Religione universale naturale



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10. Nuovi seguaci gli vennero per un altro motivo: gli antichi ierofanti erano sempre stati molto restii nel conferire l’iniziazione misterica; ci si doveva sottoporre a prove e ad un lungo tirocinio. Son note tutte le difficoltà che incontrarono uomini come Platone e Pitagora per farsi iniziare. C’è una vera e propria differenza tra lo spirito e il comportamento di questi ierofanti e i fondatori del cristianesimo: non erano certo persone alla portata di chiunque né si facevano imporre alcunchè: Nerone stesso venne scacciato vergognosamente dai Misteri di Eleusi per esser stato l’omicida della propria madre, e più avanti vedrete in qual modo essi respinsero Costantino, che chiedeva la purificazione per i suoi crimini. Anche San Paolo aveva istituito dei Misteri ma aveva spalancato a tutti le porte nell’attesa imminente del grande Salvatore, del grande giudice. Sarebbe stato sorprendente se non avesse avuto anche lui dei seguaci. Questi Misteri cristici non avevano riscosso troppo successo in Giudea, malgrado gli imbrogli che i discepoli di Gesù avevano fatto col suo corpo o con la sua complicità. Essi erano talmente pochi di numero che il giorno in cui asserirono che Gesù gli aveva infuso lo Spirito Santo, entravano tutti in una sola stanza!
Fu solo a Roma che cominciarono a diffondersi. Erano già conosciuti sotto Nerone e siccome non onoravano nessuna divinità, i Romani li consideravano alla stregua di empi e di atei e li tenevano in dispregio. Si tratta di persone – scrive Tacito – odiose a causa dei loro crimini infami. Infamità cioè cristianesimo, dal nome di Cristo, giustiziato in Giudea dal procuratore Ponzio Pilato. Questa detestabile superstizione – aggiunge Tacito – un tempo repressa, riappare di nuovo e non solo in Giudea, dove il male è nato, ma pure a Roma, ricetto e ricovero di tutto ciò che c’è di impuro e di infame. Quelli che si dicevano cristiani venivano arrestati ma si scoprì in seguito che ce n’erano molti altri, tutti odiosi verso il genere umano quanto rei di delitti e incendiari. L’autore si riferisce senza dubbio alle profezie che essi non smettevano di lanciare contro il mondo e contro Roma. In questa veste li descrive pure Luciano nel suo Philosopatris.
Quel mostro di Nerone che aveva scatenato l’incendio di una parte di Roma per goderne lo spettacolo pensò di accusare i cristiani del fatto. E, per stornare i sospetti che si avevano sul suo conto, li fece sottoporre a delle torture crudelissime. A queste torture – scrive Tacito – si aggiunse la beffa: li si rivestiva con pelli animali e li si faceva sbranare nel circo dai cani; li si spargeva di bitume e al tramonto li si accendevano a mò di fiaccole per rischiarare la notte; li si crocifiggeva. Nerone dava spettacolo di ciò nei suoi giardini. Tuttavia, benchè simili tormenti venissero inflitti a dei colpevoli quali erano i cristiani – continua Tacito -, e che era giusto cercare per essi dei nuovi generi di tortura, tuttavia, poiché era chiaro che ciò non avveniva per il bene dello stato ma per soddisfare la crudeltà di uno solo, alle idee che i cristiani ispiravano si aggiunse pure quella della pietà nei loro confronti.
La religione cristiana, peraltro, così come San Paolo l’aveva fatta conoscere, consisteva unicamente nel rito della confarreazione,41 nella contemplazione del mistero della resurrezione di Gesù Cristo e nell’attesa della fine del mondo; ma siccome questa fine non giungeva mai i cristiani si accorsero un bel giorno di non avere una religione! Fu così che saccheggiarono a piene mani nei riti dei popoli pagani. Dalla festa della nascita di Mithra al solstizio d’inverno – quando cioè il sole, emblema di Mithra, giunge dall’emisfero australe - ricavarono il loro Natale. La Pasqua la presero dalle feste pagane dell’equinozio di primavera – cioè quando il sole supera in lunghezza l’oscurità della notte. La confarreazione cristiana invece è l’imitazione di un rito misterico. Mi sono messo a tavola – dice un iniziato citato da Firmico Materno, ad cubile obrepsi -, tavola che gli antichi adattavano per molte altre cose e di cui, tra quelle sacre, dice Plinio, non c’è nulla che sia più santo42.
Dulcis in fundo, Costantino si convertì a questa religione in tal modo raffazzonata e fece tutto quanto era in suo potere per farla affermare. A giudicare dal carattere di questo suo primo protettore non c’era da ben sperare. Costantino fu uno tra gli uomini più scellerati che ci siano mai stati. Aveva fatto assassinare suo figlio, sua moglie, suo nipote, suo zio; aveva ucciso il figlio perché lo supponeva amante della moglie attuale. Per consolare Sant’Elena, cioè sua madre, della morte di questo figlio, la fece soffocare in un bagno turco; fece morire suo nipote a dispetto degli impegni sottoscritti; fece morire lo zio in una situazione analoga. Costantino, oberato di tutti questi misfatti, si presentò al cospetto degli ierofanti pagani per poterli espiare. Ma questi uomini non assomigliavano affatto ai fondatori del cristianesimo e non dicevano sì a tutti pur di far proseliti. Non gli si poteva imporre nulla. Lo stesso Nerone non venne ammesso nemmeno alla celebrazione pubblica dei Misteri; costui aveva tutto osato, aveva osato con una furia da tigre, anzi, con una furia da Nerone, che non ha paragoni con altri esseri della natura. Dopo aver fatto assassinare sua madre e averla sventrata per vedere, come riferì, il posto dove era rimasto per nove mesi, non seppe resistere alla voce dell’araldo che gridava, rivolto a lui, che gli empi e gli assassini si dovevano allontanare dalla celebrazione dei Misteri, e si allontanò.
Quelli della religione romana dissero a Costantino che non c’era possibile espiazione per dei crimini di tal fatta; che avrebbe dovuto rivolgersi direttamente agli Dei; che si trattava di una cosa tra lui e gli Dei; che era sottoposto alla loro diretta giustizia. Infatti, si vedrà più in là per quale motivo tali crimini siano inespiabili e perché il colpevole, per quante rigenerazioni a cui voglia farsi iniziare, rimane sempre sotto la spada di Damocle della giustizia degli Dei. Fu ciò che aveva già detto il Pontefice Massimo Scevola: sacrum commissum quod neque expiari poterit, impium commissum est.
Ma Costantino si recò dagli ierofanti cristiani che non fecero tanto i difficili, lo accolsero, lo battezzarono, lo confessarono, lo comunicarono e lo assolsero da tutti i suoi crimini. Riconoscente, egli fece di tutto per rendere universale quella religione. Ciononostante, in un’epoca in cui debole era la moralità, la forza di carattere, e tante erano le debolezze, e pur con tutti i proseliti che la conversione dell’imperatore avrebbe fornito – nondimeno appunto, tutto ciò che ancora vi era di grande in Roma, il Senato e i Cavalieri, parteggiarono ancora a lungo per l’antica religione. Lo si nota dalle suppliche di Simmaco a Teodosio; ma anche Teodosio si era dato alla nuova religione e proibì, per decreto e sotto pena di morte, di seguire una religione secondo la propria coscienza. Teodosio fu scelleratissimo al pari di Costantino. La religione cristiana si può vantare di essere stata diffusa e protetta ai suoi inizi da gente del genere. Un solo esempio basterà: Teodosio teneva per un fantino del circo (degna occupazione per un imperatore!). Non so se fosse stato della tifoseria dei verdi o dei blù, ma questo fantino, che tanto piaceva all’imperatore, non piaceva a nessun’altro tanto che venne sonoramente fischiato nello stadio di Tessalonica. L’imperatore, per vendicare l’insulto patito dal suo fantino, fece entrare nello stadio, con la scusa di nuovi giochi, gli abitanti di Tessalonica, e li fece massacrare tutti, uomini, donne e bambini senza distinzione, tra cui numerosi stranieri che nulla c’entravano con gli insulti al fantino; e sei ore durò il massacro.
Questa volta gli ierofanti cristiani non ci vollero stare e Sant’Ambrogio vendicò le vittime in modo clamoroso. Tenete a freno la vostra indignazione se potete! Quando l’imperatore fece per entrare in chiesa, Ambrogio gli chiuse le porte in faccia per tutto il tempo che andava dalla prima settimana di Quaresima fino alla Pasqua, giunta la quale tutto venne cancellato… Tuttavia, malgrado gli editti di questo mostro, siccome la coscienza è un santuario che la prepotenza dei tiranni non è in grado di violare, ci furono ancora ovunque uomini che seguirono e conservarono la verità.
Seicento anni dopo Cristo, Maometto era convinto, al pari di Mosè, che il suo popolo avesse corrotto l’unità del Principe degli esseri: gridò come un forsennato che non c’è altro Dio all’in fuori di Dio e creò una nuova religione armata di tutto punto, tanto che se l’indolenza e il lassismo dei Califfi non avesse tenuto dietro all’originaria violenza guerriera, questa religione avrebbe potuto ricoprire la terra fermandosi solo là dove l’avesse voluto la Provvidenza.
11. Vedete bene in che modo queste religioni si sono imposte; ma guardate ora con che sistemi i loro fautori le hanno sostenute: sono così violenti e feroci che nessun individuo che parlasse il linguaggio della verità avrebbe potuto consentire.
“Se tuo fratello, figlio di tua madre, o tua figlia o la tua donna, che accogli nelle tue braccia, o l’amico che ami come te stesso, ti dice: convertiamoci ad una religione straniera, tu li ucciderai all’istante, non li perdonerai, non ne avrai pietà, la tua mano dovrà cadere su di loro e poi quella di tutto il popolo. In tal modo allontanerete il male da voi”. Che orrore! Ecco in che modo la stirpe di Levi si guadagnò il sacerdozio allorchè gli Ebrei violarono quel precetto mosaico, quando cioè vollero imitare un autentico e saggio rito degli Egiziani: “ognuno si armi della sua spada e vada in giro per tutto l’accampamento: ognuno uccida il fratello, i figli, l’amico, il vicino” [Deuteronomio]. I discendenti di Levi fecero quanto Jahvè disse per bocca di Mosè, e in quell’occasione uccisero ventitremila uomini, e Mosè disse che fu buona cosa l’aver consacrato le loro mani al Signore, non risparmiando né il figlio né il fratello e guadagnandosi così la benedizione del sacerdozio. Che orrore! Significava che in quel tragico giorno la dignità del sacerdozio venne conferita ai più feroci ed efferati di quel popolo.
Ecco in che modo uno di quei sacrificatori, Fineo, si guadagnò il sommo sacerdozio: delle donne madianite si erano intrufolate nell’accampamento degli Ebrei ed invitarono quest’ultimi i quali vi andarono e mangiarono i resti dei sacrifici, adorando gli Dei madianiti e facendosi iniziare al culto di Belfagor. Credo che questo Dio sia tutt’uno con Osiride, Adone, Iacco, Confucio [sic], Buddha, Mithra ecc. Ebbene, Dio si irritò e disse a Mosè: “Prendi i capi del tuo popolo e impiccali in pubblico; solo a questo prezzo la mia collera si placherà”. Mosè riferì ai giudici del popolo che ognuno avrebbe dovuto uccidere quei conoscenti che avessero aderito al culto di Belfagor. Aveva appena finito di parlare che uno dei figli d’Israele entrò nella tenda di una donna madianita. Fineo, figlio di Eleazaro, figlio di Aronne, gran sacerdote, lo vide e lo seguì. Uccise entrambi mentre erano uniti sessualmente. Così venne risolto il problema e il Signore si placò. In quel giorno vennero uccisi ventiquattromila uomini e il Signore disse a Mosè: “Fineo oggi ha stornato la mia collera da Israele ed è per questo che gli affido il mio patto di alleanza, cosicchè il mio sacerdozio sia con lui e con tutta la sua discendenza per sempre, poiché è stato zelante nel compiere la mia volontà”.
E’ chiaro che oggi tra gli Ebrei ci sono persone che aborrono simili atrocità ma, in genere, il popolo ebreo, fedele ai propri precetti, è sempre stato il più feroce fra tutti i popoli e come tale conosciuto dagli altri antichi ed è sempre stato l’oggetto dell’odio e del disprezzo di quest’ultimi. Nei loro miti, anche se avevano la libertà di descriversi come volevano, essi si mostravano vili e ignobili: si vantavano di avere preso a prestito i vasi preziosi degli Egiziani e di averli portati via. Alcuni commentatori dicono trattarsi di un’allegoria; è vero, ma le allegorie di un popolo testimoniano del suo carattere. Essi dicono che il loro patriarca Abramo aveva una bella figlia e temendo che qualcuno, affascinato dalla sua bellezza, lo potesse uccidere per approfittarne, le tolse il velo, che denotava la sua femminilità, e la persuase a raccontare che era sua “sorella”. In tal modo fece della sua donna una prostituta, con tutte le conseguenze del caso. I commentatori biblici lo assolvono affermando che prima di Cristo la paura era ben peggiore della paura che si può provare oggidì; ciò lo ignoro ma, prima di Cristo, ci sono stati i Codro, i Decio, i Curzio, che non ho più visto in seguito! Comunque sia, ciò che poteva conseguire da questa supposizione avvenne: il re di Gerar avendo visto la donna se ne innamorò e la fece rapire. Tuttavia il Signore volle aiutare il suo servo, il patriarca degli Ebrei: chiuse tutte le vulve delle donne del re di Gerar cosicchè quello sciagurato, per aver voluto godere di una donna non sua, non potè godere delle proprie. Ben presto rimandò indietro la donna che aveva causato un tale scompiglio nella sua casa, ma volle conoscere colui a cui quella donna apparteneva di diritto; gli Ebrei si vantano del fatto che il loro patriarca ne avesse avuto in cambio denaro, armenti e schiavi ma – ciò che merita rispetto al di là del ridicolo – è la severa reprimenda ed il consiglio che dette ad entrambi il re di Gerar: “Voi – disse ad Abramo – guardate in che situazione mi avete messo, a causa della vostra menzogna mi avete fatto commettere adulterio, e tu – disse alla donna – eccoti venti sicli con cui ti comprerai un velo con cui ti coprirai la faccia quando un uomo ti guarderà; ed in qualsiasi luogo tu vada, ricordati che fosti rapita”.
Malgrado la saggia rimostranza del re di Gerar, la stessa storia si ripetè anche in Egitto. Che famiglia fu quella di Giacobbe! Ruben, il maggiore dei figli, iniziò col traviare una delle donne di suo padre. La sua giovane figlia Dina, spinta da curiosità, essendo andata a visitare la città di Sichem, fu vista da un certo Sichem, figlio di Hemor, che se ne innamorò perdutamente, e la fece rapire ma suo padre la rimandò indietro. Allora Sichem si fece circoncidere pur di averla e persuase il suo popolo a sottoporsi a questo rito per potersi alleare con gli Ebrei. Il terzo giorno, quando la ferita della circoncisione turba l’organismo e lo rende inoperoso, Simone e Levi entrarono in Sichem al seguito di un piccolo esercito e misero tutto a ferro e a fuoco; passarono gli abitanti a fil di spada, compresi Hemor e Sichem, e si ripresero la sorella. Erano dodici fratelli e si accordarono tutti per sbarazzarsi del più giovane tra loro, in quanto era il prediletto dal padre ed aveva una ricca veste. Dopo aver meditato di assassinarlo decisero di rinchiuderlo in una vecchia cisterna vuota per farcelo morire di fame, ma infine lo vendettero schiavo a dei forestieri e non si preoccuparono di straziare l’anima dello sfortunato genitore. Infatti sporcarono il vestito del fratello col sangue di un capretto e glielo mostrarono facendogli credere che il ragazzo fosse stato divorato da una bestia feroce.
Nulla eguaglia la ferocia con cui gli Ebrei si impadronirono delle città e dei terreni dei Cananei, loro vicini. Essi vennero tutti passati a fil di spada, senza riguardo per il sesso o l’età, né donne né fanciulli compresi pure gli animali! La loro missione fu quella di distruggere la religione cananea, demolirne i templi, gli altari, i boschi sacri e tutti i suoi monumenti. Giosuè si vantò di aver fatto impiccare trentuno re, che la Bibbia enumera con freddezza. Essi dicono di se stessi che il loro primo re fu ripudiato da Dio in quanto aveva risparmiato uno di quegli sfortunati re fatti prigionieri. Il profeta Samuele se lo fece condurre di fronte e lo fece a pezzi al cospetto di Dio. Riferisco fedelmente il testo biblico: leggete voi stessi. Questo popolo così feroce e a cui solo la ferocia conferì qualche successo, fu schiavo per sette volte sotto i Giudici: otto anni sotto Chusam-Rasataim, re di Mesopotamia; diciotto anni sotto Eglon, re di Moab; vent’anni sotto Jabin, re di Asor. Tuttavia il motivo di questa servitù è – secondo loro – che Jahvè li avrebbe potuti difendere in mezzo alle montagne ma non poteva farlo nelle pianure in quanto i mesopotamici erano dotati di carri da guerra falcati… cito letteralmente, è incredibile! Ma leggete voi stessi la Bibbia: sette anni nella terra di Madian e la servitù fu così opprimente che furono costretti a rifugiarsi nelle grotte e nelle caverne delle montagne; dicott’anni in quella di Galaad, e i loro padroni non gli lasciarono nemmeno il ferro dei falcetti e i vomeri degli aratri, quarantadue anni, per due volte, sotto i Fenici.
Davide, che secondo loro era caro al cuore di Dio, non fu altro che un famoso scellerato. Dapprima era un capo di briganti. Tutti coloro – scrive la Bibbia – che erano ricercati per debiti, gli schiavi fuggitivi e tutti quelli che avevano qualcosa da farsi rimproverare, si unirono a lui e con lui perpetrarono ogni sorta di violenze e di rapine. Diventato re, guerreggiò da brigante. Faceva gettare i prigionieri nelle fornaci, li faceva rotolare sui roveti, gli faceva straziare il corpo con uncini di ferro. Consegnò ai Gabaoniti, mancando alla parola data, affinchè fossero crocefissi, gli sfortunati superstiti della famiglia di Saul, suo predecessore, e i figli stessi di sua moglie che gli avevano salvata la vita. Nelle passioni era sfrenato: una volta vide dal suo palazzo una donna che faceva il bagno nel proprio giardino; tale visione lo eccitò tanto da farla rintracciare: se la portò a letto di punto in bianco. Il marito era assente e per salvare l’onore della donna e far credere che il frutto dell’unione adulterina fosse figlio legittimo, lo fece richiamare dall’esercito in cui stava prestando servizio. Tuttavia, forse per qualche sospetto, lui si rifiutò di riprendersela nel letto e fece ritorno donde era venuto. Davide ordinò al comandante dell’armata di ucciderlo, facendolo impegnare in qualche combattimento pericoloso. Fu così che quello sventurato morì e assieme a lui un manipolo di soldati innocenti.
Amon figlio di David, invece, stuprò sua sorella, che aveva fatto condurre in camera sua, col pretesto di farsi curare una malattia che l’aveva colpito. Compiuto lo stupro la scacciò dalla camera con disprezzo. Avrebbe potuto sposarla, poiché non erano figli di entrambi i genitori. La fanciulla gli disse. “Chiedetemi in moglie a nostro padre, non fatemi questo oltraggio!”. Assalonne, che era fratello completo della ragazza, la vendicò uccidendo Amon; poi si rivoltò contro suo padre Davide scacciandolo dalla città: quel guerriero scappò via piangendo come un vigliacco! Assalonne prese possesso del palazzo reale e, davanti a tutti, nello spiazzo antistante la reggia, di fronte a tutto il popolo, degno peraltro di un simile spettacolo, si accoppia o almeno oltraggia tutte le donne di suo padre. Ciò su consiglio di Achitofel che voleva che il dissidio tra padre e figlio divenisse insanabile e irriconciliabile.
Salomone, questo specchio di saggezza, ma che peraltro non è il vero autore dei libri biblici che vanno sotto il suo nome, non era ancora salito sul trono che fece uccidere i migliori generali e ministri di suo padre, Joab. Egli applicò i sistemi che anche oggi i regnanti dell’Asia ritengono indispensabili per la propria sicurezza, facendo uccidere il fratello Adonias e nonostante che questi si fosse rifugiato sull’altare. Inoltre fece ammassare nella sua dimora in Libano quasi ottocento donne, con le quali amava filosofeggiare su cause ed effetti della natura…
Suo figlio Roboamo si rese inviso al popolo con ogni specie di vessazioni. Geroboamo allontanò dal proprio regno dieci tribù con cui formò il regno di Samaria. In seguito, la storia di costoro non presenta più che una sequela disgustosa di omicidi e assassini. Baasa fece assassinare il figlio di Geroboamo con tutta la famiglia. Ela successe a Baasa ma Zambri lo uccise con tutta la sua discendenza. Amri, generale del suo esercito, lo strinse d’assedio a Tarso e lo costrinse a bruciare vivo nel suo palazzo con tutta la famiglia. Gli successe Achab, marito di Jesabel. Jehu viene consacrato re dal servo di un profeta a patto che avesse sterminato tutta la stirpe di Achab, e lui così fece. Uccise di sua mano Joram e fece uccidere Ochosias e settanta suoi fratelli, tutti figli di Achab, facendosi portare le loro teste dentro dei panieri, che poi dispose su due file all’ingresso delle porte della città. Fece precipitare Jesabel da una finestra che venne poi divorata dai cani al punto che ne rimase solo il cranio e le mani. Fece assassinare al proprio cospetto quarantadue fratelli di Ochosias, figlio di Joram di Giuda. Mantenne in tal modo la parola data a quel profeta.
Athalia, moglie di Joram e cittadina di Tiro, quindi non ebrea ma egualmente degna del marito, saputo della morte di suo figlio Ochosias, fece assassinare tutti i suoi nipoti, cioè tutta la discendenza di Joram. Uno solo venne salvato e allevato nel Tempio dal sommo sacerdote Joiada che in seguito lo fece proclamare re, uccidendo anche Athalia. Questo principe, denominato Joas, fece assassinare Zaccaria figlio di Joiada ma a Jehu, tuttavia, successe Joachasa; suo figlio Joas saccheggiò Gerusalemme. Geroboamo successe a Joas e Zaccaria a Geroboamo; venne ucciso da Sellum, Sellum a sua volta da Manahem; quest’ultimo fece sventrare tutte le donne incinte di Tapsa. Gli successe poi suo figlio Faces che venne assassinato dall’omonimo figlio di Romelia e questo a sua volta da un omonimo ancora, figlio di Ela. Al culmine di tali massacri Teglat-Phalasar conquistò molte città di Israele deportando in Assiria la tribù di Neftali al completo. In seguito il suo successore Salmanasar deportò le altre nove tribù, le quali non fecero più ritorno nonostante le profezie dei profeti, che avevano predetto il ritorno come era avvenuto per la tribù di Giuda.
In Giudea Joas figlio di Ochosias fu assassinato dalla servitù. Suo figlio Amasias volle vendicarlo ma fece la stessa fine; gli successe il figlio Azarias e a questi, Joathan: fu allora che gli Ebrei godettero di un breve periodo di tranquillità. Achas successe a Johatan; Ezechia ad Achas; poi vennero Manasse, Amon e Josias. Fu durante il regno di quest’ultimo che, grazie al sommo sacerdote Heleias, fu scritto il primo esemplare della Bibbia. A Josias successe Joachas che venne fatto prigioniero e deportato in Egitto da Neacho; quest’ultimo lo sostituì con Eliacim cui conferì il nome di Joakim per scherno, facendogli pagare in sovrappiù degli enormi tributi. Joakim fu attaccato da Nabucodonosor che lo assoggettò; egli si ribellò. Nabucodonosor allora ritenne di dover trattare la nazione ebraica come meritava, radunò tutti i briganti che riuscì a rintracciare in Assiria, Siria, Moab e Ammon, e li scatenò contro Gerusalemme. Questi l’espugnarono mettendola a ferro e fuoco. A Joakim successe Joakin che si ribellò ancora a Nabucodonosor. Quest’ultimo prese Gerusalemme e fece prigionieri Joakin, sua madre, le sue donne, i suoi figli, i suoi eunuchi, i comandanti dell’esercito, i ministri e tutti coloro che rivestivano una qualche carica in Gerusalemme assieme a tutti i tesori del Tempio. Al posto di Joakin mise sul trono Mathanias col nome derisorio di Sedecia. Questi si ribellò anch’esso a Nabucodonosor il quale a sua volta riconquistò Gerusalemme e fece cavare gli occhi a Sedecia, ne uccise i figli in sua presenza e deportò il popolo del regno di Giuda in Assiria.
Gli Ebrei tornarono indietro sotto il regno di Ciro ma sempre come sudditi persiani e alla faccia della profezia che lo scettro regale non sarebbe mai uscito dal regno di Giuda e che sarebbe giunto il Messia. Invece il Messia non è mai arrivato e lo scettro regale è uscito dal regno e non ha più fatto ritorno tra coloro che si ripromettevano un impero senza termine di giorni.Vennero invece soggiogati dai Persiani, assorbiti nelle conquiste di Alessandro Magno e finirono sudditi dei re di Siria.
Sotto i Maccabei si dettero delle sembianze repubblicane ma i siriani che li dominavano non ne riconobbero mai l’autorità. Fu così che, in quanto sudditi della Siria, Pompeo si ritenne in dovere di assoggettarli a sua volta, ponendoli sotto la dominazione di Roma. Finalmente Tito cancellò questa razza feroce dal contesto dei popoli. In seguito, erranti, proscritti, senza Legge, senza patria, senza altari, divennero oggetto dell’odio e del disprezzo degli altri popoli. Tutte le loro sventure sono state causate dal fanatismo della loro religione: ecco il popolo di Dio! Ecco il popolo che Dio ha eletto per trasmettergli la verità! Ma la verità non era quella.
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