Le nobiltà et l’eccellenza delle donne: co’ diffetti, et mancamenti de gli huomini



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belle opere. Ne rimanerà à dietro Lastrenia Mantinea, et Ariotha Phlisia, le quali vestite da huomo seguivano Platone, et andavano ad udirlo, come scrive Plutarco. Piena di filosofica dottrina era Thargelia, come l’istesso Autore nella vita di Pericle racconta. Veronica da Gambara era dottissima nella, Poesia, e come si può vedere anchora ne’suoi scritti fù rarissima, et ciò mostra l’Ariosto in questi versi dicendo.



Veronica da Gambara è con loro

Si grata à phebo, e al Santo Aonio choro

Vittoria Collonna fù dottissima, et compose molti sonetti bellissimi. Però dice l’Ariosto di lei.



Questa una ha non pur se fatta immortale

Col dolce stil di chel miglior non odo,

Ma puo qualunque di cui parli, ò scriva

Trar del sepolcro, e far cheterno viva.

Hor diciamo di Isota Novarrolla Veronese, laquale di filosofiche dottrine era adorna, faceva vita filosofica contentandosi di poco. Scrisse à Nicolao Pontefice, et à Pio, et sempre si conservò vergine. Cassandra figliuola di Priamo fù illustre per dottrina, et per lo vaticinio molto chiara. Non voglio, che rimanga sotto silentio Claudia consorte di Statio Papinio, che per le sue molte scienze diede meraviglia all’età sua. Nesstrina Reina degli Scithi, la qual’era nella lingua Greca peritissima et la insegnò à Sile, suo figliuolo, come scrive Herodoto. Ne Mirte Autedonia, laquale fu maestra di Pindaro Poeta chiarissimo. Ne Rossuita Monaca si Saffonia, che molti libri lasciò in prosa et in verso. Hidria fù donna di tanto alto sapere, che non bastò l’animo ad Ercole à farle ressistenza. Ne contradire alle sue dotte, et subite rispeste. Onde il divin Platone in un suo Dialogo la celebra altamente.

Costanza moglie di Alessandro Sforza è celebrata fra le chiarissime donne, et essendo fanciuletta diede opera à’ buoni studi, come alla filosofia, et alla Poesia. Costei è fatta chiara, et celebre dal Politiano. Minerva figliuola di Giove per niuna altra causa è posta fra il numero de Dei da poeti, se non per le buone arti, delle quali ella

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fù inventrice: onde per la sua Dottrina fù chiamata Dea della sapientia, della scientia, della prudenza, dello studio, della maturità del senno, della legge, et d’ogni virtù. Et però Athene madre de studi ha preso il nome da lei; perche Athene significa Minerva. Le nove Muse non sono altro, che nove govinette, come dice Diodoro Siculo in ogni sorte di disciplina eccellentissime, et specialmente nell’arte del cantare. Clio fù delle Satire inventrice. Euterpe trovò le tibie. Talia è Dea delle comedie. Melpomene mise in uso le Tragedie. Polinnia è sopra i gesti bellici, et trovò la Rhetorica. Inventrice fù della Geometria Erato. Tersicore è Dea de Poemi. Calliope fù ritrovatrice delle lettere. Et tutte queste giovinette furono dottissime nelle cose da loro inventate. Scrive Clemente Alessandrino, che fù una Artemisia tanto profonda nella scienza dialettica, che Dialettica si nominava. Et Amalasunta Reina fù molto erudita nelle lettere Greche. Celebrano Clemente, et Didimo ambedue Alessandrini Anassandra; perche hebbe mirabile cognitione dell’arte della pittura. Di molte altre potrei dire, come di Laura Terracina dottissima nell’arte della Poesia, et di Genevra Veronese, laquale fù chiarissima nelle Epistole: et di Manto figliuola di Tiresia, et di molte altre, che per brevità tra lascio. Da queste poche, dico, poche da me qui mentione à comparatione delle molte, ch’io tralascio, ciascun potrà agevolmente conoscere, quanto profitto habbiamo fatto le donne ne gli studi, et in tutto quello à chi si sono date.

Dove rimane Brigida santa? Che ci lasciò scritto un nobil libro delle sue revelationi. Dove santa Caterina da Siena? Le cui lettere, et i cui dialoghi dimostrano di quanto sapere dotata fosse, oltre à ciò orò dinanzi à Gregorio undecimo, et ad Urbano Sesto Pontifici facondissimamente. Lodò molto san Gieronimo nelle sue Episotle, Eustochio, e Fabiola per la rara conoscenza, che hebbero delle lettere sacre. Anastagia discepola di Chrisostomo scrisse molte Epistole degne di meraviglia. Hilda Erenica lasciò scritte molte pie meditationi, et scrisse un libro contra Agilberto Parigino Vescovo de Saffoni. Hildergarde vergine della Città di Magontia molti libri compose. Onde san Bernardo, che nel suo tempo viveva, le scrisse molto Epistole. Caterina figliuola di Costo Re di Alessandria disputò contro à dottissimi filosofi, che la persuadevano all’Idolatria, et ella con verissime ragioni gli fece capaci della fede di Christo, es-

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-sendo essercitata nella scienza della filosofia, allaquale attese, come dice Marco Filippo cognominato il funesto, nella vita di lei, volendo mostrare ciò che pargoletta imparasse, lasciando l’ago, e il panno.



Ma le scienze, che tantaltro vanno,

E portan seco i sensi agri, e terrestri,

Che poi rinchiusi nel corporeo velo

Sappiamo come sta la terra, e il Cielo.

Ne voglio, che Giovanna d’Anglia sotto silentio rimanga, che tanto dotta era nelle lettere sacre, che non v’era in Roma alcuno huomo, che l’agguagliasse. Le Sibille furono

donne tutte letteratissime et piene di spirito profetico, le quali fecero i libri

Sibillini, ch’erano tenuti in molto pregio, e riverenza. La prima nacque in

Persia, et è detta, Persica, di lei racconta quel Nicamore, che scrisse le

Historie di Alessandro Magno. La seconda fù di Libia, et è detta

Libica, celebrata da Euripide. La terza fù Delfo, et è detta

Delfica. La quarta fù di Cuna d’Italia, et è detta Cumana.

La quinta fù Eritrea, che predisse la ruina di Troia,

et Apollodoro di Eritre si vanta, che nata fosse nella

sua Patria. La sesta fu da Samo, e perciò è detta,

Samia, et vogliono, che costeu fosse al tempo

di Romulo. La settima Amaltea, l’ottava fù

Elespontica, laqual nacque sotto il

reggimento Troiano, al tempo di

Ciro. Di lei racconta Iraclito

Pontico. La nona fù di

Frigia. La decima

Tiburtina, cosi

chiamata

per essere nata à Tiburo, et

come dice Latantio queste

donne profetarono

moltecose

degne.

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Della Donne Temperate, et continenti.

Cap. II.

Sono chiamati quegli huomini continenti, et temperati, che si oppongono con la ragione à diletti, et à piaceri de’sensi, et in particulare si come habbiamo, da Aristotile, del senso del gusto, et del tatto; et quali sieno i continenti ce lo insegna nell’Ethica al capitolo 14. dicendo. Temperatus est, qui absentia voluptatum non dolet et presentibus se abstinet; ma se per avventura egli desidera tali piaceri, usa una certa mediocrità, et si serve del tempo, e del modo, et di tutte le circostanze convenienti. Et però lasciò scritto Aristotile nel medesimo luogo queste parole. Cupit mediocriter ea, et sicut decet, et ea tantummodo iucun da, quæ vel ad sanitatem, vel ad bonam habitudinem faciunt: recta enim ratio sie præscribit. Et però diffinendo la temperantia disse, ch’ella è una mediocrità intorno à i piaceri del gusto, et del tatto. È diffinitione ancho di Speusippo, il quale dice Temperentia est moderatio animi circa naturales concupiscentias. Over come Claudiano. Temperies, ut casta petas. Cicerone nel quarto delle Tusculane. Temperantia sedat omnes appetationes, et efficit, ut recte hęc orationi pareant. Et però fù da lui chiamata a moderatrice di tutti gli empiti della concupiscenza: et anchor che sia ad ogn’uno cosa notissima, che le donne sono continenti et temperate; perche non si vede, ò legge che si ubriachino, et stieno nelle Taverne tutto il giorno, come fanno i vitiosi maschi, ne che sfrenatamente si dieno ad altri piaceri, anzi in tutte le cose sono moderate, et piu tosto parchissime. Perciò voglio porre dinanzi à gli occhi de’ lettori alquanti essempi. Il primo sarà quello di Zenobia Reina di Palmereni, laquale, dopo la morte del suo marito Odenato, resse con molta laude l’Imperio dell’Oriente: nelle guerre mostrò valore di nobilissimo Capitano, et di prode guerriero: Era ornata di una gran bellezza, era giovine, et pudicissima, et mai non piegò l’animo à lascivie, et à vanità, et quello che le diede gran lode fu la costanza, et la fermezza dell’animo: fece molte guerre, et all’ultimo con Aureliano, et per

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quanto alla virtù humana s’appartiene, vincitrice era Zenobia; et quelli di Aureliano andavano in fuga: Ma intanto che fuggivano, lor apparve un Dio, che lor diede animo. Onde essendo essi poi ritornati alla battaglia furono vincitori, et cosi non per il proprio valore vinsero la fortissima donna, ma per l’aiuto di quel Nume, che loro apparve. Questo racconta il Tra. Mentre ella regnò, pochissimi havevano ardire di prendere l’armi contra lei, et però il Petrarca di lei ragionando dice.



Zenobia del suo honore assai piu scarsa

Bella era nell’età fiorita, e fresca

Quanto in piu gioventute, en piu bellezza

Tanto per c’honestà sua laude accresca.

Nel cor femineo fù tanta fermezza,

Che col bel viso, e con larmata coma

Fece temer chi per natura sprezza:

Io parlo de l’Imperio alto di Roma et etc.

Non voglio, che il silentio involi la memoria di Soffronia nobilissima matrona Romana, laquale mentre, che Massentio era Imperator da lui fù molto sollicitata, volendo godere di lei, et talmente era a stretta, che s’ella di suo volere non consentiva à Massentio, chiaramente vedeva che le sarebbe stato fatto violenza. Costei raccontò al marito tutta la cosa, et perche consentiva il marito à questa dishonestà ò per paura, ò per viltà d’animo, ella conoscendo la volontà del marito, si adornò di gioie, et d’oro, et accompagnata da una fante entrò nella camera dello Imperatore, dove poiche con lunga oratione si scusò verso Dio; già che ella, innanzi il giorno ordinato da lui, usciva di questa vita, prese un coltello, e si uccise per non machiar di alcuna macchia il corpo, ò l’animo suo pudico. Casta etiandio fù chiamata Lucretia dal Petrarca ne i trionfi ove dice.

Ma dalquante dirò, che’n su la cima

Son di vera honestate, in frà le quali

Lucretia da man destra era la prima.

Monima Milesia fù tanto amica dell’honestà, che mai non si volle piegare a’voleri di Mitridate Re de gli Armeni per gran

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copia d’oro, che da lui le fosse offerto. Essendo stata gittata à terra Thebe, il crudel Nicanore fù preso d’amore di una vergine, Thebana, credendosi ch’ella dovesse gloriarsi di un tale amante, et haver di gratia à farli piacere; nondimeno poi che lungo tempo hebbe con prieghi, et con minaccie tenato, et non havendo operato cosa alcuna, dubitanto la Vergine, che non le fosse fatto oltraggio, si uccise per conservasi intatta. Non merita silentio la castissima Penelope moglie d’Ulisse, da Homero nell’Odissea per tale havuta, la quale, come egli dice, era molto da Proci molestata, per che tutti à gara la volevano per moglie, essa rifiutando ogn’un di loro viveva casta, et pudica, aspettando il suo marito Ulisse: et però Homero sempre quando la noma, le dà questi aggiunti ò di casta: ò di prudente, ò di saggia, come la saggia Penelope; costei aspettò il marito venti anni, ne sapea ove si fosse, et però il Petrarca la pone nel triompho della castità dicendo.



L’altra Penelope queste gli strali

Et la pharetra, e l’arco hanno spezzato

A quel protervo, e spennachiate l’ali.

Et l’Ariosto considerando di quanto conto sia l’honestà dice.

Sol perche casta visse

Penelope non fù minor d’Ulisse.

Grande fù la pudicitia di quelle cinquanta Vergini Spartane, le quali essendo per cagion d’alcune feste venute alla Città de’ Messini, si come era lor concesso per l’accordo, che havevano insieme, da i giovini Messini furono d’amore tentate, et le pudiche donzelle, per fuggire la color violenza preponendo l’honestà alla vita, si amazzarono da lor medesime. Et anchor che sia cosa verissima, che non sia lecito l’ucider se medesimo per alcuna cagione nondimeno sono queste tali, lodate da gli antichi, i quali non haveano il lume della vera fede. Ma che diremo noi della Reina Didone? Alla quale essendo stato ucciso dal fratello Pigmalione Sicheo suo carissimo marito, et vivendo in continua doglia con grand’odio verso il fratello, quando ella s’avide, ch’egli cercava anco di far morir lei, fingendo che la fosse cessato il dolore, et l’odio, che che ha-

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-vea verso il fratello, secretamente si mise in punto per dover fuggire, et per far la fuga piu sicura, finse di volere andare dal fratello; ma prima havea fatto à molti principali huomini intendere il suo disegno, et furono molti quelli, che fuggirono con lei: percioche odiavano il Tiranno, et dopo molto navigare Didone giunse in Africa, ove edificò Cartagine, et con molta piacevolezza attrasse à conservar seco i paesani, et riempì in breve la Città di popolo: tante genti da ogni parte vi concorrevano, che gran piacere ne sentiva la Reina co’suoi. Onde Iarba Re di Mauritania, che vedeva cose prosperamente le cose de Tirii andare, havendo gia havuto nuova della molta bellezza di Didone, fece venire in Mauritania dieci de’ principali di Carragine; et impose loro, che operassero di sorte con la lor Reina, che fosse sua moglie, altrimenti minacciava loro una cruda guerra. Costoro, che sapevano quanto fosse lungi da questo pensiero Didone, erano dolenti: ma quando giunsero à Cartagine fecero intendere à lei, come Iarba la voleva, et la chiedeva, per moglie, altrimenti una crudel guerra aspettasse; quando ella udì questo, ne sentì un grave affanno, et cominciò lagrimando à chiamare il suo caro Sicheo; et poi volgendosi à’ suoi disse, che andarebbe dove il suo destino, et quello della sua Città la chiamava, et tolto quattro mesi di tempo, fece alzare una pira nell’ultima parte della Città, come volesse placare l’anima di Sicheo, prima che andasse al nuovo sposo: quivi ella fece amazzare molte vittime et montata sopra la pira con una spada ignuda in mano, disse di volere andare à trovare il marito, come promesso havea, et cosi in presenza di tutto il popolo ammazzò se stessa, et fù mentre durò Cartagine adorata per Dea, come racconta il Tarcag. Et questa veramente è stata un chiarissimo specchio di honestà, et di fedeltà: benche Virgilio finga, il qual seguitò il Passi, che si uccidesse per amore di Enea, laqual cosa è falsa; et il Petrarca biasma una tale opinione dicendo.



Taccia il vulgo ignorante, e dico Dido

Cui studio dhonestade à morte spinse,

Non quel dEnea, com’è publico grido.

Ma dove rimane Virginia figliuola di Virginio Romano, pleeo? Costai haveva promessa la figli vola ad Istilio Lucillo essendo

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egli in campo insieme con gli altri Romani: Claudio il quale era uno de’ dieci, che ministravano quasi mezzo il dominio di Roma, tersò piu volte con lusinghe et con doni d’indurre Virginia à fare quanto à lui piaceva, le quali cose furono vane; perche ella non acconsenti à suoi voleri, essendo tanto savia, et casta, quanto imaginar si possa. Havendo veduto il buono Appio Claudio, che non potea fare cosa, alcuna, si convenne con un suo liberto huomo audacissimo, che dovesse rapire la fanciulla, mentre andava per la via, come fuggitiva serva, et cosi pigliata, la menasse al tribunale, accio ch’egli la giudicasse. Fece il liberto quanto Appio Claudio gli havea comandato, et un giorno ritrovando Virginia la pigliò, et ella difendendosi, et difendendola le donne, che erano con esso lei, in questo mezo vi corse il popolo, et fra gli altri il marito: intesa adunque la difensione fù annuntiata al Giudice, il quale disse di volere dar la sentenza in giorno dietro; intanto Virginio intesa la novella subito venne à Roma; ma non venne cosi tosto, che prima Claudio non havesse data la sentenza, che Virginia fosse serva di quel liberto. Laqual cosa sentendo il Padre della fanciulla, pregò Claudio, che lo lasciasse parlare alla figliuola, et alla nutrice in presenza del popolo. Acconsentì il perverso Giudice alla domanda, et egli tirata da parte Virginia, disse. Figliuola mia per questa sola via, che m’è conceduta ti ritorno nella tua libertà, et preso un coltello alla presenza del Giudice le diede nel petto, ilquale essa senza, niun timore, et generosa alla percossa volontariamente offeriva: onde conosciutasi la iniquità di Claudio fu pigliato, e messo in prigione, ove morí miseramente. Mi soviene di Orithia figliuola di Erichtheo Re di Atene, che fù una delle Amazoni, questa fù somamente lodata per la sua castità; perche sempre si conservò vergine. Le figliuole di Aristotimo Tiranno di Edile piu tosto che essere violate, s’impiccarono; essempio veramente di una vera honestà.



Mi soviene etiandio d’Isabella, che si fece tagliar la testa, havendosi bagnata col succo di herbe il suo candido collo, et questo fù verissimo in Brasilla da Darazzo, per conservar la sua honesta, dalla, quale l’Ariosto tolse l’essempio. Ma, in cortesia, si potea imaginar la piu bella inventione per conservarsi casta contra lo sfrenato Rodomonte di quella, che trovò questo essempio di castità, dandogli ad intendere, che quel liquor d’herbe, bagnandosi tre volte, indurasse cosi fortemente il corpo, che l’assicurasse dal fuoco, et dal ferro, et

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havendo cotte le herbe bagnossi il candido colle, et il seno, et al feroce, et inaveduto Rodomonte lo porse; come vagamente dice l’Ariosto nel can. 29. accioche lo troncasse dal busto, con tai parole.

Bagnossi, come dissi, et lieta porse



A l'incauto pagano il collo igniudo,

Incauto, e vinto anco dal vinso forse

Incontro à cui non val'elmo, ne scudo

Quel'huom bestial le prestò fede e scorse

Sì con la mano, si col ferro crudo,

Che del bel capo, già d'Amore albergo,

Fe tronco rimanere il petto, e'l tergo,

Quel fe tre falti, e funne udita chiara

Voce, ch'uscendo nominò Zerbino,

Per cui seguire ella trovò si rara

Via da fuggir di man del Saracino.

Alma, c'havesti piu la fede cara,

E'l nome quasi ignioto, e peregrino

Al nostro tempo, e della castiade

Che la tua vita,e la tua verde etade.

Cosa veramente degna di eterna memoria. Sulpitia, come racconta Tito Livio, fù castissima: era Pratritia figliuola di Sulpitio, et moglie di Quinto Flavio Flacco, eresse il tempio alla Dea Venere; accioche rivolgesse gli animi lascivi alle honestà, et alle virtù et la chiamarono Verticordia, come dice Plinio; costei non fù dimen famoso grido di castità, che fosse Lucretia; et però dice il Petrarca.

Cosi giungemmo à la Città soprana

Nel tempio pria; che dedicò Sulpitia

Per spegner de la mente fiamma infana.

Et che diremo noi della pudicissima Principessa di Tarento? La quale era stata promessa à Corsamonte, et essendo presa da Goti, Cormsaonte per liberarla, fù per inganno da Burgenzo ucciso, et ella, benche la pregasse Bellisario, non volle più marito: ma si fecce chiu-



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-dere in una picciola cameretta appresso la tomba di Corsamonte, per conservarvi la sua virginità, come il Trissino nel lib. 23. lei fa rispondere à Bellisario, che le voleva ritrovare un'altro sposo di età conforme à quella di Corsamonte in questo modo.



Deh lasciate Signor, ch'io mi rinchiuda

In uno scuro, e lucido facello

Oscuro al mondo, e lucido alla vita,

Ove la mia verginità si servi

Intatta, e purghi quei pensieri inulti

Ch'eran già nel mio cor d'haver marito.

Diana fù tanta casta, che fu chiamata Dea della castità, et fuggendo gli huomini, si essercitava nelle caccie. Sempre era in compagnia di Vergini Ninfe, et essendo un giorno entrata, per di porto, in un chiarissimo fiume, ò fonte con altre Ninfe, sovragiunse Ateone, et mirò Diana, et ella tingendosi di honesto rossore, come dice Ovidio nel libro terzo delle Metamorphosi, con questi versi.

Qui color infectis adversi solis ab ictu

Nubibus esse solet, aut purpureae Aurorae

Is fuit in vultu visae fine veste Dianae

Lo spruzzò con l'acqua, et lo fece diventare un cervo. Aretusa Ninfa figlia di Nereo, et di Doride compagna di Diana un giorno per rinfrescarsi, si bagnò nel fiume Alpheo, ilquale corre per l'Arcadia, subito Alfeo Dio di quel fiume fù preso d'amore, et la volle prendere, essa ch'era vergine casta lo fuggì, et corse tanto, che per il molto sudore, si liquefece, et traformossi in un fonte. Come dice Ovidio nel libro quinto.

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