Author: Marinella, Lucrezia (1571-1653)



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Delle cause, dalle quali dipendono le Donne

Cap. II.

DVE sono le cagioni, dalle quali la femina dipende, ma non solamente quella; ma etiandio ogni altra cosa, di che questo nosto mondo è adorno. una delle quali è chiamata causa efficiente, ò producente, & l’altra materiale. se della procreante io parlo, non è dubbio alcuni, che sola cagione, & origine producente è Dio; fossero di una medesima perfettione, percioche dipendono da una istessa causa; ma se piu à dentro andaremo considerando, noi uedremo apertamente, che sono state da una istessa causa generate, ò create, ma con diuersa Idea, però furno dall’eterno fabro prodotte; percioche quella medesima cortese mano creò gli angeli, i cieli, l’huomo, & la rozza, & opaca terra. tutte però cose in perfettione differenti, perche nobilissimi sono gli angeli, men nobili che gli huomini, nobili i Cieli, & ingobilissima per cosi dire la terra. & pur dipendono da uno istesso Creatore, le quali sono & meno pregiate, & piu eccellenti, secondo che da esso Creatore sono state formate, ò per parlar piu particolarmente, secondo che da men nobile, ò piu singolare Idea dipendono. Onde Dante uolendo dimostrare la diuersita de gli effetti della somma bontà disse nel suo Paradiso.



La gloria di colui, che’l tutto moue

Per l’uniuerso penetra, e risplende

In una parte piu, e meno altroue

Si scoprono adunque non solamente nelle cose gia dette diuersi gradi di perfettione, ma in tutto quello, che nel mondo si ritroua. come nella diuersita de gli animali, animanti, & misti. tra quali alcuni piu perfetti, & altri meno perfetto sono. tutti però dipendenti da una istessa causa. se adunque così è, come ueramente è; perche non potrà essere la donna piu nobile dell’huomo, auendo ella piu rara, & eccellente Idea del Maschio, come dalla natura sua manifestamente si puo conoscere? della qual nel capo seguente io lungamente trattarò. sono le Idee secondi i Platonici eterni esempi, & imagini delle cose, le quali come in proprio albergo sono nella mente della superna potenza auanti la lor creatione, & pero Leone Hebreo cio considerando chiamò le Idee precognitioni diuine delle cose prodotte; percioche Dio auanti, la creatione delle cose haueua l’imagini nella mente di quello, ch’egli uolea creare. ma io uoglio darui uno esempio, che s’auicini à questa natura dell’Idea, piu però che sia possibile chiaro. Fingiamo adunque, che un Pittore uoglia dipingere la bella Venere, ò che uno Architettore uoglia fabricare un bellissimo palazzio. non è dubbio alcuno, che auanti, che il Pittore incominci à dipingere, & à lineare, haurà

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determinato nella sua mente la spetie della figura, che egli vuol dipingere. & poi incominciarà à porre in luce l’imagine, che nella mente formata hauea, & cosi anco il saggio architettore, quella cosa adunque ò imagine, che hanno nella lor mente, si addimanda Idea, ò essempio della Dea Venere, o del Palaggio, che si ritrova nella mente dell’Artefice inanzi la fabrica, ò la pittura. da questi essempi io credo, che notissimo sia ad ogn’uno, che cosa sia Idea, & anco credo, che farà chiarò ad ogn’uno, che piu nobile sarà l’Idea di un superbo, & ben proportionato Palaggio, che non sarebbe quella di un pouero, & sproportionato tugurio. & cosi di una leggiadrissiima Ninfa, che quella di un rustico, & difforme Satiro. hora applicando l’essempio al proposito mio dico, che piu nobili sono l’Idee, ò imagini, ò essempi delle donne auanti la loro creatione nella diuina mente, che non sono quelli de’maschi; come argomenta la beltà, & bontà loro. pur da ogn’uno conosciuta; percioche non si troua Philosopho, ò Poeta, che non attribuisca quella à loro, & non à maschi. & però affermo, che piu bella, & nobile Idea habbi una donna piu gratiosa, & ornata di beltà, che non ha una men bella, & men uezzosa; percioche anco d’alcuni particolari sono l’Idee, come racconta Marsilio Ficino, & molti sacri Dottori. & manifestamente lo dimostra Luigi Tansillo dottissimo Platonico in una sua canzone dicendo.



Tra piu sante Idee, tra le piu belle

Che in grembo à la diuina, e prima mente

Riberberasse l’eterno lor fatore

Splendea la uostra in Ciel non altramente,

Che in bel seren la Luna tra le stelle.

Dalle quali parole si comprende, ch’etiandio delle donne particolari ui sieno nella mente superna le Idee. cosi lasciò scritto anchora il Petrarca mentre vuol lodar Laura con tai parole.



In qual parte del mondo, in qual Idea

era l’essempio, onde natura tolse

Quel bel viso leggiadro, in ch’ella volse

Mostrar qua giù, quanto la su poeta.

O come egli spiega dottissimamente la natura dell’Idea. & come ch’ella si troui auanti la cosa creata. manifestò similmente il Bocca. nell’amorosa visione con tai parole questo.



Et da cui Idea pigliasse la misura

Et cosi bel disegno, e chiara luce

Sapria’l mal dir vinto da dubbia cura.

Et questo basti intorno alla causa efficiente, ò producente. hora me ne trapasserò alla cagione materiale, della quale è la donna composta. & poco intorno à cio mi affaticherò; percioche essendo la donna fatta dalla costa dell’huomo, & l’huomo di fango, ò loto, sarà certamente piu del

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Maschio eccellente. essendo la costa piu del fango senza comparatione nobile. aggiungiamo, ch’ella fù creata in Paradiso, & l’huomo fuora di quello. che ui pare, non sono le cagioni, dalle quali dipendono le donne piu nobili di quelle de gli huomini? et che questa donnesca natura sia uia piu pregiata, & nobile di quella de’maschi lo dimostra etiandio la sua produttione, percioche essendo la donna dopo l’huomo prodotta è cosa necessaria, che anco piu eccellente di lui ella sia: gia che, come dicono i piu saggi scrittori le soe ultimamente prodotte sono piu nobili delle primiere; parlo di quelle che sotto un medesimo ordine, ò ver spetie si contengono, anzi le prime sono generate per cagion delle ultime, & à quelle indrizzate, & però si potrebbe dire, che l’huomo fosse oltre altri fini dalla diuina Bontà prodotto per generar del corpo suo la donna, ricercando la nobiltà di un tal sesso materia piu degna, che non si ricercò all’huomo nella sua creatione. hor su me ne uoglio passare al terzo ragionamento.


Della Natura, & essenza del Donnesco sesso.

Cap. III.

SONO le donne, si come anco gli huomini, composte di due parti, una delle quali è origine, & principio di tutte le piu nobili operationi, & si chiama da tutti anima: l’altre parte è il corpo caduco, & mortale, & ubbediente à li comandamenti di quella, si come quello che da lei dipende. Se noi la prima parte, ciò è l’anima della donna consideriamo, senza dubbio se con Filosofi noi uogliamo parlare, diremo, ch’è tanto nobile l’anima de’maschi, come quella delle donne; percioche l’una, e l’altra sono d’una medesima spetie & per consequenza della medesima sostanza, & natura: laqual cosa conoscendo Moderata fonte, oue ella mostra, che le donne sono tanto nobili, quanto gli huomini dice nel suo Floridoro.

E perche se communne è la natura

se non son le sostanze variate?

Con quel che segue, uolendo ella mostrare, che si contengono sotto una medesima spetie. ma io gia non assentisco à questo opinione. ma dico, che non è inconueniente, che sotto una medesima spetie sieno anime quanto alla lor creatione piu nobili, & eccellenti dell’altre, come lasciò scritto il Maestro delle sentenze nel lib.2. alla distintione 32. la qual cosa essendo, si come è, io direi che l’anime delle donne fossero nella lor produttione uia piu nobili di quelle de gli huomini; si come da gli effetti, & dalla bellezza del corpo si può vedere. che le anime sieno tra lor diverse lo conoscono etiandio i Poeti inspirati dal furor diuino che loro fa riuelare i piu alti, & reconditi secreti della suprema Bontà, & della natura. la qual cosa mostrò Remigio Fiorentino ne’ suoi sonetti con tai parole.

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Tra le belle alme, ch’à far uiue intese

Son di natura le belle opre, e rare

A dar vita à le membra e belle, e care

De la mia donna la piu bella scese.

Che le anime delle donne habbino una eccellenza, che non hanno quelle de gli huomini lo manifesta il Guarino in alcune sue stanze dicendo.



Nelle uostre pure alme vn raggio splende

Di quel sol, che nel Cielo arde i beati,

Onde nasce l’ardor, che da voi scende

Ne così in si bel foco ad arder nati.

Questo è quel, che u’adorna, e quel ch’eccende,

Le fauille d’amor ne’ lumi amati,

E questa è la cagion di quei sospiri

Ch’esala, gl’amorosi alti desiri.

Ma non solamente il Guarino, & Remigio Fiorentino, ma tutti gli altri Poeti sono stati di questa uerità capaci. Come fù Bernardino Tomitano in un suo sonetto, nel quale egli fa manifesto, che dall’eterno Motore sono à noi alcuna uolta concesse creature di anima, & di corpo piu degne, dicendo.



Quel che con infinito alto gouerno,

E conj immensa prouidenza, & arte

Sua mirabil virtute à noi comparte

Santo, saggio, diuin Motore eterno

Vi diede à questa età, perche l’interno

Vostro valor Lucretia in mille carte

Per noi rimbombi, e viua à parte, à parte

Tutto quel, ch’è di uoi chiaro, e superno.

Et anchor à noi lo fece manifesto il Padre angelo Grillo in questi verso.



Ahi chi la piu bella alma

Dalle piu belle membra à partir sforza.

E in un sol lume ogni mio lume ammorza?

Ahi del Ciel, di natura ultima possa

Sarete adunque voi nud’ombra, & ossa.

Possono adunque l’anime del donnesco sesso essere piu nobili, e piu pregiate nella lor creatione di quelle de gl’huomini, nondimeno se noi uorremo ragionare secondo l’opinione piu commune diremo, che tanto sono nobili le anime delle donne, come quelle de gl’huomini. la quale opinione è in tutto falsa, & questo si farà à tutti manifesto, se si considerarà con animo non punto appassionato l’altra parte, ch’è il corpo: percioche dalla eccellenza del corpo si conosce etiandio la nobiltà dell’anima. che il corpo delle donne sia piu nobile, & degno di quello de maschi ce lo dimostra la delicatezza,

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& la propria complessione, ò temperata natura sua, & la belleza: anchor che la bellezza sia una gratia, ò splendore resultante dall’anima, & dal corpo: percioche la beltà senza dubbo è un raggio, & un lume dell’anima, che informa quel corpo, in cui ella si ritroua, si come lasciò scritto il saggio Plotino seguitando però in questo Platone con tali parole. Exemplar pulchritudinis naturali est ratio quaedam in anima pulchrior, à qua profluit pulchritudo. Et Marsilio Ficino nelle sue Epistole cosi dice. Pulchritudo corporis non un vmbra materiae, sed in luce, & gratua formae. Et che la cosa è la forma del corpo, se non l’anima? ma piu chiaramente ci hanno insegnato questa cosa il leggiadrissimi Poeti, che hanno mostrato, che l’anima fuori dal corpo, come fanno i raggi del Sole fuori di un purissimo uetro: & quuando è piu bella la donna, tanto affermano, che l’anima di lei rendi in quel tal corpo gratia, & leggiadria. mostrò questo il Petrarca in mille luoghi & spetialmente parlando de gl’occhi, anzi de’ duoi chiari soli di Madonna Laura dicendo.



Gentil donna, i veggio

Nel volger de’vostri occhi vn dolce lume,

Che mi mostra la via ch’al Ciel conduce

Et Francesco Ranieri in un suo sonetto.



Se da’ begli occhi vostri in cui si mira

Tutto il bel, che può far natura, & arte.

Et in un altro dice.



Alma leggiadra in sottil velo inuolta’,

Che come in vetro chiuso auro splendeui.

Et il Tasso ne’ suoi sonetti cosi manifesta questo.



Alma leggiadra, il cui splendor traluce

Qual sol per nubi dal suo vago velo.

Oue quegli mostra, che l’alma risplende fuori per un leggiadro, e ben composto corpo, à quel modo, che fa il sol dalle nubi uelato. è adunque causa, & origine l’anima della beltà del corpo, si come habbiamo dimostrato. ma non solamente è l’anima cagione, ma se andiamo con l’ingegno piu oltre, uederemo che Dio, le Stelle il Cielo, la natura, amore, & gli Elementi sono di lei principio, & fonte. che dipenda dalla superna luce la bellezza nido delle gratie, & de gl’amori, dimostrano i Platonici affermando, ch’ella è una imagine della bellezza diuina dicendo. Pulchritudo externa est diuinae pulchritudinis imago. Et Dionisio Areopagita lasciò scritte queste parole. Per participationem causae primae ombia pulchra sunt pro suo cuique modo. Ma copiosamente à noi scoprì questo Leone Hebreo nel dialogo terzo dell’amore, affermando che la bellezza corporea è un’ombra, & imagine della bellezza incorporea, che risplende ne’ corpi: percioche se questa da i corpi causata fosse, ogni corpo sarebbe bello, che è cosa falsa. Adunque da

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superiore cagione nasce la beltà, & maestà del corpo. Onde disse Giovanni Guidiccioni.



la bella e pura luce che in voi splende

Quasi imagin di Dio nel sen mi desta.

Onde come buon Platonico domandò la bellezza imagine di Dio, ma più chiaramente dostra Claudio Tolomei, ch’ella sia vna gran parte del la bellezza di Dio con queste parole.



De la beltà, che dio larga possiede

Si viuo raggio in voi donna riluce

Che chi degno di quel vi guarda, uede

Il uero fonte del’eterna luce.

E fa manifesto, come ben disse Dionisio Areopagita che la somma bellezza si scuopre nelle creature, che ne sono degne, come le donne sono. questo ancor conferma Francesco maria Molza dicendo.



Donna nel cui splendor chiaro, e diuino

Di piacere a se stesso Dio propose,

Alhor che gli Emisperi ambi dispose

E quanto hanno d’ornato, e pellegrino.

Fu ancho di questa opinione Celio Magno Segretario della Signoria di Vinegia in vn suo sonetto



Non creò Dio bellezza, accio che spento

Sia’l foco in noi, che per lei desta amore

Et in vna Canzone lodando le bellezza dell’amata donna, ma in particolar de gli occhi dice.



Son gli altri uostri honori

Miracol di natura

Questo par che da Dio proprio dicenda.

Cosi etiandio disse Remigio Fiorentino ne suoi sonetti in questo modo.



Donna l’imagin son di quel sereno,

Di quel bel, di quel vago, e quel diuino,

Che sol s’infonde in noi per sua bontade.

Questo dimostra ancor Bernardo Rota dicendo.



Se dell’occhio del Ciel l’alma gran luce

Quale al rio, tale al buon gioua, e risplende,

Donna gentil, s’in voi sola riluce

Tutto il bel, che in se Dio vede, e possiede.

Et il Guarino nel suo Pastor fido dice.



O donna, ò don le Cielo,

anzi pur di colui

Che’l tuo leggiadro velo

Fe d’ambo creator piu bel di lui.

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In somma non è scritto Platonico, ò Poeta, che non affermi, che da Dio dipendi la beltà, si come mostra il Petrar. nella canzone, che incomincia. Poi che per mio destino, con queste parole.

Poi che Dio, e natura, & amor volse

Locar compitamente ogni uirtute

In quei bei lumi, on’io gioioso viuo.

E adunque primiera, & principal cagione la bellezza diuina della beltà donnesca, doppo la quale ui concorrono le stelle, il Cielo, la natura, amore, e gli Elementi. come ben disse il Petrarca parlando di maddona Laura



Le astelle, il Cielo, e gli Elementi à proua

Tutte lor arti, & ogni estrema cura

Poser nel viuo lume, in cui natura

Si specchia, e’l sol ch’altroue par non troua.

Che’l cielo questa bellezza produca, in mille luoghi lo dimostra: & similmente il Bembo dicendo.



Mostrommi entro à lo spatio d’un bel volto,

E sotto un ragionar cortese umile

Per farmi ogn’altro caro essere à vile

Amor quanto può darne il Ciel raccolto.

Che le stelle di ciò sieno cagione, lasciò scritto il Petrarca in una sua canzone.



Il dì che costei nacque eran le stelle,

Che producon fra noi felici effetti

In luochi altì, & eletti

L’una uer l’altra con amor couerse.

Et il Tansillo in una sua conzone, che incomincia. Amor che alberghi, e uiui entro al mio petto, scopre il medesimo dicendo.



Ma quando mi conduce

La mente à penetrar l’alta uirtude,

Che la bella alma chiude

Parmi allor, che la bocca, e gl’occhi, e’l riso

E i membri in Paradiso

Fatti per man de gl’angeli, e di Dio

Sien la minor cagion dell’ardor mio

Chi potria mai narrar l’alte infinite

Gratie del Ciel, ch’è larga man ui denno

Alma real tutti i migliot pianeti?

Venere la beltà, Mercurio il senno,

E le parole, ch’a l’inferno vdite

Quei c’han pena maggior farien piu lieti.

Che la Natura ui concorra lo dimostra il Petrarca in questo sonetto.

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In qual parte del Cielo in qual Idea

Era l’essempio, onde Natura tolse

Quel bel viso leggiadro, in ch’ella volse

Mostrar qua giù quanto la su potea.

Et finalmente, che Amore sia origine, & principio della bellezza lo manifesta l’istesso autore in questo sonetto dicendo.



Onde tolse amor l’oro, e di qual uena

Per far due treccie bionde; e’n quali spine

Colse le rose, e’n qual piaggia le brine

Tenere, e fresche; e die lor polso, e lena?

Onde le perle, in ch’ei frange, & affrena

Dolci parola honeste, & pellegrine?

Onde tante bellezze, e si diuine

Di quella fronte piu, che’l Cielo serena?

Da quali angeli mosse, e da qual spera

Quel celeste cantar, che mi disface

Si che m’auanza homai da disfar poco?

Di qual sol nacque l’alma luce, altera

Di que’ belli occhi, ond’io ho guerra, e pace,

Che mi cuocono il core in giaccio, e’n foco?

A cagionar adunque questo riccho theforo, & pregio della bellezza si ricercano tutte le parti del mondo piu eccellenti, & nobili, come Dio, Stelle, Natura, Elementi, & Amore, che è un ministro, che piglia da i corpi misti, & da gli altri ogni forte di perfetione, & eccellenza. Onde il Tasso ne’ suoi sonetti conclude, che nella bellezza ui sia tutto il ben del mondo con tai parole.



Bella Signora nel tuo vago volto

Si uede lo splendor del Paradiso

Si che qual’hora il mio pensier u’affiso

Parmi uedere il ben tutto raccolto.

Se le donne adunque sono piu belle de gli huomini, che il piu sono rozzi, & mal composti si uedono, chi negarà giamai, che quelle non sieno piu singolari de’maschi? niuno à giudicio mio. Onde si può dire, che la bellezza nella donna sia un meraviglioso spettacolo, & un miracolo riguardeuole, che mai non sia à pieno honorato, & inchinato da alcuno. ma uoglio che passiamo piu inanazi, & che mostriamo, che gli huomini sono obligati, & sforzati di amar le donne, & che le donne non sono tenute a riamarli, se non per semplice cortesia: & oltre a questo, uoglio, che dimostriamo, che la beltà delle donne sia cagione che gli huomini, che temperati sono, s’inalzino per mezzo di quella alla cognitione, & contemplatione della diuina Essenza. da queste cose tutte saranno pur uinti, & superati gli ostinati Tiranni delle donne, i quali ogni giorno piu insolentemente calpestano le dignità loro: che la piaceuolezza, & leggiadria de delicati

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uolti sforzi, & costringa à lor dispetto ad amar le donne, è cosa chiarissima, & però questo à me sara leggerissima impresa, percioche se il bello è di sua natura amabile ò uer degno di essere amato, come racconta Marsilio Ficino nel conuiuio di Platone con tai parole. Pulchritudo est quidam splendor humanus ad se rapiens animam, & amabilis sua natura. sarà necessitato l’huomo ad amar le cose belle: me che piu belle cose ornano il mondo delle donne? niuna in uero, niuna, come ben dicono tutti questi nostri contrarii, che affermano lampeggiar ne’ lor leggiadri uolti la gratia, e lo splendor del paradiso, & da questa beltà sono sforzati ad amar quelle, ma non gia elle sono tenute ad amar gli huomini: perche il men bello, ò il bruto non è per sua natura degno di essere amato. ma brutti sono tutti gli huomini à comparatione dico delle donne. non sono adunque quelli degni di essere rianimati da loro. se non per la sua cortese, & benigna natura; alle quali tal hora par discortesia à non amar qualche poco l’huomo amante. Cessino adunque le querele, i lamenti, i sospiri, & le esclamationi de gli huomini, che uogliono al dispetto del mondoessere riamati dalle donne chiamandole crudeli, ingrati, & empie: cosa da mouer le risa, delle quali cose si ueggono pieni tutti i libri Poetici. Che la beltà delle donne guidi alla cognitione di Dio, & delle superne intelligenza, & dimostri la uia di andare al Cielo, manifesta il Petrarca dicendo, che nel moto de gli occhi di madonna Laura uedeua un lume, che li mostraua la uia del Cielo, & poi soggiunge.



E per lungo costume

Dentro la doue sol con amor seggio

Quasi visibilmente il cor traluce,

Questa è la uista, ch’a l ben far m’induce

E che mi scorge à glorioso fine:

Questa sola dal uolgo m’allontana

Et piu sotto.



Io penso se la suso

Onde il motore eterno delle stelle

Degnò mostrar del suo lauoro in terra

Son l’altr opre si belle,

Aprasi la prigione, ou’io son chiuso.

Dalle quali parole si comprende che diceva il Petrarca tra se, se questa unica bellezza, ch’io scopro ne sfavillanti, & gratiosi lumi di madonna Laura è tanto degna, & riguardeuole, che deue poi essere quella che è in Cielo? onde ciò considerando, egli desiaua la morte. Et in un suo sonetto ringratia la fortuna, ò Dio, che lo ha fatto deglio di ueder Laura, per mezzo della quale egli s’inuia al sommo bene dicendo.

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Da lei ci nien l’amoroso pensiero

Che mentre il segui al sommo ben t’inuia

Poco prezzando quel, ch’ognun’huom desia

Da lei vien l’animosa leggiadria

Che’al Ciel ti scorge per destro sentiero.

Et in un altro.



Lei ne ringratiò, e’l suo alto consiglio

Che co’l bel viso, co’i soaui sdegni

Fecemi ardendo pensar mia salute.

Et poco dopo dice.



Quel sol, che mi mostraua il camin destro

Di gire al Ciel con gloriosi passi.

Et Dante in una sua ballata, dice, che guardando il uiso à Madonna douenirà beato à guisa d’angelo, che in Dio mira.


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