Hi ha! Le asinate visuali allucinatorie degli economisti borghesi. Ciò che non è scientifico non è marxista, e viceversa


BRANO: valore, “prezzo di produzione” e domanda sociale



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BRANO: valore, “prezzo di produzione” e domanda sociale.

Ci proponiamo qui di esporre tutta l'inanità della teoria economica borghese in modo da non trascurare nessuna delle sue varianti. Presenteremo prima il schema più puro della “domanda sociale” dato in valori; poi presenteremo le due principali varianti dei schema borghesi e marginalisti di offerta e domanda in termini di prezzi, ma reinseriti nella logica sovra-determinante della domanda sociale. In questo modo, si esporrà senza appello possibile le contraddizioni di questa ideologia borghese dello scambio, la quale vorrebbe darsi come scienza nella speranza di legittimare il regno delle merci e l'ordine borghese.



Per dei prodotti, qui dei Mezzi di produzione (Mp), identici, la prima variante considererà una vendita sequenziale dei Mp, in modo che quelli che appartengano all'azienda più produttiva saranno venduti prima, le vendite totali essendo determinante dalla domanda sociale che continua ad imporsi sotto-mano; uno scoglio ad evitare risulta essere quello dei batch, dato che la sequenza qui considerata, dunque il batch, viene dettato dal ciclo di riproduzione, e di conseguenza dalla domanda sociale, invece di essere determinata dall'unica condizione micro-economica contenuta nella differenza di produttività. Avremo dunque un batch per ciclo: questo detto per quelli che sarebbero altrimenti tentati di riproporre la critica marxista a Senior nel contesto riproduttivo nel quale ci situiamo qui. Bene inteso, se le condizioni sistematiche non cambiano, basterà prolungare la riproduzione durante almeno due cicli, trattando ognuno di questi come dei batch. La seconda variante analizzerà la situazione, presumibilmente scientifica (se non del tutto realista), proposta dai marginalisti ed altri epigoni del prezzo stabilito dal “mercato Re”: si supporrà che indipendentemente dalle condizioni tecniche prevalenti nelle funzioni di produzione rispettive, tutti i Mp saranno portati al mercato nel stesso tempo, imponendo così un unico prezzo di vendita, il cosiddetto “prezzo di equilibrio del mercato”. La lamentabile inanità di questa teoria appare allora nella piena luce del giorno; intanto, questa inettitudine della presunta teoria della concorrenza risulta realmente ridondante, visto che la concorrenza viene già trattata nella scrittura stessa della funzione di produzione, non solo per gli input del costo di produzione ma anche per le condizioni tecniche, organizzative e sociali che presiedano al stabilimento del tasso di sfruttamento e dunque del saggio del profitto, quest'ultimo non dovendo mai essere confuso con i volumi del profitto.

Va ricordato che già nel 1844 Marx notava che gli effetti della concorrenza neutralizzandosi sul medio e lungo termine, la logica economica doveva per forza risiedere altrove ... Al contrario di quello che pretendeva Jean-Baptiste Say , quando leggeva la teoria monetaria di Ricardo a ritroso, la scienza economica non può fare almeno dell'uguaglianza di base tra i componenti della funzione di produzione e il suo risultato, problema sul quale era già cascato Adam Smith quando realizzò di non pervenire a spiegare la genesi del profitto sulla base della teoria del valore del lavoro, anche includendo la ricompensa per la presa di rischio. (Poniamo c+v = M alla maniera di Adam Smith. Se M, il frutto della produzione è uguale al lavoro passato sotto forma di capitale più il salario dei lavoratori, quid del profitto?) In realtà, J-B Say aveva capito alla rovescia il progetto pro-Rothschild della riforma monetaria proposta da Ricordo. (Si acclama all'unanimità l'edizione di Sraffa; a giusto titolo. Ma ecco un aspetto tipicamente passato sotto silenzio che si deve ricavare leggendo tra i righi. Il finanziamento delle guerre napoleoniche aveva fatto esplodere il debito dello Stato inglese, debito finanziato in particolare dalla casa Rothschild affiancata dai suoi soggetti americani come la Morgan. Anche propagando messaggi falsi relativi all'esito della battaglia di Waterloo per comprare tutti i titoli inglesi venduti in fretta dai più creduli, fatto capitale che arricchi straordinariamente il ramo inglese della casa Rothschild. Solo che, particolarmente in tempo di guerra, era pericoloso trasportare per mare, attraverso l'Oceano Atlantico, le tonnellate di oro necessario: meglio dunque ricorrere al vecchio trucco del riconoscimento del debito scritto sopra un pezzo di carte e pagato sul posto dalle filiali localizzati all'estero. Trucco che Ricardo, vecchio trader ebreo arricchito grazie alla conoscenza della manipolazione relativa all'esito della battaglia di Waterloo, subito convertito e sposato con una donna inglese per penetrare l'Establishment politico inglese, generalizzò, ma in modo di lasciare i banchieri – come d'altronde oggi in Italia – unici proprietari della Banca cosiddetta centrale, e convenientemente confusa con un'istituzione pubblica.) Inoltre, Jean-Baptiste Say aveva negletto l'essenziale: la “paper currency” o moneta di carta di Ricardo poteva avere un ruolo economico credibile solo a condizione di essere immediatamente convertibile con l'Oro. Una soluzione anch'essa parziale come dimostrato da Marx, dato che rimpiazzava un equivalente generale metallico con una altro equivalente generale di carta, senza capire che la loro determinazione specifica, come d'altronde quella di ogni merce, dipendeva dal equivalente universale, il valore di scambio della forza di lavoro. Say peccò di un altra maniera nel suo pretendere che l'offerta precede la domanda; questa inettitudine messa al posto della domanda sociale, dunque delle Equazioni della riproduzione, conferendo una priorità fallace alla funzione di produzione microeconomica, fu in seguito ripresa da Léon Walras, malgrado la critica severa e definitiva di Marx a J-B Say. Risulta illusorio e falso sostituire lo scambio con due forme distinte ed opposte di vendita e di compra, di offerta e di domanda.

Si nota intanto, sottolineandolo con penna rossa, che il vero problema economico non è la determinazione del prezzo unitario di prodotti identici appartenente allo stesso mucchio ma, al contrario, quello che risiede nella possibilità di un scambio che suppone la commensurabilità di tutte le merci diverse tra esse; oppure dicendolo nel modo classico, lo scambio tra un treppiedi e un letto come lo fa notare Marx all'inizio del Libro I del Capitale in referenza a Aristotele. Di fatti, sempre e ovunque la produzione di un surplus alienabile precede lo scambio, mentre ogni scambio rimane necessariamente mutuale, a una domande corrispondendoo una offerta, le due rinviando sempre ad una forma della divisione del lavoro, anche primitiva, come fu magistralmente illustrato con il troc, e più ancora con il “troc muto” ben conosciuto dai storici e dagli antropologi come pure dai lettori della Eneide. Comunque, la distinzione tra offerta e domanda rimane valide; più giustamente serve soltanto alla comprensione della forma storica della divisione del lavoro e delle forme storiche di mediazione monetarie (conchiglie, metalli, carta ecc.,) che permettano la realizzazione dei prodotti, in autonomia relativa rispetto al ritmo dei cicli di produzione-riproduzione, e malgrado l'esistenza oppure meno del credito e del suo sviluppo. In conseguenza, questo ci rinvia alla dinamica della domanda sociale, cioè alle logiche adoperate dalle Equazioni marxiste della Riproduzione. Rispetto alla falsa risoluzione simultanea di Tugan-Baranovsky, abbiamo mostrato qui sopra le burlesche inettitudini che non hanno più niente a che vedere con il mondo economico e socio-economico reale, ma potevano condurre ad una separazione ed a una liquefazione dei mercati, armonizzati in seguito tramite il presunto equilibrio generale ovvero tramite il “mercato dei mercati”.

Il dettaglio critico proposto qui sotto metterà un punto finale a tutte queste inettitudini ideologiche prive di ogni fondamento scientifico. Siamo intimamente convinti che la sostituzione dell'euristica allucinatoria dei diagrammi dell'offerta e della domanda con il “concreto pensato” della Riproduzione Semplice marxista rappresenterà un'avanzata teorica e di civiltà di prima importanza. Essa permette di rifondare il “senso comune” sopra base scientifiche inattaccabili e ontologicamente sociali. Ci sarà così concesso l'uscita definitiva della preistoria dell'Umanità e il sbocciare di mentalità cittadine in se e per se.

3iv-b) Valore e domanda sociale quando avviene un aumento di produttività in un settore.

Poniamo una situazione di Riproduzione Semplice nel rispetto delle Equazioni di Marx-Bukarine. Poniamo una “giornata” di lavoro di 8 ore. Poniamo, per fine di semplificazione senza tradimento del soggetto, che il ciclo produttivo sia uguale alla “giornata” di lavoro in ambedue settori. (Basta pensare alle rotazioni per capire la razionalità di questa semplificazione: Per i prodotti semplici e gli «insieme-prodotti», i settori e i sotto-settori le rotazioni saranno diverse senza che venga implicato la minima cosa particolare per la riproduzione totale. In effetti, questo non è un problema concettuale ma un problema pratico per le statistiche socialiste tutte da inventare sulla base della Legge del valore e delle Equazioni della Riproduzione integrate dentro la Pianificazione come voleva Marx.) Poniamo che vi sono due aziende in ogni settore che producono per ogni settore un prodotto, dunque un Mezzo di produzione (Mp) nel Settore Uno (SI), e un Mezzo di consumo (Cn) nel Settore Due (SII). In ambedue i casi sarà un prodotto identico o eminentemente elastico (ignorando per ora le differenze concrete residuali come il nome dell'impresa e l'affidabilità, il marchio, gli attributi di design o altri ecc.). Poniamo ancora che la capacità produttiva di ogni aziende sia utilizzata a 100%, prendendo per c capitale costante solo il capitale “used up” (in realtà le aziende girano ordinariamente attorno a 80 % di capacità , il che può indurre meccanismi laterali per quanto riguarda il volume della domanda sociale, ma senza pero modificare la logica ed il principio.) Di più prendiamo C = c + v = 100 per potere paragonare più facilmente. Abbiamo dunque i nostri soliti diagrammi della RS:

Schema A di partenza:

SIa 80 20 20 = 120

80Mp 20Mp 20Mp = 120Mp



SIb) 80 20 20 = 120

80Mp 20Mp 20Mp = 120Mp



SII 80 20 20 = 120

80Mp 20Mp 20Mp = 120Mp

Per illustrare più facilmente il meccanismo della domanda sociale come determinante della coerenza delle Equazioni della RS (dunque del valore di scambio) ma anche del prezzo (e dunque dell'inflazione organica) diamo il valore in termine relativo, cioè in termine di Mp, visto che introdurremo la modifica di produttività nel Settore Uno. Ma questo non cambia niente: in questo Schema A di partenza, la composizione organica (v/C) e il tasso di sfruttamento (pv/v) sono uniformemente uguali nei due Settori, in modo che 1 Mp = 1 Cn = 1 euro. Basterà poi tenere contro del ratio produttivo che vale pure come ratio di valore tra i prodotti.
Vediamo ora cosa succede se la composizione organica in SIa si approfondisce di un quarto, cioè se nel stesso tempo o giornata di lavoro si produce un quarto di prodotti in più dunque con un valore proporzionalmente inverso. Avremo:

Schema B in termini di Mp con aumento di produttività di ¼ in SIa .



SIa 84 16 20 = 120

105Mp 20Mp 20Mp = 150Mp



SIb)

SII

80Mp 20Mp 20Mp = 120Mp

Abbiamo qui il trionfo del concetto di domanda sociale di Marx contro tutte le pretese borghese di concorrenza anche sotto forma di offerta e domanda (poi armonizzate nella riproduzione con la “mano invisibile”) Un trionfo che naturalmente si verifica pure contro tutte le pretese piccolo-borghesi (da Tugan-Baranovski e Bortkiewicz a Sraffa ed a Emmanuel Arghiri e tanti altri, senza dimenticare quelli ridicoli Diafoirus dell'economia che pretendevano migliorare i schemi di Offerta e Domanda utilizzando la teoria del caos ... a questo proposito vedi la Nota 9, del mio libro III.)

Poniamo C1 et C2 per SI et C3 per SII dove C = c + v = 100

Sapiamo che C1 è dato come pure v1 e pv1

Sono dunque dati pure C3 e c3 + v3 + pv3.

c3 = (v1 + pv1) + (v2 + pv2)

In effetto v2 + pv2 = c3 – (v1 +pv1) (o 80 – 45 = 35) in termine di Mp (equivalente singolare)

Sapiamo anche che v2 = 17,5 (visto che pv2/v2 = 1 dunque 45/2 = 17,5

Sapiamo pure che v2/C2 = 17,5/C2 = 0,2 dunque C2 = 87,5

ergo c2 = C2 -17,5 = 70. (Di fatti v2/C2 = v2/c2 + v2 = 17,5/ 70 + 17,5 = 0,2

Rimane solo ristabilire la mediazione sotto forma di moneta data dalla composizione organica più elevata. Questo da pure l'inflazione organica (e il modo per calcolare i prezzi costanti, ovvero per paragonare i dati sopra una base valore.) L'unica variazione inattesa potrà provenire dal cambiamento delle condizioni morali o di civiltà, evento che ci rimanderebbe allora al metodo storico ed in particolare al metodo del materialismo storico. Perché anche l'Ecole des Annales nella sua migliore espressione, cioè prima di cadere nelle mani dei vari Braudel, Wallerstein et Co, risulta molto inferiore a Marx su questo capitolo.

Schema B in termini valore-prezzo con aumento di produttività di ¼ in SIa .

SIa 84 16 20 = 120 euro

105Mp 20Mp 20Mp = 150Mp



Sib) 56 14 14 = 84 euro

70Mp 17,5Mp 17,5Mp= 105Mp



SII 64 16 16 = 96 euro

80Mp 20Mp 20Mp = 120Mp

64cN 16Cn 16 Cn = 96 Cn

Il termine valore (qui anche prezzo) viene dato in euro secondo dati conosciuti, cioè il fatto che la composizione organica di SIa è passata da v'/C' (0,16) / v/C = 0,2 = ,16/0,2 = 0,8 (che rappresenta dunque anche il nuovo valore del Mp (il nuovo rapporto di sfruttamento è naturalmente pv'/v' = 1,25 cioè l'inverso.) Il valore viene dato dalla industria con il più alto tasso di composizione organica, cioè dalla industria con la massima produttività che diventa naturalmente egemonica sul mercato. (In effetti, la mobilità del capitale induce ugualmente questa necessità ma in un modo epifenomenale.) Di fatti, questa industria più produttiva è capace di dominare tramite i volumi di vendita, mentre il tasso di profitto è sistematicamente uguale in modo organico, ex ante. Niente calo del saggio medio del profitto qui (una cosa che al massimo può succedere prima dello stabilimento della funzione di produzione), una sciocchezza incompatibile con la Legge del valore totalmente delucidata, dunque inserita nelle Equazioni della Riproduzione. Ovviamente nel settore due conviene tradurre i Mp in Cn, cosa facile visto che conosciamo le due composizioni organiche e dunque il valore del Cn rispetto al valore del Mp.

Questo è il schema più puro della domanda sociale. Una cosa dovrebbe risultare chiara: Una volta svolto il problema per le variazioni di produttività nel Settore Uno si è svolto il problema della domanda sociale in generale, visto che nel Settore Due le deduzioni sono ancora più facili da ottenere, dato che c3 = (v1 + pv1) + (v2 + pv2). Mentre C = c + v = 100.

Nel Schema B sappiamo parecchie cose in termine di valore (tradotti qui in termini del valore relativo di Mp utilizzato come unità di conto). Sappiamo che le condizioni in SIa sono cambiate e sappiamo esattamente come; sappiamo anche che le condizioni in termine di valore in SII sono rimaste come prima (e abbiamo postulato una capacità di produzione di 100%). Sappiamo pure che la composizione organica dell'azienda SIb essendo immutate, può variare solo il tempo di lavoro o l'intensità relativa. Utilizzando le Equazioni delle Riproduzione semplice di Marx-Bukarine, possiamo allora dedurre i numeri relativi a SIb tenendo conto dell'equilibrio prodotto dalla domanda sociale. Questo diventa la chiave di tutto per capire i prezzi, cioè l'inflazione organica che poi viene corretta riferendo al prezzo costante, non con il metodo borghese di una media senza senso, ma al valore egemonico della composizione organica più alta.



3iv-c) Valore e domanda sociale secondo l'operato della Offerta e Domanda marginalista quando avviene un aumento di produttività di ¼ in una azienda o industria di uno Settore.

Poniamo sempre un aumento di produttività di ¼ nell'azienda o industria SIa mentre le composizioni organiche rimangono uguali nelle altre industrie e settori. Per il resto valgono le per-supposizioni anteriori (giornata di lavoro, ciclo, capacità produttiva ecc...) Pero, prima di ricorrere ai meccanismi “sovra-determinati” (tanto per rendere omaggio al grande Louis Althusser) della domanda sociale, vedremo cosa succede se cerchiamo di passare dal stadio fasullo delle curve di Offerta e Domanda borghesi, poi abbandonati da questi teorici borghesi alla provvidenza della “mano invisibile”... all'equilibrio generale (incluso quando questo viene concepito al modo di Walras come mercato dei mercati dunque, per forza, liquefatto.)



Schema C (questo Schema viene dato prima in termini Mp e poi viene introdotto la variazione che dal valore porta al prezzo tramite il trattamento borghese dell'offerta e della domanda):

SIa: 92,647 17,647 22,0588 = 132,353

105Mp 20Mp 25Mp = 150Mp



SIb: 61,7647 15,4411 15,4411 = 92,647

70Mp 17,5Mp 17,5Mp = 105Mp

...............................................................................................................

(SI) : 154,4117 33,088 37,5 = 225

totale):175Mp 37,5Mp 42,5Mp = 255Mp

................................................................................................................

SII: 70,588 17,647 17,647 = 105,8823

80Mp 20Mp 20Mp = 120Mp

Può sembrare già chiaro che i meccanismi dell'Offerta e della Domanda non sono del tutto trasparenti (o razionali) quando le mettiamo a contatto diretto con la sovra-determinazione della domanda sociale. Ma facciamo finta che siamo rimasti nel mondo parziale ed oscurantista del capitale nel quale tutto sembra reggere alla rovescia sopra la testa. Proviamo allora a prendere la media della produzione del Settore Uno, ricorrendo così ai dati organici (tassi della composizione organica e dello sfruttamento) del Settore Uno (vedi riga SI totale nel Schema C)
Interessa la struttura prodotta dal cambiamento produttivo. Avremo dunque : v'/C' (0,17647) sopra v/C (0,2) = 0,882353 . Questo rappresenta anche il prezzo di un nuovo Mp. Avremo automaticamente pv'/v' = 1,1333 cioè l'inverso di 0,882353.

Il valore viene conferito naturalmente dal settore con la composizione organica più elevata. Avremo dunque qui 1 Mp = 0.882353 e 1Cn = 1.

Ma possiamo anche ottenere il tasso di inflazione organico. (Questo non deve essere confuso con l'inflazione strutturale legata alla Armata di riserva (AR) come esposto in Tous ensemble) Il tasso di inflazione organico viene causato da questa intermediazione della concorrenza concepita come Offerta e Domanda. Invece di avere un scambio bilaterale Mp= Cn con l'intermediazione del valore che avviene in modo sequenziale, con priorità prima all'industria più produttiva, qui sembrerebbe che non importa la provenienza o priorità cronologica del Mp visto che il prezzo del mercato corrisponde alla media (Sarebbe dire che tutti i Mp largamente identici vengono portati nello stesso spazio, o mercato topologico, prima della criée, se preferite ...) In realtà, non è così. Il prodotto più produttivo arriva prima sul mercato o gode sempre di una priorità alla vendita (marchio ecc.) Ma fasciamo finta che sia così: in ogni caso, l'intermediazione inflazionista ci riporta sempre dove dobbiamo essere, via la domanda sociale. Il che vuole dire : oppure l'azienda meno produttiva produce meno, man mano che non arrivano gli ordini e che gli rimangono gli invenduti (che spariscono del sistema della Riproduzione, e possono tutt'al più intervenire, complicando ulteriormente le cose sul lato dei prezzi, come “prodotti di epoche diverse”. Ma in questo caso, come io ho mostrato altrove e come dovrebbe serre ovvio, riconvertiti con il valore nuovo che corrisponderebbe alla forza del lavoro necessaria nel periodo di vendita effettivo per riprodurli.)

Qui l'inflazione organica sarebbe del 0,882353/0,8 = 1,102875.

Conosciuto questo dato possiamo allora dare il prezzo dei prodotti. Ad esempio per c3. Questo strategico c3 era di 64 nel Schema anteriore; ora sarà di 64 x 1,1029413 = 70,588.

Non è un risultato da poco, visto che questo ci apre le porte non solo al calcolo della produttività in modo empirico per le aziende, le industrie e i settori (ed il sistema riproduttivo in generale, cioè la competitività della Formazione sociale.) Ci permette anche di misurare accuratamente l'inflazione organica in modo da potere poi correggere con i prezzi costanti che significano realmente valore, invece di significare una media borghese appoggiata solo sopra un anno preso come indice = 100. Di più, si vede che questo cambia il modo di calcolare il valore senza dovere ricorrere al fallace indice borghese dato in termine del “potere di acquisto”, calcolo completamente falso e tanto cattivo quanto il PIL capitalista fondato sopra falsi consumi (incluso nella sfera del credito e del credito speculativo.) Ovviamente questo non esaurisce la questione dell'inflazione che deve pure prendere in linea di conto la differenza tra massa salariale reale e massa salariale formale (dunque tra Armata di Riserva e sostegno sociale alla forza di lavoro passiva), compito della Banca centrale come pure dell'inflazione importata. Quest'ultima può includere tutte le altre, soprattutto quando il tasso di scambio delle monete viene abbandonato al mercato globale capitalista ...

Quid per l'O/D?

Come abbiamo visto l'Offerta non è mai indipendente della domanda sociale che da parte sua non dipenda dalla “mano invisibile” (la quale può solo indurre irrazionalità economica sistematica e sprechi considerevoli mai controllabili dall'economia borghese, neanche con la puerile e idiotica gestione restrittiva dei stock con il just-in-time.

Mp1 e Mp2 (in SIa e SIb) sono considerati identici o dotati di alta elasticità Cosa assai lontana dalla realtà del mercato e dalla sua organizzazione spaziale e processuale (Karl Polanyi parlava di “mercati” al plurale; il marketing e la pubblicità rivela molto del resto ...Per fortuna ci sono i manuali di economia borghese per rassicurare i studenti producendo surrettiziamente una forte emendazione cerebrale preliminare ... anche contro ingente pagamento, nelle università private ...)

Nel nostro Schema C possiamo conoscere rapidamente l'Offerta massima per un ciclo di produzione aggiungendo il prodotto di SIa a SIb (150MP + 120Mp). Sappiamo anche che il prezzo non può mai cadere sotto il costo di produzione più basso (altrimenti la ditta fallirebbe.) Rimane da determinare il prezzo di vendita. Ecco dove cominciano le ipotesi fasulle e le equazioni di J.B Say o quelle di Walras oppure le curve figurative di Marshall. Ovviamente, il prezzo di vendita, non tanto a “lungo termine” come si sol dire ripetendo la bella nota preliminare di Marx nei Manoscritti parigini del 1844, ma più precisamente per la durata del ciclo riproduttivo analizzato, non può essere indipendente della domanda sociale. Abbiamo visto come questa può essere determinata sulla base dei dati organici di partenza, su quella dei dati di aumento della produttività, e sulla base delle Equazioni della Riproduzione.

Rimane allora da stabilire la mediazione monetaria che corrisponde al tipo di meccanismo scelto per l'O/D. (A dire vero, personalmente mi andrebbe molto meglio lo scambio bilaterale sequenziale, in modo che i prodotti dell'azienda più produttiva partono prima ...ma come si sa, senza volere cadere in un kantianesimo di seconda classe, se i fenomeni erano ovvi, non ci sarebbe più bisogno di scienza ... Se il meccanismo della O/D e della “mano invisibile” erano davvero capaci di portare all'equilibrio micro e macro allo stesso tempo, non ci sarebbe bisogno di leggere Das Kapital o di ricorrere alla pianificazione per correggere transitoriamente i fallimenti del modo di produzione capitalista (opera dei suoi "spiriti animali" secondo Keynes...) o per superarlo con una massima razionalità rispettosa dell'armonia tra natura e storia, tra forze produttive e rapporti di produzione (repubblicani ed ugualitari).

Abbiamo visto che quando si fa intervenire la mediazione monetaria in modo razionale si crea una inflazione organica che può essere controllata perché la sua genesi non rappresenta più un mistero.


Qui, come d'altronde per il caso della rendita, e dunque per il caso della coesistenza a dominanza di vari modi di produzione, la produzione del valore (dunque la forma monetaria sprovvista di inflazione) viene conferita dal tasso di produttività più elevato, cioè dal valore di scambio dalla forza di lavoro capace di agire in un dato sistema come equivalente universale delle merci.

Noteremo due elementi:



  1. Se S1 vendesse 150 Mp a 0,8 euro e S1b 105 Mp a 1 euro ognuno questo rapporterebbe 225 euro; il prezzo unitario alla fine del processo sarebbe effettivamente uguale a 225/255 = 0,8823529 euro cioè il prezzo unitario composite del Settore I

  2. Possiamo chiamare questo schema, schema del valore settoriale o ancora, per evitare ogni confusione, schema del prezzo settoriale. Questo non è un risultato indifferente dato che si può ricavarne un elemento importante per le statistiche socialiste tutte ancora da sviluppare; cioè, secondo lo studio dei meccanismi della domanda sociale, possiamo risalire del Settore all'industria, ed anche alle imprese che le compongono riassegnando ad ognuna di loro quello che li tocca, a secondo dei rapporti fondamentali (v/C e pv/v) predominanti in ciascuna di loro.

Aggiungiamo questa precisione a proposito dei fenomeni inflazionisti che non riescono pero a inquinare la sovra-determinazione dei rapporti fondamentali (v/C e pv/v). A l'inflazione organica rintracciata qui sopra dobbiamo aggiungere l'inflazione strutturale indotta dalla gestione della disoccupazione e dunque della massa monetaria. Vanno ricordati per memoria alcuni elementi chiave tratti del mio Tous ensemble. Se supponiamo il schema di partenza usuale:

S1a : 80     20        20        = 120

S1b : 80     20        20        = 120

--------------------------------------

S1 : 160     40        40        = 240

___________________________

S2 : 80       20        20        = 120

La massa monetaria (qui con pieno impiego) sarà uguale alla massa salariale.

Dato che siamo in situazione di pieno impiego, la massa monetaria sociale sarà uguale alla massa salariale (con le rotazioni diventa necessariamente uguale al prodotto totale.)

Le rotazioni vengono date dalla somma (C/v) + (pv/v) del capitale totale (dato dalla sommazione dei diversi settori.)

AR (“Armata di riserva”) viene intesa qui come la somma emessa per finanziare il sostegno della forza atta al lavoro ma ridotta alla disoccupazione; questa somma assieme ai suoi meccanismi rilevano della forma dello Stato capitalista, Stato liberale, Stato sociale o Welfare State, Stato sociale avanzato (ciò che possiamo anche chiamare le “epoche” riproduttive del Modo di Produzione Capitalista (MPC.) In assenza di creazione di nuovi settori intermediari capaci di assorbire almeno in modo transitorio la forza di lavoro cosi liberata, o ancora in modo permanente ma ciclico tramite la Riduzione del Tempo di Lavoro, l'introduzione della produttività crea necessariamente disoccupazione e induce dunque la necessità di finanziarla – se non altro per evitare le esplosioni sociali.)

Esempio: La massa monetaria S = v; la massa monetaria o salariale sociale notata Ss= v + AR.

Ergo, l'inflazione strutturale sarà uguale a Ss/S.

Abbiamo qui i lineamenti della autentica teoria quantitativa marxista della moneta.

Ritorniamo al nostro argomento: I marginalisti non intuiscono niente di tutto questo; se c'è disoccupazione per loro sarà dovuto non ad una produttività reale in crescita nell'assenza di pianificazione socio-economica decente, ma ad una semplice mancanza di flessibilità sul mercato del lavoro. Le Banche centrali borghesi fanno peggio strangolando sistematicamente l'aggregato monetario M1 il quale corrisponde grosso modo alla massa salariale, mentre lasciano correre M2 e M3, aggregati che non vengono neanche tassati in modo equo (si pensa in Italia al misero 12,5 % prelevato sopra le plusvalenze), in modo che questo lassismo fiscale regressivo si addiziona alle conseguenze delle inettitudini monetariste criminali. Nonostante questo, la realtà si infischia delle sciocchezze a ripetizione di questi asini. Dobbiamo dunque considerare che il schema offerta e domanda, presentato anteriormente con la sua inflazione organica, deve essere rivisitato per introdurre gli effetti dell'inflazione strutturale. Questa, per parte sua, si imporrà naturalmente tramite la mediazione effettuata dal numerario, dunque dall'ipotesi di una massa monetaria anteriore a quella del schema di partenza ovvero v = 20 (Intanto, questa situazione rifletta quella dello Stato liberale classico dotati di Banche centrali ignoranti e unicamente concentrate sopra il tasso di scambio – e dunque la gestione delle riserve in oro nel quadro di un regime cosiddetto Gold Standard – legato al commercio internazionale; a queste lacune monetarie si aggiungono dei governi pronti a rimandare il costo della disoccupazione sopra le spalle della famiglia allargata.)

Avremo dunque il Schema settoriale precedente aumentato dal tasso di inflazione strutturale dato dal rapporto Ss/S cioè 60/50,735 = 1,1826



Schema settoriale :

S1 : 154,411          + 33,088          + 37,5 = 225

S2 : 70,588            + 17,647          + 17,647 = 105,88235

Da qui si trae il schema di inflazione strutturale seguente (moltiplicato dal tasso di inflazione tramite i scambi e la mediazione monetaria.)

S1 : 182,60            + 39,130          + 44,348 = 266,0885

S2 : 83,4784          + 20,869          + 20,869 = 125,21811


A partire di questo schema di base diventa facile introdurre AR secondo le condizioni storiche dato che il tasso Ss/S sarà adattato alle circostanze con conseguenze ormai prevedibili tanto dal punto di vista interno quanto esterno, ad esempio l'inflazione strutturale importata (vedi Tous ensemble)

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