Stimolare l’interesse, motivare e coinvolgere gli allievi



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Indicare come si intende stimolare l’interesse, motivare e coinvolgere gli allievi in modo da renderli parte attiva nella costruzione delle conoscenze indicate.

  • Indicare come si intende stimolare l’interesse, motivare e coinvolgere gli allievi in modo da renderli parte attiva nella costruzione delle conoscenze indicate.

  • Tipicamente ciò avviene lanciando una sfida che può consistere nel porre una domanda a cui risponde oppure un problema da risolvere, oppure una ricerca da effettuare, un caso da analizzare in modo coinvolgente e motivante.



Manzoni è autore che si approfondisce in classe quarta, ma la lettura in forma antologica del romanzo è affrontata in seconda, intendo proporre alla classe IV un'attività sfidante: preparare per compagni di una classe seconda una presentazione del romanzo "I promessi sposi", che li motivi nell'affrontarne la lettura.

  • Manzoni è autore che si approfondisce in classe quarta, ma la lettura in forma antologica del romanzo è affrontata in seconda, intendo proporre alla classe IV un'attività sfidante: preparare per compagni di una classe seconda una presentazione del romanzo "I promessi sposi", che li motivi nell'affrontarne la lettura.

  • Intendo attivare la classe con una prima domanda che provochi una reazione degli studenti, seguita da una seconda che permetta di esplicitare lo stato delle conoscenze ingenue degli studenti, e che rappresenti lo stimolo per andare ad approfondire lo studio dell'autore:

  • 1) "Perchè continuare a leggere il romanzo "I promessi sposi" oggi, a distanza di quasi due secoli?"

  • 2) "Perchè il romanzo "I promessi sposi" è considerato una pietra miliare della letteratura e della lingua italiana?"





Indicare se l’azione didattica proposta prevede attività preparatorie da svolgere prima della lezione d’aula. Ad esempio fruizione di risorse didattiche che costituiscano un quadro di riferimento, richiamino preconoscenze, attivino la curiosità oppure attività di verifica delle conoscenze già affrontate per mettere meglio a punto l’azione in classe. Indicare le risorse utilizzate.

  • Indicare se l’azione didattica proposta prevede attività preparatorie da svolgere prima della lezione d’aula. Ad esempio fruizione di risorse didattiche che costituiscano un quadro di riferimento, richiamino preconoscenze, attivino la curiosità oppure attività di verifica delle conoscenze già affrontate per mettere meglio a punto l’azione in classe. Indicare le risorse utilizzate.



A casa, in prospettiva della lezione: visione di un brevissimo filmato dal titolo

  • A casa, in prospettiva della lezione: visione di un brevissimo filmato dal titolo

  • «I promessi sposi in un minuto»

  • http://www.scuolachefarete.it/i-promessi-sposi-minuto/

  • che sintetizza la trama, banalizzandola:

  • lo scopo è instillare negli studenti il dubbio che il senso non sia appunto nella fabula

  • (dove cercare allora l'importanza, il significato, il messaggio di questo romanzo, che ha così inciso sulla nostra storia letteraria e linguistica, tanto che ancora oggi gli studenti sono "obbligati" a leggerlo?)





Indicare le metodologie didattiche che si intendono utilizzare in classe: lezione frontale, lavoro di gruppo, apprendimento fra pari, studio individuale per consentire agli allievi di rispondere alla sfida proposta e costruire le conoscenze richieste, indicando anche diverse metodologie e più fasi successive.

  • Indicare le metodologie didattiche che si intendono utilizzare in classe: lezione frontale, lavoro di gruppo, apprendimento fra pari, studio individuale per consentire agli allievi di rispondere alla sfida proposta e costruire le conoscenze richieste, indicando anche diverse metodologie e più fasi successive.



Una volta a scuola, si richiede agli studenti che riassumano il contenuto del video.

  • Una volta a scuola, si richiede agli studenti che riassumano il contenuto del video.

  • Si sottopone loro la sfida, nella prospettiva di riuscire a motivare i compagni più giovani: la ricerca di senso nella lettura di questo testo fondamentale, attraverso le domande sopra menzionate ("Perché continuare a leggere il romanzo I promessi sposi oggi, a distanza di quasi due secoli?"; "Perchè il romanzo "I promessi sposi" è considerato una pietra miliare della letteratura e della lingua italiana?"); si raccolgono le varie ipotesi.

  • Si procede con la divisione in gruppi di peer learning (composti da quattro studenti) ognuno dei quali, attraverso l'analisi del materiale proposto, diverso per ogni gruppo, deve giungere ad una propria risposta al quesito iniziale, risposta che deve essere stata condivisa e argomentata all'interno del gruppo di lavoro.

  • Il materiale offerto a ciascun gruppo consta di: brani tratti dal romanzo (vedi appendice) inerenti una particolare tematica, accompagnati da domande-guida che facilitino gli studenti nella comprensione del nodo concettuale auspicato.



1. Il paesaggio nel romanzo: partecipazione commossa alle descrizioni, legate al sentimento di familiarità domestica verso il paesaggio

  • 1. Il paesaggio nel romanzo: partecipazione commossa alle descrizioni, legate al sentimento di familiarità domestica verso il paesaggio

  • 2. Manzoni ritrattista: Fra' Cristoforo, Gertrude, Innominato, Federigo Borromeo

  • 3. Manzoni e la religione : le sfumature della religiosità attraverso i personaggi

  • 4. La passione sociale del Manzoni: attenzione agli umili oppressi dai potenti, dai ricchi, dagli istruiti

  • 5. L'ironia manzoniana



I gruppi si troveranno a condividere le proprie risposte, confrontando le diverse tematiche affrontate.

  • I gruppi si troveranno a condividere le proprie risposte, confrontando le diverse tematiche affrontate.

  • Dai contributi emersi in plenaria, si dovrà procedere ad una sintesi (cartelloni cartacei, powerpoint, presentazione con prezi o poster glogster) che possa presentare in modo accattivante i contenuti ai compagni più giovani. Ogni gruppo sarà responsabile della propria parte.

  • Ciò che si vuole raggiungere con questo tipo di approccio è una maggior consapevolezza dei contenuti, dei messaggi, della lingua del Manzoni, favorendone un'appropriazione da parte degli studenti e una loro elaborazione di senso, in vista di uno scambio positivo con la classe inferiore.

  • Al termine si indicheranno agli studenti alcuni video da guardare per una visione d'insieme dell'opera e dell'autore: http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-bdb5ef09-e03c-40d2-95de-ccd493fc0da1.html - http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-3f24ac2f-b808-4410-801e-bb6ca38c1ef9.html



Indicare quali strumenti di valutazione formativa e sommativa si ritiene di dover attuare per verificare e consolidare gli apprendimenti e lo sviluppo di competenze.

  • Indicare quali strumenti di valutazione formativa e sommativa si ritiene di dover attuare per verificare e consolidare gli apprendimenti e lo sviluppo di competenze.



Valutazione tra pari e da parte dell'insegnante del lavoro di gruppo.

  • Valutazione tra pari e da parte dell'insegnante del lavoro di gruppo.

  • Verifica sommativa sui concetti principali evidenziati dal confronto in plenaria.















mostrare esempi di lavori ben eseguiti o carenti;

  • mostrare esempi di lavori ben eseguiti o carenti;

  • elencare le caratteristiche di qualità dei lavori;

  • applicazione: si esaminano alcuni lavori già raccolti e si adegua l’elenco delle caratteristiche;

  • uso della valutazione tra pari: gli alunni producono (anche in gruppo), valutano, si autocorreggono, correggono i compagni …

  • ogni alunno rivede il proprio lavoro anche basandosi sul feedback dei compagni;

  • l’insegnante, con la stessa rubrica utilizzata dagli alunni, valuta i lavori



Tradizionalmente lo studio di un autore letterario e delle sue opere principali vede l'insegnante come il principale attore, che media i contenuti da lui studiati e li propone ai ragazzi secondo i contributi principali della critica, ma certamente secondo anche le proprie preferenze e la propria sensibilità: ciò che viene offerto è dunque un impasto metaforicamente già digerito.

  • Tradizionalmente lo studio di un autore letterario e delle sue opere principali vede l'insegnante come il principale attore, che media i contenuti da lui studiati e li propone ai ragazzi secondo i contributi principali della critica, ma certamente secondo anche le proprie preferenze e la propria sensibilità: ciò che viene offerto è dunque un impasto metaforicamente già digerito.

  • Secondo l'approccio della flipped classroom, invece, gli studenti devono diventare i ricercatori che rispondono ad una domanda che registra un dato di fatto (l'importanza del Manzoni nel panorama della Letteratura Italiana): loro stessi devono cercare i significati di questa "importanza" e devono riuscire ad arrivare a spiegare, dapprima a sè stessi, in seguito ad un gruppo di pari, il valore di una lettura così impegnativa, quanto a lingua, contesto di riferimento storico culturale e lunghezza, ma allo stesso tempo affascinante e sempre attuale.

  • Nella prospettiva della classe destinataria finale del lavoro (una seconda), la presentazione di un'opera letteraria da parte di un gruppo-classe più avanti nel percorso di studi rappresenta un valore aggiunto quanto a motivazione d'ascolto e allo studio.





  • Rivoluzione formale e non sostanziale dell’insegnamento: se la flipped classroom si trasforma in una ripetizione on-line o peggio in un “bignami” online, meglio di gran lunga la lezione frontale in presenza! Se la flipped classroom non implica, nella seconda inversione, forme di apprendimento cooperativo e metodologie di inquiry o problem solving, giocando su attività volte a sviluppare competenze e non solo a verificare l’acquisizione dei contenuti, essa ricade nel modello comportamentista stimolo/risposta senza accedere a forme più significative di ristrutturazione delle strutture cognitive.

  • Rischio per alcuni docenti “pigri” di delegare alla “rete”, usando video già pronti non sempre di qualità, la responsabilità dell’insegnamento della propria disciplina

  • - Rischio per gli studenti di rimanere ad un livello di fruizione “distratta” dei contenuti proposti se non costretti da attività in classe molto ben strutturate e volte a far emergere competenze critiche. In altre parole, mentre in classe lo studente distratto, che pensa ai fatti propri è sempre sotto controllo dell’insegnante che può richiamarlo alla partecipazione, il grado di responsabilità personale di fronte ad un video aumenta in modo esponenziale



Il paesaggio nel romanzo (partecipazione commossa alle descrizioni, legate al sentimento di familiarità domestica verso il paesaggio)

  • Il paesaggio nel romanzo (partecipazione commossa alle descrizioni, legate al sentimento di familiarità domestica verso il paesaggio)

  • Capitolo I

  • Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi, a seconda dello sporgere e del rientrare di quelli, vien, quasi a un tratto, a ristringersi, e a prender corso e figura di fiume, tra un promontorio a destra, e un’ampia costiera dall’altra parte; e il ponte, che ivi congiunge le due rive, par che renda ancor più sensibile all’occhio questa trasformazione, e segni il punto in cui il lago cessa, e l’Adda rincomincia, per ripigliar poi nome di lago dove le rive, allontanandosi di nuovo, lascian l’acqua distendersi e rallentarsi in nuovi golfi e in nuovi seni. La costiera, formata dal deposito di tre grossi torrenti, scende appoggiata a due monti contigui, l’uno detto di san Martino, l’altro, con voce lombarda, il Resegone, dai molti suoi cocuzzoli in fila, che in vero lo fanno somigliare a una sega: talché non è chi, al primo vederlo, purché sia di fronte, come per esempio di su le mura di Milano che guardano a settentrione, non lo discerna tosto, a un tal contrassegno, in quella lunga e vasta giogaia, dagli altri monti di nome più oscuro e di forma più comune. Per un buon pezzo, la costa sale con un pendìo lento e continuo; poi si rompe in poggi e in valloncelli, in erte e in ispianate, secondo l’ossatura de’ due monti, e il lavoro dell’acque. Il lembo estremo, tagliato dalle foci de’ torrenti, è quasi tutto ghiaia e ciottoloni; il resto, campi e vigne, sparse di terre, di ville, di casali; in qualche parte boschi, che si prolungano su per la montagna. Lecco, la principale di quelle terre, e che dà nome al territorio, giace poco discosto dal ponte, alla riva del lago, anzi viene in parte a trovarsi nel lago stesso, quando questo ingrossa: un gran borgo al giorno d’oggi, e che s’incammina a diventar città. Ai tempi in cui accaddero i fatti che prendiamo a raccontare, quel borgo, già considerabile, era anche un castello, e aveva perciò l’onore d’alloggiare un comandante, e il vantaggio di possedere una stabile guarnigione di soldati spagnoli, che insegnavan lamodestia alle fanciulle e alle donne del paese, accarezzavan di tempo in tempo le spalle a qualche marito, a qualche padre; e, sul finir dell’estate, non mancavan mai di spandersi nelle vigne, per diradar l’uve, e alleggerire a’ contadini le fatiche della vendemmia. Dall’una all’altra di quelle terre, dall’alture alla riva, da un poggio all’altro, correvano, e corrono tuttavia, strade e stradette, più o men ripide, o piane; ogni tanto affondate, sepolte tra due muri, donde, alzando lo sguardo, non iscoprite che un pezzo di cielo e qualche vetta di monte; ogni tanto elevate su terrapieni aperti: e da qui la vista spazia per prospetti più o meno estesi, ma ricchi sempre e sempre qualcosa nuovi, secondo che i diversi punti piglian più o meno della vasta scena circostante, e secondo che questa o quella parte campeggia o si scorcia, spunta o sparisce a vicenda. Dove un pezzo, dove un altro, dove una lunga distesa di quel vasto e variato specchio dell’acqua; di qua lago, chiuso all’estremità o piuttosto smarrito in un gruppo, in un andirivieni di montagne, e di mano in mano più allargato tra altri monti che si spiegano, a uno a uno, allo sguardo, e che l’acqua riflette capovolti, co’ paesetti posti sulle rive; di là braccio di fiume, poi lago, poi fiume ancora, che va a perdersi in lucido serpeggiamento pur tra’ monti che l’accompagnano, degradando via via, e perdendosi quasi anch’essi nell’orizzonte. Il luogo stesso da dove contemplate que’ vari spettacoli, vi fa spettacolo da ogni parte: il monte di cui passeggiate le falde, vi svolge, al di sopra, d’intorno, le sue cime e le balze, distinte, rilevate, mutabili quasi a ogni passo, aprendosi e contornandosi in gioghi ciò che v’era sembrato prima un sol giogo, e comparendo in vetta ciò che poco innanzi vi si rappresentava sulla costa: e l’ameno, il domestico di quelle falde tempera gradevolmente il selvaggio, e orna vie più il magnifico dell’altre vedute.



Capitolo IV

  • Capitolo IV

  • Il sole non era ancor tutto apparso sull'orizzonte, quando il padre Cristoforo uscì dal suo convento di Pescarenico, per salire alla casetta dov'era aspettato. È Pescarenico una terricciola, sulla riva sinistra dell'Adda, o vogliam dire del lago, poco discosto dal ponte: un gruppetto di case, abitate la più parte da pescatori, e addobbate qua e là di tramagli e di reti tese ad asciugare. Il convento era situato (e la fabbrica ne sussiste tuttavia) al di fuori, e in faccia all'entrata della terra, con di mezzo la strada che da Lecco conduce a Bergamo. Il cielo era tutto sereno: di mano in mano che il sole s'alzava dietro il monte, si vedeva la sua luce, dalle sommità de' monti opposti, scendere, come spiegandosi rapidamente, giù per i pendìi, e nella valle. Un venticello d'autunno, staccando da' rami le foglie appassite del gelso, le portava a cadere, qualche passo distante dall'albero. A destra e a sinistra, nelle vigne, sui tralci ancor tesi, brillavan le foglie rosseggianti a varie tinte; e la terra lavorata di fresco, spiccava bruna e distinta ne' campi di stoppie biancastre e luccicanti dalla guazza. La scena era lieta; ma ogni figura d'uomo che vi apparisse, rattristava lo sguardo e il pensiero. Ogni tanto, s'incontravano mendichi laceri e macilenti, o invecchiati nel mestiere, o spinti allora dalla necessità a tender la mano. Passavano zitti accanto al padre Cristoforo, lo guardavano pietosamente, e, benché non avesser nulla a sperar da lui, giacché un cappuccino non toccava mai moneta, gli facevano un inchino di ringraziamento, per l'elemosina che avevan ricevuta, o che andavano a cercare al convento. Lo spettacolo de' lavoratori sparsi ne' campi, aveva qualcosa d'ancor più doloroso. Alcuni andavan gettando le lor semente, rade, con risparmio, e a malincuore, come chi arrischia cosa che troppo gli preme; altri spingevan la vanga come a stento, e rovesciavano svogliatamente la zolla. La fanciulla scarna, tenendo per la corda al pascolo la vaccherella magra stecchita, guardava innanzi, e si chinava in fretta, a rubarle, per cibo della famiglia, qualche erba, di cui la fame aveva insegnato che anche gli uomini potevan vivere. Questi spettacoli accrescevano, a ogni passo, la mestizia del frate, il quale camminava già col tristo presentimento in cuore, d'andar a sentire qualche sciagura.



Capitolo VIII

  • Capitolo VIII

  • Addio, monti sorgenti dall'acque, ed elevati al cielo; cime inuguali, note a chi è cresciuto tra voi, e impresse nella sua mente, non meno che lo sia l'aspetto de' suoi più familiari; torrenti, de' quali distingue lo scroscio, come il suono delle voci domestiche; ville sparse e biancheggianti sul pendìo, come branchi di pecore pascenti; addio!

  • Quanto è tristo il passo di chi, cresciuto tra voi, se ne allontana! Alla fantasia di quello stesso che se ne parte volontariamente, tratto dalla speranza di fare altrove fortuna, si disabbelliscono, in quel momento, i sogni della ricchezza; egli si maraviglia d'essersi potuto risolvere, e tornerebbe allora indietro, se non pensasse che, un giorno, tornerà dovizioso. Quanto più si avanza nel piano, il suo occhio si ritira, disgustato e stanco, da quell'ampiezza uniforme; l'aria gli par gravosa e morta; s'inoltra mesto e disattento nelle città tumultuose; le case aggiunte a case, le strade che sboccano nelle strade, pare che gli levino il respiro; e davanti agli edifizi ammirati dallo straniero, pensa, con desiderio inquieto, al campicello del suo paese, alla casuccia a cui ha già messo gli occhi addosso, da gran tempo, e che comprerà, tornando ricco a' suoi monti.

  • Ma chi non aveva mai spinto al di là di quelli neppure un desiderio fuggitivo, chi aveva composti in essi tutti i disegni dell'avvenire, e n'è sbalzato lontano, da una forza perversa! Chi, staccato a un tempo dalle più care abitudini, e disturbato nelle più care speranze, lascia que' monti, per avviarsi in traccia di sconosciuti che non ha mai desiderato di conoscere, e non può con l'immaginazione arrivare a un momento stabilito per il ritorno!

  • Addio, casa natìa, dove, sedendo, con un pensiero occulto, s'imparò a distinguere dal rumore de' passi comuni il rumore d'un passo aspettato con un misterioso timore.

  • Addio, casa ancora straniera, casa sogguardata tante volte alla sfuggita, passando, e non senza rossore; nella quale la mente si figurava un soggiorno tranquillo e perpetuo di sposa.

  • Addio, chiesa, dove l'animo tornò tante volte sereno, cantando le lodi del Signore; dov'era promesso, preparato un rito; dove il sospiro segreto del cuore doveva essere solennemente benedetto, e l'amore venir comandato, e chiamarsi santo; addio! Chi dava a voi tanta giocondità è per tutto; e non turba mai la gioia de' suoi figli, se non per prepararne loro una più certa e più grande.



Capitolo II

  • Capitolo II

  • Lucia

  • Lucia usciva in quel momento tutta attillata dalle mani della madre. Le amiche si rubavano la sposa, e le facevan forza perché si lasciasse vedere; e lei s’andava schermendo, con quella modestia un po’ guerriera delle contadine, facendosi scudo alla faccia col gomito, chinandola sul busto, e aggrottando i lunghi e neri sopraccigli, mentre però la bocca s’apriva al sorriso. I neri e giovanili capelli, spartiti sopra la fronte, con una bianca e sottile dirizzatura, si ravvolgevan, dietro il capo, in cerchi moltiplici di trecce, trapassate da lunghi spilli d’argento, che si dividevano all’intorno, quasi a guisa de’ raggi d’un’aureola, come ancora usano le contadine nel Milanese. Intorno al collo aveva un vezzo di granati alternati con bottoni d’oro a filigrana: portava un bel busto di broccato a fiori, con le maniche separate e allacciate da bei nastri: una corta gonnella di filaticcio di seta, a pieghe fitte e minute, due calze vermiglie, due pianelle, di seta anch’esse, a ricami. Oltre a questo, ch’era l’ornamento particolare del giorno delle nozze, Lucia aveva quello quotidiano d’una modesta bellezza, rilevata allora e accresciuta dalle varie affezioni che le si dipingevan sul viso: una gioia temperata da un turbamento leggiero, quel placido accoramento che si mostra di quand’in quando sul volto delle spose, e, senza scompor la bellezza, le dà un carattere



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