Le nobiltà et l’eccellenza delle donne: co’ diffetti, et mancamenti de gli huomini



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Mostrò la donna aprirsi il paradiso.

Et di Marfisa.

Voglio seguirla bellicosa donna,

Laqual chiamò la Vergine Marfisa.

Et il Trissino parlando di Sofia pur Vergine, la chiamò mille volte donna nel lib. 3. dell’Italia liberata; et Torquato Tasso mentre ragiona della Vergine Soffronia, la chiama altera donna; et di Clorinda, che guereggiava con Tancredi dice nel Canto 13. stan. 53.

La fortissima donna non diè crollo.

Et nella stanza 66.



Passa la bella donna, e par che dorma.

E cosi d’Erminia. Et il Cavaliere Gaurino nel suo Pastor fido introducendo Mirtillo à lamentarsi di Amarilli dice.



La mia donna crudel più dellinferno.

Et parlando di Dorinda.

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Gia che di donna in lupo ti trasformi.



Et in altri infiniti luoghi. Fra Prosatori. Non ci è il Boccaccio nelle Novelle, nel Labertino, nella amorosa Fiammeta, et in ogni libro? Ma à che mi affatico io in provar quello, che ad ogn’uno è noto, et palese? Ne punto è contraria a questa opinione quella rima del Petrarca, ove dice.

La bella giovanetta, c’hora è donna.

Percioche il Petrarca hebbe riguardo à l’età, et non à l’esser Vergine; perche nella età di trenta anni, ò quaranta non si dirà giovinetta: ma donna, et questo si conosce apertamente dalle rime antecedenti, ove egli cosi scrive.

Onde sio veggio in giovinil figura



Incominciarsi il mondo a vestir d’herba

Parmi vedere in quella etade acerba

La bella giovinetta, c’hora è donna.

E questo basti quanto al nome di Donna. Il secondo nome dal latino derivato è femina, il cui significato è cosi alto, et nobile, che pochi nomi a questo si possono agguagliare, ò vogliamo, che cosi si chiami a fetu, ò parto, come vuole Isidoro, over che derivi da Sos greco, che significa fuoco; percioche nel primo modo la femina dinota produttione, ò generatione, come lasciò scritto Platone nel Chratillo, che è attione dignissima fra tutte le operationi de viventi, che dipende à punto solamente da’ perfetti viventi, come sono le donne: se adunque cosi è, come si vede continuamente; come ardirà alcuno di negare, che il nome di femina non sia singolare, et grande? Già che da lei dipende cosi nobile attione, ch’è il generare. Nel secondo modo significa fuoco tra tutte le cose forsi di questo mondo inferiore, la più utile, et la più bella. Onde volendo alcuno dimostrare l’agilità, et la prontezza nell’operare, et la nobiltà d’alcuna cosa l’assomiglia al fuoco; essendo egli il più attivo fra gli Elementi, et de’ misti la perfettione. Anzi che molte persone pensarono, che l’anima istessa fosse calore, o fuoco. Due cose meravigliose si scoprono nel fuoco, il calore, et lo splendore, mirabili eccellenze, che portano tanta utilità à viventi. Chi produce, e seconda più del calore? Che cosa più bella, et utile si trova al mondo della luce? O che mirabil nome è questo di femina molto più nobile di quello di Donna; percioche il primo significa signoria, et dominio, et questo secondo

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causa producente, et fuoco senza il cui calore non è la vita, et levata la luce si può dire che languirebbe il mondo, ò almeno la natura. O che doti eccellenti, ò che doti rare di tal nome; ond’io fra me stupisco, come questo nome di femina non sia piu in uso, che quello di Donna. Ma questo è accaduto per una certa mala consuetudine di parlare: anchor che il Bocca. Usi sovente questo nome di femina con aggiunto honorato, cosa che non concede il Passi, dicendo femina nobile, et virtuosa, et l’Ariosto parlando di due donne, lequali erano state cagione della morte de duoi ribaldi figliuoli di Marganore dice.



Due femine à quel termine lha spinto.

Usò etiandio la voce di femina senza tristo aggiunto il Guarini introducendo à parlare il Satiro dicendo.

Maledetta Corisca, e quasi dissi

Quante femine ha il mondo.

E Torquato Tasso nel suo Torrismondo disse, le femine Norvegie. Onde si vede che il nome di femina con buono, et tristo aggiunto, si come anco, di donna. È il terzo nome Eva voce antichissima, che dinota vita, dalla quale dipende l’essere di tutte le cose del mondo, et in particolare delle cose animate. Anzi che molti vogliono, che il nome di vita solo alle cose animate si convegna. La qual eccellenza quanto sia nobile, hora non mi estenderò à raccontarlo; dipendendo dalla vita l’essere, et tutte le operationi; et pero con ragione è attribuito questo nome al sesso feminile, si come quello: che dà l’essere; et la vita à maschi. Che si puo dir più? Che dar l’essere, et la vita: onde questo nome trapassa gli antecedenti; percioche il primo dinota signoria, il secondo produttione, et fuoco; ma questo vita, et anima, suprema perfettione di tutte queste cose inferiori. Il quarto nome è Ischiah, che significa fuoco, ma molto diverso dal fuoco primiero; perche questo nome dimostra un fuoco celeste, divino, et incoruttibile, la cui natura è di perfettionare l’anima ne nostri corpi chiusa, di eccitarla, illustrarla, et in somma renderla partecipe di divina perfettione, allontanandola da ogni bruttezza terrena. Si vede risplendere questo celeste fuoco nella bellezza del corpo del sesso donnesco, come al suo luogo proveremo, che si puo dire di questo nome? Se non che si come le celesti cose sono piu nobili delle terrene, cosi che questo superi di gran lunga tutti gli altri, già che gli

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huomini rende partecipe di divina essenza. Onde si può ben chiamare infelice quell huomo, che si trova haver priva la casa d’un tal fuoco, che lo ecciti, et scegli à contemplare il Cielo. Il quinto, et ultimo nome è Mulier, voce latina, che significa molle, et delicato, se al corpo il nome applichiamo; ma se all’animo, mansueto, et benigno. Onde all’uno, et all’altro modo sempre risulta in lode della donna; perci che le carni morbide, et delicate argomentano, che l’ingegno in quel tale sia più atto ad intendere, che non farebbe fra carni ruvide, et aspre. Queste insegna Aristotile dicendo Molles carne apti mente. Se all’animo, che è piu lodata della mansuetudine, et clemenza? Ma cosi sono unite insieme queste due eccellenze, che importano questo nome Mullier, che non si può per modo di dire ritrovar l’una senza l’altra; percioche non si vede sotto un molle, et delicato corpo ascosa anima d’horrida fera, ne sotto ruvide, et horride spoglie celarsi un animo benigno, et mansueto. Concluderemo adunque da tutte queste cose il nome Mullier non esser molto inferiore à tutti gli altri narrati: ma ancor egli essere di non poco valore, et pregio. Sono questi i nomi, co’quali è adornato questo honorato sesso à giuditio mio, si come io ho chiaramante provato i più illustri, et singolari nomi, che da bocca humana si potessero esprimere. O che nomi rari, meravigliosi, e degni: già che dinotano, et significano tutte quelle meravigliose eccellenze, che nel mondo si ritrovano, et ritrovar si possono. Ceda pur à voi ogni altro nome, già che denotate produttione, et generatione; fuoco; et splendor del mondo; anima, et vita; Raggio divino, et celeste; delicatezza; et elemenza: et finalmente dominio, et signoria. Onde si può dire ordinando insieme tutti questi nomi; che la donna produca il poco cortese maschio, li dia anima, et vita; lo illumini con lo splendore della divina luce; lo conservi in questa terrena spoglia co’l calore, et con la luce; lo renda al contrario delle fiere d’animo affabile, et cortese; et finalmente lo signoreggi con un dolce, et non punto tirannico impero. Dio immortale che piu chiari nomi adunque si ritrovano al mondo di questi? Che sono tanto nobili, che significano Vita, Producente, Fuoco, Clemenza, et Signore. Et questo voglio, che basti intorno alla dichiaratione de’nomi attribuiti al sesso feminile; et alle cagioni me ne passo.



Delle cause, dalle quali dipendono le Donne.

Cap. II

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Due sono le cagioni, dalle quali la femina dipende. Ma non solamente quella; ma etiandio ogni altra cosa, di che questo nostra mondo è adorno. Una delle quali è chiamata causa efficiente, ò poducente, et l’altra materiale. Se della procreante io parlo, non è dubbio alcuno, che sola cagione, et origine producente è Dio; Onde à prima vista quasi parerebbe, che tutte le cose fossero di una medesima prefettione; percioche dipendono de una istessa causa; ma se piu à dentro anderemo considerando, noi vedremo apertamente, che sono state da una istesa causa generate, ò create: ma con diversa Idea però furono dall’eterno fabro prodotte; percioche quella medesima cortese mano creò gli angeli, i cieli l’huomo, et la rozza, et opaca terra. Tutte però cose in perfettione differenti: perche nobilissimi sono gli angeli, men nobili gli huomini, nobili i Cieli, et ignobilissima per cosi dire la terra, et pur dipendono da uno istesso Creatore, le quali cose sono et meno pregiate, et piu degne, secondo che da esso Creatore sono state formate, ò per parlar piu particolarmente, secondo che da men nobile, ò da più singolare Idea dipendono. Onde Dante volendo dimostrare la diversità de gli effetti della somma bontà disse nel suo Paradiso.

La gloria di colui, che’l tempo move



Per luniverso penetra, e risplende

In una parte piu, e meno altrove.

Si scoprono adunque non solamente nelle cose già dette diversi gradi di perfettione, ma in tutto quello, che nel mondo si trova. Come nella diversità de gli animali, animanti, et misti. Tra quali alcuni piu perfetti, et altri meno perfetti sono. Tutti però dipendenti da una istessa causa. Se adunque cosi è, come veramente è; perche non potrà essere la donna piu nobile dell’huomo, havendo ella piu rara, et eccellente Idea, di lui, come dalla natura sua manifestamente si puo conoscere? Della qual nel capo seguente io lungamente tratterò. Sono le Idee, secondo i Platonici, eterni essempi, et imagini delle cose, lequali come in proprio albergo sono nella

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mente della superna potenza avanti la lor creatione, et però Leone Hebreo ciò considerando chiamò le Idee precognitioni divine delle cose prodotte; percioche Dio avanti, la creatione delle cose haveva l’imagini nella mente di quello, ch’egli volea creare: ma io volgio darvi uno essempio, che s’avicini à questa natura dell’Idea più però che sia possibile chiaro. Fingiamo adunque, che un Pittore voglia dipingere la bella Venere, ò che uno Architettore voglia fabricare un bellissimo palagio non è dubbio alcuno, che avanti, che il Pittore incominci à dipingere, et à lienare, havrà determinato nella sua mente la spetie della figura, che egli vuol dipingere. Et poi incomincierà à porre in luce l’imagine, che nella mente formata havea, et cosi anco il saggio Architettore; quella cosa adunque, ò imagine, che hanno nella lor mente, si addimanda Idea, ò essempio della Dea Venere, ò del Palagio, che si ritrova nella mente dell’Artefice inanzi la fabrica, ò la pittura. Da questi essempi io credo, che notissimo sia ad ogn’uno, che cosa sia Idea, et anco credo, che sarà chiaro similmente, che più nobile sarà l’Idea di un superbo, et ben proportionato Palagio, che non sarebbe quella di un povero, et sproportionato Tugurio, et cosi di una leggiadrissima Ninfa, che quella di un rustico, et difforme Satiro. Hora applicando l’essempio al proposito mio dico, che più nobili sono l’Idee delle donne, che non sono quelle de’maschi; come argomenta la beltà, et bontà loro. Pur do ogn’uno conosciuta; percioche non si trova Philosopho, ò Poeta, che non attribuisca quella à loro, et non à maschi, et oltre à ciò affermo, che più bella, et nobile Idea habbi una dona più gratiosa, et ornata di beltà, che non ha una men bella, et men vezzosa; percioche anco d’alcuni particolari sono l’Idee, come racconta Marsilio Ficino, et molti sacri Dottori, et manifestamente lo dimostra Luigi Tansillo dottissimo Platonico in ina sua canzone dicendo.



Tra le più sante Idee, tra le più belle

Che in grembro à la divina, e prima mente

Riserbasse l’eterno lor fattore

Splendea la vostra in Ciel non altramente,

Che in bel seren la Luna tra le stelle.

Dallequali parole si comprende, ch’etiandio delle donne particolari vi sieno nella mente superna le Idee. Cosi lasciò scritto anchora il Petrarca mentre vuol lodar Laura con tai parole.

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In qual parte del mondo, in qual Idea



Era l’essempio, onde natura tolse

Quel bel viso leggiadro, in chella volse

Mostrar qua giù, quanto la su potea.

O come egli spiega a dottissimamente la natura dell’Idea. Et come ch’ella si trovi avanti la cosa creata, chiamandola essempio, et la Mente Idea, modo usato di Parlare. Manifestò similmente il Bocca, nell’amorosa visione con tai parole questo.



Et da cui Idea pigliasse la misura

Et cosi bel disegno, e chiara luce

Sapria’l mal dir vinto da dubbia cura.

Et questo basti intorno alla causa efficiente, ò producente. Hora me ne trapasserò alla cagione materiale remota, della quale è la donna composta. Et poco intorno à cio mi affaticherò; percioche essendo la donna fatta della costa dell’huomo, et l’huomo di fango, ò loto, sarà certamente più del Maschio eccellente. Essendo la costa più del fango senza comparatione nobile.



Della Natura, et essenza del Donnesco sesso.

Cap. III.

Sono le donne, si come anco gli huomini, composte di due parti, una delle quali è origine, et principio di tutte le piu nobili operationi, et si chiama da tutti anima: l’altra parte è il corpo caduco, et mortale, et ubbediente à i comandamenti di quella, si come quello, che da lei dipende. Se noi la prima parte, ciò è l’anima della donna consideriamo, senza dubbio se, co’ Filosofi noi vogliamo parlare, diremo ch’è tanto nobile l’anima de’ maschi, come quella delle donne; percioche l’una, e l’altra sono d’una medesima spetie, et per consequenza della medesima sostanza, et natura: laqual cosa conoscendo Moderata Fonte, ove ella mostra, che le donne sono tanto nobili, quanto gli huomini, dice nel suo Floridoro.

E perche se commune è la natura

Se non son le sostanze variate?

Con quel che segue, volendo ella mostrare, che si contengono sot-

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-to una medesima spetie. Ma io già non assentico à questa opinione. Ma dico, che non è inconveniente, che sotto una medesima spetie sieno anime quanto alla lor creatione piu nobili, et eccellenti dell’altre, come lasciò scritto il Maestro delle sentenze nel lib. 2. alla distintione 32. laqual cosa essendo, si come è, io direi che l’anime delle donne fossero nella lor produttione vie piu nobili di quelle de gli huomini; si come da gli effetti, et dalla bellezza del corpo si può vedere. Che le anime sieno tra lor diverse lo conoscono etiandio i Poeti inspirati dal furor proprio, che loro fa rivelare i piu alti, et reconditi secreti della suprema Bontà, et della natura. Laqual cosa mostrò Remigio Fiorentino ne’suoi sonetti con tai parole.



Tra le belle alme, ch’à far vive intese

Son di natura le belle opre, e rare

A dar vita à le membra e belle, e care

De la mia donna la piu bella scese.

Che le anime delle donne habbino una eccellenza, che non hanno quelle de gli huomini, lo manifesta il Guarino in alcune sue stanze dicendo.

Ne le vostre pure alme un raggio splende

Di quel sol, che nel Cielo arde i beati,

Onde nasce l’ador, che da voi scende

Ne cosi in si bel foco ad arder nati.

Questo è quel, che vadorna, e quel chaccende

Le faville damor nelumi amati,

E questa è la cagion di quei sospiri

Ch’esalan gl’amorosi alti desiri.

Et non solamente il Guarino et Remigio Fiorentino, ma tutti gli altri Poeti sono stati di questa verità capaci. Come fù Bernardino Tomitano in un suo sonetto, nel quale egli fa manifesto, che dall’eterno Motore sono à noi alcuna volta concesse creature di anima, et di corpo piu degne, dicendo.

Quel’che con infinito alto governo,

E con immensa providenza, et arte

Sua mirabil virtute à noi comparte

Santo, saggio, divin Motore eterno,

Vi diede a questa età, perche linterno

Vostro valor Lucretia in mille carte

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Per voi rimbombi, e viva à parte, à parte

Tutto quel, ch’è di voi chiaro, e superno.

Et anchor à noi lo fece manifesto il Padre Angelo Grillo in questi versi.



Ahi chi la piu bella alma

Da le piu belle membra à partir sforza.

E in un sol lume ogni mio lume ammorza?

Ahi del Ciel, di natura ultima possa

Sarete adunque voi nudombra, et ossa?

Possono adunque l’anime del donnesco sesso essere piu nobile, e piu pregiate nella lor creatione di quelle de gli huomini: nondimeno, se noi vorremo ragionare secondo l’openione piu commune, diremo, che tanto sono nobili le anime delle donne, come quelle de gli huomini. La quale opinione è in tutto falsa, et questo si farà à tutti manifesto, se si considrerà con animo non punto appassiionato l’altra parte, ch’è il corpo: percioche dalla eccellenza del corpo si conosce etiandio la nobiltà dell’anima, essendo egli di tal figura, et beltà ornato della stessa anima, que parat sibi tale corpus. Che il corpo delle donne sia piu nobile, et più degno di quello de’ maschi ce lo dimostra la delicatezza, et la propria complessione, ò temperata natura sua, et la bellezza: anchor che la bellezza sia una gratia, ò splendore resualtante dall’anima, et dal corpo: percioche la beltà senza dubbio è un raggio, et un lume dell’anima, che informa quel corpo, in cui ella si ritrova, si come lasciò scritto il saggio Platino, seguitando però in questo Platone, con tali parole. Exemplar pulchritudinis naturalis est ratio quædam in anima pulchrior, à qua profluit pulchritudo. Marsilio Ficino nelle sue Epistole cosi dice. Pulchritudo corporis non in umbra materiæ, sed in luce, et gratia formæ. Et che cosa è la forma del corpo, se non l’anima? Ma piu chiaramente ci hanno insegnato questa cosa i leggiadrissimi Poeti, che hanno mostrato, che l’anima splende fuori del corpo, come fanno i raggi del Sole fuori di un purissimo vetro: et quanto è più bella la donna, tanto piu affermano, che l’anima di lei rende in quel tal corpo gratia, et leggiadria. Mostro questo il Petrarca in mille luoghi, et spetialmente parlando de gli occhi, anzi de’ duoi chiari solidi Madonna Laura dicendo.

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Gentil mia donna, i veggio



Nel volger devostri occhi un dolce lume,

Che mi mostra la via ch’al Ciel conduce

Et Francesco Ranieri in un suo sonetto.



Se da’ begli occhi vostri in cui si mira

Tutto il bel, che può far natura, et arte.

Et in un altro dice.

Alma leggiadra in sottil velo involta,

Che come in vetro chiuso auro splendevi.

Et il Tasso ne’suoi sonetti cosi manifesta questo.

Alma leggiadra, il cui splendor traluce

Qual sol per nubi dal suo vago velo.

Ove egli mostra, che l’alma risplende fuori per un leggiadro, e ben composte corpo, à quel modo, che fa il Sol da sottili nubi velato. È adunque causa, et origine l’anima della beltà del corpo, si come habbiamo dimostrato et non solamente è l’anima cagione: ma se andiamo con l’ingegno più oltre, vedremmo, che Dio, le Stelle, il Cielo, la Natura, Amore, et gli Elementi sono di lei principio, et fonte. Che dipenda dalla superna luce la bellezza; nido delle gratie, et de gli amori, dimostrano i Platonici affermando, ch’ella è una imagine della bellezza divina dicendo. Pulchritudo exsterna est divinæ pulchritudinis imago. Et Dioniso Areopagita lasciò scritte queste parole. Per participationem causæ primæ omnia pulchra siunt pro sio cuique modo. Ma compiosamente à noi scoprì questo Leone Hebreo nel dialogo terzo dell’amore affermando che la bellezza corporea è un’ombra, et una imagine della bellezza incorporea, che risplende ne corpi: percioche se questa da i corpi causata fosse, ogni corpo sarebbe bello, che è cosa falsa. Adunque da superiore cagione nasce la beltà, et la maestà del corpo. Onde disse Giovanni Guidiccioni.


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