche essendosi solleuate le parti in Parma, et ribellatesi al Duca Francesco Sforza, partita da suoi Castelli Antonia con molti huomini armati, acchetò i tumulti, et ricouerò la città per lo Duca. Certo degna etiandio di eterna memoria è Margherita figliuola di Vuoldomaro Re di Suetia, la quale andò contra Alberto Duca di Monopoli, lo vinse, et lo fece prigione, et poi per maggior sua gloria lo menò in trionfo. Non voglio che resti à dietro Telesilide donna Argiua prode nell’armi. Essendo la città d’Argo restata priua di huomini, fece uno essercito di donne, et vinse Cleomene Re de’ gli Spartani con somma fortezza, et prudenza. Et Paceca figliuola del conte di Trendiglia, essendole stato fatto morire Giouanni Padiglia suo marito dal Gran Contestabile di Spagna Don Igneo Velasco, et da Enrico Ammiraglio; perche hauea

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solleuati i popoli, alzò le bandiere, et solleuando i popoli in vendetta del marito, mantenne la guerra lungo tempo. Camilla fù si nell’armi forte che combattè in fauor di Turno contro Enea, et resse essercito, come dice Virgilio nell’Eneida.

Hos super aduenit Volsca de gente Camilla



Agmen agens aequitum, et florentes aere cateruas

Bellatrix.

Ne resterà à dietro Cleopatra Reina d’Egitto, figliuola di Dionisio Aulete, laqual prese l’armi con Antonio contra Augusto, essendo coraggiosa, et ardita. Che diremo delle Amazzoni? la cui virtù sdegnò di essere imperata da gli huomini? queste furono donne di Scithia gagliarde, et forti, et più tosto superiori, che inferiori nelle armi à gli huomini. Ciro assaltandole con tutto l’essercito de Persi, restò vinto, et fù messo in croce sotto l’una, delle quali (Donna bellicosa) occuporono molti luoghi vicini; et dopo costei rimase una figliuola, che fù creduta di Marte, per lo supra human suo valore. Costei aggrandì l’Imperio, et faceua cucire, et tessere à gli huomini. Quando à loro nasceuano figliuoli maschi lo stropiauano, ma le fanciulle faceuano con ogni studio maneggiare armi, et si stessero infino al Tanai, et vissero molti anni libere. Una delle lor Reine fù Hippolita, laquale prese l’armi contra Theseo, Di queste illustri Donne fa mentioni Paolo Orosio nel lib. 1. al cap. 15. dicendo Harum duae fuere reginae Marpensia, et Iampedo etc. et Pantasilea, che fù creduta figliuola di Marte, venne in aiuto di Ettore con molte Amazzoni, e benche fosse morto Ettore, quando vi giunse, non rimase però di mostrar segni merauigliosi del suo valore, come dice Homero nell’Illiade, et Virgilio dice di lei tai parole.



Ducit Amazzonidum Lunatis agmina peltis

Panthasilea furens, mediisque in millibus ardet.

Aurea subnectens exerte cingula mammae

Bellatrix; audetque viris concurrere virgo.

Nicandra fù Illustrissima etiandio nell’armi, venne in fauor di Bellissario contra Gothi, et di lei dice il Trissino nella sua Italia liberata tai parole.

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Con lui venia la vergine Nicandra

Sauia, gentile, e di bellezza immensa.

Questa non fece mai ricami, ò tele,

Ma fù nutrita fra caualli, et armi,

E tanto è destra, e si feroce, e forte,

Che non è alcun barone in quel paese,

Che ardisca aspettar lei con l’armi in mano.

Onde per far di se proua maggiore

Era venuta a la famosa corte

Con sei mila disposti, e buon guerrieri.

Clorinda nelle guerre non fù ella animosa, e feroce? Et perche tale era Aladino le diede L’imperio sopra i suoi guerrieri, come si vede nel libro secondo del Goffredo del Tasso.



Hor che s’è la tua spada à me congiunta;

D’ogni timor m’affidi, e mi console

Non s’essercito grande unito insieme

Fosse in mio scampo, haurei piu certa speme.

Già, già mi par, ch’à giunger quì Goffredo

Oltre’l deuer indugi; hor tu dimandi,

Ch’impieghi te: sol di te degne credo

L’imprese malegeuoli, e le grandi;

Soura à i nostri guerrieri à te concedo

Lo scettro: e legge sia quel, che comandi.

Et faceva benissimo l’ufficio di condutrice d’esserciti, et di valorosa guerriera, come veder si può. Vittoria, come dice Curtio Gonzaga nel fido Amante, fù donna bellicosa, et guidaua essercito, come si può conoscere in questa stanza.



Vien poi Vittoria, et la battaglia guida

Cui par che’l Cielo, e ogn’elemento arrida.

Scelse d’Italia ella la gente, e tolse

Quindici mila de’ suoi fanti eletti,

Et sei volte trecento insieme accolse

Caualli Cauallier buoni, et perfetti;

Di Grecia con quest’altri unir ristretti;

[82]


Hauendo io fatto memoria di alquante donne, che hanno guerreggiato, et condutto esserciti, voglio addurre gli essempi di alcune altre, lequali solamente combattendo si acquistarono eterna gloria. La prima delle quali sarà Maria da Pozzuolo, ornata di bellicosa virtù, et di somma castità. Costei vestita da huomo, et armata era la prima ad entrar nelle battaglie, et l’ultima à ritirarsi, come scriue il Petrarca nelle sue epistole. Ne voglio, che rimagna à dietro Triaria, moglie di L. Vitellio, questa se ne andò alla guerra, et col suo valore ammazzò molti. Ma ditemi, di gratia, à chi non porge merauiglia l’inuitto ardire delle donne Saguntine? Hauendo Annibale diterminato di mouer guerra à Romani, prima che giungesse in Italia pose l’assedio à Sagunto, Città di Spagna richissima. Onde impauriti i Saguntini, vennero à patti di volersi arrendere, et pagar gli trecento talenti d’argento, et dar gli altretanti ostaggi. Ma quando Annibale leuò l’assedio, essi furono pentiti di hauer promesso tanto, et non vollero attenner le conuentioni Annibale entrato in collera ritornò ad assediar la Città, et la diede in preda a soldati, iquali strinsero i Saguntini ad à rendersi12 salue le persone, et una sola veste per ciascuno. Le donne accorte, essendo certe che il nimico non haurebbe consentito, che i Saguntini fossero usciti armati (et ciò era nelle conuentioni) tutte con animo forte si nascosero il ferro sotto le gonne. Essendo usciti tutti i Saguntini, pose Annibale una squadra di caualli per guardia ad una porta, et à gli altri diede licenza d’entrare nella Città. Ma coloro, che erano posti per guardia, vedendo gli altri carichi di preda, furono mossi da inuidia. et da sdegno, et abbandarono la porta, et si misero à rubare: et in questo le donne messo un terribil grido, date le armi in mano à loro huomini, et tutte insieme con quelli si mossero contra il nimico, et una di loro tolse la lancia di mano ad un certo Hannone, et prodemente lo inuestì, per ammazzarlo; ma perche era armato non lo potè ferire. Cosi i saguntini colti i nimici in disordine, et carichi di preda, molti ne uccisero, et molti ne fecero fuggire. Ma non meno prode furono le donne di Scio. Percioche Philippo figliuolo di Demetrio assediata che hebbe la città di Scio, mandò un dishonesto bando, accioche i serui si ribellassero; promettendo à tutti quelli di dar loro per moglie qual donna più à lor piacesse. credendo che ciascuno haurebbe dimandato la moglie del suo padrone. Le donne vennero per questo intanto sdegno, che tut-

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te insieme co serui portarono sù le mura molte pietre, et altre cose, d’offesa et da difesa, et poi combatterono i padroni, i serui, et anco molte donne fino alla morte, ne si smarirono mai, fin che Philippo, vedendo i suoi disegni riuscir vani, non leuò l’assedio. Mario dopo la rotta de’ Cimbri fù necessitato à far un’altro fatto d’arme con le donne, onde molti soldati di Mario furono uccisi. Oue rimangono le donne di Malta? lequali in compagnia de gli houmini guerreggiando, si portarono cosi prodemente, che fracassarono i Turchi, come dice Mambrin Roseo, et co’13 gridi gli spauentarono. Et mentre Mustafà combatteua aspramente Famagosta, le Donne della Città con incredibile ardire mescolandosi fra soldati, combattettero. Onde Mustafà, che grandissima strage vide far de’ suoi, disse che gli assediati erano grandi huomini da guerra. Scriue il Bottero. che la gente piu guerriera del Principe Monopotapa sono le Donne, le quali si gouernano à guisa delle antiche Amazzoni, vagliono assai con gli archi, et mandano i figliuoli maschi co’ Padri fuori della Prouincia, et le femine tengono, et le auezzano à trar d’arco, et à far altre cose da guerra. Sono animose, habitano, verso Occidente non lungi dal Nilo. Delbora Reina de gli Israeliti fù prode guerriera, et molte volte difese i suoi popoli dalle insolenze de’ vicini, et accrebbe l’Imperio con supremi honori. Ma che diremo delle Donne Lacedemonie? che, come scriue Latantio, essendo restata la lor Città senza huomini, perche erano andati ad assediar Messene, et i Messeni uscendo della Città di nascosto andorono per saccheggiare i Lacedemoni, armandosi tutte andarono contra i nemici, et non solamente difesero la Città, et il Paese dal sacco, ma mandarono i nimici in rotta, et furono sforzati à ritornarsene. Ma in questo i Lacedemoni auuedutisi dell’inganno, andarono loro dietro, ne potendo trouarli, trouarono le lor Donne armate, et credendole essere i nimici si metteuano in ordinanza per combattere, ma le gagliarde donne si diedero loro à conoscere; onde per memoria di questo illustre fatto delle Donne, posero un tempio à Venere armata; sopra laquale Ausonio fa un bello Epigramma. Finge che Minerua vedendo Venere armata, voglia di nuouo venire à contesa con lei sotto etiandio il giudicio di Paris; ma Venere la schernisce, et la chiama temeraria, hauendo ardire di prouocarla, hora che la vede armata, se da lei fù vinta ignuda, et tale è lo Epigramma tras-

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