Religione universale naturale



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[PARTE SECONDA]



[19. LA VERA RELIGIONE FONTE DI RIGENERAZIONE SPIRITUALE E CONOSCENZA METAFISICA 20. IMPORTANZA DEGLI INNI ORFICI 21. LE INTELLIGENZE ASTRALI 22. L’ASTROLOGIA COME CULTO RELIGIOSO FONDAMENTALE 23. LEGGE DELL’ANALOGIA 24. IL CALENDARIO PAGANO COME CULTO RELIGIOSO 25. L’ANNO SACRO E IL SUO “REGOLATORE” 26. PRESCRIZIONI RITUALI E MORALI 27. ESORTAZIONE AD ABBRACCIARE I RITI PAGANI]

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19. Mi accingo ora a parlarvi dell’autentica religione: un grande impegno da parte mia. Come fare per farmi capire? Questa religione è assolutamente sublime, ben diversa da quella ebraica; totalmente celeste, e voi non avete che idee materiali! Elevate quindi il vostro spirito e il vostro cuore; coltivate pensieri spirituali e sbarazzatevi dei pregiudizi dell’educazione e dell’infanzia nei quali, chiunque voi siate, siete prigionieri, compresi i maggiori filosofi contemporanei.
La prima lezione che vi viene impartita su questo argomento è: domandatevi chi siete e, quando avete capito che tutto ha una finalità, chiedetevi: è senza un fine che siamo venuti al mondo? Il sole è fatto per la luna, gli proietta i suoi raggi, stimola con essi la sua capacità riflettente e in tal modo essa ci rischiara. La luna è fatta per il sole, apre il suo seno per riceverne i raggi e gli influssi che poi riversa su di noi. Tutti gli astri sono in funzione gli uni degli altri, tutti si ritrasmettono qualcosa e, con il loro moto discordante creano una concordia universale, determinando per ogni dove il movimento e la vita61.
Quando tutto ha uno scopo nella Natura, non è assurdo pensare che il soggiorno dell’uomo sulla Terra sia privo di senso? Avete letto nelle prime pagine di questo libro che il male non è un fatto naturale, in quanto si oppone al Principio dell’esistenza ed è una semplice casualità. Pertanto, si origina solo nella depravazione dell’essere che ne avverte gli effetti. Ora, se malgrado questa depravazione, noi conosciamo il bene e l’amiamo e l’ammiriamo, anche subendo l’azione del male, vediamo bene che il nostro scopo sulla Terra è di far trionfare il bene sul male ed è a quest’unico fine che noi vi siamo stati posti, vale a dire che, siccome il male non è creatura del Principio, così non è inerente a nessun essere, e quindi tutti quelli che ne risentono gli effetti devono averlo accettato in sé spontaneamente. Noi siamo infatti degli esseri degenerati che hanno ammesso in sé volontariamente il male ma, siccome avvertiamo l’ardore del bene, ogni nostra azione sulla Terra dev’essere volta alla rigenerazione. Se il male ci ha allontanati da un Principio che non lo può comprende in sé, il nostro scopo dev’essere, tramite questa rigenerazione, la nostra riunione col Principio. Questo è la grande impresa che noi dobbiamo compiere sulla Terra.
Ho scritto prima che le bestie, non ricevendo in sé il male, ne risentono comunque gli effetti, ma ci sono altri esseri che lo subiscono; tuttavia perché sia capace di parlarvene bisognerebbe che parlassi la lingua degli Dei che non so invece parlare e che voi capireste ancor meno.
Cerchiamo pertanto i mezzi per questa rigenerazione. Sono universali e uguali per tutti i popoli. L’unanime consenso di tutti i popoli è stato per i più grandi filosofi dell’antichità una prova certa di verità. Infatti, un’idea comune a tutti gli uomini non può essere un errore, altrimenti il loro Principio li avrebbe creati in funzione dell’errore, cosa che non è ammissibile; così ne consegue che i mezzi di questa rigenerazione essendo universali e gli stessi per tutti i popoli, o sono stati insegnati dalla divinità oppure sono il parto spontaneo dello spirito umano, ma in entrambi i casi impegnano tutti gli uomini ad utilizzarli. Il singolo che rifiutasse questa istruzione universalistica o questa concezione naturale, si crea un vuoto, si scava un baratro e un vortice di perdizione.
Non è dallo spirito che abbiamo ricevuto il Male; lo spirito non si inganna sulla natura del Male in tutte le sue sfaccettature, anche quando questo cerca di dimostrare che lui non è il Male per potersi dissimulare; ma ci viene dal cuore. Pertanto il primo mezzo di questa rigenerazione dev’essere una virtù del cuore, il sentimento religioso [pietas]. Io credo che gli Dei abbiano insegnato agli uomini i metodi della rigenerazione ma questo mio secolo sciagurato, che non ha altra scelta tra quest’opinione e quella secondo cui i metodi di rigenerazione sono una concezione naturale, sceglierà quest’ultima. Comunque non mi importa per ciò che devo offrirgli e provargli. Il sentimento religioso è dunque la prima virtù che ci può rigenerare, ma bisogna sapere dove rivolgerlo e a quali esseri.
Che linguaggio devo usare adesso? Come farmi capire? Quali argomentazioni irrefutabili potrò addurre per distruggere la conseguenza delle idee materialiste e dei pregiudizi in cui vi hanno imprigionato queste due vostre religioni, sortite dalla dottrina universale degli Dei o dalla concezione naturale dell’uomo? In più, degli ineffabili Misteri della vera religione che io conosco e ho appreso non posso rivelarvi che una piccola parte. Aprite dunque gli occhi del cuore, disponetevi alla comprensione, che questa sia come una superficie piana, che riceve e trattiene i contenuti di ciò che voglio dirvi; paragonateli al vostro carattere; che la vostra mente li mediti nel silenzio dei sensi e giudichi se può esserci un’altra vera dottrina oltre a questa che vi presento. Tacitate per un momento la voce del pregiudizio della vostra educazione religiosa e pensate al fatto che non c’è nulla di vero se non ciò che è generale, mentre non c’è verità nel particolare. La divinità, che ha senza dubbio voluto la rigenerazione dell’uomo e la sua reintegrazione, ha dato a tutti gli uomini i mezzi per compiere questa rigenerazione.
20. Siccome tutti quanti gli esseri non sono fautori del proprio destino, è necessario che vi sia un essere unico e universale che regge i destini di tutti gli esseri nelle sue mani e dei quali sia principio. Egli non ha creato una volta ma continua a creare in eterno un essere nel quale versa tutte le sue manifestazioni o, meglio, le virtù seminali di queste sue manifestazioni. Quest’essere è la Protirea degli Inni Orfici62: o venerabile madre ricetto di tutte le idee delle cose, che tieni sotto la tua protezione tutti gli esseri che partoriscono, poiché tu sei la prima ad essere stata partorita; grande Dea, madre ineffabile, sposa del sommo Dio e che, per analogia, se analogia può esserci, allevi i travagli di tutte le donne che partoriscono, ascoltami, sii favorevole a questa mia opera e guida la mia mano; che possa scrivere cose degne di te: ma come? Perlomeno non contrastando la tua natura, ed è già tanto; che io esca vincitore in questa impresa e che la fiaccola che reco agli uomini dissipi l’errore in cui sono immersi; fiaccola che la grande Pallade mi ha mostrato; e che il palladio ch’essa ha rivestito di fronte a me con i suoi colori e addobbi mi difenda dall’invidia e dall’ignoranza, e doni a questo mio lavoro quei frutti che gli sono graditi.
Tuttavia quest’essere ha ricevuto in sé le manifestazioni del principio con un ordine prestabilito e con una certa qual forza. È il logos, il Verbo ineffabile, Pallade e, sotto un altro rapporto, Iacco smembrato dai Giganti, il nous, la mens, il Protògono degli Inni Orfici, la forza della natura e la produzione di tutte le cose. Quest’ordine prestabilito è la luce che illumina ogni uomo che viene al mondo, come recita l’Inno a Protògono:
dissipasti le tenebre oscure.
E’ questo il primo anello della catena, tutti gli altri gli somigliano se non per il grado di prossimità. Più un anello è vicino ad esso, a questo anello iniziale, più gli è simile. La natura di questo primo anello si continua lungo tutta la serie degli anelli ed ogni singolo riceve tanta più specificità di quel primo per quanto esso gli è prossimo e contiguo. Da ciò deriva tutta la serie degli Dei e delle diverse specie di Geni, intelligenze che tutti i popoli e il mondo intero hanno onorato prima che un individuo [Mosè] decidesse di spezzare la catena e di proporre solo il primo anello, mutilato nella sua ineffabile espansione!
Ebbene, chi credete di essere voi per rifiutarvi di ricevere questi insegnamenti universali? Voi che siete stati istruiti da uomini vissuti nell’errore, uno dei quali vi ha persino detto che la sua religione non era spirituale ma materiale, terra-terra perché adattata alla rozzezza del suo popolo, cosa peraltro non meritevole di giustificazione; un altro dei quali [Gesù] ha fondato tutta la sua dottrina su una profezia sbagliata e del quale non possedete comunque la dottrina perché quelli [gli apostoli] che ve la volevano dare non sono stati capaci di apprenderla; mentre un altro ancora [il papa?] grida con tono forsennato che non ci sono errori nella Bibbia e che è obbligato a farla conoscere con la forza delle armi. Se mi fossi limitato a considerare i vostri pregiudizi, le vostre idee materiali e grossolane, non avrei certo messo mano alla penna. Preferite, se volete, quegli insegnamenti individuali [biblico-evangelici] agli insegnamenti universali del mondo ma, attenzione! – i primi sono in contrasto con tutto ciò che vi è di saggio e di scientifico, a cominciare dalle più elementari nozioni di fisica: non si possono tenere uniti esseri di diversa natura senza un elemento intermedio; così la terra si unisce all’acqua grazie alla frigidità, l’acqua all’aria grazie all’umidità, l’aria al fuoco grazie al calore, il fuoco all’etere grazie alla sottilità e alla tenuità. Questa è la regola che regge il mondo degli elementi63. Il secondo anello della catena è simile al primo e il terzo lo è al secondo, e così di seguito all’infinito, affinchè ovunque la manifestazione del principio sia simile a quest’ultimo. Tutto ciò che il creatore manifesta è già in lui in potenza e in essenza.
Che bella questa analogia che voi cristiani fate tra il creatore di tutto, primo anello della catena, e noi miseri mortali che possiamo ricongiungerci a lui senza intermediari! Che bella la scienza materiale che quando tutto è pieno, quando tutto è popolato di esseri, crea invece un deserto immenso tra questo primo anello e noi!64 Potrebbe mantenersi il tutto con un simile vuoto nell’universo? Disgraziati che non siete altri, imprigionati e soffocati dalle vostre idee! Liberatevi infine, uscite dalle bende delle vostre religioni niente affatto celesti. Risalite, guardate in alto e scorgerete una sequela innumerevole, infinita e ineffabile di esseri, di Dei, di Geni e di intermediari che stanno tra voi ed il primo anello della catena; tutti con le loro vite, le loro occupazioni, i loro compiti, le loro affezioni, le loro nature e le loro modalità di esistenza rapportate al genere; tutte chi più chi meno lontane dal centro universale di tutti gli esseri.
Come ho già detto, noi troviamo in questo centro degli esseri, tre ipostasi: l’Essere, il Verbo e la grande Dea, quella grande Protirea che riceve, grazie alle virtù seminali che gli trasmette il Verbo, i semi di tutte le cose. Sono tre ipostasi separate del primo anello della catena; pertanto non gli si attribuisce l’Essere, che è appannaggio incomunicabile dell’Essere che esiste per se stesso. Negli Inni attribuiti ad Orfeo e che contengono tutta questa dottrina, dopo Protirea e Protògono vengono Saturno e Rhea, poi Giove e Giunone, Giano e Tellure e così via fino all’ultimo anello della catena degli esseri spirituali, cioè l’uomo con la donna estratta dalla sua sostanza.
Nonostante che si chiamino orfici, questi Inni, come attestano questi stessi, non sono stati scritti da Orfeo. I veri Inni di questo primo profeta dei Greci e dei Frigi erano canti composti sul momento stesso dall’ispirazione del suo genio o delle sue estasi, ed esprimevano unicamente il suo pensiero, non possedevano nessun ordine logico, così come tutti gli inni rivolti dall’uomo agli Dei o mediante i quali hanno voluto rivolgere ciò che conoscevano delle nature divine e dei loro ineffabili misteri. Ancora molto tempo dopo Orfeo, Omero ci mostra Achille sulla soglia della sua tenda che canta con la lira in mano dei versi composti lì per lì in lode degli Eroi. Luciano ci ricorda che coloro che si recavano alla grande celebrazione della Dea Siria, cantavano dei versi che componevano sul momento ecc. ecc. Gli Inni furono scritti dal profeta orfico Onomacrito, ateniese del tempo di Pisistrato, che ben conosceva la dottrina orfica e che volle includere in questi Inni per trasmetterla alla posterità. Pausania scrive che sono gli inni più religiosi e santi che ci siano; si utilizzavano nei Misteri ma racchiudono molto di più di ciò che manifestano, e voi potrete trovarvi tutto l’insegnamento che vi sto dando. Giove qualche volta vi è considerato anche come il padre degli Dei e degli uomini, perché è preso a simbolo del sacro quaternario che regge tutto l’esistente e anima la natura. Questo è quanto volevo dire circa gli Dei intellettuali e invisibili65.
Voi cristiani avete delle idee davvero rozze! Credete che quei punti celesti che mantengono sempre la loro posizione in un fluido che non sembra in grado di sorreggerli, e che grazie a opposizioni e aspetti molteplici procedono nel loro corso sempre regolare, siano stati messi sulle vostre teste per svagare lo sguardo e per i calcoli degli astronomi! In natura esistono corpi morti e corpi viventi; tutto ciò che è morto non vive mentre tutto ciò che vive non è morto. Esiste un fermento universale, questo è lo spirito che unisce l’anima al mondo; la sua azione è perpetua e muta ogni cosa; è il grande Proteo66. Questi dissolve tutti gli esseri morti trasformandoli nella sostanza futura di altri esseri, in un modo che non potete nemmeno immaginare, traendoli dal grande abisso della notte e riplasmandoli in nuovi corpi.
Chi è in grado di interpretare l’Inno orfico alla Notte scopre uno dei punti basilari della dottrina, come tutto si forma; può comprendere senza mediazione e afferrare il toro per le corna. Questo fermento non agisce sui corpi viventi, perché l’animus che li informa e sostenta è più forte del fermento che tenderebbe a dissolverli, essendo di natura superiore. Se il fermento potesse qualcosa sugli esseri li predisporrebbe a ricevere nuovamente animus il quale, dall’abisso della Notte, giungerebbe a corporificarsi; ma sarebbero un’altra volta dissolti. Occore quindi che in essi ci sia un qualcosa in grado di respingere la forza del fermento e gli sia superiore, così da poter vivere. Se la terra non fosse animata verrebbe dissolta anch’essa dal potere del fermento che la disporrebbe a ricevere di nuovo esseri che rovinerebbero i raccolti, tormenterebbero le specie primitive, le danneggerebbero, le distruggerebbero, cosicchè non si tratterebbe più di una semplice alterazione e non assomiglierebbero più alle idee seminali.
Caratteristica del cadavere è quella di cadere; per questo si dice cadavere, à cadendo. Caratteristica dell’essere vivente è quella di stare in piedi e di rimanere eretto, perché in lui risiede il principio del movimento e della vita. E’ così che sono in grado di sostenere il braccio e di alzare la testa. Ebbene, se gli astri fossero dei semplici corpi morti, cadrebbero, cioè andrebbero tutti nello stesso posto secondo le leggi della gravità.
21. Vediamo adesso se siano anche intelligenti. Nell’universo ci sono solo due generi di esseri: quelli abbandonati a se stessi e quelli che dipendono da un altro essere. A quest’ultima categoria appartengono le piante, gli alberi, i minerali i quali seguono il destino del suolo in cui si trovano. Quelli abbandonati a se stessi sono gli animali, gli uomini e gli Dei. Sono dotati di un ego individuale, che devono conservare per svilupparne le possibilità di azione e decisione. A ciò gli occorre la capacità raziocinante; gli astri hanno questa capacità. Le bestie fanno corpo collettivo perché sono guidate dall’istinto. L’uomo può trascurare questa tendenza di gruppo perché è in grado di gestirsi e decidere delle proprie azioni. Gli astri seguono sempre la loro norma perché dotati di un’intelligenza sublime e, in quanto esseri puri, non sono in grado di deviare dalla loro condotta. Non vi è nulla in essi di eterogeneo che possa farne mutare la condotta; sono sempre ciò che sono anche se, avendo dei pensieri tutti loro, possono concepirne di malvagi, cosa che però non succede, perché risiedono nell’Unità, perché leggono nell’universalità degli esseri, perché scorgono nel Verbo tutto ciò che è bello e buono.
Se qualcuno di questi astri si fosse corrotto nel corso di un tempo che non siamo neanche in grado di concepire non potrebbe esserlo ora, vuoi per l’abitudine che ha assunto di coesistere nel Bello e nel Buono vuoi per l’identità che in qualche modo lo lega con l’Unità. Pertanto l’immutabilità nel moto degli astri unita alle opposizioni e alle varie configurazioni astronomiche, comprovano: l’eccellenza della loro intelligenza, la loro connessione con l’Unità, la loro compartecipazione al Bello e al Buono, la loro attiva azione nella formazione dei destini e, infine, la loro natura divina.
Inutilmente la sterile dottrina delle attrazioni gravitazionali gli attribuisce questa immutabilità affermando che gli astri si attirano reciprocamente, in base alle rispettive masse e distanze siderali. Infatti la comparsa di nuove stelle – vuoi perché il creatore le produce per essere un segno agli occhi degli esseri che le vedranno, o vuoi per produrre qualche effetto (oppure perché sono già create o perché avendo percorso un tratto del proprio cammino, da invisibili per la troppa troppa lontananza da noi cominciano a riapparire alla vista con il loro riapprossimarsi a noi) -, la comparsa di nuove stelle dicevo, sconvolge tutto il sistema delle reciproche attrazioni basate sulle masse e sulle distanze. E’ ben noto che la legge di attrazione è il veicolo principale di tutte le operazioni della Natura e che, senza di essa, non potrebbe formarsi nessun corpo dotato di forma propria. E’ Amore che, nel Chaos esiodeo, dà forma a tutti gli esseri, che gioca con uomini e Dei. Questo Amore non è una forza astratta. Infatti tutto ciò che in generale avviene nei corpi ha sempre una scaturigine di natura intellegibile; il corpo non può nulla, da solo è morto, inerte. Lo comprova il fatto che quando viene abbandonato a se stesso diviene preda dell’azione del Fermento. Non possiede nessuna forza per difendersene; non può quindi essere il principio del movimento.
Tuttavia – o deplorevoli concezioni materialistiche che obbligate i più grandi uomini! -, filosofi stimati e di gran fama hanno scoperto nelle forze morte dei corpi, in queste forze inerti, le cause del movimento e dei moti celesti! Tutto ciò dimostra chiaramente che c’è una sola fiamma, perché c’è un solo Principio in tutti gli esseri e quelli che non hanno questa certezza si trascinano di errore in errore. Quanto appaiono mostruosi questi errori agli occhi di chi possiede questa fiamma! Ah, uscite dalla materialità; la materia non è niente; tutto si fa con l’intelletto: somma verità! Per operare nei corpi tuttavia c’è bisogno della mediazione dello Spirito. Lo stesso vale anche per tutte le componenti della Natura tanto che pianure, valli e montagne, se non fossero permeate dagli spiriti che le informano, e possedute da intelligenze, si dissolverebbero. Le rocce più dure verrebbero disciolte dalla forza che crea i minerali, le valli si colmerebbero e le montagne si appianerebbero. Ah! E’ un accordo degli Dei che regge le forme terrestri; ma i fluidi, chi governa la fluidità? E’ forse una materia vile quella che sostiene la combinazione degli elementi e determina tale fluidità? La conosce? E’ in grado di supportarla?
Se l’azione di questi esseri [intelligenze semidivine] venisse meno anche per un solo istante, vedreste i fluidi passare allo stato solido e i solidi a quello liquido, la Libia diventare da deserto una palude e le paludi meotidi l’Arabia petrea67. Questa fonte che vi scorre sotto i piedi tutti i giorni – di cui non avete mai indagato le ragioni della fluidità e composizione elementare -, se cessasse per un istante l’azione dell’essere che la governa, la vedreste diventare una lingua di sabbia. Ma – ditemi voi -, la materia può contenere la materia? L’essere che governa è identico a ciò che è governato? E’ giocoforza che gli sia superiore. La materia è dunque contenuta e gestita da Intelligenze.
Son questi i primi insegnamenti sul Mondo, nozioni comuni e innate, e per quanto assolutamente sublimi, comuni a tutti gli uomini, testimoniate nelle foreste dell’America così come nei monumenti degli Etruschi e degli Egiziani, che la filosofia contemporanea si è fatta un dovere di guastare e corrompere! Filosofia costretta, senza saperlo, da queste religioni che peraltro detesta e non può soffrire ma verso le quali si mostra in quest’occasione come la vile serva. San Paolo scrive che son queste le prime istruzioni del mondo, elementa mundi; ci credano dunque anche i Professori e tutti quelli che gli vanno dietro! Se queste sono le prime istruzioni del mondo, se sono i documenti della terra intera, chi vi credete di essere per sottrarvici, voi, grandi filosofi, voi, geni eccelsi, che volate così in alto da pretendere di attribuire alla materia la forza e l’energia dello spirito? Il corpo è costruito e governato da legami e collegamenti che risalgono indietro fino a Dio. Un cabalista non avrebbe saputo illustrare meglio la dottrina delle emanazioni degli Eoni e dell’essere supremo.
Cos’è successo invece? Filosofi che conoscevano molto bene queste dottrine per averle studiate nei libri degli antichi ma che non le hanno volute riconoscere, avvolti dalle bende di queste religioni speciose, hanno preferito accusare tutti quei grandi scrittori di ipocrisia e falsità, piuttosto dover supporre che le loro idee fossero erronee. Hanno così detto che quegli illustri personaggi del passato veneravani sì gli astri, gli Dei e i Geni in pubblico, ma che in privato ne negavano l’esistenza e si rifiutavano di tributargli un culto. C’è un modo sicuro per non essere mai in disaccordo con il prossimo: attribuirgli i propri errori! Come hanno fatto a passare sopra a tutta la gran mole di scritti che tutti quegli autori hanno prodotto per dimostrare l’esistenza dei Geni e delle divinità secondarie, e tuttavia dimostrare per loro una grande considerazione? Essi non citano una sola riga di un autore antico conosciuto, come Platone, Plutarco, Senofonte, Tucidide, Demostene, Isocrate, Cicerone, Tito Livio, Polibio, Giustino ecc. che lo possa attestare.
Come possono accusare quegli uomini, esempio di probità e onestà, di essere falsi e ipocriti? E si reputano filosofi… Calunniano senza addurre alcuna prova per le calunnie che lanciano, proprio come dei politicanti in preda allo spirito di parte… e si dicono filosofi! Eppure, in tutti gli scritti degli antichi e in tutti i momenti della loro vita, non ce n’è stato uno solo che possa autorizzare questa asserzione; voi siete invece dei calunniatori, siete come quel tiranno68 che faceva distendere i suoi prigionieri su un letto e li faceva mutilare qualora risultavano più lunghi. Vi sfido a dimostrare il contrario e, anzi, aggiungo che, malgrado ciò che scrive Demostene, che la Pizia “filippizzava” (cioè che gli oracoli venivano diffusi da capi politici per avvalorare le loro imprese), quasi mai i sacerdoti pagani hanno propalato falsi oracoli né hanno mai escogitato qualche furberia nel loro esercizio religioso. Se qualche singolo si è macchiato di qualcosa del genere si è trattato di un fatto talmente sporadico da diventare famoso e da venire severamente punito, come la storia dei sacerdoti di Iside e di Mundo e Paolina. Tutto quello che hanno scritto circa presunte furberie il Van Dale e il Fontenelle, sono vaniloqui senza prove; questi autori hanno sentenziato leggendo dei libri. I loro predecessori, perlomeno, furono più prudenti e non negarono gli oracoli, ma dissero che era il demonio che parlava per bocca di questi.
E per qual motivo la Pizia avrebbe filippizzato? Filippo69 fu forse più potente di Nerone, più scellerato di Costantino, più violento di Teodosio? Neanche il gran sacerdote di Giove Ammone tradì la sua religione e la sua dignità di fronte ad Alessandro, come ci riferisce Plutarco: questo sacerdote che non conosceva bene il greco, volle parlare lo stesso ad Alessandro ma si impappinò – come spiega il traduttore francese di Plutarco, Amiot – e anziché dirgli paidion, che significa figlio mio, disse paidios, che significa esattamente figlio di Giove. Alessandro che voleva apparire tale di fronte alla sua gente non chiese di meglio, e fece come quella volta con la Pizia, che gli aveva detto che sarebbe stato invincibile; se ne tornò indietro senza consultare l’oracolo. Simile atteggiamento possono averlo tenuto dei conquistatori ambiziosi ma non dei sacerdoti, che voi invece accusate di ipocrisia e ambizione. Ecco spiegata tutta la vostra insensatezza.
Tutti gli scritti antichi sono pieni della dottrina che sto enunciando. Coloro che – scrive Platone riferendosi ai materialisti – pensano che gli esseri dotati di un corpo siano privi di anima, sono o pazzi o ignoranti. Cicerone invece giunse a dire che chi nega gli astri è privo di intelligenza, di capacità raziocinante. Pitagora parlò di Dei e Geni celesti e di anime individuali negli animali che spargono ovunque il movimento e la vita. La serie dei movimenti – dice Aristotele – siccome non può protrarsi all’infinito, si ferma a dei motori e ad un motore unico che è l’essere supremo. Le sfere – aggiunge – vengono assimilate nel loro movimento da sostanze immateriali; come un coro musicale dipende dal suo corifeo, così questi agenti sono subordinati al primo motore. Essi vedono e apprendono nell’universalità, come ho già detto, scorgono il complesso delle cause e l’origine dei destini. Il creatore, dice Platone, dopo aver creato l’universo e quegli Dei che ruotando nell’immensità del cielo si manifestano ai nostri occhi, assieme a quelli che non si lasciano percepire se non con il pensiero e solo quando vogliono, così si rivolge loro: o Dei, di cui sono il creatore e il fattore, ci restano ancora tre sorte di generi da formare, senza i quali l’universo non potrebbe dirsi perfetto. Il primo sarà tale che lo si potrà chiamare come gli stessi Immortali, immortale e divino. Osserverà la giustizia, vi renderà un culto mediante la semplice estrinsecazione del pensiero, ed io vengo a darvene il germe e i mezzi…
Forse che non pensavano a quel che facevano gli antichi quando nel tribunale dell’Aeropago, in presenza di tutto un popolo saggio e illuminato, un omicida, per testimoniare la propria innocenza, con un gesto spontaneo e innato levava al sole la spada con cui aveva ucciso, chiamandola a testimone di aver agito per difendere la sua vita? Forse che non pensavano a quel che facevano gli antichi quando Greci e Troiani, volendo stipulare un’alleanza dopo il duello tra Menelao e Paride, chiamavano a testimoni il sole e gli astri della sincerità delle loro parole e delle loro azioni? Quando Romani e Cartaginesi siglavano un accordo chiamavano a testimoni il Sole, gli astri, gli Dei della terra, delle valli e delle montagne. Voi commettete un delitto al buio – scrive Giovenale – ma la Luna vi vede, vi vedono gli astri…
I cristiani citano spesso Socrate, che è morto – così dicono – per provare l’unità di un Dio. Ma di che Dio stanno parlando? Se si tratta di un Dio creatore e principio di tutti gli esseri, avrebbe avuto bisognio di morire per provare questa verità che sta scritta in tutti i libri e che si legge sui frontoni dei templi? Se invece con ciò vogliono dire che non riconoscono gli Dei e le divinità minori, come hanno potuto accettare l’idea di un uomo che, morendo, raccomanda ai suoi discepoli di sacrificare in sua vece un gallo ad Esculapio? Infatti, passando a miglior vita, si doveva sacrificare un gallo a quel sommo medico. Ma non fu di questo che venne accusato, ma di non riconoscere come Dei quelli che lo erano pubblicamente e di aver cercato di introdurne di forestieri e di corrompere la gioventù con idee estranee; ciò era falso ma Anito e Meleto70 si dimostrarono i degni sacerdoti di un tribunale dell’Inquisizione ante litteram.
Dopodichè preparatevi ad ascoltare quel che dice uno dei più formidabili dialettici che ci siano mai stati in nezzo a voi, quel Bayle, accademico di Francia, che proprio in ragione di ciò, secondo il costume della sua setta, dice tutto e il contrario di tutto senza impegnarsi; si vede bene però, per il contesto del suo discorso e per il tono asseverativo che assume, che è proprio la sua opinione quella che esprime. Dal momento che ho citato un accademico, non è fuor di luogo che io spieghi in che modo la maggior parte dei filosofi contemporanei citino quelli antichi. Ebbene, dicono di tutto, tutto quello che è possibile dire senza impegnarsi di persona. Li citano indiscriminatamente al punto che non è difficile vederli dialogare con in bocca le opinioni di Platone e di Cicerone pur non condividendole affatto! Se ciò accade per leggerezza o per malafede non saprei, quello che so è che costoro hanno detto tutto e il contrario di tutto71.
Si può comunque risalire alla loro vera opinione. Tutti sanno che Platone manifesta il suo pensiero attraverso i personaggi di Socrate, Timeo e Locride, ma soprattutto, nel libro Delle Leggi, di quel vecchio ospite ateniese. Lo stesso fa Cicerone con il personaggio di Balbo, nel libro Della Natura degli Dei. Spesso mi sono indignato leggendo certe citazioni del libro di Cicerone Della Divinazione: nel primo capitolo egli ne parla bene; nel secondo la demolisce. Un autore che voglia dire bene della divinazione citerà quel primo capitolo mentre chi vorrà distruggerla si appoggerà al secondo. Eppure entrambi i capitoli hanno le loro ragioni e sono scritti in buona fede. E’ soprattutto nel suo libro Sulle Leggi che si trova la vera opinione di Cicerone; non quella del retore ma quella del magistrato che commenta le leggi dello stato in cui vive. L’opinione di Plutarco la si trova nelle Vite Parallele e nei trattati filosofici nei quali parla in prima persona… ma torniamo a Bayle.
Siccome sono giunto là – lui scrive – tanto vale che continui: la credenza in intelligenze preposte all’assolvimento di funzioni specifiche nell’universo è così generale quanto la fede in Dio; non si può credere infatti che un popolo abbia avuto una religione senza comprendervi intelligenze del genere. I più sottili filosofi, quelli che son detti i geni della natura, cioè i più perspicaci tra i cartesiani, lo hanno riconosciuto e gli stessi seguaci di Aristotele le sottintendono ovunque nei loro scritti ma senza ammetterlo; difatti riconoscono in tutti i corpi una certa forma sostanziale cui ineriscono determinate qualità con le quali possono compiere i loro desideri, respingere i nemici e conservarsi al meglio delle possibilità nelle condizioni loro naturali. Ciò non significa forse riconoscere che negli organismi vegetali esiste un’intelligenza preposta a far vegetare una parte dell’universo, intelligenza che opera in base alle disposizioni dell’Essere supremo?
Per tema che non mi si giudichi colpevole di argomentare avventatamente riferendo l’opinione dei più acuti commentatori di Cartesio, faccio notare che è anche l’opinione di Malebranche, cioè di colui che ha filosofato più di tutti sui disegni di Dio, il quale ammette molto esplicitamente in più luoghi dei suoi scritti, che esiste un grandissimo numero di cause occasionali che noi non conosciamo affatto. Ora, tali cause non son altro che le volontà e i desideri di certe intelligenze e bisogna riconoscerne l’azione ovunque le leggi che regolano la comunicazione del movimento sono incapaci di produrre determinati effetti: ciò va da sé; non si capisce che queste sono sufficienti per costruire una nave. Nessuno ha difficoltà ad ammettere che il movimento non produrrà mai un orologio senza che all’opera presieda un’intelligenza specifica; di conseguenze quelle leggi non sono in grado di creare un vegetale o un semplice frutto, poiché c’è più complessità nel creare un albero o una melagrana che nel creare una nave. Bisogna dunque ricorrere all’azione specifica di un’intelligenza per la formazione dei vegetali e, a maggior ragione, degli animali.
Legge del movimento, figura, riposo, situazione di particelle: come più vi piace. Ciò va bene quando non si hanno ancora quarant’anni, perché dopo, i migliori tra i commentatori di Cartesio ammettono in confidenza che cominciano a dubitare delle loro certezze; ma non basta, ancora un colpo e si arriva alla teoria del genio che presiede alla fabbricazione delle macchine animate… ma i minerali o le meteore non son certo facili da produrre! Non è questione di astuzia nella loro formazione. Gli Scolastici, al posto di intelligenze preferiscono parlare di forma sostanziale, virtù plastica ecc… ma le parole non cambiano i termini della questione.
Avete bisogno di un apparato immenso di erudizione per apprendere quel che già sapevano, come idee innate, i Caribi e gli Algonchini!72 I segreti della natura e quelli religiosi sono la stessa cosa, e unica è anche la dottrina perché il principio di tutti gli esseri è Uno. Noi sappiamo per impulso del Genio che è in noi che l’uomo è nato per conoscere, quindi dobbiamo saper riconoscere la natura e le qualità degli esseri in base alle forme che essi manifestano; saper riconoscere queste caratteristiche è il primo gradino della conoscenza. Ma queste nature e qualità hanno rapporti reciproci che bisogna anch’essi conoscere, per quanto siano di carattere più complesso e difficile: e questo è il secondo grado della conoscenza ma spogliare gli esseri della loro apparenza, vederli così come sono, è l’ultimo grado. Pochi tra gli uomini ci riescono e quei pochi diventano potenti in parole e opere. Son sicuro che tutte le scuole filosofiche contemporanee mi hanno capito benissimo…
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