Religione universale naturale



Yüklə 0,68 Mb.
səhifə9/15
tarix27.08.2017
ölçüsü0,68 Mb.
1   ...   5   6   7   8   9   10   11   12   ...   15

14. In ogni caso ci rimangono ancora un buon numero di testimonianze e di tradizioni dei popoli pagani per poter affermare che non disconobbero il Creatore di tutti gli esseri mettendolo al livello delle altre divinità. Affermare ciò da parte degli avversari dei pagani è solo una calunnia indegna di uomini che si accostano agli altari oppure una vera e propria asineria. Per esempio, nei Veda indù un essere immateriale, infinito ed eterno, dopo aver trascorso un tempo incalcolabile nella contemplazione di se stesso e di tutti gli esseri nella sua unità, si volle manifestare; separò così le qualità maschile e femminile che risiedevano in lui e le fece copulare. Anche nei testi del Lamaismo un Dio unico, dopo un’eternità trascorsa nella contemplazione del proprio essere, volle manifestare all’esterno le sue prerogative, creando la parte materiale del mondo. I libri sacri dei Parsi dicono che solo il tempo senza limiti è increato, solo esso non ha principio, è sempre stato e sempre sarà, e che è il generatore di tutte le cose. Si può anche capire cosa sia questo tempo senza limiti. I frammenti che ci sono pervenuti delle opere di Zoroastro, affermano che Dio è il principio di tutti gli esseri, incorruttibile, eterno, non generato, assoluto; nulla gli è simile o uguale; è fattore di tutti i beni dai quali non trae alcun vantaggio; eccelso fra le cose eccelse, primo motore della Natura. Questa dottrina del principio primo degli esseri, solo e senza pari, la troviamo nei monumenti etruschi riferiti dal Lessico Suida. Le testimonianze dell’antico Egitto tramandateci da svariati autori ci ricordano che gli Egiziani affermavano che Atoum fosse solo al cospetto di tutte le cose racchiuse nella sua propria unità e che fosse la scaturigine delle cose che furono e di quelle che saranno; padre di tutte le essenze, generò Emeph affinchè questi presiedesse a tutti gli spiriti dell’empireo, dell’etere e del cielo; Atoum è il capo e la saggezza che forma e trasforma in sé tutti gli esseri spirituali. Nell’Edipo Egiziano di A. Kircher i frontoni degli stessi templi preannunciano quest’essere unico grazie alle iscrizioni che portano incise, le stesse del tempio sul Campidoglio a Roma e, più grandi di tutte, quelle del tempio di Delfi: ΕΙ, “tu sei”, tu sei l’esistente stesso.
Faccio notare che l’eternità è un tempo indefinito non un tempo che passa, per quanto non abbia avuto inizio e non avrà fine50. Dio ha sempre voluto ed ha sempre creato; questo è il significato dell’espressione “contemplandosi nell’eternità contemplò tutti gli esseri che erano in lui”. Anche i poeti parlano sempre di un principio unico. O Padre degli Dei e degli uomini! – ripetono ad ogni occasione. O Dei e Dee! – fa dire Omero a Giove – appendete una catena al cielo, attaccatevici tutti e cercate di tirarla giù: non ci riuscireste ma io la prenderei e la potrei attaccare sulla cima dell’Olimpo e tutto vi rimarrebbe sospeso. Tutti gli Dei si alzarono – continua ancora Omero – al cospetto di Giove.
Tu credi – dice Apollo ad Enea – di salvare Troia contro il volere degli Dei? - Contro il destino stesso, io aggiungo. O Padre! O eterna potenza degli Dei e degli uomini! – afferma Virgilio. C’è un’espressione che è ancor più espressiva, se così si può dire: o hominum rerumque repertor!, perché Lui non le ha cercate da lungi ma le ha trovate in Sé.
Mens agitat molem et magno se corpore miscet;

Inde hominum pecudumque genus vitaeque volantum,

Et quae marmoreo fert monstra sub aequore pontus
“Uno spirito agita la massa universale e si mischia a quel gran corpo: da ciò l’origine degli uomini e degli animali, degli uccelli e dei mostri che il mare nutre nel suo seno”. Da dove devo cominciare – recita il licenzioso poeta Orazio – dalle lodi abituali del padre che governa Dei ed uomini, la terra e il mare nei loro diversi moti, di cui nulla che sia più grande di Lui è emanato, che non ha simile né uguale; la sola Atena ha avuto onori simili ai suoi ecc. ecc. Lo giuro – dicono i Versi d’Oro attribuiti a Pitagora – per la sacra tetractys, da cui la natura emana come da una fonte eterna.
Ebraismo e Cristianesimo hanno accusato di idolatria i popoli pagani ma io li sfido a mostrare un solo aspetto o una sola espressione nei testi classici che autorizzino questa affermazione. La parola stessa, idolo, è ingannevole: si compone infatti di due termini greci ειδεω, scio, sapio, io so, io conosco, e όλος, totus, tutto. Pertanto l’idolo rappresenta tutti gli attributi e la natura dell’essere rappresentato ed il suo aspetto richiamava alla memoria dei saggi la sua natura e le sue qualità. La loro immaginazione si esaltava cosicchè andavano a cercare dentro allo stesso santuario della divinità gli attributi che l’idolo gli ricordava; la parola insomma significa onniscente. Cosa sarebbe servito agli Ebrei, prima che abbracciassero la loro religione, copiare servilmente gli idoli dei popoli pagani, le raffigurazioni, le immagini nei templi e negli altari, se non avessero già avuto cognizione degli attributi e delle qualità delle divinità? I latini hanno tradotto il greco ειδωλον con statua, simulacrum, signum; ma nessuno di questi termini traduce ειδωλον. Statua à stando, non è che una immagine illusoria; simulacrum à similitudine non è che un’illusoria somiglianza, signum renderebbe meglio l’idea ma non riesce ancora a rendere il significato di idolon il cui oggetto esprime le forze della natura e i più sublimi misteri degli Dei.
Queste due religioni accusano gli Egiziani di avere adorato degli animali e ancor’oggi c’è chi cita Giovenale, il quale riferisce che a Tentyris si adorava una bestia e a Ombres un altra e che questa diversità di culti produsse in quel popolo un abominevole zoolatria. Non è però che si deve dar credito ad un poeta, peraltro apprezzabile, il cui scopo principale è quello di piacere dipingendo un quadro piuttosto nebuloso51. Uno dei vostri poeti, o francesi, ha scritto:
ha visto in un paese i timidi mortali

tremare ai piedi di una scimmia assisa sui loro altari.
Ecco dei versi davvero impertinenti: i saggi della Grecia, Talete, Parmenide, Pitagora, Platone, Eudosso e Solone sarebbero andati in Egitto a imparare dai profeti e dagli ierofanti il culto degli animali! Che essi erano di natura superiore a quella dell’uomo! Che loro, filosofi, erano di gran lunga inferiori all’ibis e al cinocefalo; che era lo sparviero che sosteneva il mondo e le cicogne che presiedevano alle stagioni! Dottrina che avrebbero diffuso tra i loro concittadini attraverso scritti che tutto il mondo ammira. Più oltre si vedrà perché ci siano degli animali sacri, perché durante la guerra contro i Giganti gli Dei si nascosero nel Lazio e per quale motivo questo si chiamò così, e che significhi paese nascosto.
Ma gli antichi – direte voi – pretendevano di possedere l’arte di infondere lo spirito degli Dei nelle loro statue; ma questo vi confonde, perché se gli antichi si vantavano di questa scienza era forse perché erano Dei loro stessi? E’ davvero con dolore che si vedono uomini, certamente assennati ma soffocati dal pregiudizio della loro religione, avere a riguardo le stesse idee del più sciocco degli ignoranti, pensando che i popoli pagani avessero misconosciuto il Creatore degli esseri e fossero immersi nell’idolatria. Quello che ha indotto questi studiosi in errore, si dice, è una presunta palinodia attribuita ad Orfeo, che aveva come scopo quello di insegnare l’unità del principio e che serviva, si è detto, da introduzione e premessa ai Misteri, come è riferito da Eusebio di Cesarea e da Giustino con queste parole:
Svelo un segreto agli iniziati; che si chiudano le porte ai profani. O Museo, tu che discendi dalla fulgida Selene, ascolta le mie parole; ti annuncio una verità importante; non lasciare che pregiudizi e assilli precedenti ti tolgano la felicità che desideri, quella di immergerti nella conoscenza delle verità misteriche. Considera la natura divina, contemplala in continuazione e marcia lungo una retta via; ammira il maestro dell’universo; egli è uno ed esiste per virtù propria. E’ a lui che tutti gli esseri devono la propria esistenza. Egli opera in tutto e per tutto: invisibile ad ogni mortale egli vede se stesso in tutte le cose.
Questo brano è sublime e davvero degno dei Misteri e indica, per dirlo di passata, la considerazione che gli antichi ne avevano, perché per apprenderli si adottava un linguaggio del genere; ma si suppone che nulla di simile si insegnasse nei Misteri e c’era bisogno di servirsi del segreto misterico per insegnare la dottrina dell’unità del Creatore degli esseri che era esplicitata chiaramente in tutti i libri e in tutte le iscrizioni templari? Anche una piccola critica avrebbe dovuto insegnare a questi studiosi che tale brano fosse inventato. San Giustino ed Eusebio che lo riferiscono lo citano sull’autorità di un ebreo chiamato Aristobulo, che visse nel secondo secolo; ma ce ne sono anche altre versioni e in quella riferita da Eusebio si parla di Abramo e di Mosè. Da ciò è facile arguire che questo brano è stato inventato da qualche ebreo o cristiano per avvalorare l’opinione corrente che i popoli pagani ammettevano diversi creatori e che in seguito sarebbero stati definiti come politeisti. Circa l’asserita idolatria dei popoli pagani si tratta di una debolezza mentale da cui sono affetti non pochi studiosi. Eppure un minimo di riflessione avrebbe dovuto convincerli.
Quando voi cristiani vedete una statua di Cerere o di Apollo, dite giustamente: ecco Cerere, ecco Apollo; ma non pensate, come fanno i più sciocchi tra di voi che li credono demoni, che siano dei pezzi di marmo o di legno. Quando leggete le opere di Omero e di Platone dite giustamente: ecco Omero, ecco Platone. Non pensate di certo che Omero e Platone siano una raccolta di fogli di carta: vedete bene che tutto ciò è un modo di dire. Ebbene, gente peraltro istruita ha creduto che il solenne senato di Roma, i saggi della Caldea, quelli egiziani e gli Indù adorassero un pezzo di marmo o di legno scambiandoli per un Dio!
15. Altri hanno dato grande valore alla morale dell’ebraismo e del cristianesimo non sapendo che tutto quanto c’è di valido in questa morale – la rinuncia a se stessi e alla corruzione della carne, l’introspezione, il disprezzo dei beni mondani, la vittoria sulle passioni, la carità universale – si ritrova presso tutti i popoli pagani. Tuttavia questa morale, specie nel cristianesimo, spinta fin dove l’hanno gettata i discepoli di Gesù, ha generato tutti gli orrori, tutti i crimini, le menzogne e le calunnie che adesso descriverò.
Voi cristiani non possedete più l’autentica morale di Gesù. Essendo stato discepolo di coloro che l’avevano istruito, volle attorno a sé solo un piccolo numero di discepoli, ben sapendo che argomenti sublimi e fuori del comune non possono venire appresi che da un ristretto numero di persone, e ne aveva anche dato il precetto ai suoi stessi discepoli: non date le perle ai porci – gli aveva detto – per tema che non conoscendone il valore essi le calpestino e voltandovisi contro non vi strazino. Ma quei discepoli, desiderosi di diventare dei capi-setta, vollero avere a loro volta dei discepoli che ne propagandassero la dottrina: li vollero esagitati e violenti; e tali essi furono.
Ci sono talmente tante differenze tra certe cose e altre riferite nei discorsi di Gesù, che è impossibile che la stessa persona le abbia proferite tutte. Per esempio, Gesù durante il suo primo discorso esclama: beati i poveri di spirito. Egli non si riferisce ai ritardati o agli imbecilli ma a coloro che volontariamente si fanno poveri disprezzando i beni mondani perché – egli dice – loro è il regno dei cieli; tutto ciò nel contesto della predizione del giudizio universale. Beati i mansueti, perché possiederanno la terra – cioè, la terra a venire. Beati quelli che piangono, perché saranno consolati: nel giudizio univerale. Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia: perché saranno consolati nel giorno del giudizio. Ma qui vi è stata fatta un’aggiunta: beati i perseguitati, perché loro è il regno dei cieli. Notiamo qui che la conseguenza è la stessa della prima beatitudine proposta e pertanto dev’essere stata aggiunta! Questa massima è un doppione. L’uomo giusto deve subire coraggiosamente la persecuzione senza lasciarsi andare; ma perché si dovrebbe rallegrare di codesta persecuzione? Quale che sia il motivo è sempre un male. Sarebbe meglio esercitare la virtù senza patire una persecuzione. Ma ecco un’altra aggiunta: gioite quando vi si perseguiterà, quando vi si maledirà, quando si lanceranno calunnie contro di voi: ma solo un pazzo può gioire ed essere felice di essere perseguitato, maledetto e calunniato! Eppure i capi cristiani avevano bisogno proprio di gente del genere…
Gesù aveva detto che l’uomo giusto avrebbe patito delle persecuzioni ma colui che avesse tirato dritto fino alla fine si sarebbe salvato. E’ una verità; con la perseveranza si ottiene tutto, anche riuscire a scalare la roccia scivolosa su cui sorge il tempio della virtù. Gli hanno però fatto dire che era venuto a portare il fuoco sulla terra, a dividere il padre dal figlio, la figlia dalla madre, la nuora dalla suocera, i fratelli dai fratelli, che era venuto a portare la spada e la guerra sulla terra e non la pace; che se cinque persone si fossero incontrate in una casa, tre si sarebbero messe contro due e due contro tre: che il padre avrebbe ucciso i suoi figli e che i figli avrebbero ucciso i loro genitori; evidentemente ai suoi discepoli gli serviva gente del genere. Che furbizia! Che impostura, che abominevole fanatismo generatore di mali!
Questi discepoli avevano intenzione di impadronirsi di tutto l’essere delle persone, affinchè vivessero e sentissero unicamente il bisogno di diffondere la loro atroce dottrina anche a rischio di perderli e di esporli a pericoli. Non si volle nemmeno, quindi, che i primi cristiani arrestati si potessero difendere da soli di fronte ai magistrati: avevano bisogno di pazzi furiosi nel pieno senso della parola. A questo fine gli ispirarono il fatalismo puro, così come avrebbe fatto Maometto con i suoi, che è tutt’altra cosa da quei predestinati di cui ho parlato all’inizio di questo libro. Sta scritto che due passeri non si vendono per un soldo… ma non ne cade neanche uno senza il permesso del Padre loro! Tutti i capelli che avete in testa sono contati e non ne cade uno che il Padre non lo sappia: cosicchè, andate, osate, fate; non vi accadrà altro che quello che deve accadere. Allo stesso modo il Vecchio della Montagna52 diceva ai suoi Assassini: gettatevi giù da questa torre, perché lo richiede il Signore; ed essi si gettavano e andavano in Paradiso.
Quanto al precetto di non resistere al male, di porgere l’altra guancia, si tratta di un precetto pazzesco, insensato, maniacale, ingiusto, che mette il debole in balia del violento e del temerario, che sottopone i buoni che si trovano al cospetto di un audace brigante ad un servilismo indegno e vile. Significa pervertire ogni concetto di morale e di giustizia.
Gesù aveva accennato in parabola al mistero della confarreazione che aveva portato dall’Egitto e che aveva trasmesso ai propri discepoli: un re celebrò le nozze di suo figlio e invitò gli abitanti del luogo; ma uno disse che aveva degli impegni altrove, un altro che doveva trattare l’acquisto di una fattoria, un altro che si stava per sposare… il re allora mandò ad annunciare il matrimonio negli incroci e nelle piazze, cosicchè accorsero al banchetto nuziale un gran numero di persone. Vedendo però che un uomo non era vestito a festa, lo fece gettare all’esterno, nelle tenebre esteriori. Il racconto finisce qui ed è sicuramente completo ma i capi cristiani hanno aggiunto una frase al racconto di Gesù, frase che ha causato un danno enorme ovunque questa religione fanatica è riuscita a diffondersi; parole contrarie a quelle di Gesù. Egli aveva infatti detto che il re aveva rivolto un invito, senza costringere nessuno ma loro hanno aggiunto che il re ordinò di costringere tutti al banchetto fino a riempire i locali. Grazie a questa affermazione i cristiani hanno portato morte e distruzione in quelle popolazioni la cui unica colpa era quella di non conoscere il cristianesimo. Hanno così sterminato interi popoli nelle Indie Occidentali, hanno inventato il tribunale dell’Inquisizione, si sono infiltrati in mezzo a popoli civili, col pretesto dell’arte o della conoscenza ed hanno cercato di sobillarli ma senza esito, perché una volta smascherati, sono stati cacciati via disonorevolmente53.
Questi uomini che bevevano e mangiavano in mezzo ai propri discepoli, che si accompagnavano con donne di dubbia moralità, che facevano di tutto pur di procacciarsi dei seguaci, che abusavano del rito dell’agape per potersi dare alla crapula – così come li rimprovera San Paolo -, che usavano i letti triclinari dell’agape per darsi al coito, che hanno assolto Costantino e Teodosio, che hanno pervertito la stessa morale con il detto che tutto è puro per i puri e che pertanto non c’è nulla da cui ci si debba astenere se se ne ha voglia, che hanno creduto essi stessi a quel che di buono ci poteva essere in questa morale: non fu dunque un branco di ingenui guidati da qualche furbo? Con l’eccezione di qualcuno tutti quanti venivano ripartiti in due classi: una quella dei furbi, ambiziosi e ipocriti ; e l’altra quella di coloro che erano stati resi pazzi, maniaci e fanatici. Che altro nome si potrebbe dare a degli uomini che seguono una morale del genere, testimoniata dagli atti della vita di Gesù e dai discorsi che gli sono attribuiti?
Conseguentemente questi sono gli atti che ne derivano: quando sono tollerati o quando manifestano una certa forza, essi oltraggiano il culto di Stato, ne abbattono gli edifici, incendiano i templi e si attirano, con tale comportamento, l’odio di tutti quelli che non condividono la loro frenesia. Tuttavia il demone che li agita e che è la causa del grande sconvolgimento storico che li vede protagonisti, non si cura dei pericoli cui essi stessi si espongono, gode delle loro sofferenze che la loro stessa frenesia li spinge a ricercare54. E che! La religione mosaica non sa reggersi in piedi se qualcuno dice: rivolgiamoci a degli Dei stranieri - al punto che il fratello deve uccidere il fratello, il padre il figlio, il marito la sposa, e l’amico un amico? Lo stesso dicasi per quella cristiana: se il fuoco non viene sparso per terra, se i fratelli non vengono separati dai fratelli, se i padri non uccidono i figli e questi i padri, il cristianesimo non riuscirebbe a sopravvivere? Ha bisogno che tutti i precetti morali siano violati, che gli uomini divengano pazzi, frenetici, maniaci, sottoposti alle più crudeli torture e ai supplizi dei martiri? Che dire poi della religione di Maometto che si sostiene grazie al filo delle sue spade! E’ questa la forza della verita?
I capi della religione cristiana hanno pervertito la morale anche in nome di una grandissima infamità e cioè che tutto è puro per i puri; affermazione con cui hanno potuto concedersi ogni tipo di licenza, i più riprovevoli eccessi, e trovare ovunque dei complici… né si conosce a sufficienza quanto i preti abbiano messo in pratica gli esempi dei loro ispiratori! Quante giovani bellezze sono state sedotte in quello che dovrebbe essere il più rispettabile dei misteri, istituito in tutte le religioni – mi riferisco alla Confessione, ma non così com’è, bensì come dovrebbe essere – e il più utile per gli esseri umani, l’unico in grado di condurre all’espiazione e senza del quale, come scrive Platone, gli empi e gli scellerati vengono gettati dopo la morte in mezzo al fango, mentre al contrario i purificati, i rigenerati, gli iniziati, vivranno assieme agli Dei. Quante madri di famiglia ingannate dalla confessione cristiana, hanno spalancato le porte di casa a monaci lussuriosi consacrati al celibato che ne hanno pervertito gli affetti! Quanti padri di famiglia rovinati! Quante figlie sedotte! Quanti bambini uccisi nei conventi in nome dell’interesse e dell’ambizione! Quanti abbandoni di minori, quanti aborti! I libri e i racconti sono pieni degli eccessi dei ministri di questa religione e non si legge o ascolta mai che qualcuno di essi sia stato punito!
Tali misfatti non avvenivano nelle religioni dei popoli pagani ed io ne citerò uno soltanto, ma che è esemplificativo, perché avvenne in un periodo corrotto, quello del regno di Tiberio, tempo in cui la divinità, nei suoi decreti, volle che un velo venisse gettato sulla verità55. […] Quanti crimini dello stesso tipo sono stati perpetrati dai sacerdoti di queste religioni erronee, ebrei e cristiani! Quante donne sono state sedotte da loro o grazie a loro senza che si giungesse poi ad una punizione esemplare; anzi ad una punizione e basta! Una vicenda del genere quando accade tra voi, viene subito messa a tacere, per paura che non si parli male della santa chiesa di Dio… o forse, piuttosto, per procacciarvi l’impunità?
Il fatto però che dimostra indelebilmente che voi cristiani non possedete la vera dottrina di Gesù, è ciò che scrive San Matteo, e dopo di lui San Marco, a riguardo del rientro di Gesù a Gerusalemme il giorno dopo quel suo famoso ingresso trionfale56: si tratta dell’episodio dell’albero di fico. Avendo fame, Gesù voleva cogliere dei fichi ma non trovando che le sole foglie maledisse l’albero dicendo: tu non porterai mai più nessun frutto! Questo episodio simboleggia tutto il significato finale della religione e del destino dell’uomo, della sua opera sulla terra, ma è importante che coloro che lo riferiscono l’abbiano appreso solamente da Gesù. In realtà, le cose non possono essere andate così come sono state scritte: Gesù non poteva essere andato a cercare fichi fuori stagione! Infatti il giorno successivo al suo ingresso trionfale in Gerusalemme quel fico non poteva averne; nel trentesimo grado della costellazione, qualche giorno prima dell’equinozio di primavera, non ci sono fichi a Gerusalemme e infatti San Marco aggiunge che non era stagione.
Bisogna dunque, come ho detto, che abbiano ascoltato direttamente da lui questo importante racconto ma che non abbiano avuto una gran memoria nel riferirlo, oppure che abbiano voluto, per renderlo più importante, farlo credere un racconto di Gesù: infatti i due evangelisti che riferiscono l’episodio lo descrivono in modo diverso. San Marco scrive che avvenne prima che Gesù entrasse nel tempio e ne scacciasse i venditori di animali destinati ai sacrifici, mentre San Matteo scrive il contrario. Entrambi hanno corrotto questo importante apologo di Gesù, facendolo apparire come una persona assurda, che vuole raccogliere fichi fuori stagione, magiarne quando è impossibile mangiarli. E noi ci saremmo se Dio volesse coglierci come frutti fuori stagione? Scrivono ancora che Gesù trovò solo delle foglie: ma invece non trovò nemmeno quelle! A Gerusalemme le foglie del fico cadono in inverno e all’equinozio di primavera l’albero è spoglio.
Quali “frutti” si possono cogliere dai Vangeli? Dei bei frutti davvero. Già ho dimostrato che la Bibbia racchiude tutta la dottrina dei popoli pagani ma in realtà questa è sempre una sola o la sua immagine. Il libro dei Salmi attribuito a Davide, vincenti, al vittorioso, non è invece di Davide, του Δάβις, ma τώ Δάβις, come si trova intitolato negli antichi manoscritti. I salmi non sono altro che un’imitazione dei cantici di Bel, di Osiride, non hanno un fine profano e nessuna poesia gli può essere messa a confronto per la sublimità e profondità dell’argomento. I Vangeli contengono, per chi li sa leggere, tutto quello che la dottrina misterica dei pagani ha di più profondo e di più segreto, dottrina appresa da Gesù in Egitto. Questi la volle comunicare a dei discepoli ma essi non la capirono e si ritennero in dovere in seguito di adattarla alla mentalità tipica degli Ebrei, nonché di corromperla a causa del loro bisogno di proselitismo, il quale ha poi generato ogni sorta di mali e si è tirato contro tutto il mondo dei filosofi e delle persone ragionevoli, peraltro reprensibili, perché avendo constatato i mali addotti dal cristianesimo, hanno nondimeno fatto di tutto per eliminare la religione senza istruire e dimostrare al popolo la verità e senza sostituire ciò che toglievano!57 Hanno abbandonato gli uomini a loro stessi, senza controllo sui loro istinti e senza guide morali.
Se questi filosofi non ritenevano di possedere la verità avrebbero dovuto limitarsi a condannare gli abusi, il fanatismo e il proselitismo delle religioni monoteiste ma non distruggere la religione come istituzione. Infatti anche la più assurda, quando non commette dei crimini, è preferibile a quell’ateismo in cui l’Europa si appresta a precipitare permettendo la corruzione dei costumi sessuali e favorendo l’aborto della virtù. Ecco dunque i crimini e gli orrori determinati da queste religioni, misfatti di una tale enormità che l’intera umanità dovrebbe lamentarsene; tuttavia non si deve pensare che tali religioni, che in ogni caso sono sempre un riflesso della Verità, non abbiano anche delle virtù e non abbiano prodotto delle personalità di valore. A capo della classe sacerdotale esse hanno avuto uomini di grande santità e di rispettabilissima figura, uomini veramente liberi da tutti i vincoli terreni e assai vicini all’empireo delle idee più celesti e sublimi. Nei conventi, accanto ai crimini commessi dagli uomini, c’è stata anche l’innocenza, la mortificazione e la virtù che hanno offerto alla divinità cose sulle quali avrebbero potuto indulgere con piacere.
Tuttavia i tempi sono mutati e, con qualche eccezione, c’è bisogno di una riforma generale. I Padri della Chiesa hanno dimostrato virtù e valore ma io non gli posso perdonare di aver tessuto l’elogio di uomini come Costantino e Teodosio, veri mostri di cui l’umanità deve dolersi più dei peggiori briganti che ci siano mai stati. Di quest’ultimi infatti, non si ha notizia che abbiano ucciso le proprie mogli o i figli, gli zii o i nipoti.

Vi presento Teodosio, uno dei santi del Cristianesimo! Nessuno ha mai fatto massacrare nello spazio di sei ore una tal moltitudine di persone pur di vendicare l’orgoglio di un fantino, ed è già tanto se non metto accanto a lui anche il vescovo Ambrogio, che di fronte ad un crimine così orrendo si limitò ad interdire a quell’imperatore l’ingresso in chiesa per sei settimane. O Ambrogio aveva il diritto di punirlo oppure non ce l’aveva. Se ce l’aveva la punizione che gli inflisse fu una presa in giro per tutti; se non ce l’aveva peggio ancora, perché si arrogava un diritto che non gli pertineva e in più turbava l’ordine costituito sobillando tutti i poteri dello stato. L’unico diritto che aveva, se il crimine di Teodosio gli avesse ispirato davvero un orrore indicibile, era quello di rompere i rapporti con l’imperatore, dimettersi dal seggio vescovile al fine di non essere costretto a dare la particola ad un mostro di tal fatta… e se quello gli avesse fatto chiedere una assoluzione avrebbe dovuto rispondere con la voce stentorea che gli ierofanti rivolsero a Costantino: QUOD NEQUE EXPIARI POTERIT IMPIE COMMISSUM EST, non c’è espiazione per il tuo crimine. Ma, haimè! come può un’immagine produrre gli stessi risultati della realtà?


In queste religioni ci sono state delle grandi virtù, ci sono stati uomini dalla devozione santa, sincera e sublime… ma quanti che – dai tempi di San Paolo a oggi - non hanno ereditato lo spirito dei suo fondatori58, quanti meschini, quanti pusillanimi, quanti vigliacchi, quanti ipocriti, quanti che si fecero sotto solo per poter arraffare il massimo, quanti che seppero risolvere tutte le incongruenze spargendo assoluzioni per ogni sorta di crimini e rendendo facile facile la via della salvezza! Con i versi seguenti ce li descrive un poeta moderno, Boileau, ed io voglio paragonare il quadro che ne fa con quello della degenerazione di ciò che vi fu di meno rispettabile nell’antico sacerdozio europeo, tracciato da un autore, Giovenale, il cui tratto è di tutt’altra qualità rispetto al nostro autore moderno a cui solo l’indignazione per i crimini del suo tempo ha permesso di prendere la penna in mano!59
Mais, de combattre en elle et dompter ses foiblesses,

Sur le fard, sur le jeu, vaincre sa passion,

Mettre un frein à son luxe, à son ambition,

Et soumettre l’orgueil de son esprit rebèle,

C’est ce qu’en vain le ciel voudroit exiger d’elle.

Et peut-il, dira-t-elle, en effet l’exiger ?

Elle a son directeur, c’est à lui d’en juger.

Il faut, sans différer, savoir ce qu’il en pense,

Bon : vers nous à propos je le vois qui s’avance :

Qu’il paroit bien nourri ! quel vermillon ! quel teint !

Le printemps dans sa fleur sur son visage est peint :

Cependant à l’entendre, il se soutient à peine ;

Il eut ancor hier la fièvre et la migraine ;

Et sans les prompts secours qu’on prit soins d’apporter,

Il seroit, sur son lit, peut-etre à tremblotter ;

Mais de tous les mortels. Grace aux dévotes ames,

Nul n’est si bien soigné qu’un directeur de femmes.

Quelque léger dégout vient-il le travailler?
Il resto non vale la pena di riportarlo. Continuiamo:
Notre docteur bientot va lever tous ses doutes;

Du paradis pour elle il applanit les routes.

Et loin sur ses défauts de la mortifier,

Lui-meme prend le soin de la justifier.

Pourquoi vous alarmer d’une vaine censure?

Du rouge qu’on vous voit, on s’étonne, on murmure;

Mais a-t-on, dira-t-it, sujet de s’étonner?

Est-ce qu’à faire peur on veut vous condamner?

Aux usages reçus il faut qu’on s’accommode.
Esecrabile massima! E’ così che questa gente è disposta al tutto per tutto.
L’orgueil brille, dit-on, sur vos pompeux habits:

L’oeil à peine soutient l’eclat de vos rubis.

Dieu veut-il qu’on étale un luxe si profane?

Oui : lorsqu’à l’étaler notre rang nous condamne.

Mais ce grand jeu chez vous, comment l’autoriser?

Le jeu fut, de tout tems, permis pour s’amuser.

On ne peut pas tojours travailler, prier, lire ;

Il vaut mieux s’occuper à jouer qu’à médire :

Le plus grand jeu joué dans cette intention

Peut meme devenir une bonne action ;

Tout est sanctifié par une ame pieuse.
Esecrabile massima che corrompe la virtù nel suo stesso germe.
……………………......................................

ainsi pleine d’erreurs qu’elle croit légitimes,

sa tranquille vertu conserve tous ses crimes :

dans un coeur tous les jours nourri du sacrement

maintient la vanité, l’orgueil, l’entetement,

et croit que devant Dieu ses fréquens sacriléges,

sont pour entrer au ciel d’assurés priviléges ;

voilà le digne fruit des soins de son docteur ;

encore est-ce beaucoup si ce guide imposteur

par les chemins fleuris d’un charmant quiétisme

tout-à-coup l’amenant au vrai molinosisme,

il lui ne fait bientot, aidé de Lucifer,

gouter en paradis les plaisirs de l’enfer.
Questo quadro non è certo esagerato: in ogni tempo questa gente non ha mai avuto problemi a farsi dei seguaci; hanno sempre spianato la strada ai sacramenti, ai pubblici usurai, agli adulteri manifesti, ai peccatori scandalosi che proclamavano a gran voce di voler vivere nella continuazione dei loro disordini, dandogli ogni anno l’assoluzione e facendogli perpetuare in tal modo i loro crimini. Avrebbero assolto persino Nerone per l’omicidio della madre allorchè venne respinto dagli ierofanti pagani dalla partecipazione ai Misteri!
16. Ecco adesso il quadro dipinto da Giovenale (II, 6) che, come ho detto, raffigura ciò che vi era di meno rispettabile nel sacerdozio romano, cioè i galli, i ministri del tempio di Iside. Tuttavia da ciò non sortisce nulla di infame poiché c’è solo l’esagerazione dei mezzi per ottenere la purificazione col pericolo che ne possano risentire.
Ed ecco entrare il corteo di Bellona

e della Madre degli Dei:

al centro un gigantesco eunuco

(figura venerabile

soltanto per i suoi seguaci osceni),

che ormai da tempo s'è reciso

con un coccio affilato i suoi coglioni imbelli;

a lui, che su un viso brutale

inalbera una tiara frigia,

fan corona una turba urlante e i timpani.

Un tuono è la sua voce:

intima che si tema

l'arrivo di settembre ed Austro,

a meno che per voto

non gli vengano offerte cento uova

e in dono abiti vecchi color foglia morta:

così la minaccia di quel pericolo

temibile e imprevisto

si scaricherà sulle vesti

e una volta per tutte

si libererà l'anno d'ogni male.

E quella fanatica in pieno inverno

scenderà al fiume e, rotta la crosta di ghiaccio,

tre volte al mattino si tufferà nel Tevere,

immergendo nella corrente,

sia pur con timore, persino il capo.

Poi, nuda, si trascinerà rabbrividendo

sulle ginocchia insanguinate

lungo tutto il campo di Tarquinio il Superbo.

Se la candida Io lo ingiungerà,

andrà sino ai confini dell'Egitto

per attingere acqua nella calda Mèroe

e poi aspergerla nel tempio d'Iside

che sorge accanto al vecchio ovile.

Parola della dea,

tali reputa gli ordini:

che cuore, che mente! gli dei

conversano con lei la notte!

Così venerazione somma

va proprio a costui che, mascherato da Anubi

e attorniato dal suo gregge di accoliti

in tunica di lino e capo calvo,

va in giro tra la gente

deridendone lagne e pianti.

È lui che se una moglie ha ceduto all'amplesso

nei giorni consacrati all'astinenza,

ne invoca il perdono, perché non sconti

la grave punizione che dovrebbe

per aver profanato il talamo nuziale:

il serpente d'argento ha mosso il capo,

l'han visto tutti! Ma le lacrime

e le sapienti litanie,

che impetrano da Osiride il perdono,

impongono per ottenerlo,

si capisce, che sia corrotto

da un'oca grassa e una focaccia magra.

Partito lui, ecco un'ebrea tutta tremante

che, deposto il cestello con il fieno,

mendica sussurrandoti all'orecchio:

l'interprete delle leggi di Sòlima è costei,

gran sacerdotessa dell'albero,

fedele messaggera delle potenze celesti.

Anche a lei si riempie la mano,

ma con parsimonia: i giudei

per due soldi ti vendono tutti i sogni che vuoi.
Ecco che entra il corteo della terribile Bellona, della Madre degli Dei, ed un uomo a cui manca parte della sua virilità, figura rispettabile perché porta il segno in basso della mortificazione della carne, obsceno facies referenda minori; vi posso assicurare che ciò è stato tradotto correttamente e che questo è lo scopo di tutte le circoncisioni, castrazioni, mutilazioni e amputazioni religiose. La castrazione dei sacerdoti di Cibele non era totale, come testimoniano le parole semivir, obsceno minori. Lo si evince meglio ancora da quello che scrive Luciano nel suo libro sulla Dea Siria, e cioè che nel giorno della festa della Dea a Ierapoli coloro che si votavano al suo culto si mutilavano correndo poi per la città tenendo in mano e mostrando al popolo ciò che si erano tagliato, gettandolo infine in una casa qualsiasi, per la quale vigeva l’obbligo di fornirgli un vestiario femminile. Se si mutilavano totalmente non avrebbero potuto correre per tutta la città e non avrebbero mostrato le parti mutilate della loro virilità, non le avrebbero gettate dentro un’abitazione e non avrebbero avuto bisogno di abiti femminili; al contrario si sarebbero dissanguati e sarebbero morti senza un soccorso immediato.
Dobbiamo dunque arguire che la loro mutilazione consistesse in una semplice circoncisione, ed infatti dopo tale operazione essi potevano, per qualche ora, grazie a qualche polvere astringente cosparsa sulla ferita, correre per la città salvo farsi medicare in seguito. Questa circoncisione, come si vedrà in seguito, simbolo della rinuncia ai piaceri della carne, è più diffusa di quanto non si possa pensare, ed era presente nella stessa Roma, in forma diversa. Tuttavia Giovenale si abbandona troppo al suo spirito mordace e satirico!
17. Uomini da poco! Insulse figure dell’umanità nell’epoca senile del mondo! Che vi dimostrano i versi di Boileau? Piccolezze e infamità! Bisogna abituarsi alle consuetudini, vero? Che fine ha fatto la virtù? La peggiore delle azioni in questo senso può anche trasformarsi in buona azione; tutto è purificato da un’anima pura; assaporare in paradiso i piaceri dell’inferno… e tutto ciò ha avuto inizio con la fondazione del cristianesimo! Far di tutto a qualunque costo. Non son forse libero, non son forse un apostolo? Non ho forse il diritto di bere e mangiare e di portarmi appresso una donna come compagna? E che dovremmo dire della pinguedine del direttore spirituale? E’ la stessa di quel mezzo uomo descritto da Giovenale che si è tagliato un pezzo di virilità per mostrare che si sbarazza di parte della sua carnalità, addobbato con la mitria frigia mentre ordina con falsa voce stentorea di temere Settembre e l’autunno? Quel direttore spirituale che grazie a sentieri infiorati da un seducente quietismo fa assaporare… in paradiso alla sua devota i piaceri dell’inferno, con la scusa che tutto è puro per i puri?
Che circondato da un branco che non lascia nessuna impurità su di lei, dice a colei che gli chiede l’assoluzione, che lei ha commesso un crimine non astenendosi dall’atto coniugale nei giorni proibiti e di precetto? che una grave pena è prescritta per la violazione dei riti; che implorerà per essa il perdono della pena dovuta da questa incontinenza; che Iside stessa ha manifestato i segni della propria ira e dei castighi che medita infliggere: e quello che fa immergere a un altro la testa colpevole nel Tevere, nella cattiva stagione; che gli fa percorrere in espiazione il Campo di Marte sui ginocchi nudi e insanguinati per lo sfregamento sulla ghiaia? Ecco l’affascinante direttore spirituale che l’avrebbe condotta attraverso i facili cammini di un’inutile espiazione e che dopo averla confessata gli avrebbe imposto, per l’adulterio gravido di conseguenze, di recitare solo qualche semplice preghiera! Figuriamoci se uno scellerato come lui non avesse desiderato di trovarsi di fronte una donna già corrotta per poterne approfittare!
Non son certo questi gli uomini che rifiutarono l’assoluzione a Costantino, che l’avrebbero rifiutata a Teodosio e che cacciarono Nerone dalla celebrazione dei Misteri. Questa gente assolverebbe tutti, purificherebbe tutto, eppure ogni anno i loro fedeli vanno a farsi dare da loro, come se andassero in un ufficio, l’assoluzione per l’anno trascorso senza modificare la propria condotta. Per loro non esistono colpe inespiabili; si limitano a farvi ritornare dopo una settimana per vedere se in quel breve lasso di tempo avete cambiato l’attitudine colpevole di tutta una vita! C’è chi potrebbe dire: - ma perché dovrebbero esistere delle colpe inspiabili? - Eppure è così. – Ma ciò non significa gettare il colpevole nello scoraggiamento e nella disperazione? - No, che offra la sua pena agli Dei, che ne implori la misericordia, che faccia come Oreste che, rifiutata la purificazione per l’assassinio della madre, andò ad abbattere la statua di Diana cui si offrivano di continuo sacrifici umani, e venne purificato alla fine dalle stesse Furie.
Se l’ostinazione e la testardaggine di voi cristiani si oppongono a tutto quanto vado scrivendo, che almeno non ci sia tutta questa faciloneria nel concedere l’assoluzione! Che questo divino sacramento istituito per riconciliare il colpevole con la divinità e per cambiarne le abitudini, sia efficace davvero. Arrossite dunque nel vedere che donne adultere, le quali si divertono a collezionare adulteri, ottengono da voi ogni anno un’assoluzione che le autorizza a continuare nei loro misfatti. Inutile assoluzione che non ha altro effetto che quello di incancrenire il male di chi ne è portatore. Arrossite nel vedere uomini determinati a voler vivere nel disordine morale, come si desume dai comportamenti recidivi e dalla sequela ininterrotta degli stessi misfatti, ottenere da voi l’assoluzione, e gioirne o riderne senza neanche degnarsi di implorarla.
Questo è stato pertanto il quadro dipinto da un autore moderno, il Boileau, circa i costumi religiosi del suo tempo, quadro veritiero le cui pennellature sono cominciate con l’inizio stesso della religione cristiana; quadro spaventoso che raffigura col più lieve pretesto atto a dipingerne l’orrore, la meschinità, l’ateismo, la depravazione, la proprensione al crimine e alle sregolatezze. Pretesto o copertura che può essere ammesso solo da cuori corrotti, che cercano spazio per le proprie azioni schermandosi con una falsa tranquillità di coscienza, sostituendo così il vizio alla virtù; ultimo gradino della depravazione e triste epilogo di queste facili religioni.
Questo è stato anche il quadro che un autore antico, Giovenale, mordace e satirico, senza riguardo per nessuno, ha tracciato sui costumi religiosi del suo tempo; ma questa depravazione è cento volte più rispettabile del migliore dei vostri costumi religiosi che, anche riguardo alle virtù che ne sono derivate, hanno sempre mischiato – bisogna dirlo – una certa bassezza, una certa meschinità, mancanza di coraggio e di valore da parte di chi porge una guancia per ricevere un ceffone da chi gliene ha già dato un’altro. Costumi odiosi nella loro depravazione perché hanno trovato il mezzo per darsi al crimine in piena innocenza di coscienza. Non c’è paragone tra l’anima quieta che si concede alle sregolatezze sulla fiducia di chi dovrebbe guidarla [il prete], che gusta in paradiso i piaceri dell’inferno, a cui vengono spianate tutte le vie di salvezza, e quell’effeminato ma timorato romano che fa il giro del Campo di Marte sulle ginocchia lacere e sanguinanti. Costui è forse timorato oltremisura ma ciò non sta a me dirlo. L’anima quieta è invece una cloaca di depravazione. Senza futuro, perché ha scambiato il crimine con la virtù. Ho l’abitudine di tradurre i brani greci e latini che cito perché, sebbene questo libro sia scritto per l’Europa e per le restanti parti del mondo che conoscono quelle due lingue, la traduzione che ne faccio è una specie di commento che può essere molto utile a far conoscere le intenzioni degli autori e le conseguenze che ne ricavo.
18. Cristiani, se malgrado le verità che vi mostro, malgrado il fatto che vi illustro la situazione, la causa e il motivo grazie a cui Mosè ha formato la sua religione; che è una religione materialista e adatta solo a un popolo rozzo; che lo stesso Mosè ha mostrato la sua opinione dicendo ai suoi che non è di origine celeste ma terrena; che lui stesso ha dato un’altra religione più sublime a quelli dei suoi che potevano capirla (o che gli Ebrei l’hanno appresa da soli durante la cattività babilonese); che vi ho mostrato che la religione cristiana è interamente fondata sulla falsa predizione di Gesù; che voi non conoscete la sua vera dottrina; che vi abbia dimostrato che gli stessi apostoli non l’hanno saputa apprendere e trasmettere; che vi abbia dimostrato che i libri, i riti e i documenti della religione ebraica e della vostra contengono tutta la dottrina dei popoli pagani e argomenti in contraddizione con loro stesse… se, malgrado vi abbia dimostrato tutte queste verità, voi preferite l’errore alla verità e l’apparenza alla realtà, siate almeno dunque ciò che queste due religioni possono ancora farvi diventare, abiurando l’odioso proselitismo e il feroce fanatismo che gli sono propri. Seguite quindi quello che dice la divina morale del Vangelo là dove non è stata manipolata. In nessun’altra morale l’uomo potrebbe trovare il compimento della propria esistenza.
Studiate la Bibbia, quel poco che è detto nei Vangeli e nei grandi segreti della Natura. Cercate di scostare il velo con cui le formule dogmatiche hanno oscurato la verità e quel doppio velo che gli scrittori ecclesiastici hanno aggiunto in sovrappiù, adattandola al loro modo di concepire e di preferire il divino. Cercate di assumere un comportamento simile a quello che io vi dimostro; non vi disonorate oltre con l’accondiscendere a tutti i vizi umani; non siate disposti al tutto per tutto: significherebbe fare il vostro basso interesse e non quello della divinità; è quell’interesse che spinge alla condiscendenza non quello divino; non rendete così facili le vostre assoluzioni che incitereste al crimine; non confondete il delitto con la virtù annullando i mezzi che la divinità vi ha messo in mano per farvi ritrovare l’istinto morale e il principio del vostro esistere; non guastate e non perdete quel freno che la divinità ha dato agli uomini e i mezzi per riavvicinarvi ad essa, quando i delitti non sono ancora così irremissibili; non abbandonate tutto quanto credendovi pieni di certezze perché, indipendentemente dall’errore in cui vi trovate, queste vi allontanano per sempre dal vostro Principio.
Se non volete guardare verso la luce però, traete vantaggio più che potete, perlomeno, dai vostri errori, e siate coerenti con questi stessi, che non hanno tenebre così spesse da poter nascondere un’infinità di ottime cose per migliorare la vita e il benessere futuro.



Yüklə 0,68 Mb.

Dostları ilə paylaş:
1   ...   5   6   7   8   9   10   11   12   ...   15




Verilənlər bazası müəlliflik hüququ ilə müdafiə olunur ©azkurs.org 2020
rəhbərliyinə müraciət

    Ana səhifə