Religione universale naturale


Prima di tutto venerate gli Dei, e tributate alla



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Prima di tutto venerate gli Dei, e tributate alla

Grande Cerere annui sacrifici.(Virgilio, Georgiche)
Nelle Ambarvali si purificavano i campi facendo girare tre volte attorno le vittime sacrificali e si invocava Cerere a gran voce. In queste feste ci si asteneva dal vino e si sacrificava a Cerere una scrofa. Si sacrificava anche a Marte chiedendogli di favorire la buona crescita delle specie. Altri sacrifici erano prescritti per Giano, Giove e Giunone. La festa si celebrava quando i grani del frumento erano pressocchè maturi, feste assai toccanti anche al tempo delle rogazioni cristiane.
Nelle Amburbiali si purificava la città allo stesso modo che nelle Ambarviali, col triplice giro delle vittime attorno alla città. Queste feste come le precedenti erano annuali ma si potevano svolgere anche in occasioni eccezionali, quando si riteneva di poter essere minacciati di qualche sciagura o dall’ostilità del cielo, come quando si manifestò la guerra civile tra Cesare e Pompeo:

Mox iubet et totam pavidis à civibus urbem

Ambiri, et faesto purgantes moenia lustro (Lucano).
Nelle Paganali i contadini si radunavano attorno ad un altare sociale per offrire sacrifici alle divinità tutelari del villaggio. Anche le famiglie avevano le loro feste concettive, per le nascite, per le morti, per gli anniversari, quando qualcuno veniva colpito dal fulmine ecc. Il giorno di nascita si sacrificava un maiale mentre altri si limitavano ad offrire vino e fiori. Offerte e sacrifici analoghi si facevano al genio delle persone interessate. Si sacrificava ai morti e attraverso questi si rendeva omaggio agli Dei Mani perché fossero propizi. Tali sacrifici venivano ripetuti all’inizio dell’anno oppure tutti gli anni. Si sacrificava quando si era colpiti dal fulmine o quando un conoscente aveva subito tale sorte.
I Romani avevano ancora delle feste Novendiali, cioè di nove giorni, allo scopo di impetrare la clemenza degli Dei, sia spontaneamente sia quando si credeva di essere minacciati da qualche sciagura, o a causa di qualche prodigio. Spesso il Senato ordinava dei lettisterni speciali; in quell’occasione ognuno si purificava, si riconciliava con i propri nemici, si rinnovava e si metteva a tavola con gli Dei. Al pari degli influssi celesti che si diffondono sulla terra facendola fruttificare, così pure la terra emette delle radiazioni che, non venendo ostacolate da influenze celesti, apportano sulla sua superficie solo delle influenze di sfortuna, ispiratrici di idee funeste106. Così, il giorno seguente alle Baccanali, il terzo delle none di Ottobre, il 5 delle idi di Novembre, il mundus restava aperto. In tal giorno gli Dei Mani si diffondevano sulla terra, andando a giudicare le azioni degli uomini e stabilendo le pene per i malvagi. Sono giornate di dolore, di espiazione, digiuno e macerazione.
I giorni di digiuno abituale sono quelli della vigilia delle grandi solennità: lustramurque Jovi votisque incedimus aras. L’intero Febbraio è un mese di espiazione e digiuno, come indica il suo nome. Sono tutti giorni di digiuno dopo il due del mese così come i primi quattordici giorni di Marzo fino alle idi; in tutto 42 giorni che formano il cosiddetto “mese filosofico”. Anche il mese di Maggio è tutto consacrato all’astinenza, come se il mundus fosse aperto. Questo “mese filosofico” è quello che i cristiani chiamano Quaresima: vige in tutto il mondo.
Per gli ierofanti e i sacrificatori, la vigilia di luna piena e nuova è giorno di digiuno; nel ciclo settimanale corrisponde al giorno di Venere e di Saturno, quello in cui l’uomo entra nel mondo della generazione e quello in cui ne esce. Il digiuno consiste nel non toccar cibo dall’alba a quella del giorno successivo, ma prima dell’alba iniziale si assumeva una leggera colazione, detta jentaculum. Peraltro io non nego che le diversità climatiche debbano apportare qualche cambiamento nella regola del digiuno, e che nei paesi a clima più freddo dove l’uomo ha bisogno di una maggiore alimentazione, dato che il calore interno fa digerire più rapidamente, non si possa concedere di consumare le cene, cioè al momento del tramonto. Così fanno gli Indiani del Siam. Si può anche protrarre il jentaculum o colazione, cosiddetto dalla parola digiuno, à jeiunio, che si fa prima dell’alba del primo giorno fino all’ultima sera, cioè quando il sole è tramontato. E’ il sistema adoperato in Europa, meno che a Costantinopoli. Si può ancora fare questa colazione o jentaculum dopo la prima sera; si sarà in tal modo liberi di alimentarsi all’ultima sera, concedendosi però solo alimenti di natura penitenziale: si tratta di quei cibi che non hanno conosciuto la vita animale e che non possono conoscerla. E’ questa l’unica differenza tra i due tipi di cibi. Non c’è né accondiscendenza né debolezza alcuna che possa permettere una eccezione che la natura non ha previsto. Gli uomini non possono creare delle classi che la Natura non ha mai creato. Sarebbe meglio dire: io non sono in grado di digiunare!
Ma ecco che vedo venirmi incontro schiere di filosofi a dirmi: a che servono i digiuni? Allo stesso scopo per cui è prescritto il lutto nei giorni in cui i sacerdoti Salii celebrano la ricorrenza della conflagrazione del mondo, indicandoci che esso è mosso da due forze opposte. Se in questi giorni non ci si affligge di proposito, con riti e cerimonie, si verrà afflitti malgrado tutto. Se si tenta di sfuggire alla natura si finisce preda di un’altra ben più severa e le ferite saranno più difficili da guarire, vi occorreranno dei rimedi più energici. Voi, sapientoni, non tenete in nessun conto l’esercizio della virtù, l’efficacia delle privazioni e la vittoria sulle cattive inclinazioni. Il segreto è tutto qua ed ecco perché in tutte le lingue la virtù è detta forza, virtus a vi. Non conoscete l’essere umano e pretendete di educarlo! Il digiuno predispone inoltre il nostro fuoco interiore ad accogliere il carisma del fuoco universale; il fuoco fisico, esaltato, più facilmente beneficia dell’azione del fuoco intellettuale.
Quant’è piccolo l’uomo, vile e meschino! I marinai son forse, tra tutti gli uomini, i più malvagi, quelli più di tutti prede dell’impulso genesiaco e i più votati ad ogni sorta di deboscie; a loro è totalmente estraneo ogni concetto religioso. Ma ecco che giunge una tempesta ed essi si mettono a fare voti, pregano, implorano, piagnucolano come bambini rendendosi in tal modo indegni di rivolgersi direttamente agli Dei. Sciagurati esseri umani! Fanciulli disobbedienti e cattivi! Occorre proprio che Dio vi minacci perché gli rivolgiate lo sguardo o lo temiate! Bisogna dunque che agiti le acque del mare per risvegliare in voi l’idea che vi può distruggere e che dovete temere il peggio da lui.
Ho detto che si può modificare la regola del digiuno e delle penitenze in base al clima, alla forza o alla debolezza dell’individuo. Peraltro non c’è da temere molto per la propria salute fisica. Troverete che le persone che maggiormente conservano la vigoria e la prestanza fisica e psichica fino ad un’età assai avanzata si trovano tra gli individui che conducono un’esistenza sobria e austera, adusi alle più grandi mortificazioni e astinenze. Omero, che al dire di Luciano il quale non può esser supposto di mentire in questo caso107, è il più autorevole scrittore giuntoci dall’Antichità, dice che Nestore, da lui portato ad esempio di prudenza e assennatezza, aveva vissuto l’esistenza di tre vite umane sano nel corpo e nello spirito. I poeti tragici testimoniano lo stesso per Tiresia, probabilmente a causa della santità dei suoi costumi e del suo modo di vivere. Ci sono altre testimonianze di longevità: lo provano i sacerdoti egiziani, i celebranti misterici di Assiria e Arabia, senza parlare dei maghi persiani e dei ginnosofisti indù; tutti quanti grazie allo stile di vita condotto per meglio dedicarsi alla contemplazione (fin qui Luciano). Le mortificazioni e l’astinenza non hanno mai nuociuto a nessuno mentre la crapula e la rilassatezza dei costumi hanno portato tutti nella tomba anzitempo.
Il nostro mondo è tenuto assieme da due forze, una centrifuga e l’altra centripeta, una disgregante e l’altra aggregante; pertanto nulla è totalmente buono o cattivo e ciò ci porta a dover fare una scelta, ed è quello che gli antichi esprimevano esponendo i loro nati in una cesta. Cerere, Minerva, Iacco hanno con sé una cesta, et mystica vannus Iacchi. Allo stesso modo le vestali, se avevano lasciato spegnere il fuoco sacro, lo riaccendevano portandone nel tempio di Vesta uno nuovo dentro una cesta. Della molteplicità di cose che ci son dette da questi simbolismi il significato è sempre lo stesso.
C’è chi dice che tutto quanto è stato creato a beneficio dell’uomo; ma quel piccolo fiore al centro delle Ardenne108 che nessun uomo vedrà mai, è stato creato anch’esso a beneficio dell’uomo? No. Tutto però è espressione delle idee contenute nella comprensione del Verbo. Esse sono là nella loro essenza, pure e divine; poi si corrompono discendendo nel mondo dove trovano una causa duplice e due principi che le muovono in direzioni opposte: qui è il motivo della scelta. Bisogna dapprima concentrarsi sull’alimentazione, perché trovandoci imprigionati in questo nostro corpo mortale, abbiamo tutto l’interesse a mantenerci in condizioni di ricevere l’azione del fuoco universale fisico, che conserva in vita i corpi, e quella del fuoco intellettuale, che mantiene in vita la coscienza. Questa scelta è significata dalla natura stessa, in quanto ogni cosa possiede in grado più o meno marcato l’impronta dell’azione su di essa dei due principii, delle due forze opposte. Questa scelta dev’essere tanto più categorica quanto più perfetti noi vogliamo essere e dedicarci vieppiù alla contemplazione.
Gli stessi popoli, grazie alle prescrizioni dategli a loro beneficio dagli iniziati, si astenevano dal cibarsi da ogni solipede, dagli uccelli da preda e dai carnivori. Non che la loro carne non fosse buona da mangiare; non credo proprio che la carne di cavallo sia buona quanto quella di un grasso vitello, ma molte persone che ne hanno mangiata a causa di un assedio militare, di carestia o altro, hanno detto che era commestibile. Dei libertini, per sviluppare la loro gagliardìa – ché l’uomo profonde il suo impegno anche nel vizio – hanno mangiato carne di gatto riferendo che fosse molto buona; il popolino si è invece spinto fino a mettere in pentola il corvo – ma i più poveri, se non fossero costretti dalla necessità, non mangerebbero simili alimenti se non pensando di mettere nello stomaco più che un cibo un veleno. Ciò è un bene, perché se il popolo potesse superare questa remora, dato che il corpo è uno strumento del quale l’anima è obbligata di servirsi, e gli alimenti che noi assumiamo sono degli stimolanti che fanno produrre al principio delle componenti di analoga natura, si assisterebbe ad un deplorevole generalizzato abbrutimento e ai delitti più efferati. La religione [pagana] vi pose rimedio e quando l’Europa venne privata di questa religione, le vecchie abitudini hanno supplito alla mancanza di regole.
Pertanto il popolo non si nutre di solipedi né di ungulati se non bisulchi109; questi ultimi due caratteri contraddistinguono gli alimenti vietati. Gli ierofanti, i sacrificatori e tutti coloro che vogliono predisporsi alla contemplazione devono essere ancor più austeri, limitando ulteriormente la cerchia dei propri alimenti. Pertanto non si ciberanno di quegli animali che, benchè bisulchi, sono senza difesa, senza lo scudo di Marte, come, per esempio, il maiale. Per la stessa ragione tra i pesci eviteranno quelli privi di scaglie o pinne. Non credo ci sia spettacolo più raccapricciante di quello di vedere un’anima divenuta bestiale dentro il corpo immondo di un maiale! Io ne sono rimasto scioccato110 e sono persuaso che se voi ne abbiate l’occasione toccherete con mano la verità che vi sto dicendo. Infine non si adopereranno i legumi, di nessun genere. Ci si asterrà dalle fave, sui cui fiori si legge la forma delle porte dell’inferno. Non so se sia per questa credenza - si osservano ancora molti riti religiosi ben tramandati ma di cui non si conoscono le origini -, che i condannati a morte vengono alimentati, per quanto possibile, con questo legume.
Tuttavia dopo la divisione dell’impero romano in due entità, le stirpi ierofantiche di quest’impero, avendo potuto stabilire vincoli di alleanza con tutte le altre, hanno certamente avuto modo di mangiare assieme: nelle riunioni, in viaggio, in terre straniere, mangiavano tutto ciò che gli veniva imbandito ad eccezione degli animali solipedi e bisulchi, nè chiedevano quei cibi in cui vi erano condimenti o ingredienti derivati da grassi o sughi di animali vietati, dal momento che non potervano mangiarli neanche quando gli venivano offerti nel loro aspetto proprio. L’astinenza da tali cibi dev’essere integrale, ed è ciò che io e la mia famiglia facciamo da sempre. E’ con la massima soddifazione che vedo la mia cara sposa, che non è affatto sottomessa, assoggettarsi scrupolosamente di sua volontà assieme ai miei figli a questa regola, e vedere ancora che il penultimo di essi, di soli quattro anni di età, che qualche volta mettiamo in tentazione apposta, resiste a tutte le tentazioni e le promesse che gli si mostrano mentre al suo cospetto la domestica e gli estranei mangiano carni vietate, senza che la tentazione ferisca la sua sensibilità. Questo fanciullo, così già precocemente formato dalla forza di resistere alle privazioni, spero che un giorno sarà degno dei suoi antenati e della Tradizione111 che ci è stata affidata.
Ho già detto che i segreti astrologici e quelli religiosi sono gli stessi. Pertanto gli Dei che presiedono a ciascun mese presiedono anche ai corrispondenti segni zodiacali, e sono gli stessi Dei in tutti i popoli come, per esempio, tra Romani ed Egiziani, come si può vedere dal prospetto seguente.
NOME DEI MESI REGGENTI DEI MESI

Egiziani – Romani Egiziani – Romani


Phamenoth -Marzo Ammone – Minerva

Pharmuti – Aprile Athir - Venere

Pachon – Maggio Arpocrate – Coribante, Genio della Terra

Payni – Giugno Thot – Mercurio

Epiphi – Quintile o Luglio Osiride – Giove

Missori – Sestile Iside – Cerere

Thot – Settembre Phta – Vulcano

Paophi – Ottobre Tifone - Marte

Athir – Novembre Horo – Diana vincitrice dei Giganti112

Choiac – Dicembre Min - Vesta

Tybi – Gennaio Agathodaimon – Giunone

Melchir – Febbraio Nepthis - Nettuno


Questi stessi Dei presiedono allo zodiaco, come si può vedere dal prospetto successivo.
NOME DEI SEGNI REGGENTI DEI SEGNI

Significato in egiziano Egiziani – Romani


Ariete Ammone – Minerva

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