La nobiltà et l’eccellenza delle donne, co’ diffetti et mancamenti de gli huomini



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Bagnossi, come disse, e lietà porse

All’incauto pagano il collo igniudo,

Incauto, e uinto anco dal uino forse

Incontro à cui non ual elmo, ne scudo

Quel’huom bestial le prestò fede, e scorse

Sì con la mano, & si col ferro crudo,

Che del bel capo già d’amore albergo

Fe troncho rimanere il petto, e’l tergo.

[Page 44]



Quel fe tre salti e funne udita chiara

Voce, ch’uscendo nominò Zerbino,

Per cui seguire ella trouò si rara

Via da fuggir di man del Saracino.

Alma c’hauesti piu la fede cara,

E’l nome quasi ignioto, e peregrino

Al nostro tempo, e della castitade

Che la tua uita, e la tua uerde etade.

Cosa ueramente degna di eterna memoria. Sulpitia, come dice Tito Liuio fù castissima: era Patricia figliola di Sulpitio, & moglie di Quinto Flauio Flacco. eressè il tempio alla Dea Venere; accioche riuolgesse gli animi lasciui alle honestà, & virtù, & la chiamorno Verticordia, come dice Plinio; costei non fù di men famoso grido di castità che fosse Lucretia; & però dice il Petrarca.



Cosi giungemo alla Città soprana

Nel tempio pria; che dedicò Sulpitia

Per spegner della mente fiamma insana

Et che diremo noi della pudicissima Principessa di Tarento, laquale era stata promessa à Corsamonte, et essendo presa da Goti; Corsamonte per liberarla fù per inganno di Burgenzo ucciso, & ella, benche la pregasse Bellisario, non uolse piu marito, ma si fece chiudere in una picciola cameretta appreso la tomba di Corsamonte per conseruar la sua uerginità, come il Trissino nel libro 23. la fa rispondere à Bellisario, che le uoleua ritrouare un altro sposo di età conforme à quella di Corsamonte in questo modo.



Deh lasciate Signor, ch’io mi rinchiuda

In uno scuro, e lucido sacello,

Oscuro al mondo, e lucido alla vita.

Oue la mia verginità si serui

Intatta, e purghi quei pensieri inulti

Ch’eran già nel mio cor d’hauer marito.

Diana fù tanta casta, che fu chiamata Dea della castità, & fuggendo gl’huomini, si essercitaua nelle caccie. Sempre era in compagnia di Vergini Ninfe, & essendo un giorno in un chiarissimo fiume, ò fonte con le altre Ninfe, souragiunse Ateone & mirò Diana, & ella tingendosi di honesto colore, come dice Ouidio nel terzo libro, delle Metamorphosi con questi versi.



Qui color infectis aduersi solis ab ictu

Nubibus esse solet, aut purpureae Aurorae

Is fuit in vultu visae sine veste Dianae

Lo spruzzò conl’acqua, & lo fece diventare un ceruo. Aretusa Ninpha figlia di Nereo, & di Doride compagna di Diana un giorno per rinfrescarsi, si bagnò nel fiume Alpheo, il quale corre per l’Arcadia, subito

[Page 45]

Alfeo Dio di quel fiume fù preso d’amore, & la uolse prendere, essa ch’era uergine casta lo fuggì, & corse tanto, che per il molto sudore, si liquefece, & trasformosi in un fonte. Come la fa dire Ouidio nel libro quinto.



Occupat obsessos sudor mihi frigidus artus:

Ceruleaeque cadunt toto de corpore guttae,

Quaque pedem moui, manat locus: eque capillis

Ros cadit: & citius, quam nunc tibi fata renarro,

In latices mutor.

I quali uersi tradotti in uolgar lingua da Fabio Maretti tali sono.



Un gelido sudore in ogni parte

Mie membra assediate intorno oppresse

E par, che’l corpo mio tutto si stille

E’n terra caggian le cerulee stile:

E doue mossi il piè’l sito ho bagnato

E / rugiada cadea dal crine sciolto

E ratto piu, ch’io non ti narro il fatto

In acque tutta mi disfaccio, e uolto.

A questo mi souiene della Ninfa Siringa famosa fra le Amadriadi laquale per amore della tanto da lei amata honestà, & uerginità sprezzò i Satiri, & quanti Dei, che habitauano nelle selue. Pan Dio un giorno la uide, & la desiderò hauer per moglie: ella sprezzandolo fuggì, & pregò le caste sorelle, che la cangiasser in qualche nuoua forma per fuggire il Dio, & mutossi in canne Palustri, come dice Ouidio nel lib.I.



Panaque, cum prensam sibi iam Siringa putaret:

Corpore pro Nymphae calamos tenuisse pallustres.

Daphne imitatrice di Diana sempre uisse casta, & godeua delle caccie, & domandò al padre gratia di conseruar perpetua uerginità, come dice Ouidio.



Da mihi perpetua genitor carissime dixit,

Virginitate frui: dedit hoc pater ante Dianae.

Et Appollo essendosi inamorato di lei, la seguì, & fuggiua ella, laqual doppo molto correre giunse al fiume Peneo, & lo pregò a torle quella bellezza, & si trasformò in un Lauro, che sempre si mantiene uerde come dice il medesimo.



Vix prece finita torpor grauis occupat artus,

Mollia cinguntur tenui precordia libro

In frondem crines, in ramos brachia crescunt

Pes modo tam velox pigris radicibus heret

Ora cacumen habent, remanet nitor unus in illa.

Ma che diremo noi delle donzelle Lacedemonie? delle Spartane? delle Milesie, & delle Thebane? Che apprezzorno piu il fregio della santa pudicittà, che i regni, & la propria uita. che delle Tedesche? le quali disfor-

[Page 46]

mando le faccie, & molte annegandosi conseuorno le loro persone caste, & senza machia. Ma doue rimene Hersilia, & le altre Sabine? Questa essendo stata con le altre compagne rubata da’ Romani uisse castissima sicome tutte le altre con i lor mariti, fedelissime, come scriuono tutti i scrittori delle Romane Historie; però il Petrarca le pone nel trionpho della castità dicendo.



Poi vidi Ersilia con le sue Sabine

Schiera, che del suo nome empie ogni libro

Non uoglio, che rimagna à dietro Claudia Vergine Vestale, della quale molto dubitauano, ch’ella non fosse, come era casta; per che andaua ornata; ma udite, come si scoprì la sua incorrotta castità. Essendo menata di Frigia à Roma la gran Madre Terra, come fù la naue nella foce del Tebro, oue era andata quasi tutta Roma ad incontrarla si fermò, ne fù possibile mouerla di quel luogo, ben che molti si sforzassero tirarla su per il fiume: all’hora Claudia prostrata su la riua del fiume, e stendendo le mani giunte uerso la Dea, tu sai disse alma Dea, che io son tenuta poco pudica dalla mia Città Roma, se cosi è ti prego mostrane segno, che condannata da te, che sai l’intimo del cor mio, mi confesserò degna della morte; ma se altramente sono, tu che casta sei, & pura, dando à questo popolo fede de l’integrità mia segui la mia pudica mano, & ciò detto diede di piglio ad una picciola fune, e tirò la naue à suo piacere, mostrando la Dea di seguirla uolontieri, con gran merauiglia di chi la uide: segno certissimo della sua pudicitia. Ma non cede à questa quell’altra Vergine uestale, quale, mentre nel tempio i giudici disputauano di lei, essendo stata accusata falsamente, se ne uenne al tempio con un Criuello pieno di acqua del Tebro senza caderne fuori pur una picciola goccia, & cosi cauò dalle menti de’ Giudici ogni sospetto, & però dice il Petrarca nel trionfo della castita di lei queste parole.



Fra l’altre la Vestal uergine pia

Che baldanzosamente corse al Tibro

Et per purgarsi d’ogni colpa ria.

Portò dal fiume al tempio acqua col cribro.

O quanto cara fù la verginità a Mica Eliense, che essendo uenuta nelle mani di Lucio soldato d’Aristone, non uolle mai né per proferte, né per minaccie fare il suo piacere; benche il Padre proprio la pregasse molto, che compiacer li douesse; ella ferma nella sua casta uolontà ingenocchiata à i suoi piedi lo pregaua à non le lasciar far quello oltraggio, ma il giouine sfrenato la battè crudelmente nelle braccia paterne; & poi li tronchò il capo. Laura come dice il Petrarca era donna castissima, & oltre che in tutto il suo libro la celebra per tale, la pone nel Trionfo della castità dicendo.



Passò qui cose gloriose, e magne

Ch’io vidi, & dir non oso à la mia donna

Vengo, & à l’altre sue minor compagne

[Page 47]



Ell’hauea in dosso il dì candida gonna,

Lo scudo in man, che mal uide Medusa

D’un bel Diaspro era iui vna Colonna

Alla qual d’una in mezo Lethe infusa

Catena di Diamanti, e di Topatio

Che al mondo fra le donne hoggi non s’usa.

Legare il vidi, & farne questo stratio

Che bastò bene à mille altre uendette,

Et io per me ne fui conteuto [contento], e satio.

Et la fa uestita di biancho per mostrare la sua pura honestà. era etiandio Fiordiligi casta, & fedele moglie di Brandimarte, la quale, dopò [sic!] che le fu ucciso Brandimarte, fece farsi una cella nel sepolcro di lui, & sempre uisse pudicamente, come dice l’Ariosto nel canto 43. in questo modo.



E uedendo le lagrime indefesse,

Et ostinati uscir sempre i sospriri;

Ne per far sempre dire offici, e messe

Mai satisfar potendo à i suoi desiri;

Di non partirsi quindi in cor si messe

Fin che dal corpo l’anima non spiri,

E nel sepolcro fe far vna cella

E ui si chiuse, fe sua vita in quella.

Et benche fosse pregata da Orlando, mai fù possibile leuarla di quel luogo. Ma doue rimane Rosmonda creduta figliuola del Re de Gothi? La regina de’quali la pregaua à ornarsi, accioche il Re Germondo di Suetia la pigliasse per moglie, mostrandole quanta gran cosa sia l’esser regina di genti magnanime: & ella disprezzando le grandezze di questa uita, & solamente amando la castità, cosi le risponde come dice il Tasso nel suo Torrismondo.



Madro io no’l vò negar, ne l’alta mente

Questo pensiero è gia risposto, e fisso

Di viuer vita solitaria, e sciolta

In casta libertade, e’l caro pregio

Di mia virginità serbarmi integro

Piu stimo, che acquistar corone, e scettri.

Non uoglio, che Enone Ninfa casta, & pudica resti fuori di questa honorata compagnia. Essendo ella stata tolta per moglie da Paride figliuolo di Priamo, & poi lasciata da lui, sempre uisse pudica. Verginia figliuola di aulo patricio moglie di Lucio Volumnio Console huomo Plebeio eresse un tempio alla pudicitia, il qual tempio era fatto delle case, oue essa habitaua, & inuitando le matrone le confortaua, che la medesima gara, che fra gli huomini è della uirtù, fosse fra le matrone di castità, & pudicitia; & questa Verginia fù honesta quanto imaginar si possi, come dice Tito Livio.




1 Σός means “your.” The Greek word for fire is πῦρ.

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