Le nobiltà et l’eccellenza delle donne: co’ diffetti, et mancamenti de gli huomini



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Mi venne in mente il mio padre Thoante.

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Et tosto corse al padre, et lo fece fuggire, et poi fingendo di hauerlo ucciso; accomodò un Rogo col manto, con lo scettro, et con l’armi del genitore. Et hauendo tinto un coltello nelle ferite, si asise appresso il Rogo; perche se stata fosse scoperta, quelle altre donne, ch’uccisi haueuano i suoi, haurebbono lei uccisa. Non fù grande amore verso il padre quello di quelle cinquanta figliuole di Danao, le quali per ubbedire à lui uccisero i miseri giouini loro sposi. grandissimo fù l’amore, et la beniuolenza di Althea verso i fratelli, che furono uccisi dal suo proprio figliuolo, il quale nascendo, si dice, che le Parche tolsero un legno, et lo misero nel fuoco, et dissero; tanto durerà la vita di questo fanciullo, quanto si mantenerà questo legno: Althea, partite le Parche, prese il legno, et con grande custodia lo guardò: essendole da lui morti i fratelli, spinta da fraterno amore lo gettò nel fuoco, come dice Ouidio nel lib. 8. per priuarlo di vita.

Me miseram, male vincetis, sed vincite fratres.



Dummodo quae dedero vobis solatia, vosque

Ipsa sequar, dixit, dextraque auersa dementi

Funereum torum medios coniecit in ignes,

Et cosi vinse l’amor fraterno quello del figliuolo. Ma doue rimane Drusilla, che tanto amò il marito, che con animo forte, et generoso uccise il suo nemico, facendo auelenare il vino, che volle, che il sacerdote porgesse à Tanacro. facendo prima fare l’essequie al morto marito, come dice l’Ariosto nel canto 37.

Tosto, ch’al fin le sante essequie foro,

E fù col tosco il vino benedetto,

Il sacerdote in una coppa d’oro

Lo versò, come hauea Drusilla detto:

Ella ne hebbe quanto al suo decoro

Si conuenia, e potea far l’effetto;

Poi diè à lo sposo con viso giocondo

Il nappo, e quel li fè apparire il fondo.

Et cosi fece vendetta del Tiranno. et certo anchor grande era la beneuolenza di Gildippe verso il caro Odoardo, come ben dice il Tasso nel primo libro di lei ragionando.

Ne le scole d’amor, che non s’apprende?

Lui si fè costei guerriera ardita.

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Va sempre affissa al caro fianco, e pende

Da un fato solo l’una, e l’altra vita

Colpo ch’ad un sol noccia, unqua non scende;

Ma indiuiso è il dolor di ogni ferita:

E spesso è l’un ferito, e l’altra langue,

E versa l’alma quel, se questa il sangue.

Son le Donne state similmente verso i figliuoli loro oltre à modo amoreuoli, con cio sia cosa, che molte di loro si sieno d’allegrezza morte, come in Tito Liuio si legge, raccontando egli che dopo la graue sconfitta, che i Romani lungo il lago Trasimeno riceuerono, assai huomini, ma molte più donne corsero alle porte della città per udire certa nouella della vita, o della morte de loro perscritti parenti, et tra l’altre donne una ve n’hebbe, la quale, per hauere udito affermare la morte del suo amato figliuolo, mentre da smisurato dolore era trauagliata, si vide, oltre ad ogni sua credenza, il figliuol sano, et saluo innanzi comparere, onda da souerchia letitia soprapresa incontanente l’animo spirò. Et un’altra, la quale per morto hauea il figliuol pianto, et in andarsene à casa allo’mprouiso lo’ncontrò, onde vinta da grandissimo giubilo subito si morì. Ne si mostrarono elleno meno affabili, ne meno amoreuoli verso i mariti loro, perche leggiamo, che Argia, figliuola d’Adrasto Rè d’Argo, non cessaua giamai di chiamare il suo molto amato sposo Polinice, che da Lae suo padre l’era stato ucciso; et perche Creonte hauea grauemente difeso, che i morti non si sepellissero, ella in compagnia d’Arrigona sorella di suo marito arditamente, et senza punto curare l’empio editto del tiranno, di notte tempo andò à cercar fra morti il corpo del suo caro Polinice, il quale essendo da lei ritrouato con molte lagrime lo sepelli, il che peruenuto alle orecchie del crudel Creonte fu cagione, che la facesse uccidere. Deidamia doue resta? la qual fù tanto amoreuole verso il marito, che poi che fù morto à Troia, visse sempre vedoua, sconsolata, pascendosi solo della memoria di lui. Merauiglioso senza dubbio fù l’amore d’Alceste verso il caro marito Admeto, poiche diede la sua vita in preda à morte per conseruarlo in vita. Eraclito, chiedendo à l’oraculo se lungo tempo viuerebbe, gli fu da quel risposto, che in pochissimo tempo finirebbe la sua vita, quando egli non ri-

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trouasse chi morire per lui volesse: egli oltre à modo dolente per la vicina morte domandò al Padre se per lui morire volesse, et il simigliante domandò alla Madre, à figliuoli, à fratelli, de quali ogn’uno ricusò di voler per lui morire. Ma la cortese moglie, come questo intese volontariamente alla morte si offerse, et saluò la vita al marito. Conoscere etiandio da quello che dice l’Ariosto si può se grande fosse l’amore, ch’al marito portaua Vittoria Colonna in queste stanze.



Se Laodamia, se la moglier di Bruto;

S’Arria, s’Argia, s’Euadne, et altre molte

Meritar laude per hauer voluto

Morti i mariti esser con loro sepolte,

Quanto honore à Vittoria è più douuto

Che di Lete, e del Rio che noue volte

L’ombre circonda, ha tratto il suo consorte

Mal grado de le Parche, e de la morte?

Se al fero Achille inuidia de la chiara

Meonia tromba il Macedonico hebbe,

Quanto inuitto Francesco di Pescara

Maggior à te, se viuesse hor, l’haurebbe?

Che si casta mogliere, e à te si cara

Canti l’eterno, honor, ch’à te si debbe,

E che per lei si’l nome tuo rimbombe,

Che da bramar non hai piu chiare trombe.

Dell’amore delle donne verso la Patria.

Cap. XI.

Hanno etiandio le donne antiposto al proprio bene l’honore, et l’amore della Patria; ne in questo hanno portato punto d’inuidia à gli huomini: anzi molte volte hanno lor peruenuti, ò li hanno superati, ò gli hanno innanimiti, et incittati alle difese, et alle vittorie; et veramente, come disse Cicerone nel libro de gli uffici, cari sono gli amici, cari i Parenti; ma l’amor della Patria contiene tutte le altre cose. Et non si può se non con verità affermare

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il detto di quel filosofo, Nihil est dulcius quam libera Patria frui. Et però molte Donne posero il petto inuitto per liberar l’amate mura da l’insolenza de’nimici. Essendo dunque assediati gli Spartani, haueuano gli huomini determinato di mandar tutte le Donne in Creta, allaqual cosa tutte contradissero, fra le quali vi si trouò Archidamia valorosa, et forte, che prendendo una spada in mano andò in Senato, et riprendendo gli huomini, disse se pensauano, che le Donne volessero viuere, quando Sparta fosse pigliata, et ruinata. Onde stupefatto il Senato d’un tanto ardire, rispose che tutto quello à lei piacesse, l’altre facessero. Subito le corraggiose Donne andarono, et mandarono à cauar fosse, et à fare altri ripari, et vollero, che i soldati si riposassero: et molte di loro combattendo fecero loro inuidia. Hauendo gli Efori condannato à morte Agide Spartano con inganno ordito da loro; et essendo menato in una prigione doue si soleuano strangolare coloro, che erano condannati à morire, venne alla prigione, l’auola, et la Madre di Agide, pregando et domandando con gridi, ch’egli potesse dir la sua ragione dinanzi a’ suoi Cittadini; Per questo i nimici d’Agide spauentati, affrettarono à lui la morte, temendo che non fosse cauato di prigione la notte dalle Donne, et perciò subito fù strangolato. Ma Anfare, il quale era uno di quelli, che condannarono à morte Agide veggendo à terra la madre di lui giacersi, laquale Agesistrata s’appellaua, et che per lo smisurato dolore non hauea pace, presela per mano la leuò in piedi, et dissele non temere d’Agide; percioche non è alcuno, che gli usi forza, ne crudeltà alcuna, et se ti piace puoi entrare à vederlo, et ella pregollo, che lasciasse con esso lei anchora entrare la Madre sua, laqual era auola di Agide: disse Anfare crudelissimo, menala, che non c’è alcuno, che te lo vieti et pigliatele amendue per mano, menolle dentro, e fece ferrar la porta della prigione, et fece uccidere Archidamia già dalla vecchiezza consumata, laquale era tenuta in grandissima reputatione, et riuerenza per saper le cose publiche. Dopo che fù amazzata costei, disse Ansare ad Agesistrata, che andasse à vedere il figliuolo, et subito entrò dentro, et vide il figliuolo morto, et la mardre, che haueua anchora il laccio al collo: ella dolente: ma forte ne punto mostrando il dolore, che l’animo premea, aiutò à leuare il capestro dal collo alla Madre, et la mise à lato ad Agide, e l’uno, et



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l’altra con una veste coperse, et poi gettandosi sopra il figliuolo lagrimando disse. La tua carità verso la Patria, figliuol mio, ha ruinato te medesimo, et noi insieme. Ma Anfare, udente cotali parole, disse con voce empia. Agesistrata, perche tu persuadeui il tuo figliuolo à far questo, tu hai da morire con lui, et l’animosa Agesistrata acconciandosi il laccio al collo, disse, dolce è la morte, pur che gioui alla mia Patria Sparta, et cosi subito fù morta. Amatrice veramente della Patria fu una Madonna Paola della famiglia de Buti degna d’eterna memoria: perche essendo assediata Pisa, laquale era piena d’ogni commodita circa il combattere, et il nutrirsi, ma le mancauano solamente persone, che facessero fosse, et i ripari alla Città. Ne poteua il senato per la poca copia d’huomini à questo bisogno prouedere. Ella si appresentò al Senato, et promise di voler saluar la Città con le ceste, se mille Asine simili alle sue date le fossero, mostrando loro Ginerua, et Lucretia sue figliuole. Missesi il partito, et fù vinto, et subito furono ritrouate le ceste, et le pale, et cosi le Donne ressero la Città inespugnabile. Racconta il Conte Giouanni Castiglione di una giouine Pisana, laqual valorosamente difese la patria, nella cui morte fu fatto questo bellissimo Epigramma.



Semianimem in muris mater Pisana puellam

Dum fovet, et tenero pectore vulnus hiat:

Nata tibi has, dixit, thedas, atque hos Hymeneos

Haec defense tuo moenia marte dabunt.

Cui virgo haud alias thedas, alio sue Himeneos

Debuit haec nobis grata reprendere humus.

Hanc ego solameo seruaui sanguine terram,

Haec seruata meos terra tegat cineres.

Quod si iterum ad muros accedet Gallicus hostis

Pro patria arma iterum ossa haec cinisque dabunt.

Et questo leggiadro Epigramma fù poi recato dal Domenichi in lingua volgare; che qui sotto noteremo.

Mentre abbracciaua la Pisana Madre

La valorosa, e quasi morta figlia,

Et l’ampia piaga il tener petto apriua

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Queste le nozze fien, questo il marito

Disse ella, che tu haurai da queste mura,

Difese col valor della tua mano.

Cui la donzella; et altre già non voglio

Pompe ò marito hauer dal patrio nido,

Sola difesi col mio proprio sangue,

Copra ei difeso dunque il corpo mio;

Che se mai torneranno à queste mura

I nimici Francesi, un’altra volta

L’ossa mie prenderan l’armi per lui.

Ne minor fù l’amore della madre di Pausania verso la Patria; percioche hauendo Pausania tenuto da Persi contra la Patria, et per questo richiamato nella Città da gli Ephori, et conoscendo che essi ogni cura metteuano per ritenerlo, fuggì nell’ Asilo di Pallade, questo luogo era sacro, et molto reuerito; Onde sarebbe stato fatto ingiuria a’ Dei, che l’hauesse di là cauato: et perche determinarono gli Ephori di chiuderlo dentro, et farlo morire di fame, la Madre di lui corse, et innanzi à tutti portaua la materia di chiudere le porte del tempio, tenendolo per nimico; perche haueua operato contra la Patria questo racconta Emilio Probo con tai parole. Dicitur eo tempore matrem Pausaniae etc. Cruda verso il figliuolo fù Danatriona Spartana per amor della Patria; perche essendo il figliuolo andato alla guerra, intese che era timido, et vile ne pericoli; onde ritornando ella di sua mano l’uccise, et fece porre questa sentenza sopra il sepolcro; DAMATRIONA fù la Madre, che quì ripose il suo figliuolo: et perche ella lo vide timido, et indegno della Madre, et di Sparta sua Patria, di sua propria mano l’uccise. Et un’altra Madre non meno amorosa verso la Patria, vedendo venire il figliuolo, subito li domandò in che stato fossero le cose Della Patria; et egli rispose, che tutti gli altri erano morti: prese ella un tegolo, l’auentò di gran furia nella testa al figliuolo dicendo: dunque sei rimaso viuo per portare si dolorosa novella alla Patria? et egli di quel colpo si morì. Guerreggiando i Latini co Romani; i Latini domandarono a’ Romani alcune fanciulle vergini: i Romani non sapendosi in questo determinare, temeuano à prendere una guerra grande non hauendo allhora troppo gran forza, et temeuano che i Latini fingendo di

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volersi apparentar con loro, malitiosamente cercassero di hauere gli Statichi in mano, ma una fante, che hauea nome Tutola, ò come dicono alcuni Filoti, fece sapere al Senato, che facessero vestire di pretiose vesti molte serue delle piu belle, et delle più vaghe, che nella città si fossero à guisa di nouelle spose, et le mandassero a’ Latini. Del rimanente lasciassero il carico à lei. Accettarono i Senatori il suo ottimo ricordo et fecero la scelta delle serue, le vestirono, et ottimamente ornarono et le mandarono a’ Latini, che poco lontani dalla Città accampati s’erano: come fù la notte, le serue leuarono le spade a’ nemici, et Tutola salendo sopra un fico, gettandosi la veste su le spalle alzò una fiamma verso Roma, come haueua a’ Senatori detto che farebbe; i quali affrettando i soldati, presero gli alloggiamenti de’ nimici, et molti ne tagliarono à pezzi, In memoria dunque di cosi lodeuole fatto fù ordinata in Roma una festa, che si chiama delle serue. Non cedono à queste le donne di Smirna; percioche hauendo i Sardeschi posto l’assedio alla Città di Smirna. fecero intendere a’ Cittadini, che non si voleuano mai partir dall’assedio fino che non li dauano in mano tutte le lor mogli. Per la qual cosa, altro, che una graue bonta de gli Smirnei non s’aspettauano. quando una loro aueduta serua gli confortò à mandar tutte le serue loro, adornate delle vesti delle padrone, à nimici, per gabbargli. Il che, come ottimo compenso a tanto lor male, fecero. I Sardeschi adunque riscaldati dal vino si diedero à ridere, et a sollazzarsi con le serve da lor stimate le mogli de nimicim che gli fece diuenir pigri, et trascurati. Gli Smirnei veduto il tempo opportuno arditamente usciron fuori, et correndoui sopra tutti gli fecero prigioni, et per l’aueduto auiso d’una Donna la patria loro da grandissima vergogna liberarono. Essendo i Persiani da’ Medi messi in fuga nella guerra, che Ciro facea loro, le Donne fatto loro animo in dietro gli fecero ritornare, et cosi s’ottenero una non isperata vittoria, Grande senza dubbio, fù l’amore, che Vetturia portò à Roma sua cara patria, perche hauendo Martio Coriolano suo figliuolo assediata Roma, et non volendosi per lo mezzo de gli ambasciatori ne de Sacerdoti placare, ella, pigliata seco Volummia, moglie di lui, et due suoi figliuolini, andò nel campo nimico. Coriolano intendendo da un suo huomo, che quiui la madre sua era venuta; a quel riuerendo nome subito scese giu del tribunale per girsi ad abbracciarla. Laquale ciò non per-



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mettendo, disse. Fa che prima, che tu m’abbracci, io intenda, s’io mi son venuta à visitare il figliuolo, od il nimico, et s’io mi son nel campo tuo prigiona, ò serua, ò madre libera? Deh m’haurà la mia lunga Vecchiaia seruata à vederti non pur bandito, ma nimico ancora? Hai dunque tu potuto ruinare, et rubare questa terra, che ti ha generato, e nutrito? come non ti cessò ogni odio, quando entrasti dentro questi confini? come, quando Roma s’offerse à gli occhi tuoi, non ti tornò egli à mente, come dentro à quelle mura è la mia casa, gli miei Dei famigliari, la Madre, la donna, et i tuoi figliuoli? Adunque s’io non t’hauessi partorito, Roma non sarebbe combattuta, et s’io non hauessi hauuto figliuoli, io sarei morta libera nella mia Patria libera. Ma horamai io non posso patire cosa alcuna, ò à me piu misera, ò à te più brutta, et vitupereuole. Ma se ben sono infelicissima, non posso cosi durare molto tempo; pensa tu à costoro, i quali se cosi vai seguitando, tosto saranno soprapresi da morte acerba, ò da lunga seruitù. La moglie poi l’abbracciò, et i figliuoli; et cosi si piegò Martio, ilquale tosto ritirando l’essercito, si partì del contado di Roma. Queste sono parole di Tito Liuio; onde si può ben dire à ragione, che questa gran donna era degna di Poema chiarissimo, et d’Historia. Nella guerra di Enea con Turno le donne, non difesero la Patria? come dice Virgilio nel libro undecimo in questo modo?

Ipsae de muris summo certamine matres

(Monstrat amor verus Patriae) ut videre Camillam

Taela manu trepide iaciunt, ac robore duro

Stipitibus ferrum, sudibusque imitantur obustis

Praecipites, primaeque mori pro maenibus audent.

I quali versi fatti in volgare da Annibal Caro cosi suonano.

-------In su i ripari

Anchor le donne, (che le donne anchora

Il vero de la Patria amore infiamma)

Come giunte à l’estremo, alhor che morta

Vider Camilla, il feminil timore

Volgono in sicurezza, et sassi, et dardi

Lanciando, et con aguzzi inarsicciati

Pali, il ferro imitando; osano anch’elle

Gir le prime à morir morte honorata.

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Et il Tasso nel Canto undecimo dice, che molte donne difendeuano Gerusalem in questo modo.

E mirando la Vergine gagliarda:

Vero amor de la Patria, arma le donne.

Correr le vedi, e collocarsi in guarda,

Con chiome sparse, e con succinte gonne;

E lanciar dadi, e non hauer paura

D’esporre il petto per l’amate mura.

Hauendosi Aristodemo fatto Tiranno di Elide, bandì quasi tutti i Cittadini, ch’erano intorno ad ottocento, tutti insieme se ne andarono à saluarsi in Etolia, et poi fecero pregare il Tiranno, che li piacesse mandare i loro figliuoli, et le mogli: ma questo non poterono impetrar dal Tiranno. Il quale fingendo di essere mitigato, mandò un bando, che in un certo giorno determinato douessero tutte le mogli de banditi co’ figliuoli, et con tutto quello, che piaceua loro andare à ritrouare i mariti. Tutte credendo che fosse vero, allegre aspettauano il giorno assignato: venuto il giorno tutte si ritrouarono alla porta della Città, per doue haueuano ad uscire con le lor cose. Alcune haueuano i piccioli figliuolini in braccio, et i più grandicelli per mano, altre andauano sopra i carri, portando in seno i lattanti pegni, et quiui le une aspettauano le altre, per potersi, raccolte tutte insieme, partirsi. ma subito i ministri del Tiranno furo loro dietro, et saliti soura i carri, indietro gli voltarono con gran macello de misero puttini; percioche alcuni cadeuano da i carri; ad alcuni altri, che erano su la strada, le ruote delle carrette andauano sopra, et l’infrangeuano, et à l’ultimo con molta crudeltà le cacciò in prigione. Questa cosa mosse molto i petti de gli Eliensi. Onde le sacerdotesse di Bacco sacerdotalmente ornate andarono à pregar il Tiranno per le donne con le cose sacre in mano per mouere più l’ostinato cuore di lui. Il crudele, come le vide, stette cheto ad ascoltare: ma come udì, che erano venute à pregar per le donne, subito salì in grandissima rabbia, et commandò, che fussero mandate via con molte bastonate, et pagassero duo talenti per una, et cosi fù fatto. In questo mezzo gli Eliensi, ch’erano ricouerati in Etolia con quelle poche genti, che haueuano potuto mettere insieme, haueuano occupato una parte del territorio di Elide, vicino alla Città, do-

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ue sicuramente poteuano starsi, et far guerra al Tiranno. Ogni giorno fuggiua della Città qualch’uno, per non vedere il Tiranno. Altri erano da lui banditi, i quali si andauano volontariamente ad unire con coloro, che haueuano occupato il territorio; onde fecero un’essercito grande. Il Tiranno di ciò impaurito, andò alla prigione dalle donne, et con gridi, e minaccie comandò loro, che scriuessero a’ mariti, et gli pregassero, che leuassero l’assedio della Città, altrimenti egli le haurebbe uccisi i lor teneri bambini dinanzi à gli occhi, et loro anchora dopo diuersi, et strani tormenti. Le donne udendo questo si guardauano in viso l’una l’altra, mostrando di non temere punto le sue crudeli minaccie. Quando Megistona, moglie di Timoleonte, la quale, per la nobiltà del marito, et per lo natio valore, era la prima, sdegnò, alla venuto del Tiranno, de leuarsi in piedi, et il medesimo haueua ordinato, che facessero tutte le altre, rispose all’empio in questo modo. Se tu hauessi un poco di ceruello, non ci comanderesti, che scriuessimo à mariti; ma noi stesse, come à nostri Signori manderesti à negotiar in miglior modo, et più lealmente, che non facesti dianzi, quando c’ingannasti: Ma perche ti troui senza speranza di poter dalle lor mani fuggire, vorresti per il mezzo nostro anchora loro ingannare; tu sei in errore, se credi, che di nuouo ci vogliamo lasciare fare inganno, et che essi lasciassero, l’assedio per liberar da morte i figliuoli, et le mogli lasciando la Patria restarsi nella tua seruitù. Ma questo no’l faran mai; perche tanto non perderanno perdendo, noi, et questi figliuoli, quanto acquisteranno, liberando dalle tue mani la Patria loro. Seguiua la corraggiosa Megistona, quando il Tiranno non potendo più sopportare, comandò, che gli fusse portato il fanciullo di lei per volerlo uccidere dinanzi à gli occhi della madre. I ministri non sapeuano ritrouare fra tanti fanciulli il suo. Essa lo chiamò dicendo, vieni figliuolo mio: accioche sii il primo à prouare la crudele asprezza del Tiranno; perche maggiore è il mio dolore à vederti seruo contra la tua dignità, che morto. Il Tiranno udendo il parlare di lei cosi animoso, con furia mise mano alla spada, et si mosse per andare ad ucciderla; Ma un suo famigliare lo tenne con ragioni efficaci, et con prieghi, et si partì di prigione: essendo poi in camera con la moglie, et co figliuoli vide volare



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un’Aquila che lasciò andare un gran sasso sopra la parte della casa, che rispondeua alla camera del Tiranno, et leuandosi un gran strepito, sparì da gli occhi d’ognuno. Egli pieno di spauento chiamò uno indouino, et li dimandò, che volesse significare questo, et egli rispose, confortandolo, che questo era un segno, che Gioue li voleua gran bene, et lo voleua aiutare ne’ suoi bisogni. Cosi disse al Tiranno, et in uno altro modo disse a’ Cittadini; percioche quello era segno, che’l Tiranno doueua incorrere in un gran pericolo; onde essendosi uniti certi huomini, che haueuano congiurato contra lui, fra quali era uno chiamato Hellanico, non volsero piu aspettare à porre la Patria in libertà, et vedendo il Tiranno venirsene in piazza, senza guardia, gridò Hellanico. O fratelli mostrate hora un bellissimo spettacolo alla vostra Città; et Chilone uno de’ congiurati messe mano alla spada, et uccise uno, che accompagnaua il Tiranno. Ma esso fuggì nel tempio di Gioue, et fù da coloro, che lo seguitauano morto. La moglie del detto Tiranno s’impiccò per la gola, come udì la morte di lui: et due figliuole, che v’erano fecero il medesimo, inuitando l’una l’altra; perche i Cittadini voleuano far loro vergogna. Ma Megistona ch’era uscita di prigione con le altre donne le difese, dicendo, che pazzia è la vostra ò Cittadini? odiate le tiranniche crudeltà, et poi volete far peggio assai? et per la sua difesa morirono caste, et inuiolate le figliuole, et pregarono Megistona, et dopo la lor morte, non le lasciasse in terra dishonestamente giacere, et cosi fù liberata la cara Patria dall’ingiusto Tiranno. Che vi pare per vostra fè ò fratelli dell’animoso petto di Magistona? et di tutte quelle altre donne veramente degne di eterna memoria. Grande certamente sempre fù nel cuore donnesco l’amore della Patria, come oltre à tanti essempi si può conoscere nelle donne d’Aquilea; perche essendo assediata Aquilea da Massimino, et mancando le funi per gli archi, le donne sprezzando la bellezza de’ capelli se li tagliarono per amore della Patria: et il simile fecero le Romane, et quelle di Marsilia in altri tempi. Da questi pochi essempi, pochi à comparatione di quelli, che lascio, si può vedere con quanta vehementia, et ardore posero le magnanime donne il petto per forte scudo alla care, et amate mura, et non solamente offrirono volontariamente la vita alla morte per loro: ma uccisero i figliuoli, a’ quali ogn’uno per se stesso sa



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quanto amore, portino le pietose madri: et per dirlo in poche parole si spogliarono del proprio hauere, della bellezza, de figliuoli, et della vita, che pur è cara; sapendosi che la morte est ultimum terribilium, per amore della Patria. Grande senza dubbio fù l’amore, che portò alla Patria una donna Spartana, laquale hauendo cinque figliuoli maschi, tutti li mandò alla guerra: dopo alquanto tempo venne un’huomo dal campo à Sparta, et ella lo domandò, come andauano le cose, egli rispose, che erano morti nelle battaglie tutti cinque i suoi figliuoli, et ella disse, io non ti domando questo: ma come stanno le cose della guerra per utilità commune, egli disse, vanno bene, et ella rispose, à me poco monta la morte de’ figliuoli, già che la patria resterà honorata, et non suddita. Non è bene, che Ifigenia rimanga sotto il silentio, laquale fù cosi amatrice della Patria, che sapendo, come l’oracolo haueua detto, che bisognaua che fosse sacrificata a Diana sdegnata per lo Ceruo che uccise suo padre Agamennone, ella vedendolo afflitto, e dolente per cotal vaticinio, mossa da una salda fortezza, e da uno amore fedele verso la Patria tormentata da l’ira di Diana disse à lui queste parole, le quali sono nella tragedia di Euripide nomata Ifigenia.



At illa patri proxime assistens suo,

Hoc elocuta est, ò parens, adsum tibi,

Et hocce corpus pro salute patriae,

Proque uniuersa Grecia trado volens,

Ut immolandum hinc ad dicatas numinis

Bucatis aras, quando diuum oracula.

Ita canunt. prorsum quod ad me pertinet

Et rem geratis bellicam feliciter,

Laetaeque vobis premium victorie

Cedat.


1 marginalia: Giustitia che cosa sia.

2 marginalia: Magnificenza che cosa sia.

3 page is misnumbered as 71, but corrected by hand as 70.

4 [cinqne]

5 page is misnumbered as 72, but corrected by hand as 71.

6 [Tracagnota]

7 Page misnumbered as 75, but corrected by hand to 74.

8 [marginalia] Error del Passi.

9 [eonoscetelo]

10 page misnumbered as 76, corrected by hand to 75

11 [combattimnnto]

12 I think it should read “ad arrendersi”

13 not clear in the text

14 [marginalia] Toleranza che cosa sia.

15 reads fuorno.

16 reads nnoui.

17 [marginalia] essercitio quanto possa.

18 reads “pistole”

19 reads “i”

20 [marginalia] Amor delle Madri quale.

21 (Lara) what about female family members? Is this omission the result of a direct response to an accusation by Passi?

22 reads “carssimo”


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