Religione universale naturale



Yüklə 0,68 Mb.
səhifə6/15
tarix27.08.2017
ölçüsü0,68 Mb.
1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   15

8. Gli atti della sua vita sono assai oscuri: i Vangeli che ne parlano e la testimonianza stessa dei Dottori della Chiesa sono stati scritti molto tempo dopo i fatti che narrano. San Matteo ha scritto il suo vangelo 41 anni dopo la morte di Gesù mentre gli altri evangelisti ancor più tardi. Questi stessi scritti contengono dei dati i quali comprovano che sono stati redatti molto più tardi ancora. E’ scritto infatti nel vangelo secondo Matteo che quando Giuda restituì ai sacerdoti il denaro ricevuto per tradire il Maestro, cioè per indicarlo di persona a coloro che dovevano arrestarlo, quelli non vollero indietro i soldi e Giuda li gettò sul pavimento e andò ad impiccarsi - degna fine per uno scellerato che tradì chi l’aveva ammaestrato. Ebbene, i sacerdoti lo raccolsero dicendo: “Non è lecito metterlo nel tesoro, poiché questo denaro è il prezzo del sangue” e con esso acquistarono il terreno di un vasaio destinandolo a luogo di sepoltura degli stranieri, per ciò detto Hacel-Dama, che significa campo del sangue, nome che, aggiunge l’autore, mantiene ancora oggi. Dunque, se l’autore di questo vangelo, che si dice sia stato il primo a venire scritto, fosse stato contemporaneo degli avvenimenti narrati, non avrebbe scritto che il campo porta ancora quel nome! In tal modo molti autori libertini ed empi ma che pure in ciò hanno ragione, hanno potuto affermare che i vangeli non hanno alcuna autorevolezza non sapendo nè da chi nè quando siano stati scritti.
Comunque gli autori evangelici non hanno mai preteso di essere stati ispirati da Dio, attribuzione avvenuto in seguito. E’ ciò che si legge nella prefazione del vangelo di San Luca: siccome molti – scrive – si sono sforzati (conati sunt traduce la Vulgata mentre il termine greco gli è sinonimo) di scrivere su cose che sono avvenute noi viventi, nel modo in cui noi le abbiamo apprese da chi le ha viste coi propri occhi, sicut tradiderunt nobis, mi è parso giusto da parte mia, et visum est mihi, avendo fatto diligenti ricerche, di metterle in buon ordine e inviarvele, mio buon Teofilo. Da ciò si capisce che gli autori di questi testi non hanno fatto altro che riferire ciò che altri avevano visto di persona e che gli era stato loro comunicato. Non avevano dunque assistito agli avvenimenti che hanno descritto e tali libri sono stati scritti molto tempo dopo i fatti narrati. Si nota il desiderio di far passare Gesù come il Messia, il Salvatore, e fondare su queste basi una nuova religione.
Intrapresa cominciata già prima della redazione dei vangeli come dimostrerò appresso. Da tutto ciò consegue che si tratta semplicemente di racconti ordinari con una verità di base. Non è un astoria tutta inventata, è chiaro; gli uomini non hanno mai mostrato una simile sfrontatezza e la cosa non riuscirebbe; si deve però diffidare dei particolari quando fanno a pugni con la ragione. Proprio a questo riguardo, in questi stessi libri si dice che Gesù si è proclamato Messia ma si offre anche la prova del contrario! Infatti, quando Gesù invita i discepoli a pentirsi dei propri peccati, annunciando l’imminenza del regno dei cieli, e che il terribile Giudizio sta per compiersi dicendo: - Non oltrepasserete le città d’Israele che il figlio dell’uomo verrà -, non dice però chi è il figlio dell’uomo. Quando annuncia la distruzione del mondo e la fine dei tempi e che quella generazione non sarà trascorsa senza che tutto ciò si sia manifestato, annunciandogli che vedranno lo stendardo del figlio dell’uomo, non dice mica chi sia questo figlio dell’uomo! Quando i Giudei lo rimproverano di essersi proclamato figlio di Dio, gli risponde dicendo di rivolgersi ai Giudici. Non cerca di persuaderli che lui è il Messia, il Verbo, il figlio di Dio. Inoltre personaggi dottissimi che avevano aderito al cristianesimo delle origini, come Cerinto, Ebione e altri, negano che Gesù si fosse proclamato Messia.
Eppure ci sono prove al contrario in questi stessi libri. E’ infatti anche scritto che quando Gesù si recò, come tutti, al battesimo di Giovanni, scorse una colomba sulla propria testa la quale gridò ad alta voce: Questi è il mio figlio diletto, ascoltatelo. Non a caso infatti in questi testi Giovanni lo presenta come il Messia, reggente il vaglio nella mano, per spazzare la propria aia e lo battezzerà nello Spirito Santo e nel fuoco. Così avrebbero capito che Gesù era il Messia ma, tuttavia, quando Gesù comincia a predicare, gli invia due dei suoi discepoli a domandargli se è veramernte lui il Messia o qualcun altro. Se è colui che deve venire o se si deve aspettarne un altro. I commentatori dicono che era così affinchè si convincessero da se stessi che fosse lui il Messia. Ma, in tal caso, gli avrebbe dovuto dire: “Colui verso cui vi indirizzo, è il Messia; ma non credetemi sulla parola, recatevi di persona a vedere le sue azioni e convincetevi da voi stessi che lui è il Messia.
In tutto ciò vi è però un’affermazione aprioristica: Giovanni era suo cugino gemello e le due famiglie erano strettamente legate. Giovanni non poteva ignorare alcunchè di ciò che riguardava Gesù. Se avesse detto di essere il Messia, Giovanni l’avrebbe notato subito; non gli avrebbe mandato incontro qualcuno a chiedergli chi fosse; e se avesse visto sulla testa di Gesù una colomba che affermava fosse il Messia, l’avrebbero seguito e non si sarebbe fatto battezzare, non avrebbe istituito dei Misteri e creato una setta staccata dalla religione ebraica. I discepoli di Gesù, incapaci perfino di ascoltare un simile maestro, volendo stabilire una nuova religione, avrebbero dovuto ammettere che Gesù si stava spacciando per Messia.
Chi fu dunque Gesù? Dai vangeli sappiamo che trascorse l’infanzia e venne educato in Egitto, per uscirne poi all’età di dodici anni importando tra i dotti del suo popolo una dottrina del tutto diversa, facendoli sbalordire per le cose che riferiva. Siccome non era il Messia è chiaro che venne istruito da maestri che ne sapevano più di quelli ebrei. Poi scomparve per riapparire all’età di trentatrè anni. Dove aveva passato tutto questo tempo? E’ verosimile che fosse tornato in Egitto per completare il suo apprendistato dagli stessi maestri che l’avevano formato. Gli Egizi non sdegnavano di rendere partecipi dei loro Misteri chi si mostrava degno; si limitavano a porre degli ostacoli che comprovassero la qualificazione dell’iniziato e prendevano certe precauzioni affinchè solo l’amore per le cose celesti ed un ardente desiderio di verità e non una vana curiosità spingessero la persona. Lo stesso Platone incontrò delle difficoltà per farsi iniziare, pur raccomandato dal faraone in persona, e venne “palleggiato” da Knuphis a Sonchis e da Sonchis a Knuphis! Alla fine però fu iniziato mentre Pitagora per lo stesso motivo dovette subire la circoncisione.
Gesù era circonciso e, con un genio come il suo, doveva manifestare già dall’infanzia quelle predisposizioni che indussero gli ierofanti egizi ad istruirlo, così come fa il contadino che semina quando trova il terreno adatto. La purezza della giovane età gli allontanò gli ostacoli. Sareste fortemente sorpresi se vi dicessi che tutta la dottrina di Gesù è di impronta egiziana… ebbene preparatevi a restare sorpresi perché ho ben altri argomenti da aggiungere.
Tutta la conoscenza degli Egiziani si basava sull’astrologia, che racchiude tutti i segreti della divinità e che gli Dei stessi hanno trasmesso agli uomini, come mostrerò dopo. Palingene, che mise in versi la dottrina dei saggi, scriveva che le leggi dell’astrologia racchiudono in sè tutti i misteri divini. Gesù si dimostrava un grande astrologo in grado di conoscere con esattezza il momento giusto per fare qualsiasi cosa e decantava l’astrologia come una grande scienza e luce di questo mondo. In effetti ai suoi discepoli, che nel tentativo di dissuaderlo dal recarsi a Gerusalemme gli ricordavano che gli Ebrei lo volevano lapidare, rispose: Non ci sono forse dodici ore durante il giorno? Colui che cammina con la luce non inciamperà. In questo stesso senso gli Egiziani affermavano che nessuno poteva eccellere in questa scienza, e tantomeno nella geometria, se non fosse stato circonciso, cioè, se non si fosse liberato delle sue passioni e dei suoi impulsi, se non si fosse liberato dai pensieri mondani e carnali, se non avesse rinunciato alla vita di società e ai piaceri, di cui il prepuzio è il simbolo37.
Sono queste vostre idee mondane e questi vostri istinti carnali che vi impediscono di prendere sul serio questa scienza e sono anche il motivo per il quale tanti inutili studiosi di astrologia, da secoli, non hanno saputo ricavarne nulla e con le loro false stravaganti previsioni hanno allontanato gli spiriti semplici da questa scienza… ma, per dirlo di passata, non è forse sciocco pensare che Dio ha posto gli astri nel cielo solo per il piacere degli occhi e i calcoli degli astronomi?
Gesù seguiva la dottrina egizia sia nei suoi dogmi che nella morale; in quel passo dove mostra il male dell’avarizia e l’inutilità dei suoi affanni, dice infatti: Un uomo che possedeva un terreno assai fertile e gli fruttava abbondanti messi diceva a se stesso: non ho spazio per tenere tutto il raccolto per cui abbatterò i miei granai e ne costruirò di più grandi rinchiudendovi tutto il mio raccolto. Potrò dire a me stesso: rallegrati e gioisci. – Insensato! Questa notte stessa coloro che la fanno vivere reclameranno la tua anima”. Chi sono coloro che la reclamano? Non c’è differenza tra questo passo e i versi di Orazio:
Quis scit an adjiciant hodiernae crastine summae,

tempora di superi?
Gesù non ha voluto affatto offrire una nuova religione al suo popolo, tanto che ha sempre voluto un piccolo numero di seguaci. Perché non vi mostrate a tutti come fate con noi? - gli chiede Giuda alla vigilia della crocifissione; – ed egli: Se qualcuno mi ama e segue i precetti che gli ho dato verrà amato da mio Padre e andremo al suo cospetto. Intendeva dire che l’amore puro può infondere nello spirito di un uomo il suo messaggio.
L’espressione “Figlio di Dio” che così spesso appare nei suoi discorsi, non la riferiva al Messia, al Verbo di Dio. Tutti i popoli antichi conferivano questo epiteto alle grandi personalità, a tutte quelle cose in cui ravvisavano qualcosa di grande o di eccelso. Ecco perché si diceva: “le montagne di Dio”, “i fiumi di Dio”. Platone conferisce l’epiteto di “figlio di Dio” ai poeti degni di questo nome. Omero fa lo stesso con i re. L’appellativo “figlio dell’uomo” che Gesù invece usa più spesso, lo attribuisce piuttosto al Messia, come è provato più avanti e come fa del resto lo stesso Ezechiele.
Se dunque Gesù non ebbe mai l’intenzione di dare al suo popolo una nuova religione, è d’uopo che io mostri come il cristianesimo delle origini venne formandosi. Per tutta la sua vità Gesù seguì i riti ebraici, celebrò la Pasqua alla stessa maniera senza lasciar detto nulla circa un intenzione di volerla cambiare. In seguito celebrò un rito, la Comunione, di cui più avanti parleremo. Anche tutti i suoi discepoli seguirono gli stessi riti e frequentarono il Tempio. Lo stesso Paolo, il cui desiderio più ardente era quello di distruggere la religione ebraica e specialmente il rito della circoncisione, ne osservò tutti i dettami, frequentò il Tempio facendo pure delle offerte e circoncise di propria mano Timoteo.
Gli Ebrei hanno una religione che merita maggiore attenzione di quanta gliene sia stata prestata finora. Essi affermano che i discepoli di Gesù ne hanno sottratto il cadavere e compiuto con esso delle cerimonie magiche; le circostanze del racconto della crocifissione dimostrano che queste cerimonie si potevano fare. Io personalmente ho un’opinione ancor più audace che trae legittimità dalle circostanze stesse dell’esecuzione di Gesù. Io suppongo che Gesù non è morto sulla croce e che queste cerimonie magiche non sono state fatte con il suo cadavere ma con lui vivo, sia che fosse consenziente sia che fosse ignaro. Infatti quello tra gli evangelisti che l’ha posto con maggior risalto e tenuto più a lungo sulla croce, ce l’ha messo verso l’ora sesta, vale a dire a mezzogiorno. Quello che ce l’ha posto più tardi, l’ha messo verso l’ora nona, cioè alle tre del pomeriggio38, e tutti son d’accordo nel dire che era giunta la sera del Sabato39, in cui la Legge non permetteva che i corpi dei suppliziati restassero esposti. Così Giuseppe di Arimatea andò da Pilato a chiedere il corpo, ma Pilato si stupì nell’apprendere che Gesù era già morto e chiese ragguagli al centurione di guardia al patibolo. Ricevutane conferma acconsentì alla richiesta. Giuseppe d’Arimatea lo tolse dalla croce, lo avvolse in un lenzuolo e lo adagiò in un sepolcro scavato nella roccia di un giardino lì vicino.
Un altro evangelista aggiunge dei particolari che gli altri tacciono ma che devono necessariamente avere sottinteso, e cioè che gli Ebrei si recarono da Pilato perché non volevano che fosse trasgredita la regola del Sabato; ragion per cui chiesero che venissero spezzate le gambe ai condannati per affrettarne la morte e rimuoverli. I legionari eseguirono ma quando videro Gesù si accorsero che era già morto e se ne astennero. Solo a quel punto Giuseppe di Arimatea si presentò a Pilato con la sua richiesta.
Ebbene, come è possibile che in un supplizio che dura sei ore secondo uno e tre ore secondo un altro, e che non coinvolge organi vitali, un uomo di ventitrè anni [sic] e nel pieno del suo vigore abbia potuto morire! Perché sarebbe dovuto morire lui solo e gli altri no? Pilato infatti si stupì di quella morte prematura e volle chiederne conferma perché, secondo le leggi di natura e della fisiologia, non avrebbe dovuto morire così presto. Ne chiamo a testimoni tutti i medici e i fisiologi. Del resto è proprio ciò che aveva compreso l’autore del vangelo attribuito a San Giovanni, facendogli aggiungere un particolare di cui gli altri non hanno parlato. Questi scrive che uno dei soldati a guardia di Gesù gli inferse un colpo di lancia nel costato, uccidendolo. Ma ciò è inverosimile e impossibile. Quando mai un soldato a guardia di un suppliziato si incaricherebbe di aumentare, appesantire, diminuire o alleviare la pena stabilita? Tantopiù da parte di un soldato di Roma, in cui vigeva una rigida disciplina?
Sappiamo benissimo che i vangeli sono stati scritti molto dopo i fatti narrati, e che sono stati scritti allo scopo di sanare le contraddizioni emergenti dall’incertezza dei racconti tramandati a viva voce e di fissarli per iscritto una volta per tutte. Il vangelo attribuito a San Giovanni fu scritto per ultimo. Fu scritto per rispondere alle eresie emergenti un po ovunque, ed è molto probabile che il particolare del colpo di lancia vi è stato aggiunto per tacitare coloro che rimuginavano l’osservazione da me fatta prima.
C’è un dipinto che sembra fatto apposta per l’idea che ho qui accennato, davvero ben fatto, un capolavoro, è il famoso quadro della deposizione: non è un cadavere che si depone ma un uomo vivo!40 Lo si nota da tutte le precauzioni che vengono prese dai loro autori per alleviare al massimo i dolori del ferito; lo si nota dalla tenera sollecitudine che si scorge su tutte le figure, l’apprensione e l’angoscia che vi sono raffigurate. Quelli che gli passano una corda sotto ai bracci sembrano farlo con moltissima cura mentre altri ne sostengono il corpo con la schiena e altri infine si preparano a riceverlo una volta deposto. Non si prendono tutte queste precauzioni per un cadavere insensibile; sarebbe bastato calarlo con un po di rispetto.
Tuttavia coloro che lo deposero dalla croce lo misero davvero in una tomba scavata nel giardino di cui abbiamo detto; ma, se fosse stato vivo, bisogna credere che non ce l’avrebbero lasciato; dovettero quindi toglierlo per spostarlo in un altro luogo dove avrebbero potuto prestargli i soccorsi del caso e curarne le ferite. Poterono fare tutto ciò ancor meglio grazie al favore della notte. E’ vero che gli Ebrei avevano posto delle guardie davanti al sepolcro, temendo che i discepoli ne asportassero il corpo ed operassero con esso i trucchi di cui stiamo dicendo: e come dicevano molto giustamente, questo secondo errore sarebbe stato peggiore del primo, ma si vede bene da tutto il contesto che una regia occulta guidava tutte queste cose, poiché fu solo il mattino seguente, altera die, scrive la Volgata, che misero delle guardie alla tomba, che ne sigillarono l’apertura ma senza prima ispezionarne l’interno ed essersi assicurati della presenza del cadavere.
Tuttavia le ferite di questo divino maestro vennero curate, rimasero solo le cicatrici, e molta gente potè affermare in buona fede di averlo visto resuscitato, sia che ciò avvenne per suo esplicito volere sia a sua insaputa. Infatti i suoi discepoli avrebbero anche potuto presentare agli altri questa resurrezione come un fatto acquisito, su cui non era il caso di fare commenti e che era sufficiente per tutti vederlo resuscitato e contemplarne le piaghe. O forse c’è un errore in tutto quello che sto scrivendo, cioè, nel fatto che Gesù non morì sulla croce e che questi imbrogli non sarebbero stati fatti che sul suo cadavere a beneficio di persone esaltate e convinte a priori di qualsiasi possibilità, facendoglielo vedere di sfuggita dietro a un velo o altro? E’ però necessario che questi trucchi ci siano stati davvero, diversamente bisognerebbe affermare che tutti coloro che dissero di aver visto Gesù resuscitato, erano degli impostori o degli scellerati; e la cosa non la si può pretendere da un’assemblea, da una setta o da un gruppo qualsiasi, perché anche nel più corrotto dei consorzi ci sono sempre delle persone oneste e in buona fede, e molti avevano giurato di aver visto Gesù resuscitato, tanto che testimoniarono questa loro persuasione con la loro stessa vita, come vedremo più in là, esaminando le loro azioni successive.
Sia come sia, l’intento dei suoi discepoli fu primieramente quello di proclamare questa resurrezione: Voi avete fatto morire un innocente – dicevano agli Ebrei –, avete condannato il giusto, il Messia, il Figlio di Dio, ma suo Padre l’ha resuscitato. Noi non siamo ebbri come credete, è lo spirito di lui che ci muove, il compimento di ciò che fu predetto dal profeta Gioele… e negli ultimi tempi io eleverò il mio spirito su ogni corpo ecc. Non enim, sicut vos aestimatis, hi ebrii sunt, cum sit hora diei tertia, sed hoc est quod dictum est per prophetam Joel; et erit in novissimis diebus effundam de spiritu meo super omnem carnem…; nunc Jaccoum resuscitavit deus cujus omnes nos testes sumus ecc.
Gesù invero non è mai resuscitato però, perché anche lui era nell’errore comune oppure era un impostore che voleva approfittare della situazione: non c’è una terza possibilità e se qualcuno affermò la sua resurrezione bisogna credere che fu indotto a farlo sulla base di trucchi, quegli stessi di cui parlano gli Ebrei e che adesso vengo a riferire.
9. Peraltro i primi suoi discepoli non avevano l’intenzione di abolire la religione tradizionale ma volevano soltanto inserirvi il dogma della resurrezione e la missione di Gesù, ma siccome gli Ebrei non accettarono essi si rivolsero alle altre nazioni. O grossolanità! O crassa ignoranza dei primi discepoli di Gesù! Chè, se gli Ebrei avessero accettato, significava che tutte le altre genti erano nell’errore, se invece avessero accettato il Salvatore, tutti gli altri popoli ne sarebbero rimasti senza! Così, la grande impresa della salvezza dell’umanità è una bazzecola, tanto che se l’avessero presa per buona noi non l’avremmo mai goduta! O ignoranti e stolti discepoli di un maestro così saggio; predicando alle genti avete contravvenuto alla stessa regola che vi siete dati di non offrire le perle ai porci, in modo che essi non le calpestino e si gettino su voi sbranandovi. E’ tuttavia ciò che afferma Paolo, proprio lui, dicendo formalmente: è a causa del loro peccato – dice – che la salvezza è stata offerta ai pagani.
Essendosi così rivolti agli altri popoli, li indussero e costrinsero a tutti i riti ebraici, circoncisione compresa. Ciò finchè san Paolo non si fece anche lui cristiano. Ma a quest’uomo che non aveva mai conosciuto Gesù Cristo, né prima né dopo la crocefissione, bramando di essere il capo della setta, ed essendosi messo in conflitto – come dicono gli Ebrei – con i dottori del suo popolo, non gli si può credere quando dice, per giustificare il suo cambio di religione, che un turbine l’aveva gettato a terra da cavallo e che Gesù gli aveva gridato dall’alto dei cieli: Paolo, Paolo, perché mi perseguiti?, né gli si può concedere di aver creduto in buona fede a ciò che predicava agli altri, e cioè che non sarebbe morto finchè non fosse giunto il giorno del Signore, nel quale sarebbe asceso al cielo al suo cospetto.
Un individuo incoerente, furbo, scaltro, che ha pervertito la morale adattandola a tutti, come lui stesso dice, pur di arruolare tutti quanti. Al quale le menzogne non pesavano pur di trarsi d’impaccio, né i compromessi per giungere allo scopo e si vede bene che, se avesse obbligato i popoli a tutti i riti ebraici, specie alla circoncisione, non avrebbe certo avuto molti seguaci. Così, li esime da questi doveri. Gli altri discepoli di Gesù non erano della stessa opinione e si riunirono a Gerusalemme per dibattere la questione. Fu il primo concilio e lì san Paolo e san Pietro ebbero una violenta disputa, affermando il primo che il secondo non seguiva i precetti della semplicità evangelica: Se tu che sei ebreo vivi da pagano, come puoi forzare i pagani a vivere da ebrei?. Il suo eloquio ebbe il sopravvento e venne deciso che gli altri popoli non avrebbero dovuto sottoporsi alla circoncisione né agli altri riti ebraici; avrebbero unicamente dovuto astenersi dal sangue e dagli animali non svenati; cosa di cui in seguito non si sono curati gli stessi cristiani tanto che, grazie all’abolizione di tutti i riti, il cristianesimo si è ridotto ad essere solo la credenza nella resurrezione di Gesù e nella Comunione.
Ho detto che san Paolo non era coerente con la propria morale, furbo, scaltro, mentitore, trasformista, ma non bisogna accusare un uomo di simili gravami senza averne le prove, ed io le ricavo dai suoi stessi scritti: Non son io forse libero – scrive in una delle sue Lettere -, non son io forse l’apostolo? Se non lo sono di tutti lo sono almeno di voi. E allora? La risposta a coloro che mi accusano è questa: non abbiamo forse il diritto di bere e di mangiare, di tenere con noi una donna, nostra sorella, come fanno tutti gli altri apostoli, fratelli del Signore e lo stesso Cepha [san Pietro]? Dobbiamo essere solo io e Barnaba ad esser privati di questa facoltà? Chi mai ha fatto una guerra a sue spese? Chi pianta una vigna e non ne gusta il frutto? Chi fa pascere una mandria e non ne gusta il latte? Ebbene – egli aggiunge – io non lo faccio.
Compiendo una profanazione criminale egli fa intervenire Dio stesso a sostegno della sua pretesa, con l’autorizzarlo o giustificarlo nella sregolatezza del suo comportamento. E’ secondo l’uomo – aggiunge – che vi parlo? La Legge non dice forse di non aggiogare il muso di un bue che mangia il grano? Ed è di buoi o di noi stessi che Dio ha voluto prendersi cura?
Ma se tutti i capi di questa religione si sono lasciati andare a simili comportamenti si vede bene da che razza di maestri i cristiani sono stati istruiti e se questi maestri non l’hanno fatto allora san Paolo è un calunniatore. Del resto la sua difesa è quella di un uomo esperto nel vizio, vale a dire che

diceva a coloro che sapevano che lui mangiava e beveva in mezzo alle donne che si portava appresso e che tra esse sceglieva una che chiamava sorella, che ne aveva il diritto, e a coloro che erano all’oscuro di ciò che ne aveva il diritto ma che non ne godeva!


Ma di quale libertà va cianciando? Forse di quella evangelica con cui degli infami libertini dicono di potersi abbandonare a tutte le sregolatezze sol che lo vogliano e che ha prodotto quel famoso detto di cui si avvale lo stesso san Paolo: omnia munda mundis [tutto è puro per i puri] e che ha pervertito ogni sorta di morale ed è specifica per annientare ogni devozione e ogni virtù? Leggete dunque i suoi scritti e vi troverete sparsi dappertutto i germi di questa dottrina. Un giorno che san Paolo aveva provocato una sommossa predicando la sua dottrina tanto da rischiare di venir lapidato, si tirò fuori dai guai in modo assai ingegnoso: notò che l’assemblea era composta in parte da Farisei e in parte da Sadducei; ebbene li mise l’uno contro l’altro: Io sono fariseo – disse – figlio di un fariseo, ed è per ciò che sono perseguitato. Ne nacque un gran tumulto, si venne alle mani e durante la rissa riuscì a scappare. Un’altra volta era stato condannato alla fustigazione ma mentre ci si predisponeva al supplizio disse all’ufficiale romano incaricato dell’esecuzione: Vi è forse permesso battere un cittadino romano?. Siete dunque cittadino romano – disse l’ufficiale -; a me è costata una grossa cifra l’ottenimento della cittadinanza. Io, invece, ce l’ho per nascita – rispose san Paolo. Infatti si vuole che fosse nativo di Tarso, in Cilicia. L’ufficiale romano lo lasciò andare. In un’altra occasione, trovandosi sempre troppo circondato, fece valere il suo diritto di cittadinanza appellandosi a Cesare.
Paolo, tutte le parole del quale tendono ad abolire la Legge ebraica, e che dice: -Se voi siete circoncisi non avete bisogno di Cristo; quando Abramo venne giustificato non lo fu in base alla legge ma grazie alla fede; la Legge non può giustificare, la Legge non serve a niente -, in molteplici occasioni osa affermare di non aver fatto nulla contro la religione d’Israele né contro il Tempio, ma finisce con l’interdire ai suoi seguaci ogni tipo di osservanza e prescrizione. Rispetterete – dice – le prescrizioni e le ricorrenze. Credo proprio di non aver perso tempo nell’avervi istruito.
Tuttavia quando Paolo giunse a Roma non riuscì a farsi ricevere dal Cesare per due anni ma durante tutto questo tempo ebbe piena libertà – raccontano gli Atti degli Apostoli – di propagandare la sua dottrina sotto scorta di una guardia. Voi sapete da Svetonio della diceria che si era diffusa circa il fatto che delle persone giunte dalla Giudea complottassero per impadronirsi dell’Impero. Ebbene Paolo aveva annunciato un Messia che doveva venire per giudicare gli uomini e distruggere il mondo, che era morto in Giudea ma che sarebbe tornato per detronizzare tutti i re e regnare lui solo sopra tutti i popoli; ad esso furono attribuite le antiche profezie dei sacerdoti e la diceria in questione.
Yüklə 0,68 Mb.

Dostları ilə paylaş:
1   2   3   4   5   6   7   8   9   ...   15




Verilənlər bazası müəlliflik hüququ ilə müdafiə olunur ©azkurs.org 2020
rəhbərliyinə müraciət

    Ana səhifə