Le nobiltà et l’eccellenza delle donne: co’ diffetti, et mancamenti de gli huomini



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Tanto il lor nome sorgeria, che forse

Viril fama à tal grado unqua non sorse.

Ma non accadea, che ci mettesse quel forse; percioche sicuramente sarebbono vincitrici in ogni honorata, et egreggia attione. Mostra però l’istesso autore nella prima stanza del Canto. 37. che sono riuscite felicissime in quelle opere, alle quali si son date dicendo.

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Se come in acquistar qualchaltro dono



Che senza industria non può dar natura

Affatichate notte, e di sono

Con somma diligenza, e lunga cura

Le valorose donne, e se con buono

Successo, n’è uscitopra non oscura.

Et nel Canto 20. si legge

Le Donne son venute in eccellenza

Di ciascunarte, ove hanno posto cura,

E qualunque à l’Historie habbia avvertenza

Ne sente ancor la fama non oscura

Et Moderata Fonte, che in qualche parte conobbe la eccellenza di un tanto sesso, ci lasciò scritto tali parole.

Sempre s’è visto, e vede pur chalcuna

Donna v’habbia voluto il pensier porre

Ne la militia riuscir piu d’una

E’l pregio, el grido a molti huomini torre:

E cosi ne le lettere, e in ciascuna

Impresa, che l’huom pratica, e discorre

Le Donne si buon frutto han fatto, e fanno

Che gli huomini a invidiar punto non hanno.

Ma poco sono quelle, che dieno opera à gli studi, overo all’arte militare in questi nostri tempi; percioche gli huomini, temendo di non perdere la signoria, et di divenir servi delle donne, vietano à quelle ben spesso ancho il saper leggere, et scrivere. Onde dice quel buon compagno d’Aristotile; debbono in tutto, e per tutto le donne ubedire a’ maschi, ne cercar quello, che si facci fuori di casa. Opinione sciocca, et sentenza cruda, et empia di huomo Tirranno, et pauroso. Ma voglio che lo scusiamo: percioche essendo egli buono, era cosa conveniente, che dediderasse la grandezza, et la superiorità de gli huomini, et non delle donne. Ma Platone il grande huomo, in vero giustissimo, et lontano dalla Signoria sforzata, et violente, voleva, et ordinava, che le Donne si esser-

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-citassero nell’arte militare, nel cavalcare, nel giucare alla lotta, et in somma, che andassero à consigliare ne’ bisogni della Republica. Et che questo sia il vero, cosi si legge nel libro delle leggi al Dialogo. Fœmineum genus eruditionis, et aliorum studiorum societatem cum virili genere habere debet. Et nel libro della Republica al settimo Dialogo. Cosi scrive. Fœminæ non minus, ut viri in Republica virtutu m ornandę, ut quę pręstantes natura sunt, principatum gerant equaltier cum viris. O quante ne sarebbono, che con più prudenza, essempio di vita, et giustitia governerebbono gli imperii, et meglio, che non fanno molti, e molti huomini. Non solamente fù Platone di questa opinione il saggio; ma molti, et molti altri innanzi à lui, come Licurgo. Onde egli dice nel libro delle leggi al Dialogo settimo. Fœminis non minus, quam viris decoram esse equestrem disciplinam, et gymnasticam ex veteribus narrationibus persuasus sum. Dalle quali parole si vede, che innanzi la venuta di Platone in molti luoghi le donne si essercitavano nell’arte militare. Et poco dopo afferma essere opinione sciocca quella. De tempi suoi, laquale non permetteva alle donne le medesime cose, che gli antichi lor imponevano, et però dice. Stolidissimè omnium nuuc in regionibus nostris conseo fieri, quod non omni robore uno consensu mulieres, ac viri eadem studia tracetent. O Dio volesse, che à questi nostri tempi fosse leoito alle donne l’essercitarsi nelle armi, et nelle lettere. Che si vedrebbono cose meravigliose, et non piu udite nel conservare i regni, et nell’ampliarli. Et chi sarebbe piu pronto di fare scudo con l’intrepido petto in difesa della Patria delle donne? E con quanta prontezza, et ardore si vedrebbono versare il sangue, et la vita insieme in difesa de maschi. Sono adunque, come ho provato le donne piu nobile nelle operationi, che gli huomini non sono. Et se non si adoprano in questo, avviene; perche non si essercitano, essendo ciò à loro da gli huomini vietato, spinti da una loro ostinata ignoranza, persuadendosi che le donne non sieno buone da imparare quelle cose, che imparano essi. Io vorrei, che questi tali facessero questa esperienza, che essercitassero un putto, et una fanciulla d’una medesima età, et ambidue di buona natura, et ingegno nelle lettere, et nelle armi, che vedrebbono in quanto minor tempo più peritamente sarebbe instrutta la fanciulla del fanciullo. Et anzi lo vincerebbe di gran lunga, laqual cosa lasciò scri-



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-to Moderata Fonte nel suo Floridero: ma ben’è vero, che ella si contentò, che divenissero eguali dicendo.

Se quando nasce una figliuola al Padre,

La ponesse col figlio à un opra eguale

Non saria ne le imprese alte, e leggiadre

Al frate inferior, ne disuguale;

O la ponesse fra larmate squadre

Seco, ò à imparar qualche arte liberale;

Ma perche in altri affar viene allevata,

Per l’education poco è stimata.

Il non essercitarsi adunque è cagione, che non si vedono tutto il giorno i fatti memorabili, et Heroici delle donne; si come anco non si vedono quelli di molti huomini per questa istessa cagione. Horsu voglio discendere à gli essempi, ne quali io sarò breve, percioche ho fuggita la fatica di voler leggere tutte l’Historie, perche gli scrittori, per essere huomini invidiosi delle belle opere delle donne, non hanno raccontate le loro egreggie attioni, ma lasciate sotto silentio, avvertendo i Lettori, che nel modo di dire potrebbono esser molti errori adducendo io l’istesse parole de gli Historici, iquali poco curano della lingua, manifestò l’Ariosto nel Canto 37. in questo modo la bugia de gli scrittori.

E che per se medesime potuto

Havessin dar memoria a le lor lode

Non mendicar da gli scrittori aiuto

A i quali astio, et invidia il cor si rode.

Che’l ben, che ne pon dir spesso è taciuto,

E’l mal quanto ne san, per tutto s’ode:

Tanto il lor nome sorgeria che forse

Viril fama a tal grado unqua non sorse.

Non basta molti di prestarsi l’opra,

E far l’un l’altro glorioso al mondo

Ch’anco studian di far, che si discopra

Ciò, che le donne hanno fra lor dimmondo;

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Non le vorrian lasciar venir disopra

E quanto pon fan per cacciarle al fondo

Dico gli antichi, quasi lhonor debbia

D’esse il loro oscurar, come il sol nebbia.

Ma non hebbe, e non ha mano, ne lingua

Formando in voce, ò descrivendo in carte,

Quantunque il mal quanto può accresca, e impingua

E minuendo il ben va con ogni arte

Poter però, che delle donne estingua

La gloria sì, che non ne resti parte

Ma non già tal, chappresso al segno giunga

Ne chanco se li accosti di gran lunga.

E di fedeli, e caste, e saggie, e forti

State ne son non pur in Grecia, e in Roma,

Ma in ogni parte, ove fra gl’ Indi, e gli Orti

De l’Heiperide il Sol spiega la chioma,

De le quai sono i priegi, o gli honor morti

Si cha pena di mille una si noma,

E questo; perche havuto hanno a lor tempi.

I scrittori bugiardi, invidi, et empi.

Che vi pare fretelli, già che non volete scoprir le opere buone del donnesco sesso tanto degno, et eccellente. Et quel che è preggio, andate sempre ritrovando qualche nuova inventione per vituperarlo, accioche resti conculcato, et sepolto; et pur le vostre madri erano donne. Et ardite di biasmarle? Cosa inhumana. Già che à guisa di novelli Neroni volete dar morte alla materna fama: ma in darno vi affaticate; percioche la verità, che risplende in queste mie mal vergate carte, le inalzerà à vostro mal grado fino al Cielo Parlo hora di quelle huomini, che non conoscono la eccellenza delle donne; percioche non mancano, ne sono mancati (se bene in poca quantità) scrittori, che privi d’invidia hanno, celebrato il sesso femenile con ogni lor potere, anzi che hanno riputato quegli huomini essere privi d’ingegno, et di humanità, che hanno offeso le donne, ò con mano, ò con ingua. Come fù Catone il grande. Ilquale riputava coloro, che offendevano la moglie piggiori di quelli,

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che havesser rubbato nel tempio, et offeso li Dei. Riputava degno di assai maggior lode colui, che si portava da buon marito, che chi era grande in Senato. Questo racconta Plutarco nella sua vita. Conosceva adunque egli, che l’huomo deve amar la donna piu della sua vita, et tenerla per la sua nobiltà fra le cose piu care, et honorate. Et questo dimostra etiandio Orsatto Giustiniano Senator Veneto in un suo sonetto, ch’egli compose in lode della sua fidissima, castissima, et meritamente da lui amata consorte. Il quale è questo.



Ben ha di ferro il petto, el cor di sasso.

Chi può lontan da fida sposa, cara

Menar vita giamai tranquilla, e chiara;

O senzalto dolor pur mover passo.

Provolo in me, che mentre hor lhore passo

Lungi da tè mia speme, unica, e rara,

Pace non trovo: e m’è la vita amara,

D’ogni ben rimanendo igniudo, a casce.

Et in un altro sonetto mostrò, come ella è un tranquillo porto nelle sue fortune dicendo.

Benigno il Cielo à tuoi preghi risponda

Cara moglie: e in favor ti sien li Dei.

Poi che ne le fortune ogn’hor mi sei

Tranquillo porto, e dolce aura seconda.

Si che questi tali hanno conosciuto le doti Illustri, et chiare delle donne.

Ma bastino questi due per hora: percioche s’io volessi raccontare tutti

quelli, ch’hanno lodate quelle (et à ragione), lunghissimo tempo io

consumerei. Et non descendrei à gli essempi, i quali

sarrano da me divisi in undeci capi più,

che sarà possibile, brevi.

Delle donne scientiate, et di molte arti ornate.

Cap. Primo.

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Credono alcuni poco pratichi dell’Historie, che non ci sieno state, ne ci sieno donne nelle scienze et nell’arti perite, et dotte. Et questo appresso loro pare impossibile. Ne si possono ciò dare ad intendere anchor che lo veggano et odano tutto il giorno, persiadendosi che Giove habbia dato l’ingegno, et l’intelletto à maschi solamente, lasciandone le donne, ancorche della medesima spetie prive. Ma se quelle hanno la medesima anima ragionevole, che ha l’huomo, come di sopra ha mostrato chiaramente, et anco piu nobile: perche anchor piu perfette amente non possono imparare le medesime arti, et scienze, le quali imparano gli huomini? Anzi quelle poche, che alle dottrine attendono, divengono tanto delle scienze ornate, che gli huomini le invidiano, et le odiano, come sogliono odiare i minori i maggiori; et per non perdere il tempo intorno à quello, che ne’capi precedenti ho provato, me ne discenderò à gli essempi, tra quali la prima sarà Amficlea, laquale, Porfirio nella vita di Plotino, fece nella filosofia meravigliosa riuscita. Scrive ancho Decearcho, che due potentissime donne abbandonarno le ricchezze per poter meglio seguire la dottrina del dotto Platone. Nicaula Reina di Egitto era dottissima, et per imparare un dubbio d’alcune cose difficili, et oscure, andò à ritrovare il Re Salamone, tanto in lei fù acceso il desio dell’intendere le cose secrete. Batista dignissima moglie del Duca d’Urbino fù eccellentissima nel comporre orationi, et Epistole, et andò à Roma, et orò alla presenza di Papa Pio Secondo, non senza stupore, et meraviglia d’ogn’uno, et costei col suo gran giudicio resse con somma lode lo stato molti anni. Ma che diremo di Aspasia? Che fu tanto dotta ne gli studi filosofici, che fù degna maestra di quel gran Pericle, che parlando folgorava, et tuonava. Che di Assiotea? Laqual Apuleio, et Plutarco celebra nel libro del Dogma di Platone. Costei

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fù discepola di esso Platone, e fece grandissimo profitto ne gli studi della filosofia. Ond’ella è posta fra le donne Illustri, et segnalate. Dove rimane Cleubolina? Che fù figliuola di uno de’ sette sapienti. Della Grecia, che è sommamente lodata da Suida, da Atheneo, et da alcuni altri grandi Autori per le opere belle, ch’ella lasciò scritte. Dove Barsane? Che fù moglie di Alessandro Macedone, che compose in lode di Nettuno bellissimi Hinni. Dove Cornelia moglie dell’Africano, et madre de Gracchi? Che compose Epistole piene di somma dottrina. Onde Quintiliano dice. Nã Gracchorum eloquentiæ (inquit) multum contulisse accepimus Corneliam matrem, cuius doctissimus sermo in posteros quoque est epistolis traditus. Leontia giovinetta Greca fù molto chiara nelle filosofiche discipline, et non dubitò con sua gran laude di scrivere contra Theophrasto filosofo lodatissimo. Dottissima fù Dafne figliuola di Tirescial, laqual compose molti libri di poesia, delli cui versi si servì Homero nel suo dotto Poema, come afferma Diodoro Siculo. Damone figliuola di Pitagora fece cosi gra frutto nella filosofia, che il suo proprio Padre le dedicò alcuni suoi commentarii, et dopo la morte di lui successe per publico lettore nella schuola. Dottissima etiandio fù Demofila nella poesia, laquale compose alcuni Poemi amorosi, et alcuni altri in lode della casta Diana. Ne merita silentio Femonoe, che fù tanto illustre, et famosa nelle lettere, che meritò che Eusebio Cesariense, Lucano, Statio, Plinio, Strabone, et altri facessero di lei mentione ne’ libri loro; et Antistene dice, che ella lasciò scritto quel gran detto, come di lui inventrice, Nosce te ipsum. Zenobia Reina de Palmereni, come scrive Pollio Trebellio fu dottissima in tutte le lingue arde, et ridusse in compendio l’Historie delle cose Alessandrine. Hildega d’Alamagna non iscrisse molto dottamente quattro libri delle cose naturali? Elena Flavia Augusta figliu9ola di Cielo Re di Bretagna non iscrisse un libro della divina providentia? Et un’non della immortalità dell’anima, et molti altri, ch’io per brevità tralasciò? Una nobile Bresciana detta Laura scrisse molte eleganti Epistole à Frate Geronimo Savanarola. Ne voglio che rimagna à dietrò Aganice, che Plutarco celebra molto nel libro de’ precetti matrimoniali, che haveva singular cognitione della scienza d’Astronomia. Ma dove rimane Delbora? Che hebbe tanta cognitione delle sacre lettere? Dove Caterina consorte di Enrico Ot-

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-tavo Re d’Inghilterra? Laqual compose un libro di Meditationi sopra i Salmi. Dove Anita? Che lasciò scritto nobilissimi poemi, come scrive Tutiano nel libro contra le genti. Dove Aretafila? Che fù moglie di Nicostrato Tiranno di Cirene per cagione della sua eloquenza. Dove Erina Teia? La qual hebbe tanta dolcezza, et maestà ne’suoi versi, che di età di tredeci anni fù pari al grande Homero, come scrive Plinio, Stobeo, et Eusebio. Theana fù eccellentissima ne versi Lirici, et una altra Theana di Metaponto, overo Cresca scrisse il commentario della virtù della filosofia, et molti preclari Poemi. Hiparia Alessandrina moglie d’Hidoro filosofo fece alcuni commentarii di Astronomia. Heptachia figliuola di Teone gran Geometra divene tanto grande negli studi di filosofia, che successe à Plotino, et nella scienza d’Astronomia, et fece professione in publico di molte altre scientie, et haveva grandissima quantità di scolari alle sue lettioni. Iambe non fu inventrice del verso nominato Iambico? Diotima fù nelle filosofiche discipline tante perita, che Socrate non si arrossi à chiamarla maestra, et andava alle sue dotte lettioni, come dice Platone nel Simp. Laura Veronese figliula di Nicolò compose cose mirabili, fece versi saphici, scrisse Epistole. Et orationi in lingua Greca, et Latina. Ove rimane la gloria della poesia, cioè Sapho Lesbia, laquale fiorì à tempi di Alceo, et di Stesichore poeti. Costei scrisse xi. libri di lirici, oltre ad altri Epigramici, elegie, et i Iambi. Et fu inventrice del verso Saphico; prendendo il nome da lei, et tanto dolcemente et si copiosamente cantò. Che i Cieli ne presero stupore. Onde si può dire à gloria su a quei bellissimi versi delle Meditationi intitolate. De Christi cruciatibus di Fabio Paolini Lettor publico della Signoria di Venetia.

Copia Nestorei, cui cedat gloria mellis



Cedat, et ipse pater Linus, concedat, et Orphe us

Parva loquor, cœli hunc, et fidera sæpe loquetem

Obstupuere, suum mira dulcedine captus

Sol tenuit cursum, tenuerunt Flamina venti,

Nec vaga præcipites agitarunt flumina cursus.

Sæpius immotis volucris super aere pennis.

Substitit,

P.40


Che diremo noi del grande ingegno, et della profonda memoria della Damigella Triultia? Miracolo di natura, laqual recitò, molte volte orationi fatte da lei alla presenza di Pontefici in lingua Latina. Imparò lettere Greche, et quando sentiva recitare una oratione da aluno, benche una sola volta, la sappeva tutta à mente à parola, per parola. Et leggendo una volta, ò due un libro lo sappeva recitar tutto. Margherita sorella del Re di Francia moglie del Re di Navarra fù dottissima nelle sacre lettere. Marta Proba Reina de Brittani in tutte l’arti liberali fù peritissima. Pinthi compose un libro della temperanza delle donne. Polla, Argentaria moglie di Lucano fù eccellentissima nel comporre, versi et finì con somma elegantia versi incominciati dal marito. Temistoclea insegnò molte cose ingegnosissime a Pitagora suo fratello, come scrive Aristoxeno. Theselide donna Argiva fù molto dotta nella Poesia. Cassandra fedele etiandio dottissima era, disputò publicamente in Padoa, et scisse uno elegante libro dell’ordine delle scienze, et faceva bellissimi versi Lirici. Degno di gran meraviglia fu il profondo sapere di Lucretia da Este Duchessa d’Urbino nella Filosofia, et nella Poesia. La qual cosa si puo vedere in un sonetto, che à lei fece Giullio Camillo.

Ben voi, voi sola con leccelsa mente



A le cagion passando in ogni cosa,

Levate a la natura i suoi secreti.

E stando Apollo, e l sue muse intente

Al vostro dotto, stil, già gloriosa

Avanzate i Filosofi, e i Poeti.

Sosipatra fù indovina, et adornata di molte scienze; onde credevano le genti, che qualche Dio le fosse stato maestro. Passilla nel compore Epigrammi molti avanzò, come testificano molti scrittori, che di lei honoratamente parlarno. Praxila fù Poetessa di Scitione, laquale ne’ suoi versi fa, che sia interogato Adonnio nell’inferno quel, che havea lasciato al mondo di bello, et di degno, egli ispose, il sole i cucumeri, et i pomi. Disse il sole, non perche li paresse bello: ma perche col suo dolce calore maturiva i pomi, et i cucumeri. Corinna Thebana nella Poesia, vinse Pindaro Principe de’ versi Lirici, et vi fù una altra Corinna, laquale al tempo di Ovidio fù gran Poetessa. Non voglio, che à dietro rimanga Cornifica, laqual scrisse elegantissimi Epigrammi, et altre


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