Le nobiltà et l’eccellenza delle donne: co’ diffetti, et mancamenti de gli huomini



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C’hor saria forse un roco

Mormorator di corte, un huom del vulgo.

Et Speron Speroni confessa, che i Poeti hanno dalle donne la roce, et l’intelletto dicendo.

Ch’io vi veda adunar la bella schiera

Di tutte queste vostre amate Dive

Che danno a poetar voce entelletto

Et l’istesso hanno fatto gli altri poeti, i quali erano tenuti a lodar et inchinar la Donnesca beltà: et però vivono, anchor che morti. In somma un bel volto ha vinto i più superbi, et orgogliosi Regi del mondo, et piu scientiati, et ornati di lettere, che habbino insegnato le cagioni delle cose. Onde il Tasso disse nel Torrismondo queste parole, dimostrando la maestà, et la grandezza di questo dono.

Questa bellezza

Proprio ben, propria dote, e proprio dono

E’de le donne ò figlia, e propria laude

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Et agguagliam, anzi vinciam con questa

Ricchi, saggi, facondi, industri, e forti

E vittorie, e trionfi, e spoglie, e Palme

Le nostre sono, e son piu care, e belle

E maggiori di quelle, onde si vanta

L’huom che di sangue è tinto, e dira colmo.

O come egli ha mostrato in queste poche parole le maravigliose operationi della bellezza, che han domato non solo l’alterezza de gli huomini, ma anco de gli Dei de gli antichi. Io vorrei pur alzarti, et lodarti: ma mi mancano le parole, et quanto più spiego l’ali de miei troppo arditi pensieri, tanto più ce ne restano: onde io dirò col Petrarca.

Tacer non posso, e temo non adopra

Contrario effetto la mia lingua al core,

Che vorria far honore

A la sua donna, che dal Ciel nascolta

Come possio se non minsegna Amore

Con parole mortali aggugliar l’opre

Divine.

Et ben posso dire, ch’io scemo sue lodi parlando. Onde è meglio ch’io taccia, et ch’io l’inchini, trà me stessa stupida la vagheggi, et l’ardori come il medesimo.

L’ardoro, e inchino come cosa santa.

Concluderemo adunque, che le Donne essendo più belle de gli huomini, sieno altre si più nobili di quelli, per diverse ragioni; prima perche in un fiorito, et delicato volto si scorge la potenza del fattore, et oltre a ciò alza le menti alla divina Bontà. È ella per sua natura amabile, et allettatrice d’ogni cuore, ancor che rigido, et aspro. Et finalmente è il bello ornato, et pieno di bontà, essendo la bellezza un raggio, et uno splendore della bontà, come dice Marsilio Ficino. Omne enim pulcrum est bonum. Et cosi dice Speusippo, et Plotino. Et è cosa chiara appresso d’ognuno, che rare volte una pessima anima non habita in un gratioso, et leggiadro corpo. Onde la natura, conoscendo la perfettione del sesso femenile, produce piu copia di donne, che di huomini, come quella che sempre ò per lo più genera in tutte le cose quell, che è migliore, et piu perfetto. Et però mi pare, che Aristotile contra ogni ragione, et etiandio contra la propria opinione, laqual’è, che la na-

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-tura operi ò sempre, ò per il più cose più perdette, voglia che, le donne sieno imperfette in comparatione de maschi: anzi io direi che producendo la natura minor numero di maschi, che di donne, che gli huomini siano men nobili di quello del men nobil sesso, non desiderando la natura di generar grande, et copiosa quantità. Et questo basti della singular natura del sesso femenile.



Delle ragioni tratte dalle nobili operationi, et da i detti

de gli huomini verso le Donne. Cap. IIII

Anchorche gli huomini biasmino, et infamino con la garrula, et mordace lingua tutto il giorno il donnesco sesso, et cerchino con ogni modo possibile di offuscar le sue nobili attioni, nondimeno à lor mal grado sono sforzati dal rimorso della propria consienza, che dalla verità sola si lascia imperare, di honorare, et con detti, et scritti inalzar fino al Cielo le meritevoli donne, le quali cose dimostrano senza dubbio alcun maggioranza; et superiorità di esse, che gli huomini honorino le donne si vede continuamente in qualunque luoco et occasione; percioche l’inchinarsi, et il dar loro la strada nel caminare, il levarsi la berretta di capo, il servirle alle tavole à guisa de servi, accompagnarle col capo scoperto per le vie, il levarsi da sedere, et concedere la sedia ad esse, sono tutti segni evidentissimi di honore, et questo non solamente è fatto alle donne da gli huomini bassi, et plebei; ma etiandio da Duchi, et Regi, i quali salutano scoprendosi il capo, non dirò le Principesse; ma anchora le donne di modiocre conditione, et voglio anchor che sia superfluo addure duoi essempi de Principi, l’uno sarà il Rè di Francia, che con gli inchini, et col Saluto honora ogni Dama, l’altro sara il Re di Spagna pur potentissimo, il quale incontrando donna di stato nobile, si lieva la barretta, ò capello di capo, cosa che non fa adalcuno huomo soggetto; anchor che sia Principe. Questo scoprirsi il capo, levarsi in piedi, et dare il luoco sono certamente segni, et argomenti di honore; se sono segni di honore, adunque le donne sono piu nobili de maschi, che le honorino, percioche sempre è più degna la cosa honorata di colui, che l’honora, non honorando alcuno un’altro, s’egli non conosce, che colui habbia qualche dote ò qua-

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-lità, che à lui sia superiore. Come lasciò scritto Aristotile nel 4. del l’Ethica con tai parole. Omne quod aliquo excellit, eft honorabilius. Non essendo altro adunque l’honore, che premio di virtù, che in alcuno risplende, ò di ricevuto benefitio, si come dice egli nell’ottavo dell’Ethica al capitolo 16. in modo tale l’honor eft virtutis premium et benefitii. Onde è necessario concludere, che le donne sieno piu nobili de gli huomini: poi che da loro honorate sono. Ma non solamente le gia dette attioni sono aperti inditii di honore; ma etiandio gli ornamenti à quelle concessi; percioche à loro è lecito vestirsi di propora, et di panno d’oro con varii ricami, fregiati di perle, et di diamanti, et ornarsi il capo con vaghi ornamenti d’oro con smalti finissimi, et pietre pretiose, le quali cose sono vietate a gli huomini, eccetuando però, quelli che hanno dominio. Ma se alcuno altro ardisse vestirsi con panni d’oro, ò altro simile viene beffato, et mostrato a dito per huomo leggiero, o per un buffone solenne. Concessero gli antiche questi ornamenti alle donne, et in particolare i Romani ne fecero decreti, et leggi; essendo loro prohibiti per uno urgentissimo bisogno de denari nella guerra contra Cartaginesi dalla legge Oppia, finita la guerra furono di nuovo concessi alle donne, sforzati però da quelle, che erano gelose della lor dignità: ma non senza gran pericolo di qualche sinistro avvenimento, et che questo sia vero, udite che dice Tito Livio nella 4. Deca al lib. 4. à car. 577. Non potevano le matrone essere tenute in casa per rihaver la licenza di potar gli ornamenti, ne dall’autorità, ne dal rispetto, ò commandamento de mariti, che non empiessero tutte le strade della Città, tutte le bocche delle piazze affrontando gli huomini, che loro dovessero rendere i tolti ornamenti. Cresceva ogni dì questa frequenza di donne, percioche non solamente le Romane: ma le donne delle terre, et vicine ville si ragunavano, et ardivano di essortare i consoli. Onde M. Catone nella sua oratione contra le donne disse che dubitava di seditioni civili, et di tumulto se non si raffrenava un tanto orgoglio. Parlò contra costui Lucio Valerio Tribuno della plebe con infinite laudi delle donne. Il giorno seguente molto maggior numero di donne venne in publico, et tutte in schiere circondarono le case de Tribuni, i quali impedivano la legge, et non cessarono di romoreggiare fin che non fù quella cassata, et annullata da tutti i patritii fatti capaci della ragione, conosciuta la nobiltà, et i meriti delle donne. Laqual legge fù



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poi sempre osservata, et si osserva in ogni Città, et nell’Alamagna, ove non è lecito ad huomo alcuno vestirsi di seta, se non è nobile; ogni donniciola si adorna con drappi di seta, et varie sorti di colane, et questo si usa in ogni luogo del mondo. Sono avunque le Donne honorate con l’uso de gli ornamenti, i quali avanzano di gran lunga quelli de gli huomini, come si puo vedere, et è cosa meravigliosa il vedere nella nostra Città la moglie di un Calzolaio, o di un braccio, overo di un fachino vestita di seta con catene d’oro al colo, con perle, et annella du buona valuta in dito, acompagnata da un paio di donne, che la sostentano da ambo i lati, et le danno mano; et poi all’incontro vedere il marito tagliar la carne tutto lordato di sangue di bue, et male in arneso, ò carico come un Asino da soma vestito di tela, della qual si fanno i sacchi; à prima vista pare una defformità da fare stupire ogn’uno il vedere la moglie vestita da gentildonna, et il marito da huomo vilissimo, che sovente pare il suo servo, ò fachino di casa; ma chi poi bene ciò considera, lo ritrova ragionevole; perche è necessario, che la donna, ancorche sia vile, et minima, sia di tali vestimenti ornata per le sue eccellenze, et dignità naturali, et che il Maschio come servo, et Asinello, nato per servir lei meno adorno se ne stia. Sono state le donne, oltre à tutte le cose già narrate, etiandio da detti de gli huomini honorate con titoli eminenti, et grandi, et sono da loro usati continuamente, si come quando le femine, con voce commune à tutte, chiamano Donne, percioche la voce Donna non significa altro, che Signora, et padrona, come habbiamo mostrato nel primo capo; et però quando le chiamano, le honorano anchor che non vogliano, chiamandole Signore, benche sieno vili, et di bassissima conditione, et in vero per esprimere la nobiltà di un tanto sesso, i maschi non potevano ritrovare il piu accomodato, et conveniente nome di questo di Donna, il quale mostra immediatamente la superiorità, et la precedenza di quelle sopra gli huomini; perche chiamandole essi Padrone restano neccessariamente sudditi, et servi. Le hanno chiamate oltre aciò bene spesso con altri nomi; et benche quelli sieno di alcuni huomini particolari poco importa, poi che sono stati e de più sapienti, e de piu potenti del mondo, percioche questi tali sono quelli, che determinano à chi si convengano le dignità et le precedenze; perche non sarebbe ò pena del vuolgo sciocco, et ingnorante, se bisogno fosse di dar titoli nuovi ad Imperatori, ò a Regi, di ritro-



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-varli, essendo piu buona la plebe di empir di cibo il Sacco, che di discorrere intorno a tai cose. I nomi denotanti sublimi Eccellenze sono, che la donna è gloria dell’huomo, furono date etiandio alle donne da Aristi. Anchor che nemico, varie precedenze con opinione di biasmarle; percioche diede loro, come virtù propria, la diligenza, cosa lontana dall’huomo, come si legge nel lib. I. dell’Economica al cap. 3. con tai parole. Mulier ad sedulitatem optima, at vir deterior. Da queste parole si puo comprendere quanto egli errasse in altri luoghi. Ove dice, che le Donne sono volubili, et mobili, ricercando la diligenza fermezza, et stabilità di mente. Dice anchora, che ella è conservatrice de beni della fortuna nel medesimo lib. In molti capi, la qual virtù di conservare ò è piu nobile dell’acquistare, ò almeno non li è inferiore. Come egli narra nel libro della cura famigliare al cap.6. in questo modo. Nam non minus ad servandum quam ad comparandum idoneum esse oportet, alioquin vanus fuerit omnis labor comparandi. Et chi lo conserva con le sue rare virtù. La donna. Suppeditat enim masculus necessaria. Et femina, conservat ea. Affermò etiandio il buon Compagnone, che le Donne sono piu perspicaci, et Sagaci de maschi nel lib.9. dell’Historia de gli Animali al cap.I. quanto utile sia la perspicacia dell’ingegno, non accade, che io m’affatichi in raccontarlo, scoprendosi in quella la sottilezza dell’intelletto, et il buon giuditio, come dice il medesimo nel 6. dell’Ethica al Cap.10. ma non solo piu sagaci, ma molto piu astute de gli huomini le giudicò. Dicendo Sunt fœminæ maribus astutiores. Ilqual ornamento dell’anima per la sua attività, et eccellenza vien chiamato da Latini. Calliditas. Dote sempre giunta con la prudenza, come nell’udecimo Cap. del libro 6. dell’Ethica egli mostra. Sono etiandio piu vigilanti, dicendo, Ad hæc vigilantiores. Et de costumi piu mansuete, et benigne de maschi, come nel medesimo luogo si legge. Sunt enim fœminæ moribus mollioribus, mitescunt enim calerius, et magis misericordes. Cose, che non si trovano nell’huomo, participando piu della fiera, che dell’huomo; et però più feroci. Essi sono sanguinolenti, et pertinaci, et che credete voi che importi l’essere misericordioso. Udite quello, che dice Arist. nella sua Fisonomia. Ove egli ragiona de compassionevoli. Sunt misericordes ingeniosæ, et callidæ, et poco dopo

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soggiunge. Misericors est sapiens, et modestus, immisericors, insipiens, et inverecundus, cioè sono coloro, che si dogliono de travagli altrui ingegnosi, et saggi, et modesti. Onde si può dire, che essendo la donna piu misericordiosa dell’huomo, per consequenza sia piu saggia, piu dotata d’ingegno, et più modesta di lui. Racconta il medesimo nel lib. nono dell’Historia de gli Animali al cap. sopracitato una cosi bella stravaganza quanto imaginar si possi, et indegna di lui, che dico indegna? Anzi nò, poi che in altri luochi ne dice delle somiglianti, cio è, che le donne sono men vergognose de maschi, o che ridiculosa sentenza, le cui parole sono. Impudentior maribus; si che questa è contra la commune opinione di ogn’uno, et contra l’esperienza. Affaticatevi pure Aristotelici à stiracchiar, à dichiarare con mille chimere la sua opinione, et tanto piu ch’egli in altri luochi il contrario afferma. Io non mi meraviglio che ciò racconti; percioche amava con troppo fervore il proprio sesso, et nel medesimo capo si lasciò uscire dalla bocca, che le donne piu facilmente si lasciano ingannare de maschi dicendo. Quinetiam facilior decipi. Non si ricordando, che poco prima haveva detto che sono piu astute, et sagaci, et insidiose de gli huomini: tutte doti, che si oppongono all’inganni, et alle insidie antivedendo il sagace et astuto ingannatore le altrui fraudi. Onde sarebbe di bisogno, che l’huomo fosse delle donne piu sagace; ricercandosi ad ingannare uno astuto, uno astuto, et mezzo. Che dite? Io non credo che Demostene lo potesse difendere da questo suo errore: ma hormai lasciamolo da parte, come maledico. Platone quanto celebra le donne, in mille luochi? Licurgo come l’essalta? Similmente tutti i buoni Poeti, et honorati scrittori le hanno ad onta de maligni inalzate fino al Cielo, et è piu conosciuta la nobiltà, et eccellenza loro da Francesi, et Spagnuoli che da gli Italiani, concedono loro l’heredità de feudi; percioche succedono non solamente ne Ducati, ma ne Regni, come à punto fanno i maschi, et non solamente de Regni, ma nelle monarchie anchora, come la sorella del Re Catolicho di Spagna può succedere alla monarchia del mondo nuovo, oltre il Dominio di molti altri Regni. Che succedano ne Feudi, si vede tutto il giorno in Francia, et in Ingilterra. Conoscono etiandio la maggioranza loro gli. Alemani, i quali lasciano, che le donne faccino tutti i traffichi di bottega, et ogn’altro negotio mercantile nelle lor Città, stando essi nell’otio continuo, et nelle stuffe et il

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simile si fa nella Fiandra, et nella Francia: ma nella Francia, non possono gli huomini disporre pur di un quattrino, se non lo addimandano alla moglie, et le donne hanno cura non solamente de traffichi delle botteghe, et del vendere: ma di tutte l’entrate rusticali; che vi pare? Sono pur le donne, come io ho provato conosciute da gli huomini per piu nobili di loro, già che di bocca propria lo confessano. Che resta più di narrare? Potrebbe forsi dire alcuno ostinatello, desidrerei per levar ogni dubitatione, che fosse nata intorno à ciò una sentenza reale autentica da un Re, o d’altro grande huomo, publicata con l’intervenimento di molti saggi, et prudenti huomini, alla quale poi in tutto, et per tutto io mi acqueterei, io voglio sodiffare anco à costui; benche non sia obligata; accioche si lievi ogni volontà, et occasione di dubitare, et udite. Scrive il Tarcagnota, che dopo, che il regno di Persia toccò à Dario, egli fece in convito magnifico, conveniente ad in tanto Rè, qual’egli era, à i governatori di cento, e vintisette Provincie à se soggette, dopo il sontuoso convito propose à i suoi nobili camerieri, i quali erano tutti di stirpe regia, un dubbio, promettendo grandissimi doni, a chi sciolto l’havesse. Il dubbio era questo, qual di queste quattro cose credevano, che maggior forza havesse ò il Vino, ò il Rè, ò la Donna, ò la Verità. Colui, che primo parlò, lodò molto il vino, come quello, che volge, e rivolge senza differenza alcuna il cervello de gli huomini, sieno regi, ò servi, facendo lieti i miseri, i timidi audaci, et forti, et quello che porge maggior meraviglia è, che fa poco temere la morte. L’altro, che in favore del Re ragionò, lodò sommamente la Potestà regia; si perche non ha superiore, come perche l’ubedisca l’huomo animal perfetto, et che si facci le nationi straniere soggete, uguali le cime de monti al piano, torca il corso de fiumi, et finalmente stia nelle sue mani la vita, e la mote altrui, il terzo, che in favore dalla Donna parlò disse. Senza dubbio la forza del vino è grande, maggior è quella del Re, ma assai, et molto assai piu quella della Donna; percio che ella allieva, et partorisce i Regi, che tanto possono, et partorì colui, che ritrovò il vino. L’huomo à gli huomini serve contra sua voglia; ma con tutto il cuore alla Donna serve, et ubedisce, et à lei desidera di compiacere, e per lei raguna le ricchezze, et à lei fino il cuor donna, et per lei di se, non che de gli amici, et di tutto il resto del mondo mette in oblio, et da lei finalmente dipende, et sempre è ap-

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-parecchaito à fare quanto ella vuole, et lascia il Padre, la madre sua con quanto al mondo possiede, et soggiunse che non solamente si ricordava haver letto, che molti Regi, et Heroi havevano servito à donzelle, et per loro amore essersi vestiti da donne, e lasciatisi comandare; ma che con gli occhi propri haveva veduto la figliuola di Robezaci dare con la Palma della mano sopra la faccia di un grandissimo Re, e torli la corona di testa, et à se parola, et quel Re stare tutto ansio per placarla, et humile, e quieto per sodisfarla, conoscendola per sua Signora. Come hebbe detto questo della potenza della donna. Soggiunse tutte le cose ò Re, che sono state dette, sono vere, ma se con la forza della Verità si comparano, sono nula. Fù da i cento, e vintisette governatori delle Provincie, e da molti dotti, e potenti huomini sommamente lodato il ragionare di costui, et dal Re istesso oltre ogni credenza, ilquale levandosi dal suo seggio dorato abbracciollo, e baciollo, et se lo fece sedere à lato, e non solo li donò gran quantità d’oro, e d’argento; ma al quante Cittadini e grandi honorati appresso se stesso.

Delle Nobili attioni, et Virtù delle Donne, le quali quelle

de gli huomini di gran lunga superano, come con

ragioni, et essempi si prova. Cap. V.

Poco honore à me risulterà nel provare con ragioni, et essempi, che’l donnesco sesso sia nelle sue attioni, et operationi più singulare, et eccellente del maschio. Dico, che poco honore acquisterò; percioche il provarlo sarà più facile, che non sarebbe à manifestar, che’l sole è il più lucido corpo del mondo, ò che la dilettosa primavera sia Madre delle frondi, et de’ fiori. Tutta via per seguitar l’ordine già da me incominciato et insieme per dar lume à certi non dirò huomini: ma più tosto ombre d’huomini; accioche lasciano la pessima ostinatione loro, ravvedendosi del loro errore, porterò in questo capo per ciò provare invincibili ragioni, et ne gli altri me ne discenderò à gli essempi delle donne dignissime di Poema chiarissimo, et d’Historia. Dico adunque che le operationi di tutta la specie humana dipen-

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-dono ò dall’anima, ò dal corpo, ò da tutti dui questi principii uniti insieme. Et etiandio affermo, che quanto più tutte queste cose saranno perfette, tanto piu nobili, et singolari dipenderanno da lor le attioni. Credo, che tutte queste suppositioni sieno verissime. Non è vero ò huomini? Et chi lo potrebbe negare? Adunque io sarò vincitrice: percioche le donne hanno più nobili anime, et più eccellenti corpi de maschi. Onde più nobile è tutto il composto; si come si vede nello splendore della bellezza. Che in esse si contengono tutti questi doni, ho provato chiaramente nel capitolo antecedente. Adunque da loro risulteranno piu pregiate attioni, che da gli huomini. Ma è cosa neccessaria, ch’io alquanto mi diffonda intorno alla natura del corpo; percioche dalla sua temperatura dipendono quasi tutti i vitii, et diffetti, lasciandosi la ragione bene spesso, benche padrona, abbagliare, et accecare da sensi. Et perche credete voi? Che alcuni sieno instabili, altri mangiatori, et crapuloni, altri vivi, et audaci, altri sfrenati, et dati in tutto alla concupiscenza, et a’ piaceri. Io credo, si come affermano tutti gli scritori, che raccontano i costumi delle genti, et come per esperienza si vede per il più che i paesi, ove nascono, et la temperatura de corpi ne sia origine, et cagione: percioche un corpo temperato, come è quello delle donne, è molto atto alle operationi moderate dell’anima. Cosa che non è nella calda temperatura de maschi, come dimostreremo al luogo suo. Che le donne sieno di tal natura, argomentano le carni morbide, et delicate, et il colore candido col vermiglio misto, et per finirla tutta la compositione del corpo di gentilezza, è virtù et proprio albergo: ma se con queste doti, et meraviglie à loro dalla natura date s’essercitassero nelle scienze, et nell’arte militare, come fanno tutto il giorno i maschi, farebbono à loro inarcarle le ciglia, et rimanere stupidi, et ammirati. Et però l’Ariosto conoscendo questo disse.


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